{"id":9839,"date":"2012-05-21T18:20:51","date_gmt":"2012-05-21T17:20:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9839"},"modified":"2012-05-21T18:20:51","modified_gmt":"2012-05-21T17:20:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-una-scrittrice-in-cucina-di-maria-grazia-todesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9839","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Una scrittrice in cucina&#8221; di Maria Grazia Todesco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Entrare di nuovo in quella cucina era stata una cosa bellissima ed emozionante. Era un posto speciale per me. Un luogo unico dove poter ritrovare i sapori, gli odori, i rumori che sentivo da bambina ogni qualvolta varcavo quella soglia, chiamata dalla voce di mia madre.\u00a0La cucina era parte centrale e &#8221; cuore&#8221; di quel piccolo albergo di montagna, che mia mamma gestiva con tanta passione e dedizione. L&#8217;albergo \u00e8 ancora l\u00ec, e conserva il suo bel nome antico &#8220;Albergo alla Posta&#8221;, a ricordare che di sicuro un tempo in quel luogo vi sostavano i viandanti che a cavallo o con le carrozze percorrevano l&#8217;intera vallata della Valsugana. Mi sembra di udire il rumore degli zoccoli dei cavalli, che battevano quelle strade sterrate. Quell&#8217;albergo deve essere stato una sorta di tappa obbligata per animali e uomini. I primi, rifocillati con della biada fresca, i secondi con i piatti preparati in quella cucina che, molti anni dopo fu luogo di lavoro e di rinascita personale di mia madre. Quella cucina\u00a0 ella la volle conservare cos\u00ec com&#8217;era nella sua originaria ubicazione, con le finestre che davano sul giardino. Vicino alla cucina c&#8217;era uno stanzino, dove l&#8217;elemento che si faceva notare subito era un grande acquaio di quelli di una volta, fatto di granito rossiccio, che veniva chiamato &#8221; el sec\u00e8r &#8221; ( il lavello ). Accoglieva una grande quantit\u00e0 di piatti, bicchieri, posate e pentolame vario.\u00a0A me bambina, tutta quella quantit\u00e0 di stoviglie da lavare facevano sempre una grande impressione. Stavano l\u00ec in attesa che la Tilde e la Ginetta li lavassero per benino. La Tilde spesso sbuffava dicendo in dialetto veneto: &#8221; Santa pace, no se finisse mai de lavarli! Te ghe pena fin\u00eco da lavar quei del mezod\u00ec che ze za ora de lavar quei dea sera.&#8221;\u00a0 ( Santa pace, non si finisce mai di lavarli! Hai appena finito di lavare quelli del mezzogiorno che \u00e8 gi\u00e0 ora di lavare quelli della sera ). Mia madre nel suo bell&#8217;italiano rispondeva invariabilmente ogni volta: &#8221; Portate pazienza care donne. Verr\u00e0 il giorno che inventeranno anche una macchina che lava i piatti. &#8221; Le due donne si guardavano e rispondevano: &#8221; A sar\u00eca anca\u00a0 ora!\u00a0( Sarebbe anche ora! )\u00a0 La mamma rideva. Quelle tre donne insieme formavano come si direbbe oggi &#8221; un bel team di lavoro &#8220;.\u00a0 In quella cucina erano una squadra perfetta. Mia madre ai fornelli, e le altre due a mondare e pulire le verdure, diliscare il pesce, preparare la pasta fresca fatta in casa, e quand&#8217;era la stagione venatoria, spennare e pulire i malcapitati uccelli e la cacciagione uccisa a suon di impallinate dai cacciatori della zona. Questi ultimi, sapendo quanto mia madre fosse brava a cucinare la selvaggina, le riempivano il grande tavolo col pianale di marmo di uccelletti e lepri. Io vedendo quella montagna di povere bestiole, cercavo di nascondermi agli occhi delle tre donne, per non essere chiamata ad aiutarle nel compiere l&#8217;odioso compito di spennare quei piccoli pennuti. La Ginetta, intanto che spennava le penne e le piume dei malcapitati uccelli diceva:&#8221; Questi qua, col so bel toceto e na bona poentina, i far\u00eca resuscitar anca el me poro Bepi.&#8221; ( Questi qua, col suo bel sughetto farebbero resuscitare anche il mio povero Giuseppe) . Era vedova, e\u00a0\u00a0arrotondava la sua magra pensione lavorando per mia madre. La Tilde invece era una donna tutta intenta a dover fare da capofamiglia, dopo che suo marito era tornato dal Belgio affetto da una grave malattia polmonare, contratta in miniera. Anche per lei il lavoro presso l&#8217;Albergo alla Posta, era una sicura fonte di guadagno. Mia madre, sapendo le necesit\u00e0 della numerosa famiglia della Tilde, faceva sempre diverse porzioni di cibo in pi\u00f9 e con la massima discrezione soleva dire: &#8221; Queste sono per le eventuali bocche in pi\u00f9 da sfamare.&#8221; Cos\u00ec la\u00a0 Tilde alla sera se ne tornava a casa contenta, con la borsa della spesa piena di pentoline varie piene di cibo per i suoi cari.\u00a0 I poveri della vallata sapevano di poter contare su mia madre, e un pasto caldo non era mai negato loro. Per tutti era &#8221; Nina la cuoca scrittrice &#8220;. Io da bambina non riuscivo a capire perch\u00e8 la chiamavano cos\u00ec. Dopo la sua morte ebbi modo di riordinare le sue cose personali, e con mio grande stup\u00f2re scoprii molti piccoli taccuini con le pagine qua e l\u00e0 in qualche punto macchiate di sugo di pomodoro o d&#8217;olio. Leggendo il contenuto di quei piccoli\u00a0 fogli fui presa da una infinita tenerezza. Quella donna, fra la preparazione delle lasagne o di un tegame di odorose e saporite verdure, trovava il tempo di annotare le sue osservazioni sui clienti del suo albergo, o di chiunque vi entrasse. Lo faceva con arguzia e una vena di buon umorismo.\u00a0<strong> 15 dicembre 1958 ore 23,30\u00a0<\/strong>: &#8221;\u00a0Stasera \u00e8 arrivata una coppia in cerca di un alloggio per la notte. Che tenerezza mi hanno fatto! Si vedeva lontano un miglio che erano amanti in cerca di un po&#8217; di intimit\u00e0 e di un luogo dove essere finalmente ci\u00f2 che volevano essere. Confesso che li ho invidiati. Quant&#8217;\u00e8 che io non ho pi\u00f9 momenti di affetto e intimit\u00e0 con il padre dei miei figli? Tanto, troppo tempo! Ma s\u00ec, che m&#8217;importa delle convenzioni sociali? Che almeno questi due vivano una notte di felicit\u00e0 tutta per loro.&#8221;\u00a0\u00a0 <strong>23 febbraio 1959 ore 22.00\u00a0<\/strong>: &#8221; Oggi si \u00e8 presentato in bar un povero uomo. Era tutto sporco, con la barba lunga e si vedeva che da giorni non mangiava. Gli ho permesso di fare un bel bagno e poi gli ho servito un buon pranzo. Alla fine di questo sembrava un&#8217;altra persona. Anche per stasera posso andare a letto con l&#8217;anima leggera.&#8221;\u00a0 Questa era mia madre, un&#8217;albergatrice un po&#8217; fuori dagli schemi comuni. In una cartellina rossa trovai pure dei racconti scritti da lei. I personaggi e i soggetti erano i suoi clienti, sui quali imbastiva storie d&#8217;amore, di vita o d&#8217;avventura. Oppure erano gli animali che cucinava, come la storia della lepre Teresa che non voleva finire in salm\u00ec. L&#8217;Albergo alla Posta \u00e8 sempre l\u00ec, rinnovato e con nuovi gestori, ma ancora oggi molte persone che vi passano davanti lo ricordano come l&#8217;albergo della cuoca scrittrice. E io come figlia, mi sento orgogliosa di avere avuto una madre cos\u00ec, da ricordare con infinita nostalg\u00eca.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9839\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9839\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entrare di nuovo in quella cucina era stata una cosa bellissima ed emozionante. 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