{"id":9854,"date":"2012-05-22T16:32:46","date_gmt":"2012-05-22T15:32:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9854"},"modified":"2012-05-22T16:33:36","modified_gmt":"2012-05-22T15:33:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-performance-di-maria-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9854","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Performance&#8221; di Maria Grazia"},"content":{"rendered":"<p>La situazione era diventata insostenibile.<br \/>\nFu cos\u00ec che decisi di partecipare al concorso per giovani artisti, proposto dalle autorit\u00e0 comunali.<br \/>\nSi trattava di presentare un progetto per un\u2019opera sulla realt\u00e0 della citt\u00e0: diceva il titolo. Il vincitore acquisiva l\u2019immodesto diritto di esporre nella piazza principale il suo lavoro per un periodo di un mese. Il mio progetto, per quanto vagamente elaborato, poteva risultare di sicuro interesse. Consisteva in una performance che avrebbe mostrato, nonch\u00e9 dimostrato, le condizioni di degrado ecologico della citt\u00e0. Senza esagerare, dovetti precisare. Nell\u2019enfasi dell\u2019espressione artistica, sarebbe emersa la drammaticit\u00e0 del problema dell\u2019uomo, dell\u2019umanit\u00e0 tutta e del suo nero destino in un mondo sommerso dai rifiuti. Lo spettatore si sarebbe sentito coinvolto, partecipe insieme alle autorit\u00e0 nel programma di spazzatura e salvaguardia dell\u2019intera citt\u00e0 e dell\u2019universo. Spiegai che l\u2019intento della performance era portare in piazza, concretamente, non inutili e noiosi slogan, il problema in questione, problema che era al fine mio e di ognuno. Dell\u2019attualissima opera, risultato del mio gesto artistico, facevo omaggio alla citt\u00e0.<br \/>\nNon mi interessava la fama, la notoriet\u00e0, la chiacchiera; a me premeva liberare il mio spazio vitale, purificarmi dall\u2019immondezzaio in cui ero avvolto, scaricare per sempre dalla mia esistenza il peso insostenibile di un\u2019ossessiva e degradata materialit\u00e0. E questa era la mia unica possibilit\u00e0.<br \/>\nPertanto, quando arriv\u00f2 il giorno in cui seppi di aver vinto, rincasai pieno di fervore, pronto a dare il via all\u2019organizzazione della mia strepitosa performance.<br \/>\nComprai seicento sacchetti per pattumiere che mi sembrarono i contenitori pi\u00f9 adatti, pi\u00f9 in tema, per trasportare il materiale necessario alla mia creazione.<br \/>\nLi riempii uno ad uno, chiudendoli tutti col loro nastrino, e accumulandoli nel centro della stanza, l\u2019uno sull\u2019altro come grandi chicchi di un grappolo rovesciato. Un grappolo immenso, dal diametro di otto metri e l\u2019altezza di quattro, tanto che per sistemare gli ultimi sacchetti dovetti servirmi della scala. Ora in casa si poteva intravedere un po\u2019 d\u2019ordine.<br \/>\nIl materiale accumulato in tanti mesi di lavoro, il prodotto dei miei lenti e segreti progetti, il frutto dei miei sforzi pi\u00f9 intensi, delle mie giornate pi\u00f9 lunghe, erano tutti l\u00ec, impacchettati, ordinati, pronti ad uscire di casa per divenire pubblici. Ansiosi di rompere la clandestinit\u00e0 cui li avevo tristemente obbligati.<br \/>\nGrazie all\u2019autorizzazione dell\u2019ente promotore, ottenni la collaborazione, d\u2019altronde giusta e doverosa, dell\u2019azienda municipale alla nettezza urbana. Tale partecipazione, non solo mi risolveva i problemi pratici del trasporto, ma avrebbe reso pi\u00f9 elegante e credibile lo svolgimento della performance, e l\u2019esecuzione ne avrebbe guadagnato in coerenza e unit\u00e0 di stile.<br \/>\nIl giorno stabilito la barca dell\u2019azienda suddetta cominci\u00f2 a caricare il materiale accatastato nel mio appartamento. Ogni sacchetto che usciva dalla porta sollevava il mio spirito dalla paura e dall\u2019angoscia che quel materiale, ora impacchettato, mi aveva procurato. Dovete infatti sapere che, nonostante io paghi le tasse, e porti il mio sacchettino quotidiano di rifiuti a uno di quei signori incaricati di conservare puliti i luoghi del nostro soggiorno, mi trovavo a quel tempo in difficolt\u00e0 nell\u2019assolvere quest\u2019ultima mansione.<br \/>\nAvevo deciso di portare qualche ammodernamento alla mia abitazione. Una cosa da nulla; allargare un po\u2019 la piccola ritirata per inserirci la vasca da bagno. Era stato necessario demolire un muretto, rifare un pavimento, e il tutto si era tramutato in un imprevisto e sproporzionato ingombro di macerie. Considerando che queste dovevano scomparire senza farsi notare, data l\u2019ufficiale clandestinit\u00e0 del lavoro, le sbriciolai. Cercai di eliminarle negli scarichi, di mescolarle ad altri rifiuti, di abbandonarle in zone sempre diverse della citt\u00e0. Ma le tubature si ingorgarono, lo spazzino s\u2019insospett\u00ec, e io mi stancai di girovagare carico di macerie camuffate nella borsa delle spese. Cos\u00ec vivevo da mesi accanto al mio tumulo.<br \/>\nA guardarlo bene era suggestivo, cos\u00ec polveroso, cos\u00ec misterioso. Franava in un tremore di vita propria, producendo un gorgogliare soffice come quello di un moderno rubinetto. Spesso al mattino si era spostato, mezzo metro pi\u00f9 a destra o pi\u00f9 a sinistra e le sue pendici avanzavano. Nell\u2019oscurit\u00e0 brillava tutto; pezzetti di ceramica, scaglie di vetro e di specchio, sabbia silicea nella malta scalpellata rifrangevano il chiarore minerale della luna che ogni tanto appariva nell\u2019appartamento.<br \/>\nDall\u2019alba al tramonto invece ingoiava l\u2019intera luce della stanza creando un buco nero che assorbiva tutto il mio coraggio; prima o poi avrebbe risucchiato anche me. Di quando in quando ne gettavo una manciata sconsolata nel wc o nella pattumiera, ma di questo passo avrei dovuto convivere per il resto dei miei giorni accanto a quel cadavere che mi rinfacciava di vigliaccheria. Se, infatti, mi era presa l\u2019illusione di poter eseguire un lavoro senza i necessari permessi, ora dovevo sbrigarmela per conto mio; le leggi sono pur fatte per non lasciarti solo!<br \/>\nAbbandonato insieme al mio tumulo, senza poter invocare nessuno, mi sentivo ingannato e beffato. E poich\u00e9 ormai disperavo di potercela fare da solo, avrei preferito scoprissero le mie colpe, mi multassero, mi processassero, m\u2019imprigionassero, almeno avrei recuperato la mia libert\u00e0.<br \/>\nAllora io non conoscevo Kafka, lo lessi per caso molto pi\u00f9 tardi. Ma se lo avessi conosciuto sarei ancora qui con le mie macerie, o probabilmente le avrei mangiate, morendo di un blocco intestinale, o di una colica renale. A quel tempo conoscevo solo la mia avvilita tristezza e la disperazione che quell\u2019ingombro polveroso recava alle mie giornate. Avevo cercato di incivilire la mia casa dandole un\u2019onorata vasca da bagno ed avevo solo afflitto il mio spazio, il mio mondo o meglio me stesso, di questa irrimediabile distruzione.<br \/>\nIl giorno della performance per\u00f2, capii che non ero solo. D\u2019illecite rovine ognuno ne possiede un po\u2019. Un vicino, approfittando della situazione, mi chiese il permesso di imbarcare un\u2019altra cinquantina di pacchettini, frutto anche quelli di un piccolo lavoretto casalingo. Non potei rifiutare n\u00e9 a lui n\u00e9 agli altri che seguirono, finch\u00e9 il barcone sovraccarico si diresse tremolante verso il luogo della performance.<br \/>\nQuando l\u2019imbarcazione approd\u00f2 trionfalmente al Todaro, stracolma delle sue migliaia di sacchetti, lo spettacolo era bello ed emozionante, comment\u00f2 il pubblico, come se stesse sbarcando una regina.<br \/>\nDiretti da me i ligi netturbini avanzavano lentamente con i loro folcloristici carretti ricolmi, verso il centro della piazza. L\u00ec, ad uno ad uno, sistemai i fagottini evocando le proporzioni descritte. Ma giunto al livello dei due metri, quando il mio plastificato grappolo doveva cominciare a prendere forma, mi manc\u00f2 la scala. Sicch\u00e9, senza dare dell\u2019occhio, con virtuosa improvvisazione, allargai il grappolo alla base e lo costruii metodicamente e artisticamente di tredici metri di diametro per due di altezza. Cos\u00ec composto non ridestava pi\u00f9 l\u2019idea del grappolo rovesciato dai grandi chicconi, ma sembrava piuttosto una discarica ordinata.<br \/>\nIl pubblico applaud\u00ec. Le autorit\u00e0 si compiacquero. Qualcuno, come sempre, fischi\u00f2. La performance era terminata e la piazza si sgombr\u00f2 silenziosamente.<br \/>\nMa il grappolo capovolto se ne stava ancora l\u00ec, nel mezzo, circondato da transenne, come ogni buona opera d\u2019arte. Sugli sbarramenti ricadeva un bel drappo bordeaux, con le scritte in oro \u201cAssessorato all\u2019arte \u00ad Comune di Venezia\u201d, il nome dell\u2019artista e la data.<br \/>\nI sacchetti di plastica nerofumo, lucidi e umidicci per la notte, risplendevano nella piazza illuminata dai caff\u00e8.<br \/>\nLa loro cupa luminosit\u00e0 superava il fascino delle volte bizantine; la compattezza del volume si accordava perfettamente con la maestosit\u00e0 delle arcate napoleoniche; soprattutto la staticit\u00e0 di quella massa giocava, risultato prospettico eccezionale, con la velocit\u00e0 dei portici che chiudevano i lati della piazza; la mia opera e la basilica si fronteggiavano graziosamente nel salotto del mondo: scrissero i critici.<br \/>\nLa gente seduta ai tavolini ne era chiaramente entusiasta. Nella piazza, assopita dalla sua ordinata geometria, si propag\u00f2 un\u2019improvvisa e sguaiata baldanza. La massa incelofanata, nota a tutti, sollevava il luogo dal decoro dell\u2019antichit\u00e0. Ci si sentiva ora a proprio agio in quel luogo impegnativamente suggestivo. Quel mucchio li rincuorava, li riambientava; faceva di Venezia una citt\u00e0 senza il privilegio dell\u2019unicit\u00e0. Scioglieva i suoi misteri, ne impediva l\u2019incantesimo.<br \/>\nNell\u2019afa estiva, l\u2019allegria da comitiva non si accontentava pi\u00f9 dell\u2019euforia svogliata della musica di piazza. Grazie a quella presenza, che richiamava l\u2019epoca contemporanea, che ricordava a chi avesse voluto dimenticare la civilt\u00e0 metropolitana da dove era venuto, gli animi si esimevano dal peso della contemplazione e dell\u2019estasi di fronte alla bellezza.<br \/>\nDurante la notte il mio grappolo si accrebbe smisuratamente.<br \/>\nSecondo l\u2019inverso del principio per il quale togliendo un chicco da un mucchio di grano il mucchio resta tale (e cos\u00ec via fino a quando rester\u00e0 solo un chicco), la gente ammass\u00f2 rifiuti per tutta la nottata, finch\u00e9 la mia opera divent\u00f2 una catasta, e la catasta una muraglia, e la muraglia una montagna di sedie, legnami, lavatrici, materassi che ostruiva per met\u00e0 il passaggio della piazza. Le transenne ne erano sommerse, o in alcuni punti sorreggevano coraggiosamente le chine frananti. Tutto attorno alla muraglia si estendeva un fossato di piccoli detriti fuoriusciti dai sacchetti grazie al lavorio di ratti e piccioni.<br \/>\nAlimenti putridi, bottiglie, rovinacci, fiori marci, lattine, cartoni, bucce di patate e foglie di carciofo, pesce di Rialto, plastiche, carte unte, spaghetti variamente conditi, scatolette, qualche scarpa e indumento demod\u00e9, gusci d\u2019uovo, costolette abbrustolite, Gazzettini e zampe di gallina, confezioni di ogni genere, batterie proibite, segature umide e bambagie mosce, polistiroli, carta regalo, grassi animali e vegetali esplodevano dai sacchetti lacerati dal peso di se stessi. Oltre il fossato, colava verso il centro della piazza, nei marmorei tombini, un liquido nero e oleoso, che decorava pazientemente il bianco selciato.<br \/>\nAll\u2019alba la mia creazione artistica era ancora l\u00ec, decomposta, irriconoscibile, brutale e oscena, bestia sventrata crudamente di fronte agli sguardi impudichi e bramosi dei passanti. Cittadini forzati a quel passaggio affrettavano il cammino, ci\u00f2 nonostante l\u2019occhio disgustato e curioso attirava i particolari putridi, esalanti dal mucchio alla fantasia morbosa e pettegola.<br \/>\nLa fossa comune degli umani cascami faceva dell\u2019impudicizia privata pubblico spettacolo.<br \/>\nLa mia performance, destinata a concludersi nell\u2019effimero spazio di poche ore, si prorog\u00f2 estenuante per tutta la giornata. Perpetuata nell\u2019oscurit\u00e0 per mano degli abitanti, alla luce del sole rosolante essa si trasformava, si sfaceva e si rigenerava continuamente, attraverso un processo di partenogenesi che la rendeva ancora pi\u00f9 degna di pubblico.<br \/>\nLa situazione divenne insostenibile.<br \/>\nLa piazza puzzava orrendamente. Il tanfo prepotente, tagliato dalla sdolcinata musica dei caff\u00e8, marciva l\u2019aria fin dentro la basilica incensata, fin dentro i superclimatizzati uffici circostanti. Voraci gabbiani si pascevano della mia opera abbandonata, mettendo in fuga la gente con grida violente e crudeli picchiate. Il problema per\u00f2 non mi riguardava.<br \/>\nL\u2019opera era stata donata alla citt\u00e0. Spettava a lei restaurarla, conservarla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9854\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9854\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione era diventata insostenibile. 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