{"id":9010,"date":"2012-04-25T16:39:28","date_gmt":"2012-04-25T15:39:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9010"},"modified":"2012-04-25T16:39:28","modified_gmt":"2012-04-25T15:39:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-italia-oggi-di-franco-mieli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9010","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Italia&#8230;oggi&#8221; di Franco Mieli"},"content":{"rendered":"<p>Il primo stressante giorno di lavoro della settimana volgeva quasi al termine. Amelia comici\u00f2 a rimettere le penne e l&#8217;agenda nel cassetto. Lasci\u00f2 per\u00f2 aperto il computer; prima di uscire voleva dare un&#8217;ultima occhiata alla posta elettronica, per controllare se l&#8217;ufficio fornitori di Milano aveva risposto alla sua richiesta di una nuova colonnina per la fornitura di bibite. Dopo undici anni di quel lavoro, Amelia conosceva a menadito tutte le procedure aziendali; niente aveva segreti per lei. Il lavoro quotidiano, divenuto routine, da un p\u00f2 di tempo le era venuto a noia. Tuttavia l&#8217;impegno e la dedizione costante di quegli anni avevano fatto in modo di farle raggiungere una discreta posizione nell&#8217;azienda, con uno stipendio pi\u00f9 che soddisfacente. Si sentiva perci\u00f2 pronta per qualcosa di diverso, di pi\u00f9 gratificante. durante il tragitto in auto per tornare a casa ci pensava spesso. E di tempo ne aveva per pensare. Con i risparmi di quegli anni aveva comprato, con l&#8217;aiuto di un oneroso mutuo, una villetta in un paesino fuori Roma. Lo scotto da pagare era un&#8217;ora di viaggio all&#8217;andata e un&#8217;ora al ritorno. ma alla fine, pensava, ne era valsa la pena. Durante i fine settimana e nei lunghi pomeriggi estivi godeva appieno i vantaggi dell&#8217;abitare fuori porta. aveva scoperto di avere anche il pollice verde, riuscendo a coltivare egregiamente un piccolo giardino, ammirato e invidiato dalle vicine. Si apprestava ad andare in bagno, dopo aver spento il computer, quando il telefono squill\u00f2. A quell&#8217;ora&#8230;La chiamata era interna, quindi rispose: il direttore delle risorse umane, Giulietti, la pregava di recarsi un attimo nel suo ufficio. Il sorriso con il quale Amelia entr\u00f2 nella sua stanza, si spense appena lo vide, con una busta in mano:<\/p>\n<p>&#8220;Signora Amelia, sono spiacente, ma l&#8217;azienda ha deciso da domani stesso di non avvalersi pi\u00f9 della sua pur preziosa collaborazione. Purtroppo i tempi sono quelli che sono.&#8221;<\/p>\n<p>Come in trance, con la testa confusa, riusc\u00ec, non seppe come, ad arrivare alla sua automobile. Apr\u00ec la busta e ne lesse il contenuto attraverso il velo delle lacrime. L&#8217;azienda le comunicava che, in seguito alle recenti contrazioni degli ordini e delle vendite, la sua posizione era divenuta ridondante. Ridondante. In altra occasione le sarebbe venuto da ridere sull&#8217;uso di quel termine.<\/p>\n<p>&#8220;Imbecilli -sibil\u00f2- e ora che faccio?&#8221;<\/p>\n<p>Le venne in mente il mutuo da pagare, ancora duecentosessantaquattro rate, ancora ventiquattro anni; poi, il finanziamento per l&#8217;acquisto dell&#8217;automobile: quarantotto mesi a tasso zero; cos\u00ec l&#8217;aveva invogliata il venditore della concessionaria; erano altri trecento euro al mese.<\/p>\n<p>&#8220;E ora che faccio?&#8221; si ripeteva mentre guidava verso casa, con la rabbia che progressivamente subentrava allo smarrimento iniziale. A cinquantanni era difficile trovare un altro lavoro. Giulietti: era stato sicuramente lui che aveva fatto il suo nome quando l&#8217;azienda aveva deciso di ridurre il personale. In quegli anni le aveva fatto molte proposte, in maniera pi\u00f9 o meno velata. Lei aveva risposto sempre picche; e ora si era vendicato. Entr\u00f2 in casa e si butt\u00f2 sul letto vestita. Tanto, l&#8217;indomani non avrebbe avuto nulla da fare.<\/p>\n<p>Quando la vide uscire dalla stanza con le spalle curve e la testa china, Giulietti si distese con un largo sorriso e annu\u00ec soddisfatto. Finalmente l&#8217;aveva domata, quella stronza. Cos\u00ec avrebbe imparato a fare la sostenuta. I primi tempi, ne era stato quasi innamorato; poi i continui e reiterati rifiuti avevano trasformato quell&#8217;infatuazione in ossessione. Cos\u00ec, quando si present\u00f2 quella ghiotta occasione della riduzione di personale, aveva subito fatto il suo nome alla propriet\u00e0 dell&#8217;azienda, ottenendone il licenziamento. Avrebbe fatto passare un p\u00f2 di tempo, l&#8217;avrebbe fatta cuocere nel suo brodo, poi&#8230;<\/p>\n<p>Era trascorso quasi un mese da quell&#8217;infausto luned\u00ec. Amelia si sedette sul divano, rassettandosi la vestaglia, che ormai indossava per quasi tutto il giorno. Che fatica pulire la casa da cima a fondo. Adesso capiva Svetlana, i suoi mal di schiena, le sue lamentele quando le chiedeva di svolgere qualche lavoro pesante, come lavare e stendere le tende. Poveretta, le tremavano le mani quando le diede la liquidazione, spegandole perch\u00e8 non poteva pi\u00f9 tenerla a lavorare per lei. Cos\u00ec erano gi\u00e0 in due a perdere il lavoro. Gi\u00e0, il lavoro. Aveva consegnato il suo curriculum a ditte, uffici, negozi di abbigliamento. La risposta era sempre quella: troppo vecchia, troppo specializzata, non avevano bisogno di persone come lei. Lo specchio del salone le rimand\u00f2 l&#8217;immagine di una donna ancora bella, bionda; gli occhioni azzurri, non pi\u00f9 evidenziati dal trucco una volta impeccabile, qualche capello bianco che faceva capolino. Da quanto tempo non andava pi\u00f9 da Adriano, il suo parrucchiere? I soldi cominciavano a scarseggiare. Era gi\u00e0 stata in banca la settimana scorsa, per vendere una parte dei suoi risparmi. Quanto sarebbero durati ancora? Cominciava a concretizzarsi l&#8217;idea di vendere la casa e tornare a Roma,\u00a0dai suoi genitori. Ma l&#8217;orgoglio ancora la tratteneva dall&#8217;effettuare un simile passo. Si avvi\u00f2 verso la camera da letto per vestirsi e andare a pranzo proprio da loro, come faceva gi\u00e0 da una decina di giorni, quando il telefono di casa squill\u00f2.<\/p>\n<p>&#8220;Dovr\u00f2 decidermi a disdire l&#8217;abbonamento&#8221; pens\u00f2, &#8220;tanto mi basta il cellulare.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Pronto? Amelia?&#8221;<\/p>\n<p>Il suono di quella voce la irrigid\u00ec, facendola inspirare profondamente.<\/p>\n<p>&#8220;Che vuoi?&#8221; rispose gelida.<\/p>\n<p>&#8220;Sapere come stai, Amelia. Sono preoccupato per te. Hai trovato qualcosa?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Sai bene che non ho trovato nulla.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Senti, lo sai che non \u00e8 stata colpa mia. Ma io conosco molte persone, posso aiutarti se vuoi. perch\u00e8 non ceniamo insieme stasera? Possiamo venirci incontro, no?&#8221;<\/p>\n<p>A quelle parole Amelia non rispose subito. Rimase in silenzio per una decina di secondi, stringendo ancora pi\u00f9 gli occhi e mordendosi le labbra.<\/p>\n<p>&#8220;Domani, Giulietti, domani sera. Oggi ho un p\u00f2 da fare, non posso. Perch\u00e8 non vieni a casa mia? Staremo pi\u00f9 tranquilli. Tanto sai dov&#8217;\u00e8, no? Sei venuto un sacco di volte a spiare dove abito. Credi che non ti abbia mai visto? Comunque sono diventata una brava cuoca in queste settimane. Vedrai che non te ne pentirai.&#8221;<\/p>\n<p>Poteva quasi vedere attraverso la cornetta l&#8217;espressione dapprima incredula, poi trionfante di Giulietti.<\/p>\n<p>&#8220;Per me va benissimo, Amelia; non comprare il vino. Lo porto io.&#8221;<\/p>\n<p>Alle otto di sera il citofono squill\u00f2 puntuale. Amelia and\u00f2 ad aprire. Indossava il tailleur con camicetta bianca, giacca e gonna corta sopra il ginocchio. Sapeva quanto sbavasse il Giulietti quando lei veniva in ufficio vestita cos\u00ec.<\/p>\n<p>&#8220;Ciao, come stai bene&#8221; fu il suo commento mentre la baciava sulla guancia, inondandola con gli effluvi di un costoso quanto disgustoso dopobarba.<\/p>\n<p>&#8220;Mettiti seduto, la cena \u00e8 gi\u00e0 pronta.&#8221;<\/p>\n<p>Mentre Amelia era in cucina, Giulietti osserv\u00f2 la sala da pranzo e il salotto. Aveva buon gusto la cara Amelia, guarda che mobili. Non li aveva certamente comprati da Ikea. Quante volte aveva sognato di entrare in quella casa. E ora&#8230;era fatta!<\/p>\n<p>&#8220;Eccoci qui&#8221; disse Amelia portando un vassoio, &#8220;brodetto di pesce alla romagnola; so che ne vai matto.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Vado matto anche per altre cose, se \u00e8 per questo&#8221; ammicc\u00f2 il Giulietti.<\/p>\n<p>Divor\u00f2 con gusto il succulento piatto, accompagnandolo con il vino che aveva portato. Per quanto Amelia si vantasse di essere una brava cuoca, pensava Giulietti, il brodetto gli sembrava leggermente amaro. Evidentemente aveva esagerato con qualche spezia, compromettendo la riuscita del piatto. Doveva ancora migliorare come cuoca, ma ci avrebbe pensato lui ad educarla. ne avrebbe avuto di tempo a disposizione.<\/p>\n<p>Quando ebbero finito, Amelia disse:<\/p>\n<p>&#8220;Mettiti comodo sul divano, vado a fare il caff\u00e8 e ti raggiungo.&#8221;<\/p>\n<p>Mentre aspettava lo assal\u00ec una sensazione di ansia, di irrequietezza, accompagnata da una fastidiosa sudorazione.<\/p>\n<p>&#8220;Mi sto emozionando come un liceale al primo appuntamento. Calmo. Stai calmo!&#8221;<\/p>\n<p>Invece di calmarsi peggior\u00f2 e proprio mentre Amelia entrava nel salone con il vassoio del caff\u00e8, un crampo al polpaccio lo fece irriggidire e urlare di dolore.<\/p>\n<p>&#8220;Non mi sento bene, Amelia, sono un p\u00f2 agitato.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Cerca di stare tranquillo, sdraiati sul divano.&#8221;<\/p>\n<p>Ma proprio mentre assumeva la posizione supina, una nuova, pi\u00f9 dolorosa contrazione lo colp\u00ec alla schiena e gli fece inarcare il corpo in maniera innaturale. Ora sudava copiosamente e si sentiva addosso come una febbre che lo bruciava.<\/p>\n<p>&#8220;Chiama un dottore, Amelia. Non riesco pi\u00f9 a muovermi&#8221; la preg\u00f2 con voce flebile.<\/p>\n<p>Ma Amelia non si muoveva. Se ne stava l\u00ec, in piedi davanti a lui e lo guardava.<\/p>\n<p>&#8220;Fai qualcosa, per giove.&#8221;<\/p>\n<p>Stava per aggiungere altro, ma una fortissima contrazione della mascella gli imped\u00ec di parlare ancora. Si sentiva la lingua gonfia, come un corpo estraneo nella bocca.<\/p>\n<p>&#8220;Stricnina, Giulietti; nel brodetto ci ho messo la stricnina. E ne ho messa tanta, bastardo; perci\u00f2 creperai. Eri talmente preso da quello che avresti fatto dopo, che l&#8217;hai mangiato ugualmente, anche se era un p\u00f2 amaro. Vai all&#8217;inferno, adesso. Vedi se l\u00ec ti riesce di licenziare qualcun altro.&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;ultima immagine impressa nelle pupille di Giulietti fu quella di Amelia, in piedi di fronte a lui, finalmente sorridente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9010\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9010\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo stressante giorno di lavoro della settimana volgeva quasi al termine. 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