{"id":9068,"date":"2012-05-04T18:57:26","date_gmt":"2012-05-04T17:57:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9068"},"modified":"2012-05-04T18:57:26","modified_gmt":"2012-05-04T17:57:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-macchie-bianche-di-andrea-masotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9068","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Macchie bianche&#8221; di Andrea Masotti"},"content":{"rendered":"<p>Il mio volto. Non potete vederlo. Come un veleno potrebbe instillarvi, goccia a goccia, il desiderio della fine. Respiro e assaporo le molecole leggere che un giorno entrarono e uscirono dalle mie narici.<br \/>\nNon so pi\u00f9 se esisto, cerco il riflesso di uno specchio, per scorgere i filamenti albuminosi di una sagoma che fu la mia. Solo una macchia bianca, il ritratto corrotto della pi\u00f9 radiosa tra le ragazze. Sono tra voi, tornata tra i viventi. Qui a raccontare ci\u00f2 che le parole faticano. E quali parole, chi mai, in quale lingua, hanno distillato ci\u00f2 che \u00e8 per sua natura indefinibile? Niente della mia vita precedente, delle vostre vite, imprime le proprie immagini tenui laggi\u00f9, dove \u00e8 cecit\u00e0 e delirio. Ma ora sono con voi. Osservo i passi, le mani indaffarate sugli oggetti. Le bocche che si aprono. Un privilegio tornare. L\u2019ho chiesto, ho implorato Colui che ascolta. Ho avvertito le mie labbra, che furono la Sensualit\u00e0 nel giardino dei vivi, approssimarsi all\u2019eone che, traversando l\u2019inesistente, il dopo, ritorna al principio nel cerchio del Tutto. Pensiero e Silenzio mi hanno risposto : &#8211; Torna.<br \/>\nMi avvio su una scala mobile, passeggio tra i viali senza scansare le auto che mi attraversano. Ascolto il gracchiare di una radio fuori sintonia, le note di un I-Pod. Amavo il mondo che mi \u00e8 sempre stato estraneo, come una stella marina dei fondali ama le fronde dei pini baciate dal sole. Presto incontrer\u00f2 chi mi ha privato del girovagare tra i quartieri, delle corse sul metr\u00f2, delle boccate di gelo e di agrumi. Dell\u2019amore. Era la mia richiesta ed \u00e8 stata esaudita. Perch\u00e9 mai nessuno aveva meritato l\u2019ira a tal punto. Esecrazione per chi dedic\u00f2 tutte le sue energie per fare di una bambina la pi\u00f9 aggraziata, maliziosa, palpitante creatura. Per poi abusarne, nel pi\u00f9 torbido e inqualificabile dei rapporti: una sola carne con il padre. Il tormento ha seccato e poi spezzato il biancospino in fiore.<br \/>\nDalle mura che isolavano il mondo esterno al balcone, pochi passi, le braccia rivolte al cielo come ali, il volo verso l\u2019ignoto grigio dell\u2019asfalto.<br \/>\nOra rivedo ci\u00f2 che mi era proibito e ho individuato il covo dell\u2019assassino. Tra poco sar\u00f2 da lui. Solo da breve tempo non sento il suo alito su di me, le gocce acide di sudore, la mano muscolosa che mi stringeva sopra il gomito, e l\u2019altra inerme, perennemente avvolta in una fascia. Spesso si rivolgeva a me quando tornava dal tennis, era tanto dedito allo sport che era sempre costretto a curarsi il gomito dolorante, e dopo avvolgeva l\u2019arto nelle bende. Una volta la benda mentre lottava con me si \u00e8 sciolta e sotto ho scorto una macchia biancastra. Come mettere in atto una vendetta senza poter manovrare la lama ricurva di un coltello? Le mie braccia sono vuote apparenze. Era la mia seconda domanda a Colui che ascolta. L\u2019Essere scaturito dal nulla come il vento del deserto si \u00e8 avvicinato alle mie labbra, ho avuto sentore di cosa mi proponeva e l\u2019ho concesso. Per un istante interminabile sono tornata la meravigliosa creatura la cui sola presenza poteva togliere il fiato. Ma ero solo odio e odio rimasi anche nell\u2019amore.<br \/>\nMi \u00e8 stato cos\u00ec permesso di infiltrare la perfidia nella natura, tirare i fili reconditi del destino di un uomo che non voglio accettare come mio consanguineo: essere la piega triste del suo labbro, l\u2019ombra minacciosa sul dormiveglia, il teschio che traspare dalla nuvola. Il verme nel piatto, la cloaca che risale nel bagno. Sar\u00f2 il pianto che gocciola sul sole estivo, il carcinoma che sbuca sotto il seno, il filo di sangue nella saliva. Le lancette dell\u2019orologio che rallentano nell\u2019attesa. Sar\u00f2 l\u2019eterna compagnia dell\u2019amarezza. Fino a che il balcone e l\u2019asfalto non si saranno saziati di un altro corpo. Salgo i gradini di marmo della mia vecchia abitazione, li assaporo uno a uno. E\u2019 un antico palazzo signorile, volto a tramontana, contornato dai platani. Quante volte ho sognato l\u2019alto soffitto affrescato di ghirlande, la mia corsa leggera di fanciulla, tenendo la mano stretta alla ringhiera per non ruzzolare, sperando che non si accorgesse della mia fuga. Portavo nel corpo i lividi della costrizione, i solchi delle corde e delle percosse. Le lacrime vibravano dei sussulti, inumidivano la camicetta lacerata. Al mio aguzzino non difettavano gli scrupoli e se la porta era socchiusa, il cancello restava bloccato dai chiavistelli. Del mondo esterno rivedo immagini impresse nell\u2019infanzia, quando accompagnavo mia madre ai giardini o al corso di danza. Captavo su di me, gi\u00e0 dai primissimi anni, gli occhi turbati dalla bellezza che nulla concede alla ragione. Uomini maturi si giravano ad ammirarmi, ne percepivo gli occhi lubrichi, i giovani mi seguivano fischiettando. Alla scuola di ballo le altre madri mi squadravano invidiose, sussurravano dei miei capelli di miele, di occhi profondi come l\u2019oceano, dei balzi e degli stacchi del tut\u00f9 che sopravanzavano, con elasticit\u00e0 e armonia, ogni concorrente. Corpi distratti mi sfioravano e mia madre era attenta a chi mi prometteva baci e carezze. Ma chi pi\u00f9 ne soffriva era mio padre, il suo non era un calore affettuoso, bens\u00ec gelosia. Una sera quando il genitore di una amichetta mi allung\u00f2 un buffetto sulla guancia lo agguant\u00f2 per un braccio strattonandolo con rabbia. Presto rimasi sola. Le amicizie si dileguarono e la mia famiglia si isol\u00f2. Mio padre era preso dal lavoro e da frequenti viaggi in terre lontane, soffrivo la solitudine addolcita solo da mia madre, e lo immaginavo in compagnia di altri, ad abbrozarsi su spiagge tropicali, chiuso nel suo egoismo, o in qualche citt\u00e0 dell\u2019oriente, da cui tornava con qualche semplice dono. Spesso portava con s\u00e9 fotografie, e rovistando ho scoperto che non c\u2019erano solo spiagge esotiche e velieri sul mare azzurro, ma anche capanne miserabili e corpi nudi di adolescenti. Rimasi sconvolta. La malattia di mia madre aggrav\u00f2 ulteriormente la situazione: dovevo accudirla e rincuorarla nei pochi momenti di lucidit\u00e0, il volto di lui era cupo, incapace di aprirsi agli estranei, inchiodato a noi due e allo stesso tempo privato della moglie, vacillava e la sua cupidigia unita a una personalit\u00e0 fragile lo spingeva sempre pi\u00f9 verso di me. Gi\u00e0 avevo intuito con angoscia le sue pulsioni.<br \/>\nPoi siamo rimasti soli, e a quel punto si chiuse la porta della prigione e si apr\u00ec quella dello scandalo e giunsero cos\u00ec gli anni pi\u00f9 tetri. Ma sono tornata per sete di giustizia e tra poco lo rivedr\u00f2, lo conosco, passare la notte sui siti porno, per poi presentarsi al lavoro in dormiveglia, tenuto in piedi da qualche sniffata. Sempre curato ed elegante, con la cravatta, i capelli tinti, abbronzato. Avr\u00e0 ancora il braccio fasciato, questo s\u00ec, ma coperto dalla giacca. Ci tiene all\u2019aspetto, a sembrare giovane. Eppure \u00e8 ombroso, i suoi conoscenti sono gli stessi della giovent\u00f9, quelli che lo sopportano meglio. Sono arrivata, attraverso il cancello, ecco la porta del suo studio, socchiusa, una stretta fessura, l\u2019attraverso senza spostarla, sar\u00e0 il suo ultimo momento spensierato, poi lo accompagner\u00f2 giorno dopo giorno\u2026Intravedo i piedi, \u00e8 sdraiato sul divano\u2026 anzi, \u00e8 steso sul letto, l\u2019ambiente \u00e8 oscuro ma lo riconosco, \u00e8 dimagrito, i capelli sono radi, a chiazze, il volto \u00e8 reclinato sul cuscino. Sta facendo la pennichella. Dall\u2019angolo della bocca esce un filo di bava: forse \u00e8 fatto di alcool. La pelle \u00e8 butterata, una mano informe penzola sul lato. Cosa pu\u00f2 essere successo nel frattempo? L\u2019urlo risuona dentro di me. Mi avvicino e perlustro il corpo, non se ne accorge, l\u2019occhio \u00e8 semichiuso da una garza imbevuta di un liquido sieroso, nella stanza incombe un odore stantio, nessuno arieggia. Aggiro il letto e scorgo con orrore che del naso \u00e8 rimasta una cavit\u00e0 informe, le labbra sono corde retratte, e l\u2019altra mano, che portava bendata, \u00e8 senza dita. Sotto il mento una protuberanza rossiccia risale dietro la clavicola. Mio padre. Irriconoscibile. Ora comprendo il suo segreto: la macchia bianca che accuratamente celava sotto le fasce non erano i medicamenti spalmati sulla pelle, ma un primo agghiacciante sintomo. Nei suoi vagabondaggi e nei contatti con gli sconosciuti ha contratto e covava la lebbra che come una piovra macera e recide la sua carne. Respira, sommessamente ascolto sillabe nel deliquio, vorrei decifrarle, comprendere la parola che ossessivo ripete a se stesso, ma fatica a emettere dalle labbra amputate\u2026 potessi bagnarle con una goccia d\u2019acqua \u2013 <em>O\u2026 no\u2026 o\u2026 no\u2026 <\/em> &#8211; cosa intende ? Certo tenta di respingere la morte che percepisce vicina, o chiede perdono, lui che non ne ha mai concesso. Perdono alla moglie trascurata, perdono ai bambini usurpati. Perdono a me. Sono disarmata.\u00a0 Il pi\u00f9 grande nemico era l\u2019odio che covavo senza poter dimenticare e di fronte al corpo che geme nell\u2019agonia svanisce. Non posso procedere alla vendetta, il corso si \u00e8 compiuto e l\u2019acqua della piena fangosa \u00e8 prossima all\u2019estuario. Lontano, dove presto torner\u00f2, trover\u00f2 sagome umane e sognanti note di violino, i profumi del gelsomino e delle viole, e non sento pi\u00f9, mai pi\u00f9 sar\u00f2 soverchiata da quel terribile urlo: il mio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9068\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9068\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio volto. Non potete vederlo. Come un veleno potrebbe instillarvi, goccia a goccia, il desiderio della fine. Respiro e assaporo le molecole leggere che un giorno entrarono e uscirono dalle mie narici. Non so pi\u00f9 se esisto, cerco il riflesso di uno specchio, per scorgere i filamenti albuminosi di una sagoma che fu la [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9068\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9068\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1001,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-9068","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9068"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1001"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9068"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9068\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9284,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9068\/revisions\/9284"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}