{"id":9857,"date":"2012-05-22T16:31:10","date_gmt":"2012-05-22T15:31:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9857"},"modified":"2012-05-22T16:31:10","modified_gmt":"2012-05-22T15:31:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-mela-di-maria-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9857","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La mela&#8221; di Maria Grazia"},"content":{"rendered":"<p>Secondo la tradizione della nostra famiglia siamo nate per essere mangiate.<br \/>\nCos\u00ec dopo un lungo viaggio io mi trovo, insieme a qualche sorella ed alcuni estranei, in questa scintillante fruttiera d\u2019argento. Non mi lamento. Mi \u00e8 andata anche bene. Aspetter\u00f2 qui che il mio destino si compia. Sbucciata, tagliata a spicchi, o forse spezzata a morsi, andr\u00f2 a finire nello stomaco di un umano compiendo il mio destino. Io, infatti, sono altamente nutritiva, mi allevano per questo. Ricca di vitamine e fibre, specie ora che sono giovane e fresca. Sono molto ricercata e mi vendono a caro prezzo. Questa storia me lo sono sentita ripetere fin da piccola.<br \/>\nTra qualche ora una mano mi afferrer\u00e0, mi liscer\u00e0 e mi lucider\u00e0 sulla coscia dei pantaloni. Io sono pulita, non serve lavarmi, n\u00e9 spellarmi col coltello. Mi piacer\u00e0 essere addentata, baciata e leccata. Sono piena di succo saporito da succhiare con gusto. Mi piace sbrodolare le mie polpe tra avide labbra. Sono nata per questo: per provare l\u2019effimero piacere di essere divorata.<br \/>\nMi hanno riferito che \u00e8 eccitantissimo sentirsi crocchiare tra i denti, dileguarsi tra le carni morbide della bocca umana. E maggiore \u00e8 la soddisfazione se quella stessa bocca emette mugolii di piacere e apprezzamento. Siamo nate per questo.<br \/>\nSono certa che tutte le mie sorelle, ne ho migliaia sapete, hanno compiuto con gioia il loro destino. Nostro padre \u00e8 vent\u2019anni che ci procrea e c\u2019invia in tutto il paese orgoglioso di noi. Purtroppo ora \u00e8 invecchiato e non so se ce la far\u00e0 a passare la prossima potatura. Mi sa che noi siamo le ultime.<br \/>\nAl momento in questa fruttiera si sta un po\u2019stretti. Niente a che vedere col cassone in cui ci hanno sbattuto appena gi\u00f9 dall\u2019albero. L\u00ec eravamo migliaia, non si respirava neanche dal buio che c\u2019era. Mia sorella mi pesa un po\u2019 sul picciolo. Non vorrei ammaccarle la depressione ombelicale e chiazzarle la sua bella buccia. A volte basta cos\u00ec poco per essere scartate. D\u2019altronde non posso muovermi, sono completamente schiacciata su una fredda parete metallica, che non mi fa traspirare, e uno spigolo vivo in argento mi entra nella carne. Se comincio a sudare mi si irrita la scorza.<br \/>\nAl mio fianco c\u2019\u00e8 un\u2019arancia, non abbiamo niente da dirci noi due, non siamo neanche della stessa famiglia anche se ci ritroviamo sempre insieme nelle fruttiere. E poi puzza. Devono avergli spruzzato qualche pesticida : finir\u00e0 col contaminarmi. Beh non durer\u00e0 a lungo, siamo troppo appetitose per restare qui. Fa parte della nostra esistenza saper aspettare, maturare e compiere la nostra sorte.<br \/>\nMi ricordo quando me ne stavo ancora sull\u2019albero, tra i rami di mio padre, attaccata a lui col mio saldo peduncolo. Circondata da sorelle. Questo anno pare che non fossimo tantissime, mio padre non ce la fa pi\u00f9 a nutrirci tutte. E\u2019 invecchiato. E\u2019 lui che ci ha additato, fin da quando eravamo in boccio, il nostro compito. Farci belle, rosse, lisce, e attraenti, sviluppare forme regolari, cio\u00e8 due begli ombelichi simmetrici, emanare aromi intensi, accumulare zuccheri e liquidi in abbondanza per conservarci pi\u00f9 a lungo. Sopratutto insiste sulla buccia che non deve essere troppo grossa e volgare, e neanche troppo sottile. E la nostra unica protezione.<br \/>\nOra che sono qui in questa fruttiera, ho nostalgia del raggio di sole che mi gonfiava, del vento che mi dondolava sui rami e mi faceva rabbrividire con le sue carezze virili. Se non fosse per lui non sarei mai nata.<br \/>\nRicordo quand\u2019ero fiorellino, con le mie corolle spalancate giorno e notte, i pistilli ben in mostra, nell\u2019attesa d\u2019un insetto pronubo. Che tormento queste bestiacce, ti ronzano continuamente intorno, sempre indecise su dove appoggiarsi e non sai dove te li ritrovi. Mi ricordo il mio bombo, faceva un sacco di rumore per niente e non riusciva a mettere il suo pungiglione al posto giusto. Sembrava impaurito invece che attratto dal mio profumo intenso. Fu proprio il vento che lo sbatt\u00e9 al suo posto e io potei smettere d\u2019essere fiore.<br \/>\nE\u2019 bello stare sui rami tutte in compagnia e chiacchierare giorno e notte tra noi.<br \/>\nO con qualche uccello che si posa tra i rami. Qualche volta sono villani, magari si mettono a beccarti per lo sfizio di assaggiare a che punto sei della maturazione e ti guastano la polpa..<br \/>\nForse non avete mai visto una mela attaccata al suo albero. Col culo per aria, esposto ai quattro venti, levigata dalla pioggia, sculacciata dal sole. Che delizia.<br \/>\nNella buchetta pelosetta che mi resta del fiore che fui, gli umani spingono il pollice senza pudore, e mi stringono il torsolo contro il medio.<br \/>\nS\u00ec, mi prende la nostalgia del prato sotto di noi, dell\u2019erba fresca che \u00e8 nata con noi nella terra concimata. Mi ricordo ancor le zolle rivoltate, mescolate al letame mentre noi infanti da lass\u00f9 cominciavamo ad ingrassare. Chi sa perch\u00e9 \u00e8 l\u2019immagine che pi\u00f9 mi ritorna in mente ora in questa fredda fruttiera d\u2019argento. Belle zolle aperte e umide. La pioggia le impregna, le scioglie. Il letame le penetra, sparisce e si amalgama. Dal mio ramo mi giunge l\u2019odore della lenta decomposizione, lo sfrigolio della fermentazione. Allora mio padre, con i peli che rivestono le sue radici, aspirava l\u2019umidit\u00e0 profonda della terra, fiotti di linfa ci raggiungevano ed era una gran festa.<br \/>\nIl giorno che ci staccarono dall\u2019albero eravamo tutte eccitate. Si parte. Ognuno per la propria via a compiere il nostro identico destino.<br \/>\nMe ne sarei restata un altro po\u2019 attaccata al mio picciolo, volevo maturare ancora, non ero proprio pronta. Cercai anche di resistere aggrappata al ramo, ma una mano esperta e decisa mi stacc\u00f2 ruotandomi dolcemente. Molte mie sorelle furono invece brutalmente strappate, fino a scorticare la corteccia dei rami del padre. Tanta cattiveria mi fa presagire che per lui sar\u00e0 l\u2019ultima stagione.<br \/>\nIl giorno che mi staccarono dall\u2019albero fu l\u2019esperienza pi\u00f9 brutta della mia vita.<br \/>\nDa quando sono nata non mi sono mai mossa. Tutto si spostava intorno a noi, il sole, la luna e le stelle. Il vento, gli insetti, gli umani. Io dondolavo un po\u2019, ma ero ben salda al mio picciolo, il mio cordone ombelicale. Quando mi hanno sceso dall\u2019albero, mi presero le vertigini. Anche se mi sentivo in solide mani, per la prima volta attraversavo lo spazio. E\u2019 vero che nel nostro DNA c\u2019\u00e8 traccia di un volo, di un viaggio verticale, dall\u2019albero alle zolle, dall&#8217;alto alla terra. L\u2019unico concesso alla nostra esistenza. Ma io sperimentavo il movimento orizzontale.<\/p>\n<p>A volte ho l\u2019impressione che ci sfruttino. Ci trattano bene, ci concimano, ci annaffiano solo perch\u00e9 dobbiamo essere belle e appetitose, ma di noi non gliene importa niente. Io sono ben contenta di essere mangiata con gusto, di dare nutrimento agli umani, mi hanno insegnato che questa \u00e8 la mia funzione. E\u2019 da secoli che ce lo ripetono, ma ogni tanto ho qualche dubbio. Penso che a me degli umani non importa proprio niente, come a loro non importa niente di noi.<br \/>\nTra breve sar\u00f2 mangiata e allora scoprir\u00f2 se \u00e8 valsa la pena crescere per questo scopo.<br \/>\nChi sa se apprezzeranno la mia polpa profumata, il mio sugo? Gli umani ci hanno plasmato, addestrato, e per causa loro siamo quello che siamo. Altrimenti saremmo dei pomi selvatici e acidi che neanche i porci se li mangiano. E una volta cadute dall\u2019albero staremo l\u00ec a marcire.<\/p>\n<p>Ormai siamo rimasti in pochi nella fruttiera d\u2019argento. Ogni volta che la spostano dalla tavola alla credenza della sala da pranzo, rotoliamo e rimbalziamo tra noi, tre mele e un mandarino. Si sta comodi ora, ma in realt\u00e0 siamo tutti pi\u00f9 tristi. L\u2019attesa si fa snervante.<br \/>\nLa pelle mi si \u00e8 impolverata, traspiro peggio di prima. L\u00ec dove pigiava l\u2019argento cominciano ad apparire macchie pi\u00f9 scure, e sento i miei carpellini ammosciarsi. Persino la fruttiera non \u00e8 pi\u00f9 splendente come quando sono arrivata. Chiazze nerastre si intravedono l\u00ec dove abbiamo sostato pi\u00f9 a lungo. Ancora qualche giorno e non riuscir\u00f2 a nascondere la diminuzione di volume, la cuticola mi si rugher\u00e0. Mi sto disidratando.<br \/>\nOh ancora questa vertigine. Qualcuno mi ha afferrato. Sento il tepore di una piccola mano umana. Palpeggia, mi fa rimbalzare tra le sue dita. Addio sorelle! Addio fruttiera! Sar\u00f2 morsa, mangiata, divorata. Con mia sorpresa non so se essere contenta o aver paura. Con mia sorpresa perch\u00e9 non sono io a pormi questa domanda, ma la bimba che mi palleggia. Che domande sono queste, si pu\u00f2 mai aver paura di essere mangiate, e perch\u00e9 dovrei essere contenta?<br \/>\nNon odo con le orecchie, ma sento, non vedo con gli occhi ma guardo, e so che non mi mangerai.<br \/>\nConosco la sensazione, un volo questa volta verso il basso. Mi lancia fuori della finestra. Non un gran tiro, ma rimbalzo gaia e veloce tra le erbacce sull\u2019 umido retro della casa. Nella corsa mi spezzo in due e mi acquieto tra le zolle muschiose.<br \/>\nL\u2019umidore dell\u2019erba mi sembra pi\u00f9 attraente della mano sudaticcia di pochi attimi fa. Riconosco l\u2019odore della terra e lo preferisco all\u2019esalazione dell\u2019argento ossidato. Mi ricordo che dall\u2019alto del mio ramo avevo teso a queste zolle. Non \u00e8 male qui. Mi sistemer\u00f2 tra i riccioli di humus. Mi spolperanno le formiche. Mi trapasseranno i lombrichi.<br \/>\nFinch\u00e9 i carpellini si apriranno, lasceranno cadere i semi nelle profondit\u00e0 del terreno e non sar\u00f2 pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9857\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9857\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo la tradizione della nostra famiglia siamo nate per essere mangiate. 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