{"id":9632,"date":"2012-05-14T12:28:59","date_gmt":"2012-05-14T11:28:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9632"},"modified":"2012-05-14T12:35:18","modified_gmt":"2012-05-14T11:35:18","slug":"il-condominio-dellarte-2012-giardino-il-racconto-vincitore-scritto-da-tommaso-lencioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9632","title":{"rendered":"Il condominio dell&#8217;arte 2012 &#8211; &#8220;Giardino&#8221; &#8211; Il racconto vincitore scritto da Tommaso Lencioni"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo (fuori concorso)\u00a0il racconto di Tommaso Lencioni,\u00a0vincitore della sezione racconti della prima edizione del concorso\u00a0 &#8220;Il Condominio dell&#8217;arte&#8221;. Il tema\u00a0indicato: &#8220;Il mondo che vorrei&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GIARDINO\u00a0 di Tommaso Lencioni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Effettivamente non \u00e8 stata una bella giornata. Si capiva gi\u00e0 dal mattino: i nuvoloni che incombevano in lontananza non erano certo segno di bel tempo. Laura, ironia della sorte, era andata a scuola, come del resto tutte le mattine, in bicicletta. Una vecchia bicicletta, di quelle con il sellino scomodo, la ruggine sulla canna e i manici mezzi rotti. Ma a Laura piaceva la bicicletta, soprattutto quella. Era l&#8217;unico frammento di storia di suo padre, morto quando lei si era trasferita con la madre da Piombino a Lucca, altra ironia della sorte. Gliela aveva regalata quando aveva 10 anni. A lei bastava, soprattutto perch\u00e9 Piombino era piccola e si girava bene in bicicletta. Ogni volta che andava a scuola, la mattina presto, vedeva il sole felice che si alzava alto nel cielo, ed era una perenne scoperta: ogni giorno c&#8217;era una nuova sensazione. Vuoi l&#8217;odore delle onde fresche, appena alzate, che si scagliavano contro gli scogli fragorosamente o il rumore delle piante che all&#8217;agitare dello scirocco si scompigliavano come serpi scatenate. La citt\u00e0 era piena di vita: l&#8217;odore del pane appena sfornato rinvigoriva Laura prima del suono della campanella. Cos\u00ec era, o meglio \u00e8 stato per un po&#8217; di tempo. Quando il padre mor\u00ec di tumore ai polmoni, lei aveva 13 anni e, per lavoro, la mamma fu costretta a trasferirsi a Lucca per cercare di mantenere tre figliuole, delle quali Laura era la terza. Da quel momento la bicicletta fu l&#8217;unico ricordo tangibile di Piombino, del salmastro che aveva corroso la\u00a0 bicicletta, e di suo padre.<\/p>\n<p>Abitava appena fuori dalle mura \u2013 la casa l&#8217;avevano presa con un mutuo abbastanza favorevole \u2013 , la sua scuola era invece dentro la cerchia, e tutti i giorni Laura cercava di riproporre ai suoi occhi, orecchi e mani, le sensazioni che a Piombino, quotidianamente avvertiva durante il tragitto. Ma invano. Le macchine ronzavano sulla circonvallazione come aerei da guerra, esalando un velenoso e caldo smog, il fiumiciattolo intorno alle mura scorreva sporco, inciampando, via via, in qualche lattina di Fanta o Coca cola &#8211; che schifo -, l&#8217;unico elemento naturale, gli alberoni sulle mura e il prato proprio l\u00ec sotto, se ne stavano l\u00ec zitti, muti, aspettando cure istituzionali che non avrebbero mai dato loro la forza di produrre un fiore.<\/p>\n<p>Quel giorno, appunto, era persino brutto tempo. Laura si era scordata l&#8217;ombrello a casa, ma fortunatamente era riuscita ad entrare a scuola prima dell&#8217;acquazzone. Cosa successe di tanto brutto per definire brutta la giornata? Laura, piuttosto estranea al carattere dei lucchesi, non sopportava molto la sua classe. L\u00ec dentro c&#8217;era chi se ne approfittava,\u00a0 soprattutto per\u00a0 &#8221;le ripetizioni gratuite&#8221;. Siccome l&#8217;andamento generale della classe era, diciamo, scarso, soprattutto a matematica, Laura era &#8221;costretta&#8221; a rispiegare pazientemente la lezione del giorno, magari anche cinque o sei volte di fila. &#8221; Non ho capito Laura, spiegamelo!&#8221; diceva una sua compagna. Purtroppo, non sempre la pazienza \u00e8 a nostra disposizione in quantit\u00e0 tali da sperperarla abbondantemente a destra e a manca e, visto e considerato che Laura, da buona piombinese, era molto schietta, a una richiesta del genere, quella mattina, rispose con un sonoro VAFFANCULO.<\/p>\n<p>E&#8217; strano come la gente, nel momento in cui l&#8217;accontenti, ti consideri addirittura il santo Gral, ma nello stesso istante in cui accenni solo un piccolo segno di disappunto, ti volti le spalle, facendoti sprofondare nelle sabbie mobili, gettandoti addirittura in fondo al pozzo, e mettendoti al pari di un granello di sabbia. E cos\u00ec \u00e8 stato quel giorno. La pioggia, come se volesse ricalcare l&#8217;andamento della situazione, scendeva ancora pi\u00f9 violentemente. Quando la campanella suon\u00f2, Laura usc\u00ec. Ed era nervosa. Nervosa a tal punto da infischiarsene della pioggia e pedalare di buona lena per andare a casa. A Piombino non sarebbe mai successa una cosa del genere, perlomeno si sarebbe risolta in dieci minuti con una bella chiacchierata. Cocente nostalgia di casa propria. Profondo senso di smarrimento. Dove mi trovo? Ma veramente io sto qui? Devo veramente stare qui? Come mai ho risposto male a questa maniera? Perch\u00e9 si devono approfittare di me?. A queste domande Laura non sapeva rispondere, ripiegata su se stessa con lo zaino che, appesantito e pregno d&#8217;acqua, le tirava le spalle, pedal\u00f2 continuamente senza mai fermarsi. Si ferm\u00f2 cinque minuti, al riparo dalle frustate della pioggia che le trapassavano addirittura la spessa camicia a quadri che indossava. Sotto le mura l&#8217;atmosfera era pi\u00f9 calma, sembrava quasi di essere in un altro mondo. I riccioli castani le si erano appiccicati al viso come lacrime; ma lei non stava piangendo, anzi, lei era forte. Non si scoraggiava davanti a nessuno \u2013 altra grande dote da piombinese, pensava lei \u2013 ma, sotto sotto, qualcosa le mordeva l&#8217;animo; era atterrita da aspri pensieri che quella mattina gli erano balzati in testa. Fra s\u00e9 e s\u00e9 pensava: com&#8217;\u00e8 possibile, che un mondo bello come il nostro, che ha tanto da offrirci, possa essere pieno di ingiustizia, sopraffazione e inganno? Che non possa pi\u00f9 darci quanto ha saputo dare in passato? Forse ho anch&#8217;io preteso troppo?<\/p>\n<p>Si sentiva responsabile in qualche maniera, della scomparsa di nuove occasioni, di nuove sensazioni, e di nuovi stimoli che il luogo, la terra, madre natura, e le persone potevano proporre. Probabilmente anche gli stimoli erano &#8221;in numero limitato&#8221; e, come il petrolio, agli sgoccioli. Ma era tardi e l&#8217;aria era opaca e umida. Riprese la sua bicicletta, ma stavolta aveva cambiato idea. Cos&#8217;era successo? Forse doveva sfogarsi un po&#8217;. Prese il telefono, avvert\u00ec sua madre che non sarebbe tornata a casa, e imbocc\u00f2 una via diversa, verso i piedi delle colline, luogo in cui, perlomeno in quel momento, arrancava qualche fioco raggio di sole. La pioggia\u00a0 non era ancora cessata, ma non scendeva pesantemente come prima. Rilasciava nell&#8217;aria un lieve e diffuso odore di cemento bagnato e corteccia marcia. Era quasi come se l&#8217;aria stessa avesse un odore molto pesante, ma delicato al contempo. Laura respir\u00f2 a fondo questo odore&#8230; era da tanto che non sentiva qualcosa di simile a Lucca. Le venne in mente quella volta che era andata con sua madre in una serra per comprare delle piante \u2013 sua madre era patita di giardinaggio. Erano entrate in un vivaio nei pressi della citt\u00e0 dove, si diceva, c&#8217;erano molte variet\u00e0 di orchidee. Per conservarle, appunto, servivano parecchie serre riscaldate e, nell&#8217;entrare in una di queste, oltre a sentirsi oppressa dal caldo umido, Laura aveva sentito un forte odore di &#8221;bagnato&#8221;, molto simile a quello di adesso. Nella serra l&#8217;aria era pervasa da una tiepida fragranza di legno e di sasso, quasi indescrivibile. L&#8217;umidit\u00e0 in quel momento era diventata una cosa cos\u00ec presente, da sembrare solida, un viaggio gratis all&#8217;equatore. Pervasa da quel ricordo, ci pens\u00f2 un autobus a svegliarla, con il suo gracido rombo e il monotono clacson. La bicicletta si ferm\u00f2 di colpo, come se funzionasse da sola: istinto fulmineo. Bastarono pochi secondi per far capire a Laura dove veramente il sole puntava i raggi: a Valgiano.<\/p>\n<p>Perch\u00e8 proprio l\u00ec? Sar\u00e0 un caso? Babbo vuoi dirmi qualcosa? Se s\u00ec, sii pi\u00f9 esplicito, perch\u00e9 questi messaggi criptati non so proprio decifrarli, e tu lo sai bene.<\/p>\n<p>Laura era arrivata nei pressi di un piccolo paesino di campagna, Valgiano, a pochi chilometri fuori Lucca. Pochi chilometri erano per lei perlomeno una decina, visto e considerato che Laura era abituata a fare grandi pedalate. E, senza accorgersene, guarda caso, ne aveva percorsi molti di pi\u00f9 di quelli che si aspettava: almeno venti.<\/p>\n<p>Pedalo forte \u2013 Pens\u00f2 fra s\u00e9 e s\u00e9. Il sudore sembrava non esistesse per lei. Aveva un grande bisogno di sfogarsi probabilmente: marciare per quel tratto in poco tempo non \u00e8 da tutti gli adolescenti. L&#8217;umido nell&#8217;aria era sempre presente, ma le nuvole se ne stavano andando. La strada non era pi\u00f9 larga e ben levigata dal continuo scorrere di macchine e non c&#8217;era pi\u00f9 traccia di &#8221;civilt\u00e0&#8221; (leggasi segnaletica orizzontale), bens\u00ec era diventata stretta, a tratti ricurva, e piena di buche&#8230;Laura era arrivata piedi delle colline. Sal\u00ec per un po&#8217;, fino a che non si arrese, sfinita, alla stanchezza &#8211; finalmente. Lo zaino pesava sempre di pi\u00f9. La bici sembrava che schiantasse dall&#8217;affanno. Laura si ferm\u00f2 e si mise a sedere su una pietra, al margine della strada dove qualche irrequieto ciuffo d&#8217;erba, sempre bagnato dalle gocce lucenti della pioggia, spuntava vigoroso dal terreno, addirittura fino ad arrivare alle ginocchia.<\/p>\n<p>In quel preciso momento, Laura alz\u00f2 gli occhi di scatto. Aveva sentito qualcosa. Probabilmente niente di cos\u00ec importante, eppure sembrava che per lei lo fosse. Sembrava il rumore di un albero che si spezzava \u2013 un albero di dimensioni decisamente grandi, visto l&#8217;importanza del suono che aveva emesso. Laura and\u00f2 dietro quel suono, cercandone, chiss\u00e0 dove, la provenienza. Si incammin\u00f2 su una stradina sterrata, stretta come quella dalla quale era venuta. Sui poggi laterali sbucavano dei rovi appena cresciuti dalla precedente potatura: la primavera si prospettava produttiva quell&#8217;anno. Il sentiero saliva di curva in curva fino a che, misteriosamente, si infilava nel folto di un bosco, proprio come una lingua dentro la bocca \u2013 stavolta quella di un dragone, perch\u00e9 i rami stecchiti richiamavano un po&#8217; dei denti aguzzi. Appresso alla sua bici, Laura camminava lentamente, quasi impaurita dalla penombra che i rami delle acacie proiettavano sul sentiero. Presto per\u00f2 cap\u00ec che, in quel luogo, non c&#8217;erano solo alberi e rovi. Una qualche presenza umana emergeva in tutta quella natura, ma senza violenza. In fondo al sentiero c&#8217;era un cancello verde e una macchina, verde pure lei. Intorno delle pietre alzate a m\u00f2 di muretto, giusto a mezza altezza. Nonostante ci fosse un cancello, la propriet\u00e0 era accessibile lateralmente, da un&#8217;altra strada che la percorreva sulla destra. Scrock. Il rumore si ripresent\u00f2, stavolta con pi\u00f9 fragore. Laura cap\u00ec che l&#8217;albero che cercava era dentro la propriet\u00e0. Insospettita e attratta da questo rumore, non stette a riflettere: in fondo, se buona parte del giardino non era stata recintata, ma anzi, adornata di percorsi sterrati che quasi invitavano ad entrare, non vedeva motivi per non farsi avanti. Male che andasse sarebbe scappata via. Entr\u00f2. Si ferm\u00f2 immediatamente. Non era una propriet\u00e0 qualsiasi: era un bosco, con piante bellissime e ben conservate. Di case, per il momento, non ne vedeva, gli alberi le ostacolavano la vista. Laura fu colpita subito dall&#8217;odore fortissimo di un arbusto accanto a lei: profumava di miele e il colorito viola chiaro dei suoi fiori richiamava molto quello della lavanda. Una bellissima farfalla, anch&#8217;essa richiamata dall&#8217;odore pastoso e intenso, si pos\u00f2 su uno stelo robusto. I fiori sembravano dei coni ricurvi e la farfalla, un fiocco legato ad essi. Uno spettacolo, pens\u00f2 Laura \u2013 anche a Piombino c&#8217;erano tante farfalle. Nostalgia di casa. Prosegu\u00ec incuriosita. Strofin\u00f2 la mano lungo le foglie sinuose di una graminacea spuntata da poco. Una ruvidit\u00e0 quasi tagliente da far ritrarre la mano, compensata per\u00f2 dall&#8217;albero accanto, le cui gemme rosse, se strofinate, richiamavano il velluto. Laura assapor\u00f2 sorpresa questo bombardamento di sensazioni. Una foglia secca si sgretolava lentamente sotto le sue scarpe, un&#8217;ape ronzava nei pressi vogliosa di nettare, l&#8217;odore forte dei grappoli del glicine l\u00ec accanto. Laura si scord\u00f2 dello zaino e della bicicletta, li lasci\u00f2 cadere per terra. Si sent\u00ec le spalle alleggerite e un lieve sorriso si apr\u00ec sul suo volto. Il sole sbucava felice anche lui dai rami degli alberi, e rifletteva il colore delle prime foglie sugli occhi di Laura. Sempre pi\u00f9 curiosa si ferm\u00f2 ad osservare le mille variet\u00e0 di piante che liberamente erano state posizionate lungo dei sentierini \u2013 d&#8217;erba stavolta \u2013 facilmente percorribili. Rose, ellebori e tulipani erano disseminati dappertutto. China ad odorare ogni fiore che le capitava per cercare di assaporarne il profumo, Laura percorse parecchi metri prima di imbattersi in una vecchia quercia. Laura si alz\u00f2, diede un occhiata in alto. Sembrava vecchia dalle dimensioni. Ma non aveva pi\u00f9 la bellezza di una volta: il suo tronco si era spezzato a met\u00e0 \u2013 ecco la causa del rumore \u2013 e ormai, stava per cadere. Mentre Laura stava guardando e toccando il tronco morto della quercia \u2013 ormai aveva preso il vizio in quel meraviglioso giardino \u2013, una pacata voce femminile la colp\u00ec di sorpresa: &#8221;Non puoi aiutarla.&#8221; &#8211; Laura si volt\u00f2 di scatto, &#8221;E&#8217; morta da parecchio tempo.&#8221;<\/p>\n<p>Laura comprensiva e pensosa rispose: &#8221;Come avrei potuto aiutarla? E&#8217; troppo grande per me.&#8221;<\/p>\n<p>La signora, gi\u00e0 di mezza et\u00e0, rise leggermente: &#8221;Lo \u00e8 per tutti, anche per me che sono vecchia.&#8221;<\/p>\n<p>Laura, pi\u00f9 incuriosita che impaurita, domand\u00f2: &#8221;Chi \u00e8 lei?&#8221;<\/p>\n<p>La signora aveva i capelli neri legati, e in quel momento indossava un vestito leggero di lino rosa, quasi tendente al rosso.<\/p>\n<p>-&#8221;La domanda pi\u00f9 giusta sarebbe chi sei tu? E perch\u00e9 sei venuta a trovarmi?&#8221;<\/p>\n<p>Imbarazzata Laura rispose: &#8221;Oh, mi scusi. Sono Laura ed ero a Valgiano, a quando ho sentito la sua quercia spezzarsi. Complimenti per il giardino, se \u00e8 suo. ? molto colorato e profumato.&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Grazie infinite&#8221; rispose la signora &#8221;Io sono Barbara e questa \u00e8 la mia casa. Sono felice che ti sia piaciuto il giardino: l&#8217;ho progettato e realizzato io. Se hai piacere te lo mostro volentieri. Hai voglia di fare due passi?&#8221;<\/p>\n<p>Continuarono a chiacchierare del il giardino per un bel po&#8217;, facendosi strada in mezzo alle piante, fra luce ed ombra, fra rami e foglie, fra profumi pi\u00f9 o meno intensi. Laura rimase molto colpita. Non colpita dal giardino, no \u2013 chiunque lo sarebbe stato \u2013 quanto dai mille stimoli visivi, uditivi, tattili che esso le proponeva. Ogni pianta era una scoperta: un fresco odore di menta, una foglia rugosa, un fiore abbandonato che non aspettava altro che essere dondolato, un frutto da assaggiare o un fruscio da sentire. Era da tanto che\u00a0 i suoi sensi non erano colpiti da qualcosa di cos\u00ec splendido e stimolante. Non avrebbe mai pensato che proprio le piante le potessero ridare forza: le venne in mente casa sua, Piombino. Mare, scogli e sabbia. Abbandonata alla natura, perfetta, potente, energizzante. Proprio come in quel momento, nel giardino di Barbara.<\/p>\n<p>-&#8221;Ehi, guarda!&#8221; esclam\u00f2 la saggia signora.<\/p>\n<p>Laura si gir\u00f2 e vide una siepe, immersa in altrettanto verde, quasi rotonda: &#8221; Cosa?&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Come cosa? Guarda!&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Non vedo niente.&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Guarda meglio. Hai visto?\u201d<\/p>\n<p>Avvicinandosi alla siepe, Laura vide una cosa che, ad occhio nudo, non aveva notato prima. C&#8217;era una ragnatela e, al centro, l&#8217;artista che l&#8217;aveva creata.<\/p>\n<p>Laura scosse la testa: &#8221;Certo, un ragno. Cos&#8217;ha di particolare?&#8221;<\/p>\n<p>Barbara le fece notare: &#8221;Lo vedi? Ha appena catturato un malcapitato grillo.&#8221;<\/p>\n<p>Laura: &#8221;Povero Grillo!&#8221;<\/p>\n<p>Barbara: &#8221;No! ? stato fortunato, invece. Nel giardino non esistono solo le piante: c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9! Molto di pi\u00f9! Il giardino \u00e8 un mondo: c&#8217;\u00e8 vita sotto le foglie, senti il rumore del vento, anche gli uccellini cantano. E se porgi l&#8217;orecchio all&#8217;aria sentirai le api che ronzano. Il giardino \u00e8 composto da tre elementi: le piante, gli ospiti e il giardino stesso, insieme dei due precedenti. Un buon giardino, \u00e8 quel delicato equilibrio fra le piante e i loro ospiti, insetti, rettili o mammiferi che siano.&#8221;<\/p>\n<p>Laura perplessa disse: &#8221;S\u00ec, fin qui c&#8217;ero, ma non ho ancora capito.&#8221;<\/p>\n<p>Barbara alz\u00f2 un rametto della siepe e scopr\u00ec meglio la ragnatela: il ragno aveva i piccoli. I ragnettini zampillavano rapidamente sugli invisibili fili di seta. Il grillo non era cibo per la madre, bens\u00ec per i piccoli.<\/p>\n<p>Barbara concluse: &#8221;Gli ospiti si aiutano gli uni con gli altri, come il grillo che, magari se fosse morto di vecchiaia, avrebbe arricchito il terreno. Saltando nella rete del ragno ha potuto contribuire alla crescita di decine e decine di piccoli ragnetti. Quando poi i ragnetti saranno grandi e moriranno, saranno a loro volta cibo per qualche animale pi\u00f9 grosso di loro. ? cos\u00ec che funziona il giardino, \u00e8 cos\u00ec che funziona la natura, ed \u00e8 cos\u00ec che dovrebbe funzionare il mondo, a mio avviso.&#8221;<\/p>\n<p>Laura ingenuamente domand\u00f2: &#8221;Un mondo in cui i pi\u00f9 forti sottomettono i pi\u00f9 deboli?&#8221;<\/p>\n<p>Barbara, sempre molto paziente, fece una risatina: &#8221;No no, nel giardino non c&#8217;\u00e8 imposizione. Il giardino \u00e8 democratico: c&#8217;\u00e8 cibo per tutti, vegetale e animale, e nessuno si approfitta delle risorse che ci sono.<\/p>\n<p>Laura quasi si commosse: &#8221;Perch\u00e9 anche gli uomini non sono cos\u00ec?&#8221;<\/p>\n<p>Barbara alz\u00f2 le spalle e continu\u00f2 a passeggiare: &#8221;L&#8217;uomo fa parte della natura ma ha sempre voluto prevaricare il suo simile. Anche gli animali lo fanno sai? Ma gli animali accettano il loro equilibrio, mentre gli uomini cercano sempre qualcosa di meglio, di pi\u00f9 &#8221;furbo&#8221;. L&#8217;uomo \u00e8 furbo. Il giardino \u00e8 corretto. Anzi, \u00e8 addirittura generoso. Come la quercia che gi\u00e0 da tanto era morta, guarda caso non \u00e8 crollata prima della primavera. Ha salvato gli iris che abitano sotto di lei, che temono il freddo e le piogge invernali. Questa \u00e8 generosit\u00e0. E nel frattempo io ho tutta l&#8217;estate per trapiantare gli iris in un altro posto.<\/p>\n<p>Laura cominci\u00f2 a sentire un profondo rispetto per quella donna, cos\u00ec saggia e cos\u00ec comprensiva.<\/p>\n<p>-&#8221;Barbara, promettimi che ci rivedremo.&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Senz&#8217;altro cara, senz&#8217;altro.&#8221;<\/p>\n<p>Laura era contenta, contenta di aver trovato, finalmente, un mondo a cui appartenere. Un giardino. Che vive, respira, cambia con le stagioni, ma che accetta sempre le sue condizioni. Che sa ascoltare, che sa parlare, che ti sa colpire con le sue qualit\u00e0, e che mai si approfitta di niente e di nessuno, ma che offre il massimo del suo potenziale, per il bene di tutti quelli che umilmente allungano la mano.<\/p>\n<p>-&#8221;Tieni&#8221; Barbara strapp\u00f2 un iris l\u00ec vicino e lo porse alla ragazza &#8211; &#8221;Prendi questo Iris: se lo pianti ora, fra poco attecchir\u00e0, e l&#8217;anno prossimo i tuoi sforzi saranno premiati con un bellissimo fiore viola.&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;E il suo giardino?&#8221; si preoccup\u00f2 Laura<\/p>\n<p>-&#8221;Oh, io ne ho tanti di iris, credimi, sono quasi invasa. Prendilo, ti offro un vaso io, se vuoi. Una o due innaffiate subito dopo il trapianto, poi siccit\u00e0 estrema: gli iris temono l&#8217;umido.&#8221;<\/p>\n<p>-&#8221;Laura con un cenno del capo ringrazi\u00f2 Barbara che, felice, gli don\u00f2 l&#8217;iris.<\/p>\n<p>Laura torn\u00f2 a casa, salutando Barbara con una calda promessa di ritornare. La sua bici e il suo zaino erano sempre l\u00ec, all&#8217;ingresso del giardino. Erano pi\u00f9 leggeri entrambi: forse con il sole l&#8217;acqua si era asciugata? O forse Laura era tornata a Piombino? Pedal\u00f2 di buona lena verso casa \u2013 tutto in discesa \u2013 con l&#8217;iris ciondolante dal manubrio della bici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era passato quasi un anno da quell&#8217;incontro con Barbara. Si erano riviste per tutta l&#8217;estate. Laura era sul suo terrazzo indaffarata a annaffiare le sue piante: ora aveva una vasta collezione. Da quel giorno aveva cominciato a comprare piante di ogni genere e, grazie anche all&#8217;aiuto di Barbara, la sua terrazza quasi sembrava una giungla. Aveva imparato tanto da quel giorno, e aveva deciso di creare un mondo tutto suo, a disposizione di tutti quelli che avrebbero voluto visitarlo.<\/p>\n<p>Non sarebbe mai stato come quello di Barbara, ma sempre un piccolo mondo era: qualche farfalla viaggiatrice si posava sulle sue margherite; delle formiche avevano fatto il nido ai piedi dell&#8217;albero sulla circonvallazione, quello la cui chioma raggiungeva proprio la terrazza di Laura, un nido i cui abitanti erano spesso attratti dalle fragole di Laura. Ogni tanto le formiche prendevano mezza fragola, lasciando l&#8217;altra met\u00e0 alle lumache autunnali, affamate e voraci. Erano le quattro, Laura stava annaffiando le sue orchidee, l&#8217;annaffiatoio punt\u00f2 il becco su un vaso. Non un vaso qualunque, il primo, quello con l&#8217;iris. Il bulbo si era dato da fare per tutta l&#8217;estate, producendo ben sei iris figli. Con gioia Laura vide le foglie piatte e rigogliose accarezzate dal delicato vento primaverile. Ma non solo le foglie incuriosirono la ragazza: dal primo iris stava nascendo un nuovo fiore.<\/p>\n<p>Laura sorrise fiera e vittoriosa e aspett\u00f2 pazientemente l&#8217;arrivo del nuovo ospite.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9632\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9632\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo (fuori concorso)\u00a0il racconto di Tommaso Lencioni,\u00a0vincitore della sezione racconti della prima edizione del concorso\u00a0 &#8220;Il Condominio dell&#8217;arte&#8221;. Il tema\u00a0indicato: &#8220;Il mondo che vorrei&#8221;. &nbsp; GIARDINO\u00a0 di Tommaso Lencioni &nbsp; Effettivamente non \u00e8 stata una bella giornata. Si capiva gi\u00e0 dal mattino: i nuvoloni che incombevano in lontananza non erano certo segno di bel tempo. 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