{"id":8932,"date":"2012-04-19T12:22:10","date_gmt":"2012-04-19T11:22:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8932"},"modified":"2012-04-19T12:22:10","modified_gmt":"2012-04-19T11:22:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-valigia-di-cartone-di-mirta-contessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8932","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La valigia di cartone&#8221; di Mirta Contessi"},"content":{"rendered":"<p>Aveva sposato un uomo bello e vanitoso e fin dai primi tempi cap\u00ec che non sarebbe stato un matrimonio facile da vivere. Scoprire i suoi molti tradimenti e poi assistere a pietosi e vani tentativi di coprirli, indurlo a confessare e perdonarlo, dopo una copiosa cascata di lacrime, era un esercizio che si ripeteva a cadenza quasi mensile e le logorava i nervi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 la spossava era la fatica di dargli fiducia ogni volta che lui si allontanava da casa dicendole puntualmente dove stava andando. Dentro di lei si combatteva una lotta impari fra la piccola parte ancora propensa a credergli e un diavolo di dubbio che prendeva corpo con impietoso sarcasmo.<\/p>\n<p>Ad un certo punto, pi\u00f9 o meno allo scadere del fatidico settimo anno, qualcosa cambi\u00f2. Non provava per suo marito pi\u00f9 nulla che somigliasse all\u2019amore e si rese conto di aver solo sognato di essere amata. Ad una ennesima scoperta di tresca con una ragazza che lavorava nel suo stesso ufficio, gli chiese che cosa lo spingeva a cercare continuamente nuove prede per il suo gi\u00e0 fornitissimo palma res.<\/p>\n<p>Glielo chiese con calma, guardandolo fisso negli occhi con la determinazione di volere la verit\u00e0 e senza il solito fremito di rabbia che le alterava la voce.<\/p>\n<p>Lui ci pens\u00f2 seriamente quasi impegnandosi con disciplina ad un esercizio obbligatorio e le rispose che, in realt\u00e0, quello che lo spingeva non era il desiderio di portarsi a letto questa o quella, no, era soltanto il puro gusto della conquista. Le confess\u00f2 che, nel momento in cui in cui si rendeva conto che la donna corteggiata era pronta a cedergli, sarebbe volentieri scappato lontano da lei. Il suo orgoglio di maschio a quel punto era soddisfatto. Tutto il resto, lui aggiunse, non era che un superfluo esercizio ginnico per non fare brutta figura o, peggio, per non essere deriso dopo<\/p>\n<p>un\u2019 inopportuna fuga.<\/p>\n<p>Una sera d\u2019inverno aspett\u00f2 che il bel marito tornasse da una delle sue solite battute di caccia, decisa a chiudere quel rapporto divenuto ormai insopportabile.<\/p>\n<p>Dal solito amico che te lo dice \u201cperch\u00e9 tu un giorno non debba soffrire per uno che non ti merita\u201d, aveva saputo dell\u2019inganno. Non era a Bologna per la mostra di qualche pittore che gli interessava e non era vero che avrebbe voluto anche che lei ci venisse- sapeva bene che lei era impegnata -, la verit\u00e0 stava da tutt\u2019altra parte. Aveva organizzato un appuntamento galante con l\u2019amante del momento, chiss\u00e0 dove e a casa di chi.<\/p>\n<p>Torn\u00f2 verso le ventitr\u00e8 mentre lei stava sbucciando un mandarino. Ud\u00ec dapprima lo sbuffo dell\u2019ascensore chiamato dal pianterreno, poi la porta che si apriva e si richiudeva, sent\u00ec il rumore che fa un corpo pesante quando si assesta all\u2019interno dello stretto abitacolo. Sicuramente, mentre saliva, lui si stava rimettendo in ordine davanti allo specchio, in fretta, prima che la porta si aprisse al quarto piano.<\/p>\n<p>Ud\u00ec lo schiocco della chiave che girava nella serratura e allo stesso momento anche lei si raddrizz\u00f2 appoggiandosi meglio allo schienale del divano.<\/p>\n<p>Era tesa come la corda di un violino ben accordato; la luce fioca della lampada illuminava il tavolino su cui aveva appoggiato un posacenere ormai colmo di resti contorti di sigarette e di bucce di mandarino che diffondevano nella stanza un profumo agrodolce.<\/p>\n<p>Lo accolse fissandolo appena entrato e gi\u00e0 pronto con un sorriso sforzato a raccontare l\u2019ennesima bugia. Lui non attese neppure le domande. La mostra non gli era piaciuta. Descrisse con cura alcuni pezzi dell\u2019artista che sicuramente aveva studiato in un catalogo, preparando in anticipo la storia da raccontare. Mentre lui parlava e parlava, senza quasi prendere il respiro, lei aveva lo sguardo fisso sul suo collo, appena sotto l\u2019orecchio destro. Un rossore, una chiazza violacea che si intravedeva sotto il colletto della camicia le stava raccontando una storia totalmente diversa.<\/p>\n<p>A un tratto scatt\u00f2 una molla che la fece sussultare. Aveva appena finito di sbucciare un altro mandarino, ma non ne apr\u00ec uno spicchio per mangiarlo. Senza smettere di fissarlo glielo lanci\u00f2\u00a0 contro, caricando il braccio con tutta l\u2019energia che possedeva. Il frutto si spiaccic\u00f2 contro il muro, sfiorandolo appena, e, ricadendo miseramente a terra, ruzzol\u00f2 a lungo sotto la poltrona e ricomparve sotto i suoi piedi.<\/p>\n<p>Lui non si scompose. La bocca leggermente dischiusa sull\u2019ultima sillaba del suo racconto, lo sguardo perso a cercare una spiegazione per quel gesto cos\u00ec inaspettato. Non ci mise molto a capire che qualcosa non era andato secondo i suoi piani. Si chiese se lei sapesse qualcosa. Serr\u00f2 forte le labbra, e contrasse la mascella, ma fu l\u2019unico movimento che gli riusc\u00ec di fare.<\/p>\n<p>Lei invece si era alzata di scatto e aveva percorso il corridoio fino alla camera da letto. Non accese la luce per non svegliare suo figlio che dormiva nel lettone. Fu il solo gesto consapevole del momento perch\u00e9, per il resto, agiva come un automa. Apr\u00ec uno alla volta tutti i cassetti del com\u00f2 e ne estrasse il contenuto che infil\u00f2 dentro una valigia trovata a tastoni, dentro la cassapanca.<\/p>\n<p>Seppure in modo frenetico e praticamente al buio, riusc\u00ec a muoversi nella stanza senza svegliare il bambino. Uscendo dalla camera accost\u00f2 l\u2019uscio per lasciar filtrare un po\u2019 di luce, si infil\u00f2 le scarpe nel corridoio, prese il cappotto dall\u2019attaccapanni vicino alla porta e, senza entrare nella stanza dove lui stava silenziosamente seduto sul divano di velluto color pervinca, usc\u00ec dall\u2019appartamento senza una parola. L\u2019ascensore era ancora fermo al quarto piano. Si infil\u00f2 il cappotto posando la valigia e la borsa a terra davanti alla porta. Dai piani sottostanti si udivano voci e musiche. Qualcuno stava giocando a carte: forse al secondo piano. Un odore dolciastro di melanzane fritte ancora persisteva lungo la tromba delle scale. Lo stesso odore misto a una scia di profumo femminile la accolse quando entr\u00f2 nell\u2019ascensore. Prov\u00f2 una sensazione di nausea e tent\u00f2 di non respirare fino al pianterreno quando la porta sbuff\u00f2, aprendosi. Soffi\u00f2 fuori un respiro trattenuto per un viaggio che le era sembrato lunghissimo. Aveva la frenesia di mettere pi\u00f9 spazio possibile fra lui e la futura destinazione, a dire il vero, ignota. Una notte fredda e umida la accolse fuori dal portone. Pioveva una nebbiolina pungente che le imperl\u00f2 i capelli ricci. Si diresse alla cinquecento blu parcheggiata poco lontano e, con le chiavi gi\u00e0 in mano, apr\u00ec lo sportello e caric\u00f2 la valigia a fianco del suo sedile. Inser\u00ec la chiave e tir\u00f2 la leva per l\u2019accensione.<\/p>\n<p>L\u2019auto ebbe un sussulto seguito da un sordo singulto e da alcuni scoppi che non facevano presagire nulla di buono. Riprov\u00f2 immediatamente. L\u2019auto sobbalzava senza muoversi, senza forza, finch\u00e9 si affievol\u00ec completamente. Batteria scarica. Il colmo.<\/p>\n<p>A quel punto si ferm\u00f2, immobile. Il respiro un po\u2019 affannato si materializzava in una nuvoletta come se il suo cuore fumasse per le ultime braci di un fuoco che si stava spegnendo. Fu solo allora che vide la valigia. Era il contenitore in cartone di una coperta comprata anni fa e mai buttato via. La apr\u00ec con un gesto rassegnato e cap\u00ec di averla riempita senza alcun criterio, cos\u00ec, senza pensare. C\u2019erano tutte le maglie da pelle, i calzini invernali, gli slip di suo marito. Le sfugg\u00ec un singhiozzo, un misto di risata e pianto. Rimase ferma per un lunghissimo tempo, senza la forza di affrontare la grottesca situazione, in un modo qualunque.<\/p>\n<p>Dove sarebbe andata con quella roba nella valigia di cartone? Non certo a casa dei suoi genitori e a quell\u2019ora, per giunta. Sua madre e suo padre le avrebbero sicuramente rimproverato di aver lasciato il bambino da solo. Ma non era da solo! Suo padre, da maschio complice di quel genero sciupafemmine, le avrebbe fatto una lunga predica sull\u2019opportunit\u00e0 di capire che l\u2019uomo \u00e8 cacciatore per natura e quindi le sue debolezze andavano capite e perdonate. Scart\u00f2 senza esitare questa destinazione. Scart\u00f2 via via alcune altre possibilit\u00e0 che le vennero in mente, tutte complicate da praticare. Frug\u00f2 nella borsetta a tracolla, estrasse il portafoglio e cont\u00f2 i soldi che possedeva. Una miseria. Neppure sufficienti per pagare una notte in un albergo. Respir\u00f2 forte, cerc\u00f2 di far arrivare un po\u2019d\u2019aria alla pancia, ne accompagn\u00f2 il viaggio con una mano e si sfreg\u00f2 i muscoli contratti da troppo tempo, poi si mise alla ricerca del suo senno fra neuroni e sinapsi scompigliati dall\u2019angoscia. Era infreddolita ed esausta. Non le restava altro da fare che risalire mestamente in quella casa da cui era uscita, quasi fieramente, circa un\u2019ora prima.<\/p>\n<p>Lui era ancora l\u00ec, seduto, immobile, come impietrito dallo stupore. Lei entr\u00f2 e si diresse verso la camera da letto. Non prese il suo bimbo in braccio per portarlo nel letto della sua cameretta, come faceva ogni sera, lo spost\u00f2 delicatamente, solo un po\u2019, per prendere posto vicino a quel corpo caldo. Si spogli\u00f2 velocemente per indossare il pigiama e si infil\u00f2 sotto le coperte. Si addorment\u00f2 con difficolt\u00e0 e non prima di aver deciso che la partenza era solo rimandata al giorno dopo, magari con una vera valigia di pelle.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8932\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8932\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva sposato un uomo bello e vanitoso e fin dai primi tempi cap\u00ec che non sarebbe stato un matrimonio facile da vivere. 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