{"id":8997,"date":"2012-04-21T22:04:52","date_gmt":"2012-04-21T21:04:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8997"},"modified":"2012-04-21T22:04:52","modified_gmt":"2012-04-21T21:04:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-il-giorno-in-cui-simone-sali-sulla-collina-di-antonella-spinella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8997","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Il giorno in cui Simone sal\u00ec sulla collina&#8221; di Antonella Spinella"},"content":{"rendered":"<p>Come quando si aspetta qualcosa che non si sa quando arriver\u00e0, se nel giro di un minuto o tra decine di anni, Simone guardava fuori dalla finestra. Non aspettava nulla, in realt\u00e0. Guardava. Osservava. Studiava.<\/p>\n<p>Sapeva vivere soltanto cos\u00ec, Simone, guardando la vita. In piedi su uno sgabello, perch\u00e9 la finestra era troppo alta per lui, Simone guardava la vita, immaginava, sognava, viaggiava.<\/p>\n<p>Come nelle fiabe, poteva scegliere chi essere: il venditore di palloncini, il gelataio, il cagnolino della signora di fronte. Ogni giorno una vita diversa, un personaggio diverso. A pensarci bene, poi, era anche meglio che nelle fiabe: quelle che gli raccontava la mamma duravano sempre troppo poco, e non lo facevano sognare, n\u00e9 sorridere. Neanche sua mamma sorrideva molto, in realt\u00e0. E neanche suo pap\u00e0. In compenso, urlavano sempre: urlavano con lui, urlavano tra loro, urlavano molto pi\u00f9 di quanto non sorridessero.<\/p>\n<p>Simone non capiva perch\u00e9. Una vita in cui si urla, come pu\u00f2 essere felice? Simone pensava che ci fossero delle cose che andavano dette piano, lasciate cadere come cade la prima neve dell\u2019anno, discreta, gentile. Ma i suoi genitori non le avrebbero mai dette.<\/p>\n<p>In fondo, a Simone non importava molto se i suoi non capivano. Un po\u2019, s\u00ec, gli dispiaceva, perch\u00e9 diciamolo, i grandi sono cos\u00ec bravi ed esperti e sicuri nelle cose loro, da grandi, che i bambini non capiscono, e si perdono invece in quelle pi\u00f9 semplici. Non sanno cosa fare, non riescono a decidersi, e quando si decidono, alla fine, sbagliano.<\/p>\n<p>Forse non erano proprio tutti cos\u00ec, ma questo, Simone, non poteva saperlo. Certo gli sarebbe piaciuto poterli aiutare, i suoi genitori, in qualche modo, ma gli avrebbero mai dato retta ? Simone pensava di no. E probabilmente aveva ragione. Doveva essere difficile, la vita, per mamma e pap\u00e0. Ma la sua, pensava Simone, era bellissima. Dalla finestra vedeva una grande strada e il parco, e pi\u00f9 oltre le colline, e una, in particolare, una collina che a Simone sembrava altissima, la pi\u00f9 alta del mondo. Chiss\u00e0 se lo era davvero.<\/p>\n<p>Vedeva tutte queste cose, e queste cose erano il mondo, per lui, o gi\u00f9 di l\u00ec. E le persone che attraversavano il mondo erano felici, pensava Simone, perch\u00e9 sorridevano, e non urlavano. Doveva proprio essere un problema dei suoi genitori. Forse erano malati.<\/p>\n<p>Simone sperava che fosse una malattia breve e mansueta come un raffreddore, per cui sarebbe bastato un po\u2019 di riposo e qualche pillola colorata e tutto sarebbe andato a posto. Non come la strana e brutta malattia della nonna che adesso non c\u2019era pi\u00f9. Simone ci teneva, ai suoi genitori, anche se forse non erano proprio il meglio che ci fosse sul mercato.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, quella mattina Simone osservava il mondo dalla finestra in piedi sul suo sgabello. Le vetrine dei negozi, il viale, gli alberi, le colline. Il mondo.<\/p>\n<p>E improvvisamente eccolo l\u00ec: sul marciapiede di fronte, un bambino piangeva. Urlava. Piantato sul marciapiede, fermo, immobile, urlava. Piangeva.<\/p>\n<p>Sua madre cercava di trascinarselo appresso, ma lui non ne voleva sapere di muoversi. Urlava. E basta.<\/p>\n<p>Chiuse di botto la finestra, Simone, e salt\u00f2 gi\u00f9 dallo sgabello.<\/p>\n<p>Non era vero che la gente, nel mondo, era felice. Non era vero che la vita era bellissima. Tutti piangevano. Tutti urlavano. Non erano solo i suoi genitori. Tutti erano malati. Ed era una malattia cattiva, anche se forse non si portava via le persone come era successo alla nonna.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 essere felici quando si \u00e8 malati, pensava Simone. Non si pu\u00f2 vivere, se la vita fa male. Doveva esistere per forza qualcosa che riuscisse a guarire la gente che stava male di vita. Un rimedio miracoloso, qualcosa. Ma chi poteva conoscerlo? Lui, Simone, no di certo. Ci sarebbe voluto un dottore, pensava, ma un dottore bravo, bravo veramente. Un dottore che desse retta a un bambino, e soprattutto che non fosse malato anche lui.<\/p>\n<p>Ma forse non esisteva, un dottore cos\u00ec. Serviva qualcosa di meglio. Ci pens\u00f2 su a lungo, Simone, e alla fine si accorse che gli restava un\u2019unica soluzione. Doveva parlare con il dottore pi\u00f9 bravo che ci fosse. Non sapeva ancora come, ma doveva riuscirci. Ed era davvero un progetto ambizioso, per un bambino di otto anni, voler incontrare Dio.<\/p>\n<p>Ci pens\u00f2 su un po\u2019, Simone. Da quello che aveva sempre saputo Dio stava in cielo, e lui non aveva proprio idea di come riuscire ad arrivarci.<\/p>\n<p>Non avrebbe mai potuto saltare cos\u00ec in alto, pens\u00f2, e non voleva neanche arrivare in cielo come aveva fatto la nonna, perch\u00e9 poi non si poteva tornare indietro: e come avrebbe fatto, a quel punto, a rivelare a tutti la cura miracolosa? E poi vivere gli piaceva, gli piaceva il mondo. Anche se non era proprio perfetto, anche se a volte qualcuno piangeva, non gli sembrava il caso di piantarlo in asso per sempre, povero, piccolo pianeta.<\/p>\n<p>No, bisognava trovare un altro modo, per parlare con Dio. Forse avrebbero potuto incontrarsi a met\u00e0 strada. A Simone sarebbe bastato arrivare il pi\u00f9 possibile vicino al cielo, e Dio sarebbe stato l\u00ec ad aspettarlo.<\/p>\n<p>Sal\u00ec di nuovo sul suo sgabello, riapr\u00ec la finestra.<\/p>\n<p>Il posto pi\u00f9 vicino al cielo era l\u00ec: era la collina che Simone vedeva ogni giorno dalla sua finestra, la pi\u00f9 alta del mondo. L\u00ec Simone avrebbe incontrato Dio, e lui gli avrebbe rivelato il Grande Segreto e nessuno avrebbe pi\u00f9 pianto n\u00e9 urlato e tutti sarebbero stati felici.<\/p>\n<p>Usc\u00ec di casa, Simone, per la prima volta da solo. I suoi genitori non si accorsero di nulla.<\/p>\n<p>Ci mise molte ore ad arrivare fin sulla collina. E, quando arriv\u00f2, sulla collina c\u2019era un vecchio appoggiato a un albero, un albero altissimo, che arrivava fino al cielo. Tutt\u2019intorno, pecore. Decine di pecore.<\/p>\n<p>Simone si ferm\u00f2, incerto: non era cosa di tutti giorni vedere Dio. Alla fine, esitante, si avvicin\u00f2 a quel vecchio bianco e senza et\u00e0. Il vecchio apr\u00ec gli occhi, ma non si mosse. Simone era a pochi passi da Dio, adesso. Doveva solo parlare. Fare quella domanda.<em> <\/em><\/p>\n<p>&#8211; Io\u2026 io volevo\u2026 volevo sapere se esiste una vita che non fa male. Che non fa piangere mai.<\/p>\n<p>Sorrise, quel vecchio. Le grinze della sua faccia si stirarono come se non sorridesse da anni.<\/p>\n<p>&#8211; Mi credi se ti dico che la sto ancora cercando anch\u2019io ?<\/p>\n<p>E richiuse gli occhi.<\/p>\n<p>Simone torn\u00f2 indietro. Cos\u2019altro avrebbe potuto fare? Non aveva avuto la sua risposta, non esisteva nessuna cura. Per\u00f2, quel vecchio\u2026 Dio, insomma, sembrava un po\u2019 felice, lui. Sembrava che ci credesse, che la felicit\u00e0 da qualche parte c\u2019era. Aveva fiducia.<\/p>\n<p>Simone torn\u00f2 a casa, e i suoi genitori non urlarono. Sorrisero. Lo abbracciarono, non lo sgridarono. Non urlarono.<\/p>\n<p>Simone pens\u00f2<strong> <\/strong>che in realt\u00e0 Dio la conosceva, la cura per il male di vita, anche se non aveva voluto dirgliela. Forse, se gliel\u2019avesse svelata, lui, Simone, non avrebbe capito. E poi non poteva mica credere che Dio \u00a0rivelasse i suoi segreti a tutti, no?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si era fatta sera ormai, e il vecchio Ernesto pens\u00f2 che era l\u2019ora di tornare a casa. Cominciava a sentire il peso degli anni, il vecchio Ernesto: sempre pi\u00f9 spesso gli capitava di addormentarsi appoggiato all\u2019albero sulla collina.<\/p>\n<p>Quel giorno, poi, aveva perfino sognato\u2026 Cosa avesse sognato esattamente non se lo ricordava, ma doveva essere stato un bel sogno.<\/p>\n<p>Il vecchio Ernesto radun\u00f2 le sue pecore, le cont\u00f2, e scese gi\u00f9 dalla collina.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8997\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8997\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come quando si aspetta qualcosa che non si sa quando arriver\u00e0, se nel giro di un minuto o tra decine di anni, Simone guardava fuori dalla finestra. 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