{"id":9000,"date":"2012-04-21T22:06:43","date_gmt":"2012-04-21T21:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9000"},"modified":"2012-04-21T22:06:43","modified_gmt":"2012-04-21T21:06:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-fine-di-antonella-spinella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=9000","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Fine&#8221; di Antonella Spinella"},"content":{"rendered":"<p>Quel documento aperto da quasi un\u2019ora sul suo computer stava cominciando ad assomigliare a un lenzuolo bianco steso ad asciugare e dimenticato l\u00ec, al filo, sotto il sole estivo. Dritto, fermo e immacolato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che non avesse voglia di lavorare, o fretta di terminare, Jen. \u00c8 che non sapeva come. La storia era tutta l\u00ec, dispiegata e svolta sotto ai suoi occhi. La conosceva a memoria: l\u2019aveva scritta lei, del resto.<\/p>\n<p>Si accese una sigaretta: secondo i suoi calcoli, poteva fumarne altre quattro entro la mezzanotte e rimanere comodamente all\u2019interno del regime giornaliero che si era prefissata per mantenersi in salute. La sua scrivania, che lei lo volesse o no, col tempo aveva assunto le sembianze del luogo di lavoro tipico dello scrittore: legno scuro invecchiato, portasigarette di metallo intarsiato, fiaschetta che ormai riempiva solo di Wild Turkey perch\u00e9 era diventata abitudinaria. A volte, la sera, accendeva le candele, cos\u00ec, per fare atmosfera. Purtroppo non aveva un camino, ma la vecchissima poltrona rivestita di velluto verde sulla quale era seduta bastava a dare un tono da vecchia Inghilterra a tutto l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>La sigaretta fin\u00ec. Jen odiava quando le sigarette finivano, soprattutto se fumare era l\u2019unico modo per procrastinare una decisione che non aveva voglia di prendere. I minuti in cui fumava non erano rubati al mondo esterno, no: era come spostarsi in un universo fuori dallo spazio-tempo, dove il flusso degli eventi si fermava e il tempo si dilatava a sufficienza per consentirle di fare la scelta giusta.<\/p>\n<p>La sigaretta, a ogni modo, fin\u00ec. Jen la spense schiacciandola energicamente in uno spesso posacenere di vetro che aveva l\u2019urgente necessit\u00e0 di essere svuotato.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo faccio dopo \u2013 pens\u00f2 Jen \u2013 lo faccio dopo. Tanto devo dar da mangiare al cane. Faccio tutto assieme, dopo.<\/p>\n<p>Era diventata pigra, Jen, con l\u2019et\u00e0. Quando aveva vent\u2019anni le sembrava che il tempo le sfuggisse da tutte le parti, proprio allora che, di tempo, ne aveva da vendere. Forse era perch\u00e9 voleva fare tante, troppe cose, Jen. Forse voleva farle tutte, anche se non si poteva. Per\u00f2 aveva la speranza di riuscirci, un giorno: la speranza, e anche la paura. Perch\u00e9 se speri tanto in qualcosa, poi hai anche paura di non ottenerla. E pi\u00f9 bella \u00e8 quella cosa, pi\u00f9 grande \u00e8 la paura.<\/p>\n<p>Dunque Jen aveva passato gran parte della sua vita a correre dietro al tempo, e adesso s\u2019era stancata. Adesso andava lenta, non le interessava pi\u00f9. Qualcosa l\u2019aveva avuta, qualcosa l\u2019aveva persa, ma ormai non aveva nemmeno la forza, per vivere cos\u00ec tanto. Quindi scriveva.<\/p>\n<p>Quella sceneggiatura non l\u2019aveva impegnata molto. Era una storia ordinaria, senza grandi picchi: una storia d\u2019amore come se ne vedono tante. Lei ama lui, lui ama lei, complicazione, peripezie, conclusione. Uno schema che avrebbe fatto felice qualsiasi studente di scrittura creativa. Del resto, nessuno di noi sta qui a chiedere originalit\u00e0 alla vita.<\/p>\n<p>Il problema di Jen, adesso, era uno e uno soltanto: doveva concludere. Doveva mettere un punto, scrivere la parola fine e spedire tutto: e doveva farlo quel giorno stesso. Le scadenze sono scadenze.<\/p>\n<p>A dire la verit\u00e0, lei ce l\u2019aveva gi\u00e0 bello pronto, il finale. Lo aveva scritto nei giorni scorsi, ed era proprio un ottimo finale: originale, spiritoso ma con sentimento, consapevole e pieno di poesia. E non era un lieto fine.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sai, Jen \u2013 le dicevano \u2013 oggi il pubblico ha delle esigenze diverse. Passi il romanticismo, passino le storie d\u2019amore, ma al lieto fine non ci crede pi\u00f9 nessuno. Non puoi far passare una cosa alla Frank Capra e sperare che la gente la prenda per buona. Dai, quelle cose non succedono. Va bene la storia d\u2019amore, ma il finale fammelo diverso. Non so, fa\u2019 che lui debba partire per non so dove, o che lei s\u2019ammali, o che per qualche assurda ragione la loro storia non possa continuare. Non so, inventa. Oh, comunque \u2013 le dicevano \u2013 lei, la protagonista, intendo, t\u2019assomiglia un sacco, lo sai?<\/p>\n<p>Jen era soddisfattissima del suo finale non lieto. E non c\u2019aveva messo nemmeno troppo a scriverlo: le era venuto, come dire, naturale. L\u2019aveva iniziato una notte, con una scorta di bourbon e un posacenere vuoto accanto, e il mattino dopo era l\u00ec, nero su bianco.<\/p>\n<p>Ma quella sera, l\u2019ultima prima della consegna, quando l\u2019unica cosa da fare sarebbe stata mettere un punto, spegnere il computer e andare a dormire, Jen si ferm\u00f2. Si ferm\u00f2, e rimase l\u00ec, a fissare la pagina bianca, fumando la quintultima sigaretta prima della mezzanotte.<\/p>\n<p>Spense la sigaretta. Osserv\u00f2 il posacenere colmo. Guard\u00f2 di nuovo lo schermo del computer. Bevve un sorso. Si asciug\u00f2 le labbra col dorso della mano.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sapete cosa? Vi faccio vedere io, vi faccio.<\/p>\n<p>Selezion\u00f2 la cartella \u201cFinale\u201d. Cestino. Svuota cestino. Certo, un bel fal\u00f2 avrebbe fatto pi\u00f9 effetto, ma, ehi, \u00e8 la modernit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ecco. Anche volendo, adesso non potrei pi\u00f9 riscriverlo.<\/p>\n<p>Si accese un\u2019altra sigaretta. Decise che non avrebbe badato a quante ne fumava, quella sera. Era una cosa piuttosto importante, quella che stava facendo.<\/p>\n<p>Scrisse un altro finale. Le venne fuori banalissimo, melenso e sdolcinato. Era un tripudio di frasi zuccherose, di \u201cti amo\u201d gridati dai finestrini dei treni e di tramonti osservati mano nella mano. Era quello a cui nessuno spettatore avrebbe pagato per assistere, ma che forse pi\u00f9 di qualcuno avrebbe voluto vivere, almeno una volta nella vita.<\/p>\n<p>Lo scrisse e lo sped\u00ec. Ovviamente gliel\u2019avrebbero rimandato indietro, le avrebbero chiesto se era impazzita e avrebbero archiviato il caso come il primo sintomo di un\u2019incipiente demenza senile. Forse lo avrebbero fatto riscrivere a lei, o magari lo avrebbero passato a qualcun altro. Non importava.<\/p>\n<p>Spense il computer, soddisfatta. Si accese l\u2019ultima sigaretta prima di andare a letto. Si alz\u00f2, si sgranch\u00ec un po\u2019 le gambe e fece un breve giro per l\u2019ampia stanza. Si avvicin\u00f2 a una mensola. C\u2019era la foto di una coppia, una coppia giovane, appoggiata sul ripiano di marmo. La prese in mano.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Robaccia, eh? \u2013 sorrise Jen. &#8211; La pi\u00f9 banale e stupida storia che abbia mai scritto. Ma era quella che mi meritavo.<\/p>\n<p>Rimise a posto la foto, spense la sigaretta, e and\u00f2 a dormire.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_9000\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"9000\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quel documento aperto da quasi un\u2019ora sul suo computer stava cominciando ad assomigliare a un lenzuolo bianco steso ad asciugare e dimenticato l\u00ec, al filo, sotto il sole estivo. 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