{"id":971,"date":"2009-04-06T18:27:48","date_gmt":"2009-04-06T17:27:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=971"},"modified":"2009-04-06T18:27:48","modified_gmt":"2009-04-06T17:27:48","slug":"racconti-nella-rete-2009-teta-di-alessandra-ponticelli-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=971","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Teta&#8221; di Alessandra Ponticelli Conti"},"content":{"rendered":"<p>Quella dei Caggiari era una famiglia contadina molto numerosa; da generazioni ogni figlio maschio che vi nasceva era destinato al lavoro nei campi.<br \/>\nNanni aveva iniziato da bambino, quando suo padre, partendo da casa<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>all\u2019alba,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>lo portava con s\u00e9. La campagna era per lui qualcosa di magico, tanto da saperne cogliere e comprendere i rumori e gli odori con i quali aveva instaurato una sorta di legame affettivo che col tempo aveva acuito in lui quell\u2019inclinazione all\u2019isolamento che tutti in casa avevano notato e che suo padre, Antonio, non perdeva occasione per sottolineare, esclamando \u201cNoi Caggiari , che siamo gente cos\u00ec aperta.<br \/>\nTeta era una donna alta e magra; i capelli, una volta scurissimi, si erano imbiancati e sul<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>viso si poteva leggere a tratti la sua vita; le sue quattro gravidanze, la fatica del lavoro nei campi e soprattutto un grande dolore. Bench\u00e9 le fossero rimasti pochi denti in bocca,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>i suoi lineamenti duri e marcati si addolcivano le rare volte che sorrideva. Era andata in sposa ad Antonio molti anni prima; il loro era stato un amore a prima vista. Si erano incontrati a casa di Michele, durante una di quelle serate passate a veglia, nelle quali si cantavano gli stornelli, oppure si ascoltava leggere Michele, che era l\u2019unico a non essere analfabeta.<br \/>\nCi si riuniva a casa di Michele dopo una lunga giornata di lavoro, e questo succedeva di solito il sabato.<br \/>\nAntonio era nato l\u00ec, in quella cascina di pietra, e vi era rimasto anche dopo il matrimonio con Teta. La sua casa era simile a tutte le altre: a quella di Michele, a quella di Beppe, a tutte quelle disseminate nella collina. Si affacciava su una grande aia dove scorrazzavano i polli,le galline, i tacchini. In mezzo c\u2019erano enormi covoni di fieno dove Nanni, da piccolo, si divertiva a giocare nella bella stagione; tutto intorno si aprivano larghi varchi che conducevano ai campi coltivati a orto, a cui si alternavano filari di oliveti e di vigneti. L\u2019odore di letame risaliva dalle stalle e andava a unirsi d\u2019estate al profumo dell\u2019erba tagliata e dei fiori di campo.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle zone lavorate si intravedevano in lontananza le pecore al pascolo e, ancora oltre, cominciava il bosco. Nanni era il pi\u00f9 piccolo di quattro fratelli; sua sorella Tina, pi\u00f9 grande di lui, era morta di difterite all\u2019et\u00e0 di tre anni e lui l\u2019aveva sempre vista in una di quelle poche fotografie sbiadite che sua madre teneva sopra il com\u00f2 in camera da letto. Era cresciuto sentendo raccontare quella tragedia quasi ogni giorno, e ogni volta aveva provato la stessa emozione, un\u2019emozione forte che lo rattristava e infastidiva allo stesso tempo. Era geloso di quella bambina che non aveva mai conosciuto e che se ne stava l\u00ec immobile sul cassettone di sua madre con l\u2019espressione sorridente di chi, vedendoti, ti riconosce.<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>Non sapeva perch\u00e9, ma a momenti si sentiva in colpa, quasi come se avesse in qualche modo contribuito alla sua morte, e ci\u00f2 gli procurava una sofferenza tremenda. Teta rammentava spesso quella notte d\u2019inverno nella quale la piccolina era mancata. Tina si era sentita male un pomeriggio, in cucina, mentre giocava vicino al focolare. Subito Teta era corsa in casa dai campi, richiamata dalle urla di Rosina, la figlia maggiore. La bambina era molto calda, si lamentava e cos\u00ec la donna l\u2019aveva presa in braccio e l\u2019aveva portata nella camera dove dormivano anche gli altri due fratelli: Rosina e Gigi. L\u2019aveva adagiata per terra su uno di quei grandi cuscini di piume che aveva cucito e che i ragazzi utilizzavano come letto, perch\u00e9, diceva, di l\u00ec, non sarebbero caduti. Teta, gridando, aveva chiesto a Rosina di scendere in paese a chiamare il dottore. Rosina era una ragazzetta<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>minuta, dal viso sempre pallido incorniciato da capelli scuri che evidenziavano la sua magrezza e i suoi occhi chiari. Quel pomeriggio se lo sarebbe ricordato per tutta la vita; la paura di non arrivare in tempo dal dottore, la corsa a perdifiato gi\u00f9 per la stretta strada sterrata che conduceva al paese, il dolore terribile degli zoccoletti di legno portati anche d\u2019inverno. Ma ce l\u2019aveva fatta: suon\u00f2 il campanello del dottore, il quale, immediatamente, la fece salire<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>in motocicletta, pronto a precipitarsi al podere di Antonio. Dopo aver visitato Tina con molta cura<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>concluse che si trattava di una semplice tonsillite. Ebbe parole dure per Teta e la rimprover\u00f2 perch\u00e9 non aveva coperto abbastanza la piccina:\u201d In questi giorni fa molto freddo, avresti dovuto metterle addosso una maglia di lana pi\u00f9 pesante!\u201c, esclam\u00f2. La donna lo aveva ascoltato senza voltarsi e aveva aspettato qualche secondo prima di rispondere; poi con la semplicit\u00e0 e la fermezza di chi \u00e8 abituato alla vita dura disse:\u201c Le ho messo la pi\u00f9 pesante che avevo; dottore\u201d. Teta si chiese se<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>quell\u2019uomo avrebbe mai potuto capire<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>cos\u2019\u00e8 la miseria, che cosa significhi vivere in mezzo alle bestie e come le bestie, senza n\u00e9 luce n\u00e9 acqua in casa, senza scarpe e con gli zoccoli ai piedi anche d&#8217;inverno. Rivide tutta la sua vita e le sembr\u00f2 di ritornare bambina. Da allora niente era cambiato, la speranza di una vita migliore si era ormai spenta. Nonostante le cure del dottore, Tina mor\u00ec in nottata: solo dopo si cap\u00ec che si era trattato di difterite.<br \/>\nDa quel giorno la donna si chiuse in un silenzio preoccupante, non mangiava quasi pi\u00f9 e il pensiero di Tina non la lasciava mai. Era invecchiata, il suo sguardo divenne assente e niente sembrava pi\u00f9 interessarla. Ciononostante continuava a lavorare nei campi, ad arare la terra, a mungere le vacche e le pecore, a fare il raccolto, a occuparsi dei figli.<br \/>\nSe ne and\u00f2 molti anni dopo, all\u2019alba di una mattina di marzo del \u201846, in silenzio, nel sonno. In una di quelle giornate primaverili, nelle quali,ogni anno, fin da piccola, aveva provato l\u2019illusione di nascere di nuovo.<br \/>\nNella vallata le stagioni continuarono ad alternarsi. Molte cose cambiarono ma non Nanni, il quale, rimasto quello di un tempo, non dimenticava mai di osservare, ogni sera, la foto di Tina, alla quale qualcuno aveva sistemato accanto quella di sua madre. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_971\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"971\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella dei Caggiari era una famiglia contadina molto numerosa; da generazioni ogni figlio maschio che vi nasceva era destinato al lavoro nei campi. 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