{"id":9774,"date":"2012-05-20T18:58:37","date_gmt":"2012-05-20T17:58:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9774"},"modified":"2012-05-20T18:58:37","modified_gmt":"2012-05-20T17:58:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-x-e-y-un-dramma-incompiuto-di-giulia-basile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9774","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;X e Y, un dramma incompiuto&#8221; di Giulia Basile"},"content":{"rendered":"<p>Mi guardai intorno e ritrovai in una casa che non conoscevo, ma intuivo che gli altri presenti in quella stanza davano per scontato che fosse la mia casa. Ero seduta sul bordo di un letto, che non era quello mio, e X, il mio compagno, ed Y, un uomo che non aveva mai visto, mi stavano accanto. Avevo in mano il telefonino su cui stavo scrivendo un messaggio nel momento in cui loro due erano entrati con naturalezza nella stanza. Ecco che da quel momento ogni gesto sub\u00ec un&#8217;accelerazione. Era come se mi guardassi dal di fuori, come su uno schermo. Continuavo a digitare e intanto rispondevo di no all&#8217;invito, accompagnato dal gesto di X, di stendermi e di rilassarmi. Pochi secondi e X mi afferr\u00f2 le gambe per metterle sul materasso in modo da farmi assumere la posizione orizzontale. Nella foga di ribellarmi alla posizione non voluta, della saliva mi si attorcigli\u00f2 in gola e produsse un colpo di tosse nervosa. Questo, secondo le parole dei due uomini, avvalorava una tesi assurda: io stavo male, avevo bisogno del loro aiuto, anche se lo rifiutavo, perch\u00e9 non avevo consapevolezza delle mie condizioni di bisogno. E mentre l&#8217;altro parlava, X mi aveva gi\u00e0 sbottonato confidenzialmente il jeans perch\u00e9 &#8220;respirassi meglio&#8221;. Intuii in quel momento che non ce l&#8217;avrei fatta ad oppormi alla loro forza e volont\u00e0. Dovevo agire d&#8217;astuzia. Quello di fingere era l&#8217;unico mezzo per sfuggire alla drammatica situazione e cominciai a blandire il tizio pelato alla mia destra, di cui riconoscevo &#8211; dissi &#8211; le capacit\u00e0 taumaturgiche. La cosa non era normale, perch\u00e9 non \u00e8 normale trovarsi in quella situazione di straniamento come se mi fossi\u00a0 svegliata da un coma. La scena era bloccata nella gabbia del tempo, senza nessuna finestra sulla scena precedente. Non ricordavo nulla infatti che mi fosse familiare o almeno visto passare davanti ai miei occhi. Come si chiamasse il mio fidanzato, che motivo avesse di agire cos\u00ec. Volevo tempo per capire, ma certo dovevo mascherare la sorpresa che avevo nel cuore. Purtroppo la tragedia, derivata dal suo modo di agire contro di me, arriv\u00f2 come un fulmine e si materializz\u00f2 subito dolorosa e crudele. I due uomini &#8211; mi era chiarissimo &#8211; stavano mettendo in atto un piano criminoso nei miei confronti. Non ne intuivo il motivo, ma sapevo che era cos\u00ec e che non avevo via di scampo. L&#8217;unica via d&#8217;uscita poteva essere lo stesso strumento dell&#8217;inganno che loro stavano usando, dicendo di voler solo aiutarmi a star meglio, quando invece leggevo nei loro occhi la volont\u00e0 di volermi uccidere. Mentre X faceva altri tentativi per stendermi, non troppo violenti per non incutermi paura, io, che la paura ce l&#8217;avevo gi\u00e0 dentro, riuscii chiss\u00e0 come a passare sotto le sue braccia, a liberarmi strattonandolo, a raggiungere la porta-finestra e con un salto felino a buttarmi di sotto. Fu una fortuna aver avuto paura, perch\u00e9 averla sentita dentro il ventre quella paura mi dette come una spinta a buttare fuori quell&#8217;enorme ingombro, e mi permise di non rimanere immobile, paralizzata come succede di solito. Quella mia reazione pronta, veloce e imprevista impatt\u00f2 con la loro sicurezza e mi apr\u00ec un varco. Nessuna considerazione per l&#8217;altezza di quella finestra dal suolo. Fluttuavo lentamente, al rallentatore, in verticale, dando le spalle alla strada sotto di me e, scivolando gi\u00f9 lungo la palazzina, guardavo in su \u00a0verso la finestra. Vedevo X ed Y, \u00a0i volti gonfi di rabbia, le loro bocche dirsi parole concitate che non udivo. Cadevo e intanto pensavo di dover dimostrare a loro che non mi sarei spiaccicata al suolo come una mela marcia, \u00a0che avevo invece la possibilit\u00e0 di rimanere a un metro da terra, battendo velocemente le braccia spalancate. Lo stavo facendo, stavo volando! Purtroppo la paura che mi era rimasta, quella s\u00ec, appiccicata addosso, non mi faceva godere di quel momento tante volte sognato: volare! Che meraviglia! Volare libera! Rividi in un baleno quella volta in cui ci avevo provato. Me lo ricordai benissimo, ma ero imbracata in una specie di telo che mi sorreggeva, come tante volte da bambini abbiamo visto nelle favole essere rappresentate le cicogne: stretto tra le zampe una specie di fagotto, il beb\u00e8 portato a rallegrare una coppia innamorata. In atte&#8230; della cicogna, appunto, le aveva spiegato sua madre quando aveva messo in cantiere la vita di mio fratello. Quella volta io fui messa distesa proprio in un telo, sorretto da una specie di cicogna metallica, corde e catene a cui ero attaccata e come un missile aveva percorso la distanza tra due corni montuosi, quelli che chiamano le <em>Piccole Dolomiti lucane<\/em>. Velocemente, troppo velocemente. Sferzata dal vento che mi tappava il respiro, accecata da un azzurro luminoso e dalla meraviglia di quanto poco mi ci fosse voluto per toccare il cielo con un dito, quel <em>volo dell&#8217;angelo <\/em>era appena cominciato ed era gi\u00e0 finito. Non avevo nemmeno potuto assaporare quel senso di libert\u00e0 che prov\u00f2 Icaro, che fece impazzire Leonardo, che suggeriscono le aquile, l&#8217;emozione e il piacere, e il potere che danno le ali nell&#8217;immaginario collettivo. Insomma avrei voluto, seppure imbracata, aprire nel volo le braccia, ma era tassativamente proibito per non rallentare la corsa. Non osai disubbidire alle raccomandazioni: se avessi aperto le braccia avrei rischiato di ritrovarmi ferma e dondolante al centro del tragitto, sospesa tra le nuvole, con sotto la valle, lontanissima e piccola ma presente come una verde minaccia alla mia sopravvivenza. Non osai. Cos\u00ec, con le braccia ben attaccate ai fianchi, mi accontentai di bearmi del panorama fantastico sotto di me e del cielo sopra di me, io, un puntino nell&#8217;azzurro, un puntino nell&#8217;universo. Ma dov&#8217;ero? Ora ero senza imbracatura e seppure quasi rasentando il suolo, volavo, s\u00ec. Che fosse vero lo capivo dalle facce stravolte dei due affacciati alla finestra e dal grido di uno dei due: <em>afferriamolaaa!<\/em><\/p>\n<p>Toccai terra in piedi e l&#8217;unico pensiero utile fu fuggire: girare l&#8217;angolo di quel palazzo, prima una curva a destra, poi subito a sinistra a nascondermi tra quelle case. Un portone aperto ed eccomi in un lampo, su fino al primo piano come se ora fossi a casa mia. Infatti infilare le chiavi nella serratura ed entrare \u00a0diritto in una piccola stanza da letto fu tutt&#8217;uno. Un solo lettino con un copriletto a fiori, e una sedia. Non ebbi nemmeno il tempo di chiudere la porta che sentii Y, il pelato, nel corridoio parlare al telefonino &#8220;<em>la troveremo, non temere<\/em>&#8220;. Non dovevo fare rumore, pena la mia vita. Mi appiattii dietro la porta semi- aperta. Il fatto che ci fosse la luce accesa (non da me, la stanza era gi\u00e0 illuminata quando vi ero entrata) poteva essere indizio della mia presenza? Me lo stavo chiedendo, e trattenevo il respiro a pi\u00f9 non posso. Il mio cuore assorb\u00ec tutta l&#8217;ansia dei\u00a0 momenti precedenti e di quelli\u00a0 futuri, imprevedibili. All&#8217;ansia si aggiunse la paura in un mix esplosivo e mi procur\u00f2 un attacco di tachicardia. <em>Pum pum pum<\/em>&#8230; un battito forte e accelerato, dal cuore arrivava in gola e quasi spingeva per uscire dal petto. Avevo chiuso gli occhi, mentre mi chiedevo se il calvo si fosse o meno accorto della mia presenza dietro la porta, e mi andavo appiattendo sempre di pi\u00f9 tra la porta e la parete di quella stanza. Ma stranamente quella parete, alla quale mi ero incollata trattenendo il fiato, non era fredda. Emanava calore. Aprii gli occhi con coraggio: aggrovigliata stretta nelle mie calde coperte, ero al sicuro nel letto di casa mia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9774\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9774\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi guardai intorno e ritrovai in una casa che non conoscevo, ma intuivo che gli altri presenti in quella stanza davano per scontato che fosse la mia casa. 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