{"id":9346,"date":"2012-05-08T22:22:59","date_gmt":"2012-05-08T21:22:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9346"},"modified":"2012-05-08T22:22:59","modified_gmt":"2012-05-08T21:22:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-al-bivio-di-maria-teresa-landi-e-luciana-tola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9346","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Al bivio&#8221; di Maria Teresa Landi e Luciana Tola"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ore 4 : 45<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avete presente quelle valigie di grossa tela scura con gli angoli\u00a0 rinforzati in cuoio? Oggi non si vedono quasi pi\u00f9, soppiantate da borsoni e troller di svariata foggia e colore, ma allora s\u00ec, se ne vedevano tante, pesantissime e ingombranti. Dopo quelle di cartone legate da un grosso spago, erano le tipiche valigie dei viaggiatori di seconda classe, come i meridionali che dal profondo sud\u00a0 risalivano dopo le feste, portandosi dietro ogni ben di Dio, dai tarallucci alla pastiera fino ai salamini e alle forme di pecorino tanto pi\u00f9 saporito quanto pi\u00f9 puzzolente. Tornavano al nord, al lavoro, con le buone cose del paesello natio, sapori e profumi di casa, per affogare a tavola un po\u2019 di nostalgia. Mi davano noia, lo confesso, cos\u00ec pigiati nei vagoni dei treni a lunga percorrenza come il mio, il diretto Genova \u2013 Torino.<\/p>\n<p>Quella mattina di trent\u2019anni fa lo aspettavo appunto sotto la pensilina della stazione di Viareggio, tipico esempio dell\u2019era fascista, solida, squadrata, deserta nel buio di una cruda alba invernale. Battevo i piedi in terra per scaldarli e avevo un diavolo per capello. Bella forza: alle cinque del mattino, col sonno che appesantisce gli occhi e il freddo umido che ti penetra nelle ossa\u2026 Mi stringevo addosso il pesante shearling maledicendo in cuor mio le ferrovie italiane dove il ritardo \u00e8 la regola. Insomma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ore 5<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Voce metallica dell\u2019altoparlante: \u201cE\u2019 in arrivo sul terzo binario\u2026\u201d Il treno aggredisce la stazione; sferragliare di rotaie, sbuffate e cigolii. Salto su finalmente col giornale del giorno prima sotto il braccio da leggere durante il tragitto.<\/p>\n<p>Avanzo lungo il corridoio traballante, mentre il treno si rimette in moto. Ecco la seconda classe: scompartimenti dalle porte rigorosamente chiuse, tende spesse ben tirate per occultarne l\u2019interno, segno che gli occupanti non vogliono essere disturbati. Vengono da lontano, ore e ore di viaggio\u2026 Hanno mangiato, abbandonando migliaia di briciole in ogni dove, poi si sono tolti le scarpe lasciandosi andare al sonno, ammassati l\u2019uno contro l\u2019altro, incuranti del puzzo che sfugge dai calzini. Puah, che tanfo! Non ce la faccio proprio a invadere quell\u2019intimit\u00e0 faticosa e respirare l\u2019aria viziata che stagna l\u00e0 dentro. Vado avanti. Porta aperta, finalmente, un posto libero vicino al finestrino, che fortuna! Mi faccio largo tra le gambe degli altri viaggiatori, raggiungo il mio posto, cerco uno spazio sulla reticella per il giaccone, ci rinuncio, mi siedo: di meglio non si pu\u00f2. Mi guardo intorno. Una famigliola davanti a me: madre pettoruta con in braccio una bimbetta addormentata e i piedi gonfi fuori dalle scarpe; padre baffuto, molto siculo, che dardeggia sguardi a destra e a manca, con chi ce l\u2019ha non so, perch\u00e9 il figlio pi\u00f9 grande gioca zitto e buono con le figurine dei calciatori che tira fuori dalle bustine e incolla coscienziosamente sull\u2019album che tiene sulle ginocchia. Alla mia destra un giovanotto magro e occhialuto immerso nella lettura. Nell\u2019angolo vicino alla porta un tizio addormentato. Tutti zitti, perfetto. Mi rilasso, abbandonandomi al dondolio delle rotaie che macinano chilometri con una cantilena monotona in sottofondo: tutum, tutum\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ore 6<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stridio di freni. Apro gli occhi, stupita di quanto sia labile e misterioso il confine tra veglia e sogno, quando, passato lo smarrimento totale, si torna restii alla realt\u00e0 del mondo. Una stazione dietro l\u2019altra, lo scompartimento si sta svuotando. L\u2019occhialuto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e la famigliola raccoglie armi e bagagli. \u201cLa Spezia, stazione di La Spezia!!\u201d Sono arrivati, beati loro! Provo un vago disagio all\u2019idea di rimanere sola con quello sconosciuto appiccicato alla porta, ma pazienza. Il sonno se n\u2019\u00e8 andato e la luce del mattino irrompe nell\u2019abitacolo, rimandando i contorni nitidi di un paesaggio mordi e fuggi. Tra una galleria e l\u2019altra s\u2019intravede l\u2019azzurro lucente e tranquillo del mare, che meraviglia! Resterei incollata ai vetri fino a Genova. Mi concentro sul lavoro che mi aspetta laggi\u00f9, ma qualcosa m\u2019infastidisce: proprio sulla mia testa \u00e8 piazzata una valigia di tela scura con gli angoli di cuoio, piuttosto grande, che sporge dalla reticella. Me la sento incombere sul capo, sensazione di disagio irrazionale, ma tant\u2019\u00e8. Infastidita, sfoglio il quotidiano: politica interna, estera, le solite baruffe tra politici, crisi economica tanto per cambiare, sport per carit\u00e0, cronaca locale. Mi colpisce la foto di un uomo a fianco di un articolo di nera: la moglie sparita, il marito volatilizzato, sangue dappertutto nella casa, una villetta alla periferia di Viareggio. Un litigio furibondo con tanto di urla, richieste di aiuto e infine silenzio. Ai poliziotti chiamati sul posto, i vicini di casa hanno riferito di aver visto l\u2019uomo allontanarsi \u2018in tutta fretta\u2019con una valigia all\u2019apparenza pesante, grossa, di tela con gli angoli rinforzati in cuoio. Curioso, proprio come quella sulla mia testa. Ce ne sono chiss\u00e0 quante uguali, che vuol dire? Niente, per\u00f2 il tarlo del sospetto comincia a lavorare. E lei? Tagliata a pezzi, pare, poi infilata in valigia. Macabro! L\u2019auto \u00e8 rimasta parcheggiata sotto casa; l\u2019assassino pu\u00f2 aver lasciato la citt\u00e0 in autobus o magari in treno.<\/p>\n<p>L\u2019occhio mi corre al compagno di viaggio che nel frattempo ha cambiato posizione, scoprendo il viso. Un brivido\u2026 somiglia in modo impressionante al tizio della foto! Certo l\u2019immagine \u00e8 sgranata, ma gli zigomi sporgenti, i capelli lunghi sul collo, la pelata davanti potrebbero essere i suoi\u2026 Non \u00e8 detto per\u00f2. E se fosse, che potrei fare? Affrontarlo, cos\u00ec su due piedi? Fossi matta! Avrei voglia di urlare\u2026, ma \u00e8 un attimo: mi sento stupida, che vado a pensare? Mi nascondo dietro il giornale. Fuori dal finestrino mare e montagne corrono via, risucchiati nel vento. Tutum, tutum\u2026 Genova si avvicina e quasi quasi mi rilasso, ma succede qualcosa e risiamo daccapo o peggio. Dalla valigia una goccia nerastra cola sulla spalla destra dello shearling. La tocco, \u00e8 appiccicosa: sangue, non c\u2019\u00e8 dubbio! Realizzo: \u00e8 lui, sono sola con l\u2019assassino! Nebbia che offusca il cervello, gelida, inesorabile. Chiudo gli occhi, respiro profondo. Niente, non devo fare niente, non deve capire&#8230; Uscir\u00f2 con la scusa della toilette, avvertir\u00f2 il controllore\u2026 Calma, devo stare calma.\u00a0 Non ci riesco mica tanto, invece: mi sposto appena per evitare altre gocce, guardo in su, lui se ne accorge, si agita, borbotta qualcosa di carne scongelata, regali, che diavolo ne so! Tira fuori dalla tasca un fazzoletto, si alza, mi si avvicina\u2026 schizzo su come una molla. Mi guarda: oddio, ha capito tutto, sa che io so\u2026 Paura allo stato puro, una lama nel petto. \u201cScusi tanto, non volevo, si \u00e8 macchiato il cappotto\u2026\u201d \u201cNon fa nulla, non si preoccupi,\u201d farfuglio, il cervello in fiamme per trovare una via di fuga. \u201cVado in bagno, forse lavandola subito la macchia andr\u00e0 via\u2026\u201d Non ci credo, ma \u00e8 lo stesso, voglio solo uscire di qui. Lui rimane fermo a guardarmi, come valutando il da farsi. Sento che \u00e8 arrivata la mia ora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ore 7<\/p>\n<p>Potrebbe finire cos\u00ec\u2026<\/p>\n<p>Stazione di Sestri Levante. \u201cBiglietto, prego!\u201d L\u2019assassino mostra il suo, poi afferra svelto la valigia ed esce. Scende di corsa, inciampa, la valigia piomba a terra, si apre e involucri di cellophane sanguinolenti si spargono intorno. Orrore, la testa! \u201cSignorina\u2026\u201d insiste il controllore. Lo guardo imbambolata, distolta di\u00a0 colpo da quella specie di sogno capovolto e obbedisco come un automa. Il treno si avvia lentamente, ma sulla banchina non vedo pi\u00f9 traccia dell\u2019uomo, n\u00e9 della sua valigia: che discorso \u00e8? Non pu\u00f2 essere un sogno, ho la prova qui, sulla mia spalla\u2026 Controllo, ma il sorriso di sfida muore all\u2019istante in una smorfia d\u2019incredulit\u00e0: anche la macchia non esiste, sparita nel nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2026 oppure cos\u00ec\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guadagno l\u2019uscita cercando di darmi un contegno e appena fuori parto velocissima a caccia del controllore. Corro, apro e chiudo porte scorrevoli tra un vagone e l\u2019altro. Mi guardo indietro: che mi stia seguendo? Sono all\u2019ultima carrozza, ma del controllore neanche l\u2019ombra: come i vigili, che quando li vuoi non ci sono mai. Riparto in senso inverso sotto lo sguardo meravigliato dei viaggiatori: dove corre questa matta? Ma il treno rallenta, imbocca la stazione di Sestri Levante, si ferma. Troppo tardi!\u00a0 Il tizio col valigione si appresta a scendere. Apre il portello, mette un piede sul primo gradino, inciampa, tenta di afferrarsi alla maniglia, cade. La valigia precipita a terra con un gran botto, si apre, sparpaglia\u00a0 il contenuto sulla pensilina: i miseri resti di un coniglio, un capretto, bestie varie schizzano di sangue una signora che si accinge a salire e comincia a strepitare\u2026 Incredula, scoppio a ridere e rido, rido, senza riuscire a fermarmi, mentre l\u2019assassino un po\u2019 ammaccato si rialza guardandosi intorno sconsolato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che finale preferisci, lettore? La vita \u00e8 tutto un bivio e non sempre si pu\u00f2 scegliere. Qui s\u00ec, approfittane!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9346\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9346\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ore 4 : 45 &nbsp; Avete presente quelle valigie di grossa tela scura con gli angoli\u00a0 rinforzati in cuoio? 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