{"id":9230,"date":"2012-05-08T21:45:50","date_gmt":"2012-05-08T20:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9230"},"modified":"2012-05-08T21:45:50","modified_gmt":"2012-05-08T20:45:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-gigino-il-meccanico-di-marina-indulgenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9230","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Gigino il meccanico&#8221; di Marina Indulgenza"},"content":{"rendered":"<p>Gigino il meccanico, il primo giorno di primavera, si \u00e8 alzato di buonora, si \u00e8 fatto un caff\u00e8, ha guardato fuori dalla finestra e ha pensato che con un sole cos\u00ec bello era proprio la giornata ideale per mettersi in viaggio. Cos\u00ec ha tirato fuori dal garage l\u2019Alfetta 1600 dagli interni in pelle marrone, mentre ad ogni giro del motore un sorriso bambino prendeva forma sul suo viso. Sono mesi che la moglie e i figli gli dicono di allentare un po\u2019 con il lavoro, ma, che ci vuoi fare, Gigino non lo fa per i soldi, lo fa perch\u00e9 gli piace, perch\u00e9 i motori sono la sua vita e poco importa se \u00e8 domenica e la pasta al forno \u00e8 in tavola o siamo nel bel mezzo della <em>controra<\/em>: Gigino \u00e8 sempre pronto ad aprire l\u2019officina e a mettersi a disposizione. Fa parte della vecchia scuola, lui, quella per cui non si getta via niente perch\u00e9 \u201ctutto quello che si rompe si pu\u00f2 riparare\u201d, mica come i giovani d\u2019oggi che buttano l\u2019occhio, subito fanno di no con la testa e dicono che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare. \u00c8 per questo che i clienti con il tempo sono diventati quasi di famiglia, addirittura a volte passano con una scusa qualsiasi giusto per fare due chiacchiere e prender un caff\u00e8, perch\u00e9 Gigino ha sempre una buona parola per tutti. Peccato che non ci sar\u00e0 nessuno a cui dare in eredit\u00e0 quella vecchia tuta sporca di grasso e olio, nessuno a cui lasciare gli strumenti del mestiere, nessuno a cui insegnare come regolare le punterie ad orecchio. Il suo unico figlio maschio ha deciso di fare l\u2019uomo di lettere e di questa cosa, Gigino, ne \u00e8 follemente orgoglioso.<\/p>\n<p>L\u2019orologio in cucina segna le dieci in punto, \u00e8 ora di partire.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio una splendida mattina questa del 21 marzo 2009. Ogni tanto l\u2019Alfetta 1600 incrocia qualche pullman di scolaresche in gita, dai finestrini braccia adolescenti si agitano per salutare e lui risponde sorridendo. Una sosta all\u2019Autogrill per un caff\u00e8 e una bottiglia d\u2019acqua e poi si riparte. In fondo sessant\u2019anni di attivit\u00e0 sono davvero tanti e forse \u00e8 davvero ora di riposarsi. Gigino pensa che al suo rientro, probabilmente, ci saranno decisioni da prendere, passaggi di consegna, chiavi da riporre in un cassetto. I chilometri si susseguono rapidamente l\u2019uno all\u2019altro, l\u2019autostrada \u00e8 libera, per certi versi monotona; Gigino \u00e8 talmente assorbito dai suoi pensieri che si trova in uno stato come di <em>trance<\/em> e nemmeno si rende conto che l\u2019Alfetta 1600 ha svoltato a destra: il cartello stradale segna l\u2019uscita per un posto che si chiama 1945.<\/p>\n<p>L\u2019autostrada prende la forma di una strada sterrata di campagna, come quelle che si possono vedere ancora in alcune zone del Sud, arido come quel lontano deserto d\u2019Africa che fu terra di conquista. &#8220;L&#8217;Etiopia \u00e8 italiana\u201d sentenziava il Duce dal balcone centrale di Palazzo Venezia, \u201cl&#8217;Italia ha finalmente il suo Impero&#8221;. E Gigino, classe 1937, era diventato suddito di un regime che l\u2019aveva fatto crescere tra la guerra, il contrabbando, le sirene e i rifugi anti bombe. L\u2019Alfetta 1600 segue la strada fino a entrare in paese e fermarsi sul Corso, accanto alla Parrocchia di Santa Maria del Popolo. Gigino riprende coscienza proprio in quel momento e si rende conto che il posto in cui si trova ha un\u2019aria terribilmente familiare. Intanto, da una strada laterale vede sbucare un gruppo di ragazzini urlanti a seguito di una Fiat 500 Topolino, l\u2019unica automobile del paese di propriet\u00e0 del sindaco, che fa il medico ed \u00e8 assai ricco. Durante la settimana la macchina \u00e8 custodita come una reliquia, ma tutte le domeniche mattine il sindaco la prende per spostarsi dalla sua villa sulla parte alta del paese, fino al Corso. Ogni santa domenica sempre la stessa scena: il sindaco parcheggia, scende dall\u2019automobile, guarda intorno con un sorriso beffardo la solita folla di curiosi, apre lo sportello alla moglie che gli da\u2019 il braccio e insieme si dirigono verso la chiesa. Solo dopo che hanno fatto il loro ingresso gli altri si decidono ad entrare, tranne i ragazzini che restano sul sagrato, con un occhio all\u2019altare e l\u2019altro alla macchina. Quando Gigino scende dall\u2019 Alfetta 1600 non sa di avere otto anni. Uno dei ragazzi gli urla qualcosa e gli fa cenno di avvicinarsi, Gigino si dirige verso il gruppo e riconosce ad uno ad uno Tonino, Marcello, Salvatore e Mim\u00ec. Quasi per istinto, si guarda la faccia nello specchietto retrovisore della Fiat 500 Topolino e rivede un paio di occhi vispi che aveva dimenticato da un pezzo, cos\u00ec come si era dimenticato di quel sogno domenicale che durava il tempo della messa. Sul sagrato Gigino e gli amici parlano di motori, di carrozzerie, di quello che faranno da grandi. Gigino non ha dubbi: lui far\u00e0 il meccanico. Poi la messa finisce, la gente esce dalla chiesa, anche gli amici vanno via e Gigino resta completamente solo. Allora si rimette in macchina, si aggiusta lo specchietto e ritrova il viso di sempre. Lascia il paese, riprende la strada sterrata e ritorna in autostrada. Si sta facendo notte, Gigino \u00e8 molto stanco e, inevitabilmente, si addormenta.<\/p>\n<p>Sono le prime luci dell\u2019alba quando l\u2019Alfetta 1600 mette di nuovo la freccia a destra. Questa volta sul cartello dell\u2019uscita c\u2019\u00e8 scritto 1960.<\/p>\n<p>Gigino si sveglia e l\u2019Alfetta 1600 \u00e8 parcheggiata nuovamente lungo il Corso. Sul lato opposto, la Parrocchia di Santa Maria del Popolo, addobbata per un matrimonio. Gigino vede entrare gli invitati un po\u2019 alla volta, mentre le donne pi\u00f9 giovani temporeggiano sul sagrato e fanno le smorfiose per farsi ammirare dai giovanotti. Gigino scende dall\u2019auto e si sente chiamare, si volta e vede Tonino, che ad occhio croce adesso avr\u00e0 poco pi\u00f9 di vent\u2019anni. \u201cTi stanno cercando tutti, non vorrai mica far aspettare tu la sposa? <em>O te ne vu\u00f2 fuje<\/em>? Coraggio giovane!\u201d. Gigino si fa condurre in chiesa dall\u2019amico e gli tremano le gambe. La salivazione \u00e8 azzerata quando Lei fa il suo ingresso in chiesa ed \u00e8 bellissima nel vestito avorio con inserti in pizzo e maniche a tre quarti, guanti e velo corto. \u00c8 Lei, lo sapeva da sempre, da quella volta che l\u2019aveva vista passare davanti all\u2019officina sottobraccio alla madre e lui, che all\u2019epoca era il garzone di Don Pasquale il meccanico, per vederla meglio aveva sbattuto la testa sul cofano aperto di una macchina. Lei aveva notato la sua faccia pulita e le mani sporche. Avevano tutti e due diciassette anni e si amavano pazzamente. Gigino era diventato un bravo meccanico, si era aperto un\u2019officina tutta sua e aveva chiesto in moglie la sua bella. Ed ora eccolo, nel giorno delle nozze, con le mani sudate e il cuore gonfio di gioia. Mentre esce dalla chiesa tenendo la moglie per mano, una luce bianchissima lo colpisce agli occhi e gli fa perdere l\u2019equilibrio. Quando li riapre intorno non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla, la piazza \u00e8 vuota, ancora una volta e c\u2019\u00e8 solo l\u2019Alfetta 1600 a ricordargli che \u00e8 tempo di ripartire.<\/p>\n<p>Questa volta Gigino ha solo voglia di tornare a casa, ha nostalgia\u00a0 della moglie, dei figli, dell\u2019officina, dei suoi clienti. L\u2019Alfetta 1600, come se gli avesse letto il pensiero, mette ancora una volta la freccia a destra, l\u2019uscita segna 21 marzo 2009. Gigino riconosce la strada, i negozi del quartiere, la signora del piano di sopra che contratta con il fruttivendolo, Marcellino che ha fatto filone a scuola con i compagni e se ne va sulla Circumvesuviana a fumare di nascosto. L\u2019Alfetta 1600, ancora una volta, parcheggia sul Corso. La Parrocchia di Santa Maria del Popolo \u00e8 piena zeppa di persone che lui conosce, chi pi\u00f9 chi meno. Nessuno per\u00f2 sembra accorgersi della sua presenza. Nessuno lo chiama, lo saluta o gli fa cenno di avvicinarsi: sono tutti silenziosi, sembrano addirittura tristi, qualcuno piange. Gigino si fa spazio tra un gruppo pi\u00f9 folto di persone e vede la moglie e i suoi cinque figli tutti vestiti di nero, raccolti in un dolore composto; le donne ringraziano con baci sulle guance, il maschio con una stretta di mano. Ha gli occhi gonfi il suo ragazzo, chiss\u00e0 quanto avr\u00e0 pianto.<\/p>\n<p>Per Gigino il viaggio \u00e8 davvero finito. Quando entra in casa l\u2019orologio in cucina segna le dieci in punto. Gigino fa il giro di tutte le stanze, ha necessit\u00e0 di fare il pieno di immagini, ricordi, odori, suggestioni. L\u2019ultima cosa su cui si sofferma \u00e8 una cornice all\u2019ingresso con una foto di tutta la famiglia: sono al mare, verso la fine degli anni \u201970, in uno dei pochi giorni di riposo che si \u00e8 preso in tutta la sua vita. La moglie, ancora bellissima, tiene in braccio il bambino che regge tra le mani un secchiello, di quelli per fare i castelli di sabbia. Accanto a lei ci sono le quattro figlie adolescenti che si mettono in posa. Gigino nella foto non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 l\u2019ha scattata lui. Stringe forte gli occhi come per imprimere meglio l\u2019immagine nelle pupille, poi, lentamente, si chiude la porta alle spalle. L\u2019Alfetta 1600 \u00e8 in garage, coperta da un telo. \u00c8 stato difficile dire addio anche a lei, perch\u00e9 ogni separazione costa fatica, ma per questo viaggio non ne ha bisogno.<\/p>\n<p>Le chiavi dell\u2019officina, per\u00f2, se le \u00e8 lasciate in tasca, che non si sa mai.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9230\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9230\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gigino il meccanico, il primo giorno di primavera, si \u00e8 alzato di buonora, si \u00e8 fatto un caff\u00e8, ha guardato fuori dalla finestra e ha pensato che con un sole cos\u00ec bello era proprio la giornata ideale per mettersi in viaggio. 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