{"id":8945,"date":"2012-04-20T19:17:37","date_gmt":"2012-04-20T18:17:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8945"},"modified":"2012-04-20T19:17:37","modified_gmt":"2012-04-20T18:17:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-afrodite-marzo-di-salvatore-sottile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8945","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Afrodite, Marzo&#8221; di Salvatore Sottile"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u00a0Alle dieci, al solito bar. Ti spiegher\u00f2 ogni cosa. Afrodite.<\/p>\n<p>\u00a0Il messaggio \u00e8 arrivato come una saetta, in sincrono con uno squillo querulo che finisce come il risucchio di una pietra gettata nel fango, Plof! Poi pi\u00f9 niente, nella stanza ancora buia; \u00e8 una brutta giornata di marzo, ha piovuto per tutta la notte e\u00a0 tira un vento cattivo. Niente di meglio che starsene a letto, ha pensato l\u2019uomo che dorme di un sonno leggero; al Plof!, difatti, ha avuto un sussulto, ha esitato, forse un braccio avrebbe voluto stendersi fino al com\u00f2 per raccogliere il telefono, poi ha ceduto al molle richiamo odoroso delle coltri ed \u00e8 ripiombato gi\u00f9.<\/p>\n<p>Alle dieci l\u2019uomo \u00e8 al bar dove deve essere. Non ha fatto colazione, perci\u00f2 chiede un cappuccino, un croissant e un caff\u00e8, raccoglie dal tavolo accanto il giornale e aspetta. Si guarda intorno, la strada oltre la vetrata, i clienti di quella strana mattina, i discorsi sul tempo, una radio accesa con la solita insopportabile musica. Non \u00e8 tranquillo, l\u2019incontro che l\u2019aspetta, non sa perch\u00e9, lo preoccupa, comincia a sfogliare nervosamente il giornale mentre gli servono la colazione. Sta guardando le pagine della cronaca, \u00e8 quasi per lasciar perdere, nell\u2019altra mano la tazza del caff\u00e8 fumante, a mezz\u2019aria, quando nei necrologi gli sembra di riconoscere una foto. La bocca, socchiusa per lo stupore, resta com\u2019\u00e8, ci mancherebbe solo che fischiasse, e lo sguardo d\u2019improvviso gli si offusca. Riesce a leggere poche parole, poi si fa buio.<\/p>\n<p>La foto del giornale ha fatto finta di niente, beffarda, ma ha visto l\u2019uomo che sbirciava, bevendo un caff\u00e8. \u00a0Gli \u00e8 sembrato familiare, quel ghigno; leggero incresparsi delle labbra e occhi socchiudentesi, prima di poter pensare e, eventualmente, proferire parole; che in questo caso sarebbero improperi, tanto ogni cosa, \u00a0l\u00e0, strillava un\u2019intima disapprovazione, come ora manifesta platealmente quel diniego del capo, il pollice verso all\u2019indirizzo del barista che ha chiamato, la brodaglia servita, caff\u00e8. Eccole il suo caff\u00e8, signore! Non che, per una foto stampigliata alla bell\u2019\u00e8 meglio su di un giornale, sia verosimile saper dire della qualit\u00e0 di un caff\u00e8; pure, il riconoscimento \u00e8 avvenuto. Da una parte e dall\u2019altra. Quanto vi \u00e8 di non assimetrico, nel riconoscimento, riguarda un cuore che ha appena alterato le pulsazioni, mentre per il viso raffigurato, non v\u2019\u00e8 niente, non ne sappiamo niente, se non per dire, Io! Oh!<\/p>\n<p>L\u2019uomo, al tavolo appartato che ha scelto, \u00e8 indispettito, Dico io, rovinarmi la giornata cos\u00ec!, e guarda di malanimo il barista, un omone pingue dagli occhi slavati; pure, non decidendosi sul da farsi, avrebbe potuto alzarsi di scatto, senza dimenticare la bella borsa di cuoio, andare al bancone e dire, La beva lei questa schifezza!, dapprima lancia lo sguardo oltre la vetrata, in strada, poi passa ai pochi avventori, per lo pi\u00f9 al bancone a chiacchierare con colui che, non v\u2019\u00e8 dubbio su questo, non ha alcuna idea di che cosa sia un caff\u00e8. Non decidendosi, rimane al suo posto, addirittura beve la schifezza imbevibile, ripone \u00a0il giornale, capovolgendone la parte che sembra riguardarlo, \u00a0mette tempo in mezzo, alla scoperta, se scoperta v\u2019\u00e8 stata e, per non rischiare che qualcheduno arrivi l\u00ec a chiedergli, Posso?, riferendosi al giornale, vi mette le mani sopra, come a dire, innanzitutto a se stesso, Lasciatemi riflettere! Per la foto, cos\u00ec, e per quanto v\u2019\u00e8 raffigurato, s\u2019\u00e8 fatto buio, lo stesso buio di prima d\u2019ogni nascita, di quando ancora non si era che semplice poltiglia calda che, piano, bolle, si raggruma, sgrana, prima d\u2019irrompere alla luce; luce che, Luce!, solo a quel punto ritaglierebbe i bordi, \u00a0dapprima informi, creerebbe contrasti e farebbe comparire il mondo, dentro l\u2019ovale di un viso; tutto affinch\u00e9 qualcuno, un giorno, da qualche parte, magari sbirciando distrattamente seduto al tavolo di un bar, possa dire, Guarda come m\u2019assomiglia! \u00c8 tutto sua madre! Ma \u00e8 ancora buio; e al buio s\u2019addice il silenzio e al silenzio il sonno.<\/p>\n<p>L\u2019uomo, svegliatosi di soprassalto mentre fuori \u00e8 ancora buio, dapprima s\u2019erge a mezzo sul letto, ha il cuore in gola, teme d\u2019essere in ritardo, il metr\u00f2, l\u2019ufficio; poi, un dubbio, il soave sospetto che non sia cos\u00ec, \u00c8 domenica!, cos\u00ec si gira sull\u2019altro fianco e, beatamente, si rimette a dormire. \u00c8, perci\u00f2, nuovamente catapultato dinnanzi ad un caff\u00e8 imbevibile e ad una foto di un giornale che gli assomiglia. Sopra la foto c\u2019era un titolo, e sotto di quella un articolo, poche righe, cos\u00ec l\u2019uomo capovolge il giornale e, Afrodite, il viso raffigurato dalla foto che l\u2019attendeva, nasce di nuovo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Stanza da letto. Notte. Con un sorriso che sembra un ghigno, Angelo si sveglia. \u00c8 la terza volta che quest\u2019uomo si sveglia, avr\u00e0 il sonno leggero o un\u2019ansia, come un mare, lo bagna. \u00c8 tutto sudato. Trema. Si mette a sedere sul letto. Si guarda intorno. Fuori \u00e8 buio. Nella stanza \u00e8 buio. Poi allunga una mano e accende l\u2019abat-jour. Ben svegliato, Angelo! (Sorpreso e spaventato) Tu?\u2026 Io!<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Camera da pranzo. Notte. L\u2019uomo e la donna, siedono uno davanti all\u2019altra e si guardano. Vedo che nonostante il tempo passato mi riconosci, suadente Afrodite. Come potrei averti dimenticata, da ragazzo tenevo tue immagini dappertutto, in camera, tra i libri, ho passato\u00a0 un\u2019estate in Grecia per cercarti, dice Angelo. Lo so, lo so, nemmeno io ti ho mai perso di vista, mi piacciono questi amori impossibili che non finiscono mai. Impossibili?&#8230;, fa Angelo. Oh, s\u00ec, \u00a0impossibili, anche se veri. Pi\u00f9 ti sembravo a portata di mano pi\u00f9 mi facevo irraggiungibile, risponde la dea. Uhm.., fa Angelo. Non ti convince?, di rincalzo, Afrodite. Non so, risponde l\u2019uomo e, cambiando registro, Cosa dovevi dirmi?, Cosa c\u2019\u00e8 da spiegare? Non mi offri un caff\u00e8?, risponde Afrodite. Vuoi un caff\u00e8?, fa Angelo, incredulo. Te l\u2019ho appena chiesto, sardonica, l\u2019altra. Cos\u00ec altro tempo in mezzo, nell\u2019imbarazzo crescente, mentre la giornata, ma non \u00e8 ancora notte?, non promette nulla di buono. Piove ancora e il buio resiste. Devo dirti che si muore, fa poi Afrodite, cogliendo Angelo, come un agnello alla gola, alle spalle. Peggio di una coltellata. Devo spiegarti perch\u00e9, conclude. Angelo, la moka ancora da avvitare nelle mani, non crede a quello che ha sentito. Si gira, istintivamente mette le spalle al sicuro, s\u2019appoggia al bordo del lavello e poi, cercando di essere sarcastico, Che si muore, lo sapevo gi\u00e0 e sul perch\u00e9\u2026, s\u2019interrompe, Sul perch\u00e9\u2026, credo che nemmeno tu lo sai. Finisce con la moka e accende il fuoco. Torna a sedersi. Afrodite aspetta che gli sia ben davanti e che la guardi, poi spara, Davvero?, Lo sai?&#8230;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Angelo, incredulo, non sa pi\u00f9 quello che dice e che tono prendere, che razza di discussione sia insomma quella, chi sia questa donna che si fa chiamare Afrodite, che gli \u00e8 seduta davanti, e che gli assomiglia, potrebbe essere la sorella che non ha mai avuto, \u00a0Certo che lo so, si sente dopo un\u2019eternit\u00e0, \u00c8 il mio lavoro. Tu?, Io. Ma tu sei Afrodite, il nome, almeno, \u00e8 della dea dell\u2019amore\u2026 Ah, di nomi ne ho davvero tanti, e anche d\u2019occupazioni, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. Non sapevi che si muore anche d\u2019amore? Ma che dici, perdio?, fa Angelo. Non c\u2019\u00e8 bisogno di chiamare in causa dio, ci sono gi\u00e0 io. Non ti basta?, risponde Afrodite mentre fatica a trattenersi dal ridere.\u00a0 Ma Angelo ha di tutto voglia tranne che di ridere, cos\u00ec approfitta del gorgoglio del caff\u00e8 per alzarsi. Versa il caff\u00e8 in una tazza e l\u2019offre alla sua ospite. Tu non ne prendi?, fa premurosa Afrodite. Non ne ho voglia, grazie per il pensiero. E continua, Perci\u00f2 la notizia \u00e8\u2026 Che sei morto, conclude Afrodite. S\u00ec. Oggi, alle dieci in punto, eri seduto a bere un caff\u00e8 in un bar\u2026 Vedi, hai ancora le macchie sulla camicia, te lo sei versato addosso, mentre cadevi. Poi, e amorevolmente lo guarda, Poi io ti ho raccolto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tu?, chiede Angelo. Dico, perch\u00e9 proprio tu, ora\u2026 Ho capito benissimo, caro, perch\u00e9 io invece del signore incappucciato con la falce, o della signora\u2026 Non avete le idee chiare, su questo. Vi sbagliate sempre, voi umani\u2026 Non volevo dire questo, ribatte Angelo, combattuto dalla voglia di domandare a proposito dell\u2019errore degli umani, come ha detto lei, ma poi cerca di tenersi stretto al punto che\u00a0 l\u2019attanaglia, \u00e8 gi\u00e0 difficile cos\u00ec, la testa sembra che gli scoppi, o s\u2019espande?, non \u00e8 il mio solito mal di testa, pensa fra s\u00e9, Comunque s\u00ec, il senso era quello. Perch\u00e9 tu mi hai amata, risponde Afrodite, Ricordi? Angelo, sempre pi\u00f9 sbalordito, \u00e8 nella situazione, che sarebbe burlesca in un\u2019altra situazione, di dover dare risposte a un personaggio mitologico che sa, di lui, meglio di lui stesso, e per quanto una parte di s\u00e9 tenti di puntare i piedi, le parole che dice gli sgorgano da sole dalla bocca, e gli sgorgano quiete, assennate, senza ombra di quell\u2019ansia in cui, \u00a0in qualche fondaco misterioso di s\u00e9, \u00a0lui ha l\u2019idea di bollire. S\u00ec, ti ho amata, mi sei sempre piaciuta quando ti studiavo, ho anche scritto delle cose su di te\u2026 Lo so, fa Afrodite, Per questo sono qui. Mi \u00e8 piaciuto quel che scrivesti di me, c\u2019era qualcosa che hai perso, cogli anni\u2026 Cosa ho perso?, domanda Angelo. Il riso, l\u2019allegria, hai perso, la poesia\u2026 Ero giovane, l\u2019interrompe l\u2019uomo. Eri innamorato, ribatte la dea. Ero innamorato, conferma Angelo, Avrei voluto essere come te\u2026 Lo so, per questo ti ho fatto somigliante\u2026 Somigliante a te?, dice Angelo. E a chi, se no? Eri innamorato dell\u2019amore, quindi non potevi che somigliare a me, Afrodite.\u00a0 Poi, cambiando argomento e tono, Ci tenevo, sai?&#8230; Ci tenevi a cosa?, sbotta Angelo, sempre pi\u00f9 prostrato da quello sdoppiamento multiplo. Ci tenevo ad accompagnarti nell\u2019ultimo tratto, a cosa se no? Afrodite d\u2019improvviso si fa seria, come volesse, solo per quella mimica, dare peso alle parole che dice, pietre al posto dei fiori di prima, pece invece dell\u2019oro dei riccioli che le fanno ombra sugli occhi, Non so se hai capito chi sono, Angelo, e cosa sono venuta a fare, e strizza gli occhi come non ci vedesse, a sollecitare un\u2019intesa. S\u00ec, s\u00ec, fa Angelo, L\u2019ultimo tratto. S\u00ec. E si rabbuia, mentre l\u2019altra riacquista i suoi lineamenti che potrebbero dirsi marmorei, tanto abbagliano. Non rammaricarti, fa Afrodite, Non \u00e8 poi gran cosa morire. Per te, forse, ribatte l\u2019uomo, Ma per me\u2026 Per te \u00e8 come per me, non c\u2019\u00e8 differenza fra noi, non ti sei accorto quanto mi assomigli? Cosa vuoi dire? Quello che ho detto. Nient\u2019altro che quello che ho detto.<\/p>\n<p>Il vento, fuori, non cessa d\u2019accanirsi contro le persiane che, senza il padrone in casa a calare il fermo nell\u2019incavo, sbattono, mentre l\u2019orologio della cucina segna sempre la medesima ora.\u00a0 \u00c8 ora, dice Afrodite, Andiamo. Angelo la guarda, Mi hai detto che si muore, resta da spiegare perch\u00e9\u2026, ma sembra pi\u00f9 sereno di quando s\u2019\u00e8 svegliato nel cuore della notte tutto in subbuglio. \u00c8 ora, ripete Afrodite, Vieni, non avere paura. E gli offre le mani, cerca le mani, gliele prende e invita l\u2019uomo a un abbraccio. Angelo, sempre meno se stesso, si lascia abbracciare, ed \u00e8 come se una nuvola l\u2019avvolgesse, una nuvola tiepida che odora di mare. Piange. Cantiamo, sente dire, \u00a0\u00a0sbalordendo un\u2019altra volta, ancora, Cantiamo?&#8230;, fa Angelo. S\u00ec, cantiamo insieme, ricordi quel che scrivevi di me? Oh!, fa l\u2019uomo. Oh! Esita. S\u00ec. Nasce dall\u2019onda\u2026, e si ferma, gli occhi lucidi persi dentro la nuvola bianca che sempre pi\u00f9 odora di salso. E Afrodite, Schiuma\u2026 E poi, insieme, Afrodite che ride\u2026 Nasce dall\u2019onda, schiuma, Afrodite che ride\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p align=\"left\">\n<p align=\"left\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8945\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8945\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Alle dieci, al solito bar. 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