Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Racconti nella Rete 2009 “Gli Occhi Del Mare” di Rosaria Carpino

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2009

L’ho deciso stamattina, quando il sole ha cominciato, prepotente, ad entrare nei miei sogni.

Devo uscire da questa casa, questa casa che guarda sul mare, quel mare che sempre ho sognato e che mai ho avuto il coraggio di toccare con mano.

Guardare la vita da una finestra è lo spettacolo meno rischioso, ma il cuore batte poco.

Sfoglio da troppi giorni questi fogli che descrivono ciò che vedo, quel che vedo è un mondo di cui non faccio parte, nel quale voglio immergermi, scriverlo nei miei occhi non mi basta più.

 

Saluto ogni cosa con commozione. Ogni piega nel mio letto, ogni granello di polvere su un piano che non ho mai più usato, mai più da quando lei è andata via.

Il suo ritratto, il suo sorriso, lo porto con me.

Non posso lasciarlo lì, in questa stanza che ha smesso di vivere, perché ho paura che anche lei possa smettere di vivere.

Raccolgo le poche cose da cui non riesco a separarmi, un fazzoletto di mia madre, l’armonica di mio padre, il mio berretto, le mie paure.

Apro la porta di casa.

Non ricordavo che la luce del sole fosse così forte, barcollo, la testa mi gira. Forse è solo la vita, quando entra all’improvviso in un’anima in coma.

 

Voglio prendere la barca di mio padre, voglio lasciare questa terra che è stata per troppo tempo la mia tomba, da quando lei dovette andar via, lontana, chissà dove.

Dopo questo per me il cielo non era più meravigliosamente immenso, i petali dei fiori non riuscivano più a colorare quel grigio del vuoto, quel mare…quel dannato mare continuava ad essere maledettamente incantevole, sempre fermo, incurante bastardo di ogni cosa mi fosse stata strappata.

E’ semplice arrendersi, sì.

Ora voglio andar via da questa tomba, spero di trovare un luogo in cui i fiori riescano di nuovo a sembrarmi belli, anche se ancora, sì, ancora, mi sento uno sconfitto dalla vita.

 

Prendetemi in giro, anche ora che sono qui, su questa barca non troppo grande, da solo, come un avventuriero fasullo di un romanzo poco credibile.

Parlate anche della mia illusione, della voglia di fuggir via che non mi porterà in nessun luogo.

Ora che sono qui, nel mare, le vostre voci non mi raggiungono.

L’unica cosa che riesco a sentire è l’acqua che sbatte sul legno di questa barca e le poche, deboli note che riesco a far uscire dall’armonica di mio padre.

Quando si è soli, ogni suono diventa importante.

Mi fanno compagnia i ricordi e quelli…quelli…vorrei tanto poterli gettare in queste acque buie.

Ricordo il profumo dei suoi capelli, ondulati e luminosi, le labbra pallide, sempre velate di nostalgia, gli occhi grigi e brillanti che tante volte mi consolavano.

A che serve pensarci ancora? Lei è lontana dalla mia casa ed io lontano dalla mia casa, siamo ormai troppo distanti per sentirci ancora.

E’ il mare…è l’immagine del mare che fa sentire più forte la ferita dell’amore.

Voglio dormire, cullato dalle onde, dopo aver sentito l’ultima nota di questa triste armonica.

 

Un amore può toccare qualsiasi cuore, anche quello disperso nella solitudine di un mare immenso.

 

Sono stato svegliato da un profumo, come di muschio, di viola, un profumo delicato e avvolgente.

Non so proprio da dove possa essere venuto; qui ci sono solo io, il mare che è sempre più grande, poche scatole di cibo.

Forse viene dal suo ritratto, forse è il suo profumo…

Lo sento ancora, non viene dal ritratto.

Forse comincio ad impazzire, qui, su questa barca d’ immensa solitudine, senza un solo punto di riferimento se non il mare.

Non è la solitudine a farmi impazzire, è la mia seconda sposa da quando lei non c’è più.

E’ il non avere più un punto di riferimento.

Qui c’è solo acqua, acqua scura, onde sincroniche ed ora c’è quel profumo.

Mi fa compagnia da giorni ormai, è un profumo di donna.

Lo riconosco; sulla pelle di una donna il profumo si arricchisce, si mescola alla dolcezza della sua pelle, pelle di donna.

Ma non è possibile. Sono pazzo. Ormai è la fine.

Non voglio morire nella follia, voglio essere cosciente di ciò che è stata la mia vita, ricordarne ogni cosa bella. Voglio ricordare la voce di mia madre, voglio che sia l’ultimo suono prima della morte, accompagnata dall’armonica di mio padre, voglio ricordare il sapore della mia casa, l’essenza dell’intimità.

Voglio ricordare lei…se non avessi questo ritratto potrei dimenticarne il viso, è terribile.

No, non voglio morire da folle, non voglio che i ricordi si mescolino in qualcosa di troppo forte, cullato solo da quest’odore, non voglio dimenticare prima di morire…mio Dio, non ho mai creduto che potessi esistere, ma so che potrai capirmi.

Mi hai strappato tutto, hai permesso alla vita di farmi capire quanto fosse meravigliosa, per poi gettarmi nel buio.

Mi perdonerai e io posso perdonarti

Ma…

Non lasciarmi solo, ora.

Guardo quell’acqua d’oceano, ora non è più solo acqua.

C’è un volto,

sto impazzendo,

ci sono degli occhi stupendi,

forse è lei, forse Dio me l’ha restituita, forse mi ha ascoltato

forse sto impazzendo

Non sono i suoi occhi

Vedo occhi color del mare, capelli lunghi, mossi come le onde, un sorriso di sole.

 

Forse domani qualcuno mi troverà tra le braccia del mare, guarderà incuriosito questa barca priva di vita, tratterrà un grido vedendo il mio corpo inanime, si stupirà…vedendo il volto di un uomo, morto sorridendo.

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