{"id":9251,"date":"2012-05-08T22:11:14","date_gmt":"2012-05-08T21:11:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9251"},"modified":"2012-05-08T22:11:14","modified_gmt":"2012-05-08T21:11:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-venere-di-andrea-polini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9251","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Venere&#8221; di Andrea Polini"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n<p><em>Livorno, gennaio 2012<\/em><\/p>\n<p><em>racconto ispirato da una storia vera<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVado a fare la spesa&#8230;non ne posso pi\u00f9&#8230;\u201d sospir\u00f2 Daniela sbattendo la porta d\u2019ingresso dell\u2019appartamento. Giulia, sua madre, costretta a letto dall\u2019Alzheimer e dall\u2019et\u00e0 avanzata, piangeva in silenzio. Nonostante tutto, a volte si rendeva conto che, accudirla, per Daniela era spesso un peso.<\/p>\n<p>Nel trafficatissimo viale Carducci, le vetrine illuminate dei negozi, ancora decorate con gli ornamenti natalizi, a Daniela sembravano icone di una festa ormai tramontata, sfiorita come sentiva sfiorire la sua vita. Non pioveva da qualche ora, ma la serata si manteneva uggiosa, e vi vedeva riflesso il suo umore. Mentre camminava sul marciapiede, osservando le vetrine dava un\u2019occhiata ai prezzi degli articoli venduti a prezzi scontati. Si diceva che ogni anno che passava i saldi iniziavano sempre pi\u00f9 presto. Certo un effetto della crisi economica, che mordeva feroce. Per lei, tuttavia, il problema dei soldi era uno tra i tanti, e forse non il pi\u00f9 assillante. Abbandonata giovanissima dal marito, con un figlio di un anno da tirare su, se l\u2019era cavata piuttosto bene, anche perch\u00e9 un lavoro sicuro l\u2019aveva. Poi, ad un certo punto, la sua vita si era fatta davvero difficile. Luca, suo figlio, aveva lasciato gli studi prima del diploma, ora era senza lavoro e cocainomane, un\u2019esistenza sbandata e randagia, la sua. Si faceva vivo ogni tanto, solo per chiedere soldi. Da quando, un paio d\u2019anni prima, sua madre si era ammalata di Alzheimer, appena finito il turno di lavoro alle Poste tornava a casa ad assisterla, ed in casa passava quasi tutta la giornata. Poteva permettersi l\u2019aiuto di una badante per qualche ora quando era al lavoro, giusto per cambiarle il pannolone, medicarle le piaghe da decubito e fare qualche faccenda domestica, ma niente di pi\u00f9. A questo pensava mentre guardava le vetrine, durante quella mezz\u2019ora che quotidianamente riusciva a ritagliarsi per s\u00e9. E come sempre pi\u00f9 spesso le capitava quando lasciava la mente libera di vagare, pensava che se sua madre non ci fosse, lei avrebbe ancora la possibilit\u00e0 di rifarsi una vita. O almeno di provarci. Aveva quarantacinque anni, era ancora una donna piacente. Sua madre ne aveva quasi ottanta, e col terribile male che l\u2019aveva colpita le si prospettavano solo giorni di sofferenza. Queste riflessioni spicce, alla fine, avevano il potere di farla sentire cinica, cattiva, ingrata, avvelenandole anche quei miseri minuti di relativo svago. Aveva appena attraversato via del Vigna, e stava per entrare nel grande magazzino Stefan, come sempre piuttosto affollato, quando qualcosa di decisamente insolito attir\u00f2 la sua attenzione. Sopra ad un carretto a rotelle, sostenuta da alcune cinghie colorate fissate ad una struttura di metallo, c\u2019era una cagnetta meticcia, paralizzata nelle zampe posteriori, che osservava con sguardo dolce e malinconico la piccola folla che si era radunata attorno a lei e alla sua padrona. Anche Daniela si ferm\u00f2 ad osservare il povero animale, e istintivamente prov\u00f2 piet\u00e0 per quel cane costretto all\u2019immobilit\u00e0. Non ne aveva mai posseduto uno, ma aveva sempre associato al cane l\u2019idea di una giocosa energia, ed ora la cagnetta sembrava proprio smentire questa sorta di suo archetipo. Tuttavia, osservando la cagnetta, che nel frattempo una bambina aveva chiamato Venere, le sembr\u00f2 di cogliere nel suo sguardo, oltre alla dolcezza e alla malinconia, una luce di felicit\u00e0. Anzi, a guardare meglio, le sembrava che anche la gente attorno alla cagnetta avesse una luce particolare negli occhi, qualcosa che non era commozione, ma una sorta di leggerezza. Not\u00f2 che nella parte anteriore del carretto, proprio sotto il muso della cagnetta, vi era una tavoletta di legno con la scritta \u201cci sono anche io\u201d, mentre nella parte posteriore, su una tavoletta simile, vi era la scritta \u201cvoglio vivere\u201d. Un signore piuttosto anziano, che faceva parte del gruppetto di persone che si trovava intorno alla cagnetta, disse che se una disgrazia del genere capitasse al suo cane, preferirebbe che morisse. Daniela, in cuor suo, non era affatto d\u2019accordo con quella affermazione. La proprietaria, intanto, raccontava ad altre persone la storia della cagnetta. Era stata davvero sfortunata la povera Venere. Ritrovata in fin di vita in un bosco a Molfetta, dopo essere stata maltrattata e investita con un\u2019automobile, era stata assistita da un\u2019associazione animalista, ed era rimasta per un anno in un canile. Da due anni era stata adottata dalla signora, ed era amata da chiunque la conoscesse. La signora raccont\u00f2 anche che il particolare carretto a rotelle su cui si muoveva Venere era stato costruito da un suo amico paralizzato, che l\u2019aveva fatto con amore apposta per la cagnetta. Daniela si trattenne ancora un poco, poi salut\u00f2 la signora e fece una carezza sulla testa a Venere, che ricambi\u00f2 il gesto d\u2019affetto con uno sguardo che lasciava intuire un\u2019anima delicata. Entr\u00f2 nel supermercato, e come era sua abitudine camminava lentamente, osservando con curiosit\u00e0 la merce esposta sugli scaffali. Nel reparto casalinghi e profumeria, nella zona pi\u00f9 interna del supermercato, prese un bagnoschiuma per s\u00e9 e del borotalco per sua madre, infine si riavvi\u00f2 verso le casse. Mentre camminava, continuava a osservare la merce esposta sugli scaffali, ma per quanto le sue azioni fossero le stesse di ogni volta che veniva a fare la spesa nel supermercato, proprio non riusciva a distogliere la mente dall\u2019incontro con la cagnetta Venere. Soprattutto, rimuginava sulle parole dell\u2019anziano signore, che aveva detto \u201cse una disgrazia del genere capitasse al mio cane, preferirei che morisse\u201d. Mezz\u2019ora prima, quando non aveva ancora visto la cagnetta, avrebbe condiviso questa affermazione, ma ora la turbava. Le sembrava che la presenza della cagnetta fosse in qualche modo necessaria, proprio come era scritto sul carrettino che le permetteva di spostarsi: \u201cci sono anche io\u201d e \u201cvoglio vivere\u201d. Daniela non sapeva dirsi perch\u00e9 l\u2019incontro con la piccola Venere, pur commovente, le avesse toccato l\u2019animo cos\u00ec profondamente, ma non poteva far altro che prendere atto di questi pensieri. Arrivata alla cassa si mise in coda dietro a quattro o cinque persone. Quando fu il suo turno, tir\u00f2 fuori la tessera clienti e la carta di credito, e le dette alla cassiera.<\/p>\n<p>\u201cCome sta la mamma?\u201d domand\u00f2 la cassiera mentre passava il lettore di codice a barre sulle confezioni.<\/p>\n<p>\u201cAl solito&#8230;Povera mamma, da quelle malattie non si guarisce&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cHo avuto una nonna malata di Alzheimer. Non riconosceva pi\u00f9 neanche le persone di famiglia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPurtroppo \u00e8 la vita&#8230;Non si dovrebbe invecchiare&#8230;\u201d<\/p>\n<p>La cassiera sorrise. \u201cCiao,\u201d disse, mentre gi\u00e0 si occupava di un altro cliente.<\/p>\n<p>\u201cCiao.\u201d<\/p>\n<p>Daniela usc\u00ec dal supermercato. Si incammin\u00f2 sul marciapiede del vasto e trafficatissimo viale Carducci, verso piazza Dante, la piazza antistante la stazione ferroviaria. Ci mise una decina di minuti ad arrivare sotto casa, la mente piacevolmente distratta dalle luci invitanti delle vetrine, un oblio da dove, di tanto in tanto, emergeva il musetto dolce ed espressivo di Venere. Sal\u00ec le scale dell\u2019antico palazzo fino al primo piano, dove abitava. Entrata in casa, percorse il lungo ingresso fino alla camera di sua madre. Giulia era a letto supina, nella stessa posizione in cui l\u2019aveva lasciata circa quaranta minuti prima. La sent\u00ec entrare nella stanza, e subito rivolse lo sguardo verso di lei. I suoi occhi erano celesti, limpidi, meravigliati come quelli di un bambino che si affaccia nel mondo. Daniela si avvicin\u00f2 al letto, poi, istintivamente, le fece una carezza sulla testa. Giulia sorrise, disse qualche parola senza una logica apparente, poi prese a piegare il lenzuolo, come avesse dovuto riporlo in un cassetto. Daniela aveva gli occhi lucidi di commozione, ora capiva perch\u00e9 l\u2019incontro con la cagnetta Venere l\u2019aveva tanto colpita. Nello sguardo di sua madre e in quello della cagnetta c\u2019era la tragedia e la tenerezza della vita, quegli sguardi raccontavano di un tempo passato, ma bastava poco, una carezza, per accenderli, come se tutto ci\u00f2 che era stato potesse ricominciare. C\u2019era la poesia dell\u2019essere, nei loro sguardi. Daniela ora riconosceva l\u2019amore che nasce dalla sofferenza. L\u2019amore che nasce da una semplice presenza, da una vita che si pu\u00f2 credere indesiderabile. Anche le preoccupazioni per suo figlio, si diceva, erano una presenza, e una speranza. Erano amore. Si accorse che ormai stava piangendo. Non voleva farsi vedere piangere da sua madre, temeva che ne potesse soffrire, che pensasse che si era stancata di lei. Perch\u00e9 non era vero, perch\u00e9 ora aveva bisogno di sua madre, della sua presenza, pi\u00f9 del tempo ormai lontano di quando era bambina.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9251\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9251\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Livorno, gennaio 2012 racconto ispirato da una storia vera &nbsp; \u201cVado a fare la spesa&#8230;non ne posso pi\u00f9&#8230;\u201d sospir\u00f2 Daniela sbattendo la porta d\u2019ingresso dell\u2019appartamento. 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