{"id":9929,"date":"2012-05-22T18:02:47","date_gmt":"2012-05-22T17:02:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9929"},"modified":"2012-05-22T18:02:47","modified_gmt":"2012-05-22T17:02:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-loracolo-di-sara-catacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9929","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;L&#8217;oracolo&#8221; di Sara Catacci"},"content":{"rendered":"<p>Spesso utilizziamo il termine \u201cprobabilit\u00e0\u201d riferendoci a situazioni incerte, eventi aleatori, intendendo distinguere gli eventi certi, da tutti quegli altri il cui verificarsi dipende esclusivamente dal caso. Il caso mi \u00e8 apparso di frequente come un delirio caotico di percentuali, e ancora pi\u00f9 spesso come una bilancia i cui piatti sono tenuti esattamente nella stessa altezza, in attesa di un segno.<\/p>\n<p>Cinquanta e cinquanta.<\/p>\n<p>Fu decisamente un evento aleatorio, quello di conoscerti, pressappoco quindici anni fa. Eri uno dei tanti corpi adolescenziali incastrati all\u2019interno dell\u2019informe massa\u00a0 studentesca dell\u2019Istituto Tecnico Commerciale di via Tecla. Eri alquanto grasso, lo ammetteresti se potessimo ancora parlare, io dalla mia avevo un\u2019accozzaglia\u00a0 di vestiario di dubbio gusto. Facevi battute cretine, ma divertenti, volevi fare l\u2019attore e io ti prendevo in giro un po\u2019 crudele, mortificando le tue velleit\u00e0 artistiche. Ero invidiosa dei sogni altrui gi\u00e0 allora e il tuo appariva cos\u00ec ben organizzato da risultarmi insopportabile. A volte, raramente, nella mia testa vuota si sente l\u2019eco dei tuoi discorsi assai profondi, ma poco chiari e stagnanti, come il laghetto vicino casa nostra. Almeno l\u00ec ci buttavano le trote di lago, ingrassate disgustosamente da ogni genere di rifiuto. Noi pure ingrassavamo (tu decisamente di pi\u00f9), rimpinzandoci di schifezze chimiche che mi offrivi puntualmente, sentendoti tronfio per un\u2019opulenza superiore alla mia, di ben cinquemila lire alla settimana. Io godevo delle tue attenzioni, \u00a0senza provare alcun bisogno di reciprocit\u00e0, alimentando quella schiera di azioni, ancora innocenti, ma proporzionalmente deprecabili, zampillate spontaneamente da una perdita oscura, in qualche zona marcia dentro di\u00a0 me.<\/p>\n<p>Che ci fosse del marcio me lo conferm\u00f2 di l\u00ec a poco anche Jolanda, la cartomante del paese, la mattina in cui ci avviammo verso i palazzoni grigi di S. Giacomo, praticamente quasi costretti da Clara. Era finita da poco la scuola, rischiavamo tutti e tre di non passare l\u2019anno, io e te per le troppe assenze, Clara per le troppe lacune celebrali, e terrorizzata dall\u2019eventualit\u00e0 di un primo fallimento che gi\u00e0 intuiva avrebbe potuto spalancare la strada ad altri pi\u00f9 violenti, voleva essere rassicurata dall\u2019infallibilit\u00e0 di un destino gi\u00e0 prestabilito e facilmente scrutabile.<\/p>\n<p>Jolanda ci accolse solennemente in un soggiorno minuscolo impregnato di incenso al gusto di cannella, quasi totalmente buio e sottilmente inquietante. Al centro della stanza, per quel che si poteva vedere, era piantato un tavolino di compensato ricoperto da una tovaglia orrenda color cachi, costellata di macchie di cera rappresa che mi facevano pensare a un racconto osceno letto settimane prima e di cui ti parlai esaltata per giorni. La fattucchiera \u00a0non si preoccup\u00f2 neanche di offrirci un bicchiere d\u2019acqua e fece cenno a Clara con fare sgarbato di sedersi, tradendo una certa fretta di chi ha cose molto pi\u00f9 interessanti da fare. Clara si accomod\u00f2 con un tonfo carico d\u2019ansia sul pouf mentre Jolanda gi\u00e0 afferrava il mucchietto di carte consunte \u00a0maneggiandolo con una destrezza ipnotica. Io ero in preda ad una sonnolenza innaturale che la calura e la puzza di cannella contribuivano ad accentuare. Tu invece sedevi tranquillo, stranamente a tuo agio.<\/p>\n<p>La cartomante fece le sue previsioni con una voce cantilenante e Clara fu rassicurata circa la sua imminente promozione. Fui contenta per lei e soprattutto per me stessa, quel buco di casa mi metteva profondamente a disagio e ancora di pi\u00f9 Jolanda, la quale di tanto in tanto mi lanciava occhiate enigmatiche e non del tutto benevole. Clara sbors\u00f2 con allegria le sue ventimila lire guadagnate da qualcun altro, e ci avviammo finalmente all\u2019uscita. Rimasta indietro nel corridoio, mi sentii afferrare con forza il braccio nella penombra, ma rimasi volutamente tranquilla. Jolanda si avvicin\u00f2 alla mia faccia, aveva un\u2019espressione calma e quasi cordiale, nonostante la morsa della mano caldissima sul mio braccio, e mi sussurr\u00f2 una cosa nell\u2019 orecchio, anzi due.<\/p>\n<p>Di ritorno a casa, camminavamo in fila indiana, tu per primo leggermente sbieco, io al centro, in preda all\u2019affanno da pressione arteriosa ai minimi termini, e Clara per ultima, sonnolenta e incurante dell\u2019universo circostante, come sempre. Stagliati in quel sole impietoso, avevamo semplicemente quattordici anni, ed eravamo incredibilmente brutti, martoriati da una tediosa adolescenza provinciale.<\/p>\n<p>Faticavo per starti dietro, la luce della tarda mattinata era abbacinante e\u00a0 mi rassegnai allo svenimento senza mezzi termini sull\u2019asfalto liquido. Alzai la testa per informarti del mio collasso prossimo e fu in quel momento che ti <em>vidi<\/em> per la prima volta. La luce ti sbatteva violentemente in faccia, tanto che io alle tue spalle potevo vedere i contorni della tua nuca tonda sfocati, dai riflessi rossastri, le spalle larghissime, dritte, le scapole espanse ai due lati del collo, mentre il busto scendeva con dolcezza ad accompagnare il movimento incessante di passi distesi, prima uno poi l\u2019altro, protesi verso un orizzonte a me precluso alla vista, al pensiero stesso. Mi sembravi lontanissimo, nonostante ci separassero poco pi\u00f9 di sei sette metri e l\u2019epifania che sopraggiunse distrusse qualcosa per sempre. La mediocrit\u00e0, lo standard quotidiano nel quale mi sentivo imprigionata apparteneva a me come io appartenevo ad esso, tu, per\u00f2, eri decisamente un\u2019altra cosa. Ti avevo imposto la frustrazione della consapevolezza di una selezione naturale che non mi avrebbe risparmiata. Sarei rimasta indietro, come tutti, come Clara. Ti vidi sfacciatamente pieno di potenzialit\u00e0 inespresse, in attesa di detonare tutte insieme, cariche esplosive che mi avrebbero impietosamente fatta a pezzi.<\/p>\n<p>Ci salutammo per l\u2019ora di pranzo e tornai a casa con una vaga sensazione di lutto, di disagio colpevole e mal nascosto, di inferiorit\u00e0. Anni dopo fui in grado di dare un nome a quella sensazione, prendendo in prestito una facile psicologia elaborata da altri. Ma in quel momento era solo la mia testa che pulsava ad un ritmo sordo, luce e buio intermittente e Jolanda che faceva capolino nella luce, Jolanda che mi guarda, Jolanda che mi afferra il braccio, Jolanda che mi sussurra una cosa all\u2019orecchio. Anzi due.<\/p>\n<p>Io e te passammo l\u2019anno \u00a0e Clara fu bocciata. Nel suo pianto a cascata notai una disperazione pi\u00f9 profonda che poco aveva a che vedere con il risultato scolastico. L\u2019oracolo l\u2019aveva tradita, aveva ingannato la sua fiducia forse stupida, ma incondizionata. Per lei fu il primo grande passo verso la menzogna dell\u2019et\u00e0 adulta. Credo non si sia mai ripresa da quel primo colpo di realt\u00e0, troppo fragile, povera Clara, avresti dovuto vederla, quindici anni dopo, dietro il bancone del bar di sua madre, mi salut\u00f2 appena e nei suoi occhi c\u2019era come un rimprovero decennale, un ottuso senso di ingiustizia e poco pi\u00f9 su gi\u00e0 tanti, troppi capelli grigi.Eppure quel giorno, mentre mi impegnavo a consolarla, stetti bene attenta a non guardarla negli occhi, a nascondere dietro le ciglia truccate una sottile poltiglia grigia fatta di sollievo e soddisfazione. Jolanda aveva sbagliato la sua previsione.<\/p>\n<p>Passai il resto dell\u2019estate in preda ad un\u2019euforia malata. Mi distaccai a poco a poco da te, persa nell\u2019incauta marcia verso una piena adolescenza fatta di pochi sogni, ordinari e facilmente raggiungibili, non potendo essere al passo con i tuoi.Il settembre successivo ti iscrivesti finalmente al corso di teatro dell\u2019Universit\u00e0 Civica, noi ormai non ci parlavamo quasi pi\u00f9. Nel tempo, rimasero solo due anni di amicizia corsi via come un viaggio in treno di due ore,\u00a0 di fronte ad un altro passeggero.<\/p>\n<p>La mia vita, intanto, scorreva negli anni come il paesaggio dai finestrini, catapultata nella grande citt\u00e0, defluiva veloce, incollandosi su sfondi di cartapesta di una scenografia urbana male assemblata. Non ti pensai mai di proposito, e quando riuscivi, di tanto in tanto, ad intrufolarti nella mia attivit\u00e0 onirica, lo facevi senza particolari drammi.<\/p>\n<p>Seppi da altri della brillante promessa teatrale che stavi diventando, mentre io sgobbavo con scarso successo all\u2019universit\u00e0. Quelle poche informazioni sulla tua vita, mi arrivarono sempre da altri, e sempre in netto ritardo.<\/p>\n<p>Non fece eccezione la notizia della tua morte, a funerali gi\u00e0 avvenuti da giorni. Una telefonata di Clara e poche parole impastate: morto, uscita del teatro, centoventi chilometri orari, strisce pedonali, fiori, sangue, sorrideva disteso sull\u2019asfalto, polizia, autista sotto shock, morto, madre padre fratello, grida in lontananza, morto.<\/p>\n<p>Ho posato il bicchiere sul tavolo pieno di briciole, ho riattaccato. Non ho pensato a niente per un quarto d\u2019ora. Un quarto d\u2019ora di nulla assoluto, e poi, incredibilmente, Jolanda. Il suo fiato tiepido e vecchio di quindici anni prima sul padiglione auricolare,<\/p>\n<p><em>Ascolta<\/em>, <em>Tu sei cattiva<\/em>, <em>ma non preoccuparti<\/em>\u00a0 <em>Lui \u00a0non se ne accorger\u00e0, perch\u00e9 presto se ne andr\u00e0 lontano<\/em>.<\/p>\n<p>Clara era stata bocciata, e tu te ne eri andato lontano, scagliato infiniti metri pi\u00f9 in l\u00e0 dalla forza dell\u2019impatto.<\/p>\n<p>L\u2019oracolo, nelle sue infinite e fittizie probabilit\u00e0 di successo e fallimento, aveva sputato il suo responso. Aveva fallito una volta e\u00a0 vinto nell\u2019altra, ponendosi esattamente a met\u00e0, tra i due piatti della bilancia.<\/p>\n<p>E io allora, sarei cattiva? Come distinguere tutti quegli eventi certi, da tutti quegli altri il cui verificarsi dipende esclusivamente dal caso? Sono stata meschina, ipocrita, fallimentare, come lo \u00e8 \u00a0la maggior parte di noi \u00a0se solo abbiamo la possibilit\u00e0 di esistere abbastanza a lungo.<\/p>\n<p>Mi sono alzata e mi sono sporta dalla finestra senza balcone. Ho respirato l\u2019aria sporca della citt\u00e0 e ho guardato le antenne piantate sui tetti, sembravano tante giunchiglie sgraziate. Pi\u00f9 in basso altre finestre senza balcone, dirimpetto alla mia angoscia.<\/p>\n<p>Non c\u2019erano risposte evidenti a quell\u2019ultima domanda, nessun oracolo a distinguere un evento aleatorio, da un evento certo.<\/p>\n<p>Cinquanta e cinquanta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9929\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9929\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso utilizziamo il termine \u201cprobabilit\u00e0\u201d riferendoci a situazioni incerte, eventi aleatori, intendendo distinguere gli eventi certi, da tutti quegli altri il cui verificarsi dipende esclusivamente dal caso. 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