{"id":9295,"date":"2012-05-05T16:18:06","date_gmt":"2012-05-05T15:18:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9295"},"modified":"2012-05-05T16:18:06","modified_gmt":"2012-05-05T15:18:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-thomas-di-damiano-battistoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9295","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Thomas&#8221; di Damiano Battistoni"},"content":{"rendered":"<p>Era la primavera del \u201844. Mentre le armate tedesche gradualmente si ritiravano dall\u2019Italia centrale verso il nord, i partigiani ancora combattevano sulle montagne.<\/p>\n<p>Giuseppe, che viveva in una piccola frazione di Castelnuovo Garfagnana, comune della provincia di Lucca, era fuori della porta di casa seduto su una sedia a dondolo non pi\u00f9 abile a tal scopo. Davanti a lui una gallina, l\u2019unica, zampettava veloce. Non avendo di che fumare si accontentava di tenere in bocca la sua vecchia e amata pipa, scarica. Sua moglie Ersilia era andata a lavare i panni al torrente. Giuseppe si trastullava sulla sedia che scricchiolava sinistramente. Seguiva il volo degli uccelli che sfrecciavano sopra la sua testa. Quel giorno c\u2019era un silenzio tale che ne sentiva le ali mentre in volo tagliavano l\u2019aria. Con una punta d\u2019invidia pensava al loro impegno per i nuovi nati. Sebbene Giuseppe ed Ersilia fossero sposati da diversi anni, ancora non avevano figli. Mai come in quel giorno, in cui tutto il creato gli appariva in un\u2019esplosione di colori e orgogliosa e pulsante nuova vita, sentiva quella ferita cos\u00ec aperta. Soprattutto in un momento in cui la guerra pareva volgere al termine, e c\u2019era chi, come Giuseppe, nonostante tutto riusciva a guardare al futuro con rinnovato vigore. Un rumore, simile a una nenia, richiam\u00f2 la sua attenzione. Fin dalla nascita aveva sofferto di una forte miopia, questo s\u00ec, ma l\u2019udito era sempre stato ottimo. Ben presto quel continuo lamento s\u2019insinu\u00f2 dentro la sua testa come un tarlo. Riposta la pipa in tasca dei pantaloni, sistemati gli spessi occhiali, si alz\u00f2 e s\u2019incammin\u00f2. Dietro casa, a pochi passi, c\u2019era una collina. Da lass\u00f9 giungeva il lamento. Per nulla intimorito, nonostante i tempi che correvano, Giuseppe cominci\u00f2 ad arrampicarsi su per il pendio. A fatica si fece largo fra la vegetazione inciampando pi\u00f9 volte. Giunto nei pressi da dove pareva scaturire il lamento grid\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 qualcuno l\u00e0?\u201d, ma non ebbe risposta.<\/p>\n<p>Il lamento continuava. Ansimando si spinse oltre, fino a sfociare in un\u2019ampia strada. Di fronte a s\u00e9, su un lato in uno spiazzo a ridosso della collina che continuava a salire, vide un fortino in cemento armato: un bunker, dalla cui feritoia spuntava, rivolta verso l\u2019alto, quella che a stento Giuseppe focalizz\u00f2 come una mitragliatrice. Adesso era certo: il lamento proveniva da l\u00ec dentro e si trattava di un pianto.<\/p>\n<p>\u201cOccorre aiuto?\u201d, grid\u00f2 ancora Giuseppe: era opportuno annunciarsi.<\/p>\n<p>Ancora nessuna risposta. Il pianto non accennava a smettere. L\u00ec per l\u00ec rimase fermo, indeciso sul da farsi. Infine, a piccoli passi, tossendo, si port\u00f2 sull\u2019ingresso del fortino. Guardingo, si affacci\u00f2 dentro e vide un milite tedesco che stava piangendo. In mano stringeva un foglio, di certo una lettera, pens\u00f2. Giuseppe rimase talmente impressionato da quella scena inaspettata che rivide di colpo l\u2019intera stirpe germanica sotto una nuova luce. Ancor pi\u00f9 lo emozion\u00f2, dopo che cautamente si era avvicinato al soldato, rendersi conto di trovarsi di fronte a un ragazzo o poco pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u201cPosso esserti d\u2019aiuto\u201d, chiese Giuseppe scandendo a fatica le parole e sperando d\u2019esser capito.<\/p>\n<p>\u201cTu, iutare? \u2026Nein\u201d, fu la risposta data in tono ironico dal ragazzo che dimostr\u00f2 cos\u00ec d\u2019intendere l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Giuseppe, che temeva una reazione peggiore, tir\u00f2 un filo di sollievo e si pose seduto vicino al ragazzo che intanto continuava a disperarsi. Poi, si chiese se non fosse stato meglio andarsene. Restare era rischioso: se fosse arrivato qualche altro soldato? Ma gli venne spontaneo insistere e scandendo bene le parole gli domand\u00f2 se davvero non avesse potuto fare qualcosa per lui.<\/p>\n<p>\u201cPotere tu fare tornare me casa, taliano?\u201d, gli rispose con stizza il tedesco mentre, verso Giuseppe, brandiva la lettera. \u201cMia donna spettare bambino. Io spettare bambino. Capire taliano?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai paura di non poterlo vedere, vero?\u201d, aveva compreso il timore del giovane. Infatti, detto ci\u00f2, il ragazzo riprese a piangere con maggior sconforto.<\/p>\n<p>\u201cDonna mia no padre, no madre. Donna mia sola. Io solo. Capire tu taliano?\u201d<\/p>\n<p>Ma Giuseppe, timoroso di non aver capito bene, prefer\u00ec chiedere ancora:<\/p>\n<p>\u201cHai paura di morire e di lasciare soli tutti e due, vero?\u201d<\/p>\n<p>\u201cJa\u201d, e di nuovo si lasciava prendere dallo sconforto.<\/p>\n<p>\u201cQuindi, vorresti salvare la pelle, magari tornare a casa?\u201d, chiese non potendo fare a meno di deglutire. Vuoi vedere che questo ora mi spara\u2026 pens\u00f2 Giuseppe.<\/p>\n<p>\u201cSalvare pelle\u2026?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVoglio dire che hai paura di morire, di lasciare soli la tua donna e tuo figlio, vero?\u201d<\/p>\n<p>\u201cJa!\u201d, fu la secca risposta del ragazzo prima che riprendesse a lamentarsi.<\/p>\n<p>Giuseppe per un attimo si fece pensieroso. Estrasse la sua vecchia e amata pipa e se la port\u00f2 alla bocca. Poi la pos\u00f2 a terra, si alz\u00f2, sbirci\u00f2 attraverso la feritoia e usc\u00ec dal fortino. Dopo qualche minuto torn\u00f2 dentro e si avvicin\u00f2 al ragazzo.<\/p>\n<p>\u201cAscoltami\u201d, disse usando il tono pi\u00f9 autoritario che poteva. \u201cVuoi davvero tornare a casa sano e salvo? Bene! Mi voglio fidare di te. Per\u00f2 anche tu devi fidarti di me. Capisci quello che dico? Bene. Non ho intenzione di ripetere quello che sto per dirti, quindi stai attento\u201d<\/p>\n<p>\u201cJa\u201d, rispose ancora il tedesco che da quel momento non distolse pi\u00f9 gli occhi dalle labbra di Giuseppe.<\/p>\n<p>\u201cStanotte, a mezzanotte in punto\u201d, e per farsi capire bene indic\u00f2 l\u2019ora sull\u2019orologio del ragazzo che con la testa assent\u00ec in segno d\u2019intesa. \u201cTi devi far trovare davanti all\u2019ingresso del cimitero. Hai capito?\u201d<\/p>\n<p>\u201cJa, ma\u2026?\u201d<\/p>\n<p>\u201cFammi finire. Da solo, devi venire da solo! Capito? Con te porti anche due pistole. Non ti sar\u00e0 difficile nasconderle. Fammi finire! E pi\u00f9 munizioni che puoi. Capito? Pensi di farcela? Te la senti di rischiare? Certo che ti puoi fidare, non lo sto facendo anch\u2019io con te? Mi potresti denunciare. Se vuoi tornare a casa, fai come ti ho detto\u201d<\/p>\n<p>Finito di parlare diede una sbirciata fuori, e abbandon\u00f2 il ragazzo, il fortino, la strada. Solo dopo gli venne in mente che del ragazzo non conosceva il nome. La prima cosa che fece fu di passare al torrente e avvisare la moglie che sarebbe stato via tutta la giornata. Poi, si diresse dove sapeva lui.<\/p>\n<p>Convincere i partigiani non fu cosa semplice, ma Giuseppe era sicuro della buona fede del ragazzo e si disse disposto a rispondere in prima persona se qualcosa fosse andato storto. Alla fine fu deciso: si poteva rischiare. Poi, c\u2019era la questione delle pistole e delle munizioni che tanto facevano gola. Quella notte and\u00f2 tutto bene, ragazzo, pistole e munizioni giunsero nelle mani dei partigiani. Giuseppe apprese che il ragazzo di nome faceva Thomas, e che fu consegnato agli alleati. Solo pi\u00f9 tardi si ricord\u00f2 di avere dimenticato la sua amata pipa nel bunker, ma di ripassare anche solo nei paraggi del fortino era l\u2019ultimo dei suoi pensieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo la pacifica liberazione di Roma da parte delle avanguardie americane (i tedeschi se l\u2019erano date a gambe levate) del 4 giugno 1944, la liberazione dal nazifascismo in toscana avvenne assai lentamente. Il 14\/15 giugno fu la volta di Grosseto, il 3 luglio di Siena, il 16 luglio di Arezzo, il 19 luglio di Livorno e Pontedera, l\u201911 agosto di Firenze (ma la battaglia durer\u00e0 in una parte della citt\u00e0 per tutto il mese, fin quando il 1\u00b0 settembre fu liberata Fiesole). Poi sar\u00e0 la volta di Pisa: 2 settembre, Lucca: 5 settembre, Pistoia: 8 settembre, ma Forte dei Marmi soltanto il 21 successivo. L\u2019avanzata alleata si esaurir\u00e0 a circa16 kmda Bologna. Nell&#8217;autunno 1944 otto capoluoghi della Toscana erano stati liberati, ma non Massa e Carrara che verranno rese libere il 10 e l\u201911 aprile del 1945; non i comuni della Garfagnana e della Lunigiana, che lo saranno soltanto dal 16 al 27 aprile dello stesso anno.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Giuseppe e signora finirono sfollati nella campagna lucchese, ospitati da parenti di Ersilia. Faranno ritorno alla propria casa nell\u2019estate del \u201945.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era una tranquilla Domenica in cui l\u2019aria era satura del profumo di gelsomino in fiore. La guerra era finita da qualche anno. Giuseppe, fuori della porta di casa, si cullava sulla sedia a dondolo e fumava la pipa che brillava nella luce del giorno. Intorno a lui un cospicuo numero di polli e galline e pulcini zampettavano per l\u2019aia. In lontananza sent\u00ec il rumore di un\u2019auto. L\u00ec per l\u00ec non diede importanza a quel rumore. Poi, strizzando gli occhi, intravide, non tanto distante, la sagoma luccicante di un\u2019auto che a quel punto, senz\u2019ombra di dubbio, era diretta verso casa sua. Un colpetto agli occhiali per assestarli meglio, e Giuseppe gi\u00e0 stava in piedi certo che si trattasse di qualcuno che si era perso. L\u2019auto si arrest\u00f2 davanti a lui e ne usc\u00ec un giovanotto che a passo lesto e a braccia aperte gli and\u00f2 incontro abbracciandolo e dicendo:<\/p>\n<p>\u201cGrazie, grazie, grazie, grazie, grazie, taliano, grazie\u2026\u201d, e avrebbe continuato per chiss\u00e0 quanto ancora se Giuseppe, con la pipa che cadeva a terra non lo avesse scosso da s\u00e9 dicendo:<\/p>\n<p>\u201cNon posso crederci, sei proprio tu, Thomas? Ragazzo mio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cJa\u201d, rispose. \u201cIo dovere portare te questa\u201d. Era la sua vecchia e amata Pipa.<\/p>\n<p>\u201cGrazie\u201d, disse Giuseppe emozionato. \u201cNon so proprio come ho potuto farne a meno fino ad oggi\u201d. E, commosso, la butt\u00f2 dietro le spalle, e ancora tornarono ad abbracciarsi. Chiamata Ersilia fu la volta di conoscere la donna del ragazzo, Ann, e la loro bellissima bambina di nome Italia. Furono abbracci a profusione. Dovevano fermarsi solo per pochi giorni, ma non partirono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Da quel giorno per le galline dell\u2019aia scoppi\u00f2 la guerra: furono rincorse prima da uno e poi due e poi tre e poi quattro e poi cinque vivaci marmocchi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9295\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9295\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era la primavera del \u201844. 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