{"id":9233,"date":"2012-05-08T21:58:33","date_gmt":"2012-05-08T20:58:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9233"},"modified":"2012-05-08T21:58:33","modified_gmt":"2012-05-08T20:58:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-pittori-misconosciuti-del-rinascimento-di-giorgio-diaz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9233","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Pittori misconosciuti del Rinascimento&#8221; di Giorgio Diaz"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em>I\u2019 vorria sape \u2018l loco, \u2018l tempo e l\u2019ora<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>pe\u2019 contarti pezzi e sceverare lo tuo arri\u00e8re pens\u00e9e<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andrea Filippo Bracceschi, detto il \u201cP\u00ecgolo\u201d, pittore (1428? \u2013 1496) nacque forse a Lajatico, forse a Orciano, nelle campagne pisesi, da povera famiglia di contadini e pastori, e si rec\u00f2 a Volterra ad imparare l\u2019arte: fu allievo del Maestro di Pomarance, Simonetto Bicocchi, che lo accompagn\u00f2 a Firenze, ravvisando in lui doti non comuni.<\/p>\n<p>L\u00ec entr\u00f2 per breve tempo nella bottega di Paolo Uccello, che lo introdusse alla prospettiva.<\/p>\n<p>E\u2019 impossibile una biografia di questo pittore, in quanto le notizie sulla sua vita sono scarsissime e rarefatte, e le opere rarissime e misconosciute: fra queste, forse l\u2019unica nota, un ritratto di Guendalina Kornichowski, meglio conosciuto come \u201cLa dama sul ciuco\u201d, nobildonna polacca fuggita in Italia dopo il ripudio da parte del marito conte di Kornichowski, e quindi nota prostituta d\u2019alto bordo e mezzana a Roma. Con questo ritratto, la dama, ormai agiata e famosa nel suo ambiente, volle rievocare la sua fuga dalla Polonia, assai rocambolesca in quanto il marito, dopo aver scoperto i suoi ripetuti tradimenti e averla scacciata dal palazzo, aveva ingaggiato un sicario per ucciderla. Ma essa, sedotto un losco contrabbandiere con le sue raffinate arti amatorie, si fece trasportare a dorso di mulo attraverso le frontiere, sfuggendo al killer che la inseguiva, e che fu infine assassinato in un agguato dal suo accompagnatore, a sua volta da lei stessa avvelenato poco dopo il loro arrivo in Italia, dove la contessa poteva contare su influenti conoscenze in Vaticano.<\/p>\n<p>Nel quadro la si vede, in abito da viaggio rosso fuoco, a cavalcioni della poco nobile cavalcatura, con le gambe accavallate e una caviglia maliziosamente scoperta, mentre il torvo tipaccio che la conduce la guata con un ghigno libidinoso. La scena si svolge in una radura traversata da un torrente, circondata da un paesaggio boscoso e collinare. Si vede, vicino al corso d\u2019acqua, un rozzo capanno, dove si presume che la coppia cos\u00ec malassortita abbia trascorso la notte. La luce del mattino inonda la scena e si appoggia radiosa sulla fronte di Guendalina, che sorride ironica e sapiente, consapevole del proprio fascino e della propria intelligenza anche in una circostanza tanto casuale e imbarazzante per una dama. La sapienza della pittura si intuisce dalla raffigurazione della possente mole del ciuco, certo ritratto ispirandosi ai cavalli del suo grande maestro Paolo, alla cui bottega, sia pure per un tempo limitato, aveva avuto accesso. Ma il \u201cP\u00ecgolo\u201d aveva una propria originalit\u00e0, che traspare sia dalla maliziosa figura della nobildonna, sia, soprattutto, dal truce aspetto dell\u2019uomo, vestito di nero e col volto devastato dal vaiolo: una potente caricatura del male.<\/p>\n<p>Il \u201cP\u00ecgolo\u201d era cos\u00ec soprannominato sia per il tono basso e ficcante della sua voce, che penetrava nell\u2019orecchio sgradevole, ma pi\u00f9 acuta delle altre (e quindi non si poteva fare a meno di ascoltarla), sia per l\u2019abitudine di intrattenersi con cortigiane e di intavolare con esse lunghe conversazioni che avevano ad oggetto maldicenze e pettegolezzi, di cui il pittore era molto esperto per la frequentazione delle numerose nobildonne che era chiamato a ritrarre: la maggior parte di questi dipinti sono andati, ahinoi, perduti!<\/p>\n<p>Aveva infatti la confidenza del bel mondo, grazie alla sua spiccata ruffianeria. Costui, per quanto se ne sappia, non torn\u00f2 mai al paese di origine: per niente d\u00e9racin\u00e9, si inser\u00ec assai bene negli ambienti disparati ove si trov\u00f2 a operare, e in particolare nella Roma artisticamente eccelsa e moralmente depravata di quegli anni della seconda met\u00e0 del quattrocento.<\/p>\n<p>Non si spos\u00f2, questo \u00e8 certo, non ebbe figli, o piuttosto non li riconobbe: con ogni probabilit\u00e0 li lasci\u00f2 alle povere madri. Lieve fuscello, fra i massimi pittori del Rinascimento, galleggi\u00f2, astuto e accorto, raccogliendo e sfruttando qua e l\u00e0 il succo dell\u2019arte e del genio altrui. Del suo aspetto fisico molto poco si conosce: pare che fosse grasso, fatto non frequente all\u2019epoca, ma conseguenza delle abbondanti libagioni cui si dedicava grazie alle cure delle sue protettrici, sempre pronte a coccolarlo con il cibo in cambio della sua esperta confidenza. Una corta barba rossiccia incorniciava il suo volto un po\u2019 flaccido, e i capelli, almeno in et\u00e0 giovanile, si ornavano di riccioli della stessa coloratura.<\/p>\n<p>Narrasi che il \u201cP\u00ecgolo\u201d fosse avido di femmine quasi quanto di denari, ma non disdegnasse la compagnia maschile, specie di chierichetti adolescenti e imberbi, che avvicinava facilmente grazie alle sue frequentazioni ecclesiastiche e che compaiono ritratti anche nei suoi quadri di genere. Il continuo uggiolio della sua voce affascinava i giovincelli e li induceva a seguirlo come una guida, infida nella realt\u00e0, ma rassicurante nel suo mostrare conoscenza del mondo e degli uomini, fino a farsi maestro dei fanciulli nel periodo cruciale per la loro incertezza e per la loro ambigua vocazione religiosa.<\/p>\n<p>Un altro dei quadri attribuiti al \u201cP\u00ecgolo\u201d e giunti fino a noi, \u00e8 infatti il \u201cRitratto di vescovo\u201d, gelosamente custodito in una collezione privata, dove il soggetto fa sfoggio di una veste di uno splendido color violacciocca donde risalta un volto spiritato, col naso adunco e gli occhi luciferini, neri nell\u2019iride iniettata di riverberi sanguigni. Ma ci\u00f2 che contraddistingue il dipinto \u00e8 il contorno di fanciulli giocosi che si affollano intorno al seggio severo, bambocci rosei, ma dallo sguardo penetrante e ammiccante. Si rivela nel quadro un sottobosco ecclesiastico che a malapena appare in altre pi\u00f9 note pitture dell\u2019epoca, e peraltro non riferito al disinvolto e mondano ambiente romano. Pare si tratti del vescovo di Pitigliano, Bonifazio de\u2019 Caldaroli, uomo colto e appassionato di lettere e di arte, che pascolava un gregge di devoti, fra cui molti contadini, i cui figli sbarbatelli venivano prestati, anche per brevi periodi, alla chiesa. Il munifico collezionista proprietario del quadro, \u00e8 affascinato dall\u2019atmosfera giocosa che ne emana, e sostiene che, pur riconoscendone il limitato valore pittorico, se confrontato ai grandi di cui abbonda l\u2019epoca, la fattura \u00e8 assai raffinata e dona il senso dello spirito dei tempi e delle abitudini, dei traffici e dei rapporti umani che si praticavano in provincia. Il ricco sfondo luminoso e dorato rimanda al Beato Angelico, e si intuisce un eclettismo che consentiva al \u201cP\u00ecgolo\u201d di stare a galla, a un livello mediocre ma comunque apprezzato, fra le grandi firme che lo sovrastavano per qualit\u00e0. Purtroppo i trattati lo ignorano e lo stesso Vasari non ne fa cenno, considerandolo evidentemente un ininfluente minore.<\/p>\n<p>Risulta, dalle carte in possesso del nostro prezioso collezionista, che in occasione della dipintura del ritratto vescovile, il \u201cP\u00ecgolo\u201d se ne venne in giro per i borghi della Maremma, in cerca di cibo genuino e di giovani femmine, tenendosi alla larga dalla costa, ove la morte, per mezzo delle febbri malariche e dei pirati saraceni, girovagava inquieta. Visit\u00f2, il pittore, anch\u2019egli come la sua antica committente, a cavallo di un robusto mulo, che era in grado di sorreggere il suo peso e contenere il suo corpaccio, il castello di Montiano, gi\u00e0 cinto di mura, e quindi la visita si pu\u00f2 collocare all\u2019inizio degli anni ottanta del secolo quando il nostro doveva avere poco pi\u00f9 di cinquant\u2019anni. Nonostante il suo aspetto ripugnante e l\u2019et\u00e0 non pi\u00f9 giovane, l\u2019artista, adocchiata una bionda fanciulla di nome Dorotea, la convinse a seguirlo nel viaggio di ritorno e, fatto smontare il suo accompagnatore, servitore del vescovo che col\u00e0 lo aveva inviato per studiare una raffigurazione del borgo, ve la fece salire e si present\u00f2 alla porta di sud-est, ove fu fermato dalle guardie del castello, che volevano impedirgli di proseguire con la ragazza. Ma egli, verbosamente ruffiano e imbonitore, li convinse con l\u2019astuzia che il vescovo l\u2019aveva richiesta per i suoi servigi, e che l\u2019avrebbe lui steso ricondotta in una settimana, cos\u00ec persuadendoli. Fu cos\u00ec che la femminuccia quindicenne divenne l\u2019amante e la governante di quel depravato, che l\u2019aveva strappata a una povera famiglia contadina, e vi convisse fino alla di lui morte, quando, ancora giovane, ma ormai dissoluta, fu accolta nel bordello della contessa Guendalina, e l\u00ec esercit\u00f2 le sue arti per il resto della sua misera esistenza.<\/p>\n<p>Dorotea fu dipinta numerose volte dal suo ruffiano Andrea, ma di questi quadri non \u00e8 rimasta purtroppo traccia alcuna, tranne una breve testimonianza di un altro pittore contemporaneo, amico e compagno di dissolutezze e nefandezze del nostro, e di cui si conosce ancor meno della vita e delle opere, ma che ha lasciato alcune pagine di diario: il francese Bertrand de Pathuis, detto il \u201cCardello\u201d. Costui, del quale si sa che era zoppo e storpio, racconta che nella bottega del \u201cP\u00ecgolo\u201d erano presenti vari ritratti di una giovane bionda che si pu\u00f2 identificare con Dorotea: di uno, in particolare, narra che la donna era raffigurata nuda e piangente, una lunga treccia bionda che le ricopriva il seno e il pube, in una posa che ricorda vagamente la \u201cCacciata dal Paradiso\u201d di Masaccio, mentre un arcangelo dalle ali nere la spinge verso una grotta oscura. Di questa figura il Cardello rammenta il viso ovale e le labbra piene, e gli occhi sporgenti e lacrimosi, nonch\u00e9 una rosea natica e la coscia ben tornita, segno di quanto costoro fossero interessati al carnale mercimonio piuttosto che all\u2019arte e alla sua rappresentazione.<\/p>\n<p>In questo brano di diario, il \u201cP\u00ecgolo\u201d appare come un vecchio sporco, obeso e sdentato che mostra al suo sodale i quadri che non pu\u00f2 barattare e, sghignazzando, gli offre di confrontare dal vivo le grazie della sua modella con quelle raffigurate nel quadro, in cambio di una modesta somma, che gli servir\u00e0 per cibo e bevande, onde festeggiare l\u2019incontro con il collega.<\/p>\n<p>Triste e infame epilogo di un pittore sgangherato e depravato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ahi, Bartolo, la vita. Sembra ieri, vent\u2019anni. E, oggi, \u00e8 gi\u00e0 finita.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro pittore che ha traversato di sbieco il Rinascimento: Thierry P\u00e9guiret, detto il P\u00ecspolo, francese di Lione, venne in Italia a cercar fortune, attratto dai grandi nomi di risonanza internazionale, verso il 1430, e sembra fosse giovanissimo, per quanto se ne ignori la data di nascita. Scelse Firenze, dunque erano passati almeno dieci anni dalla venuta in citt\u00e0 di Masaccio e Gentile da Fabriano, nonch\u00e9 di Masolino da Panicale. Fece in tempo a lavorare da garzone nel bottegone di Bicci di Lorenzo e a vedere all\u2019opera Filippo Brunelleschi. Trov\u00f2 alloggio, secondo alcuni documenti in possesso di un altro prezioso collezionista, in una casa in affitto nel quartiere di Santo Spirito, in via del Campuccio, di propriet\u00e0 di un membro della famiglia Quaratesi, e si integr\u00f2 molto bene nell\u2019ambiente fiorentino, impadronendosi della lingua e dell\u2019accento. Egli si manteneva anche dando lezioni di francese ai componenti della famiglia Quaratesi, che lo aveva preso in benevolenza e volentieri sostituiva il pagamento dell\u2019affitto con quelle ore trascorse ad imparare la lingua, di cui il giovane era assai abile maestro. Thierry fu nominato il \u201cP\u00ecspolo\u201d per il suo aspetto esile e per la sua voce cinguettante e melodiosa: era di media statura e di capelli rossicci, una rada barbetta della stessa tonalit\u00e0 gli incorniciava l\u2019ovale del volto, gli occhi scuri saettavano curiosi e indagatori. La sua magrezza non era sintomo di malattia, ma anzi appariva nel fisico scattante, vigoroso e resistente a ogni fatica. Delicato e di bell\u2019aspetto, di lui si incapricci\u00f2 la fascinosa Albiera di Alessandro dei Bardi, quarta e giovane moglie di Francesco di Andrea di Castello, che Thierry dipinse in un malizioso quadro, uno dei pochissimi a noi giunti e attribuitogli con certezza, \u201cLa jeune fille plantureuse\u201d, dove lo sguardo altezzoso e maliardo di Albiera tocca i sensi ed induce stuzzicanti pensieri. La donna indossa una tunica azzurrina, sotto la quale si nota un seno prosperoso, quasi prorompente; il suo volto obliquo emana un ambiguo sorriso e gli occhi saettano in tralice uno sguardo concupiscente e ammaliatore. Dipinto segreto, che certo il \u201cP\u00ecspolo\u201d nascondeva in casa e che ha preso poi la strada della Francia, per sottrarsi ai pettegolezzi e alle inevitabili ritorsioni.<\/p>\n<p>Ma si consum\u00f2 l\u2019amore nascosto di Albiera per Thierry?<\/p>\n<p>Bisogna tener conto del fatto che il marito di Albiera era un maturo cinquantenne, ben portante e aduso alle donne, avendo gi\u00e0 sperimentato tre mogli, ma non in grado di competere con il giovine francese, per giunta animato da spirito artistico e sprizzante energia e vitalit\u00e0 dal suo smilzo ma lesto fisico.<\/p>\n<p>Dunque, da un frammento di lettera di P\u00e9guiret, che si presuppone indirizzato alla bella signora, si arguisce una passione che aveva bruciato tutti i freni e le resistenze, e non si placava neanche dopo un ardente pomeriggio d\u2019amore.<\/p>\n<p>\u201c\u2026 mia sirochia, moglie, amatissima, hieri il cielo si aperse su li sensi miei e vidi la figura tua immacolata ne la luce, nitida e sine velo alcuno&#8230; affondai ne lo corpo tuo e la lengua lambiva li tuoi seni e la sacra peluria del tuo ventre \u2026 e l\u2019estasi ci venne e vinse ne l\u2019abbraccio co\u2019 lo membro puntuto ne lo grembo tuo \u2026\u201d<\/p>\n<p>Probabile quindi che Thierry ricevesse nella sua modesta dimora la superba Albiera e ne godesse i favori. Cos\u00ec, per quanto riguarda la sua produzione artistica, scarne testimonianze ci dicono come i suoi soggetti sacri, dai \u201cRitratti di Santi Padri\u201d a \u201cSanta Maria Maddalena\u201d, alla \u201cMadonna col bambino (Madonna dal velo rosso)\u201d grondassero ardore e sensualit\u00e0, sotto la spinta di quell\u2019amore profano che si mescolava con l\u2019impulso religioso.<\/p>\n<p>Ad un certo punto Francesco deve essersi accorto di qualcosa riguardo alla tresca ai suoi danni, perch\u00e9 improvvisamente P\u00e9guiret fu sfrattato e perse quasi del tutto il lavoro, perch\u00e9 pare che nessuno gli commissionasse pi\u00f9 opere. Le sue tracce quasi si perdono, sembra che egli abbia trovato ospitalit\u00e0 per un certo tempo nella casa di un discepolo di Paolo Uccello e che sia stato protetto dalla vendetta del marito tradito dai fratelli Salimbeni, per conto dei quali dipinse alcuni quadri di cui per\u00f2 non si \u00e8 trovata traccia alcuna.<\/p>\n<p>Ma ormai Firenze era divenuta per lui inospitale, Roma troppo importante per un pittorello qual\u2019era (anche se si ha testimonianza di un suo soggiorno nella capitale, dove visit\u00f2 alcuni pittori suoi connazionali), e non gli rimase che tornare al suo paesello vicino Lione, ove, grazie alla fama acquisita per il suo soggiorno italiano, gli furono commissionate varie opere, fra le quali resta conservata una discreta \u201cAdorazione dei Magi\u201d per la chiesa di Givors.<\/p>\n<p>Sposatosi con la figlia di un mercante danaroso del luogo ebbe cinque figli e, sembra, una lunga ed agiata vita.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9233\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9233\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I\u2019 vorria sape \u2018l loco, \u2018l tempo e l\u2019ora pe\u2019 contarti pezzi e sceverare lo tuo arri\u00e8re pens\u00e9e &nbsp; Andrea Filippo Bracceschi, detto il \u201cP\u00ecgolo\u201d, pittore (1428? 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