{"id":9116,"date":"2012-05-04T18:43:57","date_gmt":"2012-05-04T17:43:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9116"},"modified":"2012-05-04T18:43:57","modified_gmt":"2012-05-04T17:43:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-qualcosa-di-sua-madre-di-silvia-tamarri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9116","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Qualcosa di sua madre&#8221; di Silvia Tamarri"},"content":{"rendered":"<div>\n<p dir=\"ltr\">Quando aveva ricevuto la telefonata di Marco, suo fratello, gi\u00e0 dal tono della voce, aveva immaginato tutto. Quella vaga stonatura tradiva un&#8217;emozione controllata e rendeva diverso il suo modo di parlare, solitamente impegnato a non far trasparire niente, come se, per stare al mondo, fosse indispensabile difendersi dalle emozioni. E con quella voce le aveva semplicemente comunicato che Lei, la loro madre, era morta. No, non aveva sofferto molto, il tumore scoperto a dicembre, se l&#8217;era portata via in pochi mesi, devastandole i polmoni, senza per\u00f2 toglierle il sorriso con la sofferenza.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sara pens\u00f2 che non aveva fatto in tempo a salutarla anche se aveva sempre temuto che sarebbe andata cos\u00ec.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">La notizia era arrivata poco prima di entrare in sala prove, quindi aveva sopportato con pazienza le due ore con il Direttore che quel giorno, particolarmente \u00a0insofferente verso i violini, aveva fatto ripetere alcune pagine di partitura un numero spropositato di volte, facendo sbuffare i coristi che, come al solito, intendevano risparmiare la voce durante la prova antigenerale. Sara comunque aveva eseguito , come sempre, al meglio delle sue possibilit\u00e0, convinta che fosse il primo violino ad avere una giornataccia, forse perch\u00e9 stancato dalle estenuanti assemblee sindacali dove, in qualit\u00e0 di rappresentante degli orchestrali, aveva vivacemente espresso le ragioni della protesta che tutti i dipendenti del Teatro intendevano organizzare contro l&#8217;annunciata diminuzione degli organici.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Terminata la prova, era uscita velocemente dal Teatro Comunale, comunicando alla segreteria che aveva necessit\u00e0 di un permesso di almeno un paio di giorni. Aveva percorso le poche centinaia di metri verso il suo minuscolo appartamento e, dopo aver controllato l&#8217;orario dei treni su internet e riempito con poche cose uno zainetto, si era diretta verso la stazione.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Adesso era seduta in uno scompartimento in compagnia dei suoi pensieri, cullata dal dondolio dell&#8217;intercity.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Angela se ne era andata e non si erano salutate nemmeno. A gennaio, per il compleanno, era andata a trovarla trascorrendo con lei qualche giorno e avevano parlato un po&#8217;. Sua madre le aveva detto del tumore, ma molto serenamente, come se fosse qualcosa che avesse messo in conto e che, dopotutto, avendo vissuto a suo parere bene, poteva starci, come se, in qualche modo, la parola fine andasse detta. Ma Sara non si era immaginata che questa fine potesse arrivare cos\u00ec presto.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Non le veniva da piangere. Angela non si sarebbe mai aspettato che lo facesse, l&#8217;aveva amata senza chiedere niente in cambio e, per Angela, amare significava assolutamente dare senza ricevere. Per Angela amare era un concetto senza limiti, senza regole da rispettare.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sara era stata la prima di cinque figli ed era capitata cos\u00ec per caso, perch\u00e9 Angela, al tempo giovane ventiquattrenne, sfacciatamente bella, si era innamorata di Mario, un bravo ragazzo del paese, forse un po&#8217; ingenuo, ma buono che aveva subito proposto il matrimonio riparatore. A niente erano valse le proteste dei genitori di Mario che avrebbero voluto evitare come nuora una ragazza cos\u00ec bella e cos\u00ec generosa nel concedersi. La ragazza dagli occhi infuocati, il cui sorriso era un invito senza possibilit\u00e0 di diniego, non poteva certo imporsi la fedelt\u00e0 di un contratto matrimoniale, ma il fratello di lei, Alberto, cerc\u00f2 di evitarle l&#8217;impegno di crescere un figlio da sola e la accompagn\u00f2 all&#8217;altare sostituendosi al padre che li aveva lasciati orfani tanti anni prima.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">La pausa dovuta alla sosta del treno alla stazione di Arezzo, la distolse dai ricordi, poi, il lento riprendere della corsa, le permise di continuare.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Pensava allo zio Alberto, impettito all&#8217;entrata della chiesa, con l&#8217;abito buono, orgoglioso di una sorella cos\u00ec bella, che avrebbe desiderato pi\u00f9 bruttina, ma almeno pi\u00f9 domabile. La loro madre, ovvero nonna Maria, distrutta da un esaurimento nervoso dopo la scomparsa improvvisa del marito, non era mai stata capace di gestire quella ragazza cos\u00ec ribelle e aveva lasciato il compito al figlio maggiore che aveva fatto quanto poteva, ma, non avendo l&#8217;autorevolezza di un padre, si era ritrovato pi\u00f9 spesso a rimediare i danni che a cercare di prevenirli. Si era trovato persino a prendere pugni per colpa di una sorellina troppo vivace.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Il buon Mario si era pentito presto della scelta fatta e i troppi tradimenti della moglie, lo avevano fatto diventare un uomo diverso, corroso dalla gelosia e deluso dall&#8217;amore. Schiaffi e urli erano all&#8217;ordine del giorno e Sara lo ricordava molto bene. Suo padre non aveva mai avuto brutte parole per lei bambina, anzi, a suo modo le aveva voluto bene e, talvolta sembrava scusarsi per le sue scanagliate, ma la bellezza della moglie e gli sguardi degli altri uomini erano diventati per lui un&#8217;ossessione. Bastava che Angela passasse davanti ad una finestra di casa, magari con una camicetta troppo aperta davanti, che veniva gi\u00f9 il mondo. E Sara correva in cortile, lo attraversava e andava a chiamare lo zio Alberto, che con le sue parole, riusciva in qualche modo a calmare gli animi. Ma non ci riusc\u00ec l&#8217;ultima volta, quando Mario decise di andarsene e, forse, fu la decisione migliore, perch\u00e9 la testa prima o poi chiss\u00e0 quale drammatica sciocchezza gli avrebbe suggerito. E lasci\u00f2 Sara che aveva 4 anni e Angela incinta di 4 mesi. La gravidanza era stato il motivo principale di quella lite, soprattutto perch\u00e9 Mario sospettava di non averne alcun merito.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E lo zio era diventato cos\u00ec l&#8217;uomo di riferimento in famiglia, o meglio, l&#8217;unico uomo che, in famiglia, rimaneva stabilmente. Purtroppo sua madre era cos\u00ec. Passionale si direbbe in teatro, ma a scuola, i compagni di classe, si lasciavano scappare definizioni diverse e non era una cosa piacevole.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Quindi era nata Lisa, una bambina bellissima, bionda, con gli occhi azzurri, ovvero, completamente diversa da lei, che infatti, con la sua capigliatura castana e gli occhi castani, somigliava molto a suo padre Mario. Probabilmente anche Lisa somigliava a suo padre, ma non si era mai fatto vivo, nemmeno per dare un aiuto economico che, al tempo, non avrebbe fatto male.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Successivamente era nata anche Giulia, meno bella di Lisa, ma con due occhi verdi inspiegabili, nel senso che, in famiglia non si erano mai presentati come caratteristica genetica. Per non parlare poi dei folti ricci rossi, chiss\u00e0 da dove venivano.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Quindi era stata la volta dei gemelli, Marco e Luca, che almeno si somigliavano come gocce d&#8217;acqua e, questa volta, grazie ai cromosomi materni, potevano portare orgogliosamente quegli occhi neri dalle ciglia folte che ricordavano perfettamente gli sguardi infuocati di Angela. Anche se, a dire il vero, quella carnagione cos\u00ec scura, la loro mamma non l&#8217;aveva proprio.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Zio Alberto&#8230; se non ci fosse stato lui. Sara ricordava benissimo il Natale dei suoi cinque anni. Lisa era appena nata e mamma non aveva un soldo, per\u00f2 lo zio, immaginando che la nascita di una sorellina potesse rappresentare un problema per lei, le aveva chiesto quale regalo desiderasse da Babbo Natale. La risposta che diede fu l&#8217;inizio di una svolta, anche se, per l&#8217;et\u00e0 che aveva, non poteva certo immaginare le conseguenze di quel suo desiderio. La domenica precedente, partecipando alla celebrazione della messa, aveva ascoltato il suono di un violino, chiamato ad accompagnare la ricorrenza di un venticinquesimo di matrimonio. Quel suono cos\u00ec triste e intenso le aveva fatto uscire una lacrima dagli occhi e non aveva saputo spiegarne il motivo. La melodia le aveva percorso tutto il corpo e non era stata capace di capire se quelle note avevano fatto effetto pi\u00f9 allo stomaco, al cuore o alla testa. Era una bambina e aveva solo ascoltato qualcosa di bello che avrebbe voluto ripetere per se. Doveva solo capire come fare. Per questo aveva risposto allo zio che per Natale voleva imparare a suonare il violino. Lo zio ne era rimasto colpito e con entusiasmo aveva iniziato a cercare una scuola di musica che impartisse lezioni di violino.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Grazie zio. Lo ripeter\u00f2 sempre, pens\u00f2 Sara. Fu lo zio ad occuparsi delle lezioni di musica, la portava in orario e l&#8217;aspettava fuori dall&#8217;aula per riportarla a casa, perch\u00e9 la scuola si trovava nel comune limitrofo e non meritava far troppi viaggi di andata e ritorno. E anche ai saggi di fine anno, lo zio era sempre l\u00ec, insieme alla mamma, ma orgoglioso forse pi\u00f9 di un padre. E c&#8217;era anche per il suo primo concerto importante, ad ascoltarla ed applaudirla &#8211; \u00e8 mia nipote &#8211; diceva con gli occhi lucidi. Ma c&#8217;era anche sua madre, contenta, orgogliosa e bellissima, come sempre.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Interpretare quanto sta scritto su di uno spartito, richiede una dedizione notevole e la passione che muove il musicista fa la differenza nell&#8217;esecuzione, la sensibilit\u00e0 dell&#8217;artista distingue l&#8217;esecutore di un pezzo dall&#8217;interprete dello stesso. La passionalit\u00e0 di Sara era stata incanalata tutta l\u00ec, sulle corde di un violino solleticate da un archetto, si era esclusa altre forme con cui manifestare l&#8217;intensit\u00e0 delle sue emozioni. Come se fosse necessario per scontare i peccati di sua madre, perch\u00e9 desiderare gli uomini, anche di altre donne, era un peccato, cos\u00ec diceva il parroco del paese, incalzato dalla comunit\u00e0 che, nonostante il boom economico e qualche apparecchio televisivo in famiglia, non era ancora pronta a rivedere i propri valori. \u00a0La gioia di vivere per Angela significava assecondare i propri desideri e non si preoccupava di vivere in un paese piccolo dove la libert\u00e0 di una donna non poteva essere compresa, ma veniva piuttosto giudicata e anche aspramente. \u00a0Ma per fuggire queste voci, Sara se ne era andata per seguire una strada difficile, la musica, suo rifugio e sua unica possibilit\u00e0 di riscatto da una vita di provincia. Stessa cosa aveva pensato Lisa, sua sorella, ma utilizzando come unico strumento la bellezza, aveva finito per diventare lei stessa uno strumento in mano ai cattivi maestri del patinato mondo della moda, che vuole la giovinezza e quando questa termina, scarica corpo e anima senza nemmeno un grazie. Si sentivano ogni tanto, ma Sara non riusciva a sopportare le bugie di Lisa, sui contratti di lavoro, sulla dieta corretta &#8211; no, non pensare che sia anoressica &#8211; , sull&#8217;ultimo uomo che era quello giusto. Si chiedeva spesso se fosse suo compito darle una mano, ma poi si giustificava pensando che sua sorella, essendo maggiorenne da molto tempo, avrebbe potuto non accettare alcun consiglio. E, in fondo, chi era lei, Sara, per poter dare consigli.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Chiss\u00e0 se Giulia si presenter\u00e0 al funerale. C&#8217;era stata una lite tra Giulia e la loro madre, tremenda, si erano dette di tutto, come se un cumulo di odio represso si fosse improvvisamente deciso a franare. Era successo tanti anni fa, Giulia se ne era andata, fuori dall&#8217;Italia per rispettare quanto si era ripromesso, tra te e me ci dovr\u00e0 stare un mare. E infatti aveva addirittura scelto l&#8217;Oceano Atlantico come barriera definitiva e si era avventurata in America, negli Stati Uniti. Inviava solo cartoline con su scritto: sto bene, ho cibo a sufficienza e un lavoro. Non mi manca niente.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E invece a Sara, Giulia era un po&#8217; mancata. Quelle sue belle risate rumorose e contagiose, tra le efelidi e i ricci rossi. Ma era come se fosse solo transitata nella sua vita, come gli uomini di sua madre, che rimanevano quel tanto che bastava a non illudersi che potessero diventare padri adottivi. Non ci si poteva affezionare, gli unici affetti stabili erano quelli di mamma e di zio Alberto.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Probabilmente i gemelli sarebbe stati l\u00ec, per dirigere tutte le pratiche della situazione. I piccoli che ormai non potevano pi\u00f9 dirsi tali, erano rimasti sempre molto vicini alla mamma, soprattutto dopo la morte dello zio. Forse, da un certo punto di vista, erano stati un poco pi\u00f9 fortunati perch\u00e9 il loro padre si era in qualche modo occupato di loro, da lontano perch\u00e9 gi\u00e0 padre, ma sufficientemente facoltoso da potersi permettere il mantenimento di due famiglie. Cos\u00ec, Marco e Luca avevano potuto studiare, laurearsi e aprire uno studio legale di cui andavano particolarmente fieri. In un certo senso ammirava quella loro sicurezza di s\u00e9, quel sentirsi sempre dalla parte del giusto, pieni di certezze, di obiettivi definiti. Lei invece era sempre piena di dubbi e certe giornate risultavano pesanti da affrontare. \u00abSei la mia bambolina triste\u00bb le diceva sempre Angela riempiendola di baci come se fossero la cura adatta ad eliminare qualsiasi incertezza, qualsiasi pensiero negativo.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Il treno inizi\u00f2 a rallentare avvicinandosi alla stazione del paese. La primavera era esplosa con i suoi colori nei campi, con lo svolazzare dei pollini nell&#8217;aria, con il sole indeciso ma quasi caldo. Scese dai gradini della stazione e si avvi\u00f2 verso casa. Riconobbe da lontano il glicine fiorito davanti casa, sopra la porta di entrata. Lisa l&#8217;aspettava fuori, con una sigaretta accesa. Sembrava avesse pianto ed era magrissima. Marco e Luca l&#8217;abbracciarono senza nascondere le lacrime. Giulia aveva inviato una mail dicendo che non sarebbe arrivata in tempo per il funerale, ma che sarebbe tornata per qualche giorno appena possibile.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Angela era stata ricomposta in una bara, aperta, tra la seta e un mazzo di rose rosse come piacevano a lei. Il viso sembrava sereno ed era stata vestita con un abito azzurro, il suo colore preferito. Bella anche nella morte e, forse, ancora troppo giovane per terminare la sua storia.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sara le guard\u00f2 le mani, lunghe, con le dita ben delineate, magre e leggermente nodose, poi guard\u00f2 le proprie: lunghe, magre, nodose, con tendini e vene in rilievo. C&#8217;era, c&#8217;era davvero in lei qualcosa di sua madre, le stesse mani. E, finalmente, le venne da piangere.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9116\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9116\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando aveva ricevuto la telefonata di Marco, suo fratello, gi\u00e0 dal tono della voce, aveva immaginato tutto. 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