{"id":9445,"date":"2012-05-14T21:49:58","date_gmt":"2012-05-14T20:49:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9445"},"modified":"2012-05-14T21:49:58","modified_gmt":"2012-05-14T20:49:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-uomini-senza-guerra-di-marco-cappuccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9445","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Uomini senza guerra&#8221; di Marco Cappuccini"},"content":{"rendered":"<p>Rimaniamo per qualche secondo immobili, in attesa del via libera. Un uomo dal casco blu \u00e8 appiattito sul fianco di un carro blindato e quando i cingoli del veicolo frantumano il marciapiedi, vedo distintamente i suoi occhi.<\/p>\n<p>Cupi e vuoti, smascherano l\u2019impossibilit\u00e0 di dar sfogo alla stanchezza, quell\u2019uomo preferirebbe sparire sotto quel casco. Ci urla di muoverci e di tenere la testa bassa, lo urla solo a noi perch\u00e9 gli altri sanno benissimo che cosa fare, lo hanno fatto altre volte, lo fanno pi\u00f9 volte al giorno, ogni giorno, da molti mesi. Mi schiaccio contro l\u2019acciaio del blindato e lo sento partire con piccoli scatti. Argina l\u2019inferno. Sempre che lo si possa fare. Io non sono di l\u00ec. Io non c\u2019entro niente con tutto quel male, tutto quell\u2019odio, quella pazzia. Inizio a contare i passi. Quando attraversi una strada non pensi a quanto sia larga la carreggiata. Dietro quel blindato io sto contando i passi, guardando avidamente il muro dietro cui mi nasconder\u00f2. Il casco blu mi fa cenno di andare, mentre una donna curva sgattaiola rasente al muro con in mano una busta di plastica da cui esce un ciuffo d\u2019insalata. \u00c8 andata a fare la spesa. Insalata col rischio di morire, col rischio di una pallottola che ti trapassa il cranio lasciandoti carne morta sull\u2019asfalto. Ancora di pi\u00f9 capisco di non essere di l\u00ec. Nella mia casa, col mio giardino ed il mio cane, l\u2019insalata diventa trascurabile, dopo mesi di assedio continuo non lo \u00e8 pi\u00f9. Con la vergogna di quel pensiero percorro il tratto che mi separa dal muro, poggio le spalle sentendo l\u2019umido dell\u2019intonaco e chiudo gli occhi per un attimo. La mia collega mi strattona facendo segno di andare. La macchina fotografica mi brucia tra le mani, cerco con l\u2019obiettivo i piedi della signora di prima e trovo la ferita aperta di un palazzo dietro cui qualcosa si muove. Vita quotidiana dentro la guerra, qualche scatto e vado avanti. Percorro pochi passi e una deflagrazione pi\u00f9 forte delle altre mi blocca le gambe. C\u2019\u00e8 un attimo irreale subito dopo lo scoppio di un ordigno, un secondo in cui tutto sembra fermarsi per darti modo di guardare se hai ancora tutti gli arti, se anche questa volta il problema riguarda qualcun altro. L\u2019orologio riparte e si sentono le urla, gli strepitii, le grida sovrumane dei colpiti che solo adesso sentono il dolore lancinante, i fiotti di sangue colorargli gli indumenti e l\u2019asfalto che li sostiene. Ci siamo. Questa volta siamo a due passi. L\u2019artigliere ha centrato una via trafficata. Tutto \u00e8 diverso da quella che ci hanno spacciato per realt\u00e0. Non ci sono uomini che prendono la mira, da queste colline bombardano a caso, senza criterio, con il solo obiettivo di uccidere e creare panico. Vedo la mia collega assottigliarsi contro il muro di cinta di un giardino. Ci hanno fatto una piccola formazione prima di venire qui, ci hanno detto che le bombe che piovono dal cielo hanno solitamente intervalli regolari, dopo ogni esplosione \u00e8 necessario attendere del tempo prima di accorrere, potrebbe essere una sequenza. Io non riesco a contare il tempo, io non riesco a pensare, se non fosse un movimento incondizionato smetterei di respirare. La mia collega sta guardando l\u2019orologio mentre tutta la citt\u00e0 sembra piangere simultaneamente e poi quelle grida che spaccano il cervello e ti straziano, ti devastano, vorresti non sentirle ma dopo ogni attimo crescono e diventano sempre pi\u00f9 feroci, unendosi ad altre ed altre ancora. Vomito. Rovescio a terra bile, succhi gastrici. Mi sento prendere per la giacca. E\u2019 lei. Mi pulisco le labbra mentre lo stomaco brucia e la bocca mi restituisce il sapore intenso della paura e della disperazione. Una piccola corsa e davanti ai miei occhi appare un girone dantesco. A pochi metri un uomo ne sta trascinando un altro a cui manca una gamba. Non \u00e8 come nei film, in cui l\u2019arto parte di netto e l\u2019uomo bestemmia e chiede perch\u00e9. L\u2019uomo urla con quanta voce ha in corpo. Non c\u2019\u00e8 armonia nel tono della sua voce, non ci sono parole distinguibili nei primi minuti, raggiunge picchi di incredibile intensit\u00e0. La gamba non \u00e8 staccata dal corpo, non \u00e8 qualcosa ormai fuori di lui, ci sono brandelli che la legano alla coscia, muscoli intrisi di sangue, pezzi di ossa che sfregano per terra. Il rosso del sangue schizza pompato dall\u2019adrenalina, dal dolore, da un cuore che moltiplica i propri battiti. Porto la macchina all\u2019occhio e premo ripetutamente prendendo tutto, fermando tutto, senza pensare a quello che sto prendendo, a quello che sto fermando. Riabbasso l\u2019obiettivo e capisco ancora, per l\u2019ennesima volta, di non essere di l\u00ec, capisco di non avere neanche gli istinti in comune con questa gente. Vedo uomini che tamponano feriti e trascinano al riparo carcasse in fin di vita quando io sento di non essere in grado di soffiarmi il naso. Sono uomini e donne.\u00a0 Se lo sono loro come posso esserlo io. La mia collega filma con una piccola telecamera un bambino che piange poggiato su un pezzo di carne di un banco di macelleria. La madre immagino sia riuscita a lasciarlo l\u00ec mentre una scheggia di ferro di chiss\u00e0 quanti centimetri le trapassava un\u2019anca costringendola a terra, ai piedi di una colonna. Mi volto verso la strada per ottenere una tregua dal sangue, dal terrore, dalla disperazione e vedo un auto passarmi davanti al massimo della velocit\u00e0. \u00c8 l\u2019unico modo di attraversare la citt\u00e0. Si sentono in sequenza i colpi dei cecchini che sembrano rispondersi a distanza di pochi secondi, ormai ascoltando i boati riesco a capire a quale altezza del viale la vettura \u00e8 giunta. Pu\u00f2 servire. Mi rendo conto di aver appreso qualcosa che pu\u00f2 servire. Che solo qui pu\u00f2 servire e solo adesso pu\u00f2 servire. Arrivano barelle improvvisate e il piccolo slargo diventa un formicaio impazzito e frenetico, pullulante di uomini e donne che strillano, si muovono, fanno cose. Una voce chiama il mio nome ma rimango inebetito, ora sento distintamente anche il nome della mia collega e voltandomi vedo un uomo dalla faccia conosciuta che mi intima di seguirlo. La mia collega mi passa davanti e inizio a correre seguendoli, con la voglia di andare lontano, con la voglia di pensare a qualcosa di futile, con la voglia di correre solo per correre. Arriviamo in un piccolo parcheggio, qui tutto \u00e8 pi\u00f9 calmo, nessuno parla. C\u2019\u00e8 un blindato dei caschi blu, un fotografo sta controllando del materiale seduto su un marciapiede, l\u2019aria \u00e8 immobile, il cielo \u00e8 bianco, denso, un militare sta parlando ad una radiolina in una lingua difficile da comprendere, forse olandese. Saliamo in macchina e ho ancora voglia di vomitare. Ho il respiro affannato, le gambe mi bruciano, mi sento come sotto anestesia, vedo le mani tremanti sostenere la macchina fotografica ed ho voglia di piangere, lo farei a dirotto, lo farei anche adesso se non avessi accanto lei e continuo a sentire quelle grida, a vedere quei volti storpiati dal dolore, a sentire le bombe che piovono su questa citt\u00e0 ormai fantasma. Ci sono palazzi sventrati, senza facciata, in cui famiglie continuano a vivere, in cui uomini e donne mangiano, si muovono, dormono sull\u2019orlo del baratro, magari al quarto o quinto piano, ormai insensibili allo sguardo dei passanti, alla merc\u00e9 dei divertimenti d\u2019un cecchino. Tre giorni fa hanno ritrovato una ragazza su un marciapiedi, i suoi familiari non la vedevano da mesi. \u00c8 incinta. \u00c8 stata stuprata tutti i giorni per quaranta giorni da una banda di venti uomini. L\u2019hanno chiamata cagna musulmana accampando neanche troppo convinte argomentazioni per giustificare i loro gesti. Non riesce a dormire per pi\u00f9 di un paio d\u2019ore consecutivamente e il suo unico pensiero \u00e8 liberarsi la pancia da quell\u2019essere che, sebbene senza colpa, rappresenta il male assoluto.<\/p>\n<p>Arriviamo al nostro albergo e senza pensare mi spoglio. Sento la necessit\u00e0 di liberarmi d\u2019ogni cosa, ho bisogno di sentire il mio corpo libero. La stanza \u00e8 fredda, rimango nudo, accovacciato sul letto fisso i miei vestiti per terra, sormontati dalla macchina fotografica. Il freddo pungente mi fa tremare ma non voglio, non posso muovere un muscolo, ho bisogno di quella realt\u00e0 che solo la natura riesce a dare attraverso il freddo, il caldo, il dolore. Il mio viso \u00e8 rigato da una lacrima, la sento che si insinua tra il naso e la ganascia, corteggia il labbro per morire all\u2019angolo della bocca. Non dobbiamo accertare ogni verit\u00e0. Alcune le devi supporre, altre puoi intuirle, ce ne sono alcune che devi combattere e respingere con tutte le forze e quando arriver\u00e0 il momento in cui saranno l\u00ec di fronte ai tuoi occhi in tutta la loro sbalorditiva e abbagliante chiarezza, anche allora dovrai fare di tutto per rifiutarne una parte, fosse solo per continuare a vivere, fosse solo per concederti un\u2019esistenza felice. Ho visto la crudezza della morte e sentito l\u2019orribile grido della sofferenza. Ho conosciuto l\u2019irripetibile violenza del tradimento, ho visto il buio ineliminabile di chi ha perso la dignit\u00e0 per sempre, ho avuto la certezza degli omicidi, delle delazioni, degli eccidi, degli stupri, delle mutilazioni e ora che sono qui, nudo sul letto, comprendo la natura della verit\u00e0 che non posso accettare. Guardo fuori dalla finestra, vedo dei monti, ma non sono quelli del Kazakistan, l\u00ec fuori non c\u2019\u00e8 il deserto dei Gobi o quello della Tanzania. Il verde di quegli alberi non \u00e8 quello irraggiungibile delle foreste tropicali e le gocce d\u2019acqua che si infrangono leggere su questi vetri non sono portate dai monsoni. Quei monti sono i miei monti, quel verde \u00e8 il mio verde, quella pioggia \u00e8 la stessa che mi bagna nelle mattine d\u2019autunno mentre faccio footing. Sono a 450 chilometri dall\u2019Italia, tra un romano e un milanese la distanza \u00e8 maggiore. Questo non riesco ad accettarlo, non posso farlo diventare verit\u00e0. Facendolo considererei un\u2019eventualit\u00e0 che la mia mente non pu\u00f2 concepire. Il mostro deve essere diverso da me.<\/p>\n<p>Appena riprendo un minimo di freddezza capisco che la frase che mi ripeto continuamente, io non sono di l\u00ec, \u00e8 sbagliata. Dovrei dire io non ho vissuto la guerra, io sono un uomo senza guerra. Io non devo sapere che i pezzi dei cadaveri senza nome non possono essere messi nei cassonetti perch\u00e9 si rischia che i cani li disperdano per la citt\u00e0, io non devo sapere che un uomo in mezzo alla strada con un foro in una gamba non deve essere aiutato perch\u00e9 oramai i cecchini lo usano come esca, io non devo sapere che \u00e8 necessario guardarsi dai vecchi amici perch\u00e9 sono quelli che conoscono le tue origini. Io sono un uomo senza guerra. Un uomo che pu\u00f2 ritornare a ogni ricordo senza impallidire, che usa gli psicofarmaci per un po\u2019 di stress, che bestemmia perch\u00e9 gli hanno rigato la macchina e mangia ci\u00f2 che ha voglia quando ha voglia. Sono un uomo senza guerra perch\u00e9 decido dove vivere perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 requisirmi ci\u00f2 che ho comprato col sudore, sono un uomo senza guerra perch\u00e9 quando saluto mia madre o mia sorella non devo preoccuparmi o maledirmi per averle lasciate sole.<\/p>\n<p>Le mie mani cancellano la scia di sale sul volto per scivolare sui fossi oculari concedendomi il buio. Inizio a strofinarle sul viso con sempre maggior forza, con l\u2019urgenza di chi ha bisogno di sentirsi vivo e reale, imprimere e nello stesso tempo cancellare, imprimere e nello stesso tempo cancellare. Inizio a sentir dolore senza riuscire a fermarmi, sento il naso piegarsi e non ho tregua, la barba graffiarmi e non ho tregua, vorrei urlare, vorrei cavarmi gli occhi colpevoli d\u2019aver visto, torturare la bocca capace di riferire, strappare via la pelle per non assomigliare ad un uomo. Poi il respiro si blocca, la gola vibra e sobbalza, le mani si bloccano e inizio a piangere, un pianto infinito, una richiesta d\u2019aiuto, la ricerca di una redenzione per i peccati commessi e per quelli solo immaginati, una giaculatoria indecifrabile che mi sfinisce.<\/p>\n<p>Sono tornato a casa poco dopo, a quattrocentocinquanta chilometri da l\u00ec per l\u2019appunto. Ho ritrovato la mia casa, il mio giardino, il mio cane. Ho smesso di fare footing, corro solo se necessario. Non sono pi\u00f9 tornato in Jugoslavia e da quei giorni ne ho parlato e sentito parlare poco. Tempo fa ho letto distrattamente di un meccanismo cerebrale studiato da Freud chiamato rimozione. Tale meccanismo permette alla gente di eliminare i ricordi pi\u00f9 duri, i pensieri pi\u00f9 raccapriccianti, quelli che non permetterebbero di sopravvivere. Forse siamo tutti nati per essere uomini senza guerra.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9445\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9445\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimaniamo per qualche secondo immobili, in attesa del via libera. 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