{"id":9638,"date":"2012-05-16T18:24:01","date_gmt":"2012-05-16T17:24:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9638"},"modified":"2012-05-16T18:24:01","modified_gmt":"2012-05-16T17:24:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-ma-come-fanno-i-pesci-a-parlare-di-enrico-losso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9638","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Ma come fanno i pesci a parlare?&#8221; di Enrico Losso"},"content":{"rendered":"<p>Il signore con la giacca blu del Tagesschau parl\u00f2 con labbra sorridenti.<\/p>\n<p>Poi sullo schermo del Telefunken 21 pollicisi susseguirono immagini di gente in festa. Un uomo coi baffi biondi che alzava le braccia in segno di vittoria. Una donna che veniva intervistata mentre era alla guida di un\u2019automobile rossa inglobata nella folla: diceva che non ci poteva credere, che stava per svenire. Urla, colpi di piccone, uno slogan scandito dalla folla: <em>freiheit<\/em>, libert\u00e0.<\/p>\n<p>A Liesbeth il telegiornale non interessava, non c&#8217;era paragone con i cartoni che davano alla stessa ora sull&#8217;altro canale.<\/p>\n<p>Si stava chiedendo cosa avessero detto di cos\u00ec importante per rendere all&#8217;improvviso strana l&#8217;atmosfera nel soggiorno della sua casa, al primo piano del palazzo giallo in Richard-Wagner-Stra\u00dfe 27, nel quartiere di Charlottenburg, a Berlino Ovest.<\/p>\n<p>Nove novembre millenovecentoottantanove.<\/p>\n<p>Per Liesbeth significava il giorno del suo compleanno. Nove anni nuovi di zecca. Aveva chiesto al pap\u00e0 di giocare con la fattoria dei playmobil appena scartata. Lui aveva fatto un cenno con la mano, uno di quelli che significavano \u201cnon ora\u201d, uno di quelli che non si potevano discutere.<\/p>\n<p>Gli occhi della mamma riflettevano la luce del televisore, in un caleidoscopio fatto di iride e colori. Sembrava piangesse.<\/p>\n<p>Avesse avuto un fratellino, come chiedeva da tempo, non ci sarebbero stati problemi.<\/p>\n<p>E invece era l\u00ec a ripetersi che i grandi erano davvero noiosi. Era il suo compleanno, il giorno pi\u00f9 importante dell\u2019anno. Come si poteva non avere voglia di giocare con i playmobil?<\/p>\n<p>Fece un ultimo tentativo per attirare l\u2019attenzione, modul\u00f2 un urletto stridulo. Non ottenne risposta, neanche un\u2019alzata di voce che di solito scattava automatica.<\/p>\n<p>Sentiva un groppo in gola. E voleva dire che la saliva non sarebbe riuscita a scendere e presto sarebbe uscita dagli occhi sotto forma di lacrime. Cos\u00ec le avevano spiegato.<\/p>\n<p>Afferr\u00f2 la scatola colorata e si diresse verso la porta di ingresso. Se fosse sparita, si sarebbero accorti della sua assenza, prima o poi. E allora ci sarebbero state grida e affanno e promesse, altro che quello stupido telegiornale.<\/p>\n<p>Liesbeth indugi\u00f2 qualche attimo sulla soglia, solo per lasciare loro un\u2019 ultima possibilit\u00e0. Forse, ma solo forse, se uno dei due l\u2019avesse chiamata in quell\u2019istante \u2013 e <em>Polpetta<\/em>, come erano soliti fare nei momenti in cui le volevano pi\u00f9 bene: <em>Lili<\/em> non sarebbe bastato \u2013 avrebbe anche potuto concedere il suo perdono.<\/p>\n<p>Nulla.<\/p>\n<p>Solo la voce della folla attraverso la griglietta del televisore.<\/p>\n<p>Liesbeth sdegnata decise di oltrepassare la soglia. \u201cFaccio ancora due passi e poi mi chiamano\u201d pens\u00f2 mentre sgattaiolava furtiva lungo il corridoio del primo piano. Il labbro inferiore le tremava appena, una tristezza improvvisa l\u2019aveva assalita. Pest\u00f2 un piede a terra, per rabbia: nessuno l\u2019aveva rincorsa.<\/p>\n<p>\u201cIl mio compleanno\u2026\u201d una grossa lacrima rotol\u00f2 gi\u00f9.<\/p>\n<p>Strinse la scatola con i giocattoli che teneva in mano e pian piano si diresse lungo le scale, su verso il quarto piano, da quella smorfiosa di Heike K\u00fchn, la grassona con le trecce rosse, che frignava appena la toccavi, ma almeno lei con i playmobil avrebbe giocato.<\/p>\n<p>E se poi avesse insistito per tenersi qualche pezzo? Quella stupida ne era capacissima.<\/p>\n<p>Liesbeth ci rimugin\u00f2 un po\u2019 su, l\u2019idea non le andava per niente bene.<\/p>\n<p>Una volta arrivata al quarto piano, percorse il corridoio fino in fondo, super\u00f2 la porta dell\u2019appartamento di Heike e si accucci\u00f2 sul pavimento freddo, nell\u2019angolino in fondo, dietro il grande <em>ficus benjamin<\/em> della Signora Beck.<\/p>\n<p>Tutti erano chiusi in casa. Qualche voce, qualche cozzare di piatti, suoni di televisore attraverso i muri.<\/p>\n<p>Svuot\u00f2 la scatola a terra e si mise ad accarezzare la plastica lucida e colorata degli omini.<\/p>\n<p>Fece galoppare un po\u2019 il cavallo bianco, alz\u00f2 al massimo la testa del maiale. Prest\u00f2 la sua voce al pastore che faceva pascolare le pecore sulla terra umida del vaso. Continu\u00f2 cos\u00ec per una decina di minuti.<\/p>\n<p>Non c\u2019era gusto a giocare da soli.<\/p>\n<p>Il pap\u00e0 avrebbe inventato qualche storia nuova, divertente, di quelle che la elettrizzavano appena aveva finito di ascoltarle. E avrebbero fatto degli omini dagli occhi tondi i protagonisti.<\/p>\n<p>Doveva fare un secondo tentativo con pap\u00e0. Poteva concederglielo.<\/p>\n<p>Alz\u00f2 lo sguardo.<\/p>\n<p>Ci mise un secondo per mettere a fuoco l\u2019uomo mascherato che vide apparire in fondo al corridoio, dalle scale. Indossava una corazza nera, sembrava uno di quei robot che piacevano tanto a suo cugino Hans \u2013 i Transformers &#8211; se non fosse stato per i suoi occhi chiari, di un azzurro piscina, l\u2019unica cosa che lo facevano assomigliare ad un uomo.<\/p>\n<p>Aveva un fucile, strano e scuro come quelli spaziali.<\/p>\n<p>Fece un cenno con la mano e spuntarono altre cinque persone. Tutte vestite come lui, tutte silenziosissime.<\/p>\n<p>Liesbeth si rannicchi\u00f2 ancora di pi\u00f9 dietro alla pianta. Si sentiva gelare, come quella volta in cui era scivolata nelle acque del fiume in inverno e un signore l&#8217;aveva ripescata e la mamma le aveva tolto subito i vestiti zuppi e a lei battevano i denti.<\/p>\n<p>Aveva paura che i robot si accorgessero di lei e la rapissero.<\/p>\n<p>E a un tratto l\u2019idea di stare lontano dai genitori, per davvero, le afferr\u00f2 lo stomaco e la fece piangere. Cerc\u00f2 di farlo il pi\u00f9 in silenzio possibile. Avrebbe voluto avere una bacchetta magica e sparire.<\/p>\n<p>Due Transformers si erano posizionati ai lati della seconda porta, quella dell\u2019appartamento del Signor Baumann, o almeno Liesbeth si ricordava che fosse scritto cos\u00ec sulla targhetta, ma non era poi tanto sicura. Gli altri tre con i fucili imbracciati erano poco pi\u00f9 indietro. Uno di loro fece un cenno strano con l\u2019indice.<\/p>\n<p>Tutto accadde in pochi secondi: il colpo fortissimo contro la porta, i cinque che entrano, sincronizzati, in un lampo, l\u2019urlo \u201cFermi tutti, Polizia!\u201d.<\/p>\n<p>Liesbeth non si accorse di avere la bocca spalancata.<\/p>\n<p>Poi gli spari. Cos\u00ec forti da farla urlare. Uno, due, tanti, troppi.<\/p>\n<p>Liesbeth si teneva le orecchie che sembrava dovessero esploderle. Qualche testa era spuntata dagli usci, ma, impaurita, era subito rientrata.<\/p>\n<p>Dall&#8217;appartamento usc\u00ec un uomo, con la camicia aperta; sullo slancio urt\u00f2 con la spallala parete. Allamano aveva una pistola. Si diresse verso le scale, imprecando. In un secondo usc\u00ec dalla stanza un Transformer con il fucile. Fece in tempo a dire solo \u201cFerm\u2026\u201d, poi altri spari.<\/p>\n<p>Caddero insieme, si afflosciarono come sacchi vuoti.<\/p>\n<p>Gli occhi grandi di Liesbeth non riuscivano a stare chiusi.<\/p>\n<p>Dopo qualche istante di silenzio, apparve un altro poliziotto, si tolse il passamontagna. Si chin\u00f2 sul compagno, urlando. Inizi\u00f2 a chiamarlo per nome, Andy Andy, una cantilena.<\/p>\n<p>Andy non rispondeva, Andy era immobile e le sue braccia andavano per conto loro. Andy aveva del sangue che gli colava dal collo.<\/p>\n<p>Aveva smesso di piangere Liesbeth, ma tremava tutta, gli occhi se ne stavano spalancati, rapiti da quelle immagini paurose. Non si era accorta di avere il cavallo dei pantaloni della tuta bagnato.<\/p>\n<p>Era tutto cos\u00ec troppo grande per lei.<\/p>\n<p>Andy Andy.<\/p>\n<p>Il Transformer con il capo scoperto era seduto sui talloni e cercava di rianimare quello che doveva essere un amico.<\/p>\n<p>Arrivarono velocissimi anche gli altri. Capirono al volo, cercarono di calmarlo.<\/p>\n<p>C\u2019era uno che dava gli ordini, quello con gli occhi chiari. Disse: \u201cchiamate un ambulanza\u201d, disse: \u201cnon fate uscire nessuno\u201d. Si muoveva con decisione, sicuro.<\/p>\n<p>Quando il suo sguardo intercett\u00f2 la bambina inginocchiata dietro la pianta e le sue guance lucide di lacrime aggrott\u00f2 appena la fronte.<\/p>\n<p>Pos\u00f2 il fucile, fece due passi verso di lei.<\/p>\n<p>Rimasero pochi attimi l\u2019uno al cospetto dell\u2019altro, un uomo che vedeva un pulcino, una bambina che vedeva un gigante, poi il poliziotto in un unico gesto sfil\u00f2 il passamontagna nero e la sollev\u00f2 tra le braccia.<\/p>\n<p>\u201cNon puoi stare qui\u201d le sussurr\u00f2 all\u2019orecchio. Ma lei non sent\u00ec, concentrata com\u2019era a trattenete i singhiozzi.<\/p>\n<p>Si ritrov\u00f2 gli occhi azzurrissimi a trenta centimetri. C\u2019erano piccole vene rosse nel bianco oltre l\u2019iride. Il fiato sapeva di fumo, come a volte quello del pap\u00e0.<\/p>\n<p>Il pap\u00e0.<\/p>\n<p>Il pensiero le piomb\u00f2 addosso, le fece male. Doveva correre da lui. Si sarebbe tuffata fra le sue braccia, le pi\u00f9 forti di tutte, le pi\u00f9 accoglienti, le pi\u00f9 calde.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 a dimenarsi con forza, sorprese l\u2019uomo che la vide scivolare gi\u00f9, sul pavimento.<\/p>\n<p>Sembr\u00f2 rimbalzarci, come una palla di gomma: si rimise subito in piedi e inizi\u00f2 a correre via per arrivare alle scale.<\/p>\n<p>Si tenne lungo la parete, le lacrime gli velavano la vista.<\/p>\n<p>Super\u00f2 Andy, super\u00f2 l\u2019altro corpo.<\/p>\n<p>Nell\u2019istante in cui si disse che aveva lasciato alle spalle le cose brutte, il piede d\u2019appoggio scivol\u00f2 sulla macchia di sangue.<\/p>\n<p>Cadde lungo le scale. Un dolore alla gamba, fortissimo, le mozz\u00f2 il respiro.<\/p>\n<p>Si rimise in piedi, zoppic\u00f2 stringendo i denti.<\/p>\n<p>Mancava poco, una rampa di scale, e poi avrebbe visto la porta della sua casa.<\/p>\n<p>Pens\u00f2: Dove sei pap\u00e0? Mamma, vieni qui.<\/p>\n<p>Si disse: Liesbeth sei forte.<\/p>\n<p>Si aggrapp\u00f2 alla maniglia della porta che si apr\u00ec. Era rimasta aperta come l\u2019aveva lasciata.<\/p>\n<p>Vide le schiene dei suoi genitori, nella stanza in fondo al corridoio.<\/p>\n<p>Davanti alla TV. Tutto come prima. Non si erano accorti di nulla. Ancora immagini di festa sullo schermo.<\/p>\n<p>E dalla strada arrivavano attutiti rumori di botti e urla e colpi di clacson.<\/p>\n<p>Si sent\u00ec di colpo stanca. Tutta la forza sembrava le fosse defluita via. Si lasci\u00f2 scivolare a terra e chiuse gli occhi, stremata.<\/p>\n<p>Li riapr\u00ec per pochi secondi: le pareva di essere in un acquario. Poteva vedere il viso della mamma sopra di lei e la sua bocca aperta, i baffi del pap\u00e0, le macchie del sangue su cui era caduta, la crepa sul soffitto dell\u2019entrata, il mappamondo sul mobiletto nell\u2019angolo.<\/p>\n<p>Ma nessun suono.<\/p>\n<p>Pens\u00f2: devo dire che sto bene, che non mi sono fatta niente, che sono forte. Ma come fanno i pesci a parlare?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9638\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9638\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il signore con la giacca blu del Tagesschau parl\u00f2 con labbra sorridenti. 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