{"id":8876,"date":"2012-04-14T18:21:29","date_gmt":"2012-04-14T17:21:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8876"},"modified":"2012-04-14T18:21:29","modified_gmt":"2012-04-14T17:21:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-loz-di-francesca-falchi-sezione-racconti-per-bambini-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8876","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Loz&#8221;  di Francesca Falchi (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p>Intorno si era fatto buio. La luna splendeva come una scheggia di vetro luminosa, rimandando i sogni ed i segreti, di cui era custode, indietro al mittente. Loz non aveva paura. Da lontano gli giungevano i lamenti di quel buddone , che da quando erano alle elementari non aveva fatto altro che picchiarlo e prenderlo in giro. L\u2019avrebbe lasciato piangere ancora un po\u2019. Poi sarebbe andato a prenderlo ed insieme sarebbero tornati a casa. Voleva per\u00f2 stare l\u00e0 ancora per qualche istante, a godersi quel silenzio perfetto, quel cielo e quella luna che avrebbero custodito il primo dei suoi segreti. Lo chiamavano Toro, perch\u00e9 era nero e grosso. Le sue braccia erano tre volte quelle di un ragazzino di tredici anni ed era alto, spaventosamente alto. Girava per la piazza insieme ai suoi due amici Biro e Ciulinga . Loz li conosceva tutti e tre dall\u2019asilo, quando Toro si faceva la pip\u00ec nelle mutande e Biro e Ciulinga si mangiavano il moccio e pure le caccole. Non si pu\u00f2 dire che lui e Toro fossero mai stati amici. Si ricordava per\u00f2 esattamente il momento in cui lui era diventato il suo bersaglio preferito. Avevano circa otto anni e Toro, che cominciava ad assumere le fattezze di un gigante sproporzionato per l\u2019et\u00e0 che aveva, stava torturando un babballotti che faceva rotolare la sua palla di cacca. Toro ostacolava in ogni modo il suo cammino, costringendo il povero insetto a sudare (per quanto un babballotti potesse sudare) per raggiungere la sua tana. Ma Toro manifest\u00f2 tutta la sua cattiveria quando schiacci\u00f2 la palla che l\u2019animaletto aveva costruito proprio in prossimit\u00e0 del buco che era la sua casa. Loz decise che quello era troppo. Quel babballotti aveva diritto alla sua palla di cacca. Loz si scagli\u00f2 con tutte le sue forze su Toro ed accadde qualcosa che nessuno si aspettava. Lo butt\u00f2 a terra: le leggi della fisica erano state infrante. Loz, stupito dal fatto di vedere Toro steso a terra, gli salt\u00f2 sul petto e cominci\u00f2 a picchiarlo. I suoi pugni erano pesanti come foglie d\u2019autunno ma Toro divent\u00f2 tutto rosso, mentre tentava di schermarsi la faccia con quelle manone irreali. Ma dur\u00f2 poco. L\u2019urlo di Ciulinga risvegli\u00f2 Toro dal torpore: \u201cToro ma che fai? Ammazzalo!\u201d. E per poco non lo ammazz\u00f2. Lo salv\u00f2 zia Vera, quella che vendeva quaderni e giocattoli di fronte alla Chiesa. Strapp\u00f2 Loz dalle mani di Toro e prese quest\u2019ultimo per un orecchio trascinandolo per tutta la piazza. Tutti i bambini andavano dietro a zia Vera e a Toro, che piangeva ed urlava, un po\u2019 per il dolore un po\u2019 per la vergogna. I bambini cominciarono ad urlare pure loro, facendogli il verso, sapendo che quella sarebbe stata la prima e l\u2019ultima occasione che avrebbero avuto per prendersi gioco di Toro. Come sent\u00ec le risate Toro url\u00f2 pi\u00f9 forte: \u201cVi uccido! Vi uccido tutti!\u201d \u201cCosa fai tu?\u201d gli disse zia Vera tirandogli pi\u00f9 forte l\u2019orecchio. \u201cTutti! Li uccido tutti!\u201d urlava Toro.\u201cAspetta che racconti a tua madre quello che hai combinato e ti brucer\u00e0 talmente il sedere che ti passer\u00e0 la voglia di ammazzare anche una formica!\u201d. E cos\u00ec fu. Gli animali non li ammazzava pi\u00f9 ma i cristiani s\u00ec, nel senso che divenne cos\u00ec cattivo che tutti i bambini del paese avrebbero preferito essere morti piuttosto che avere a che fare con Toro. Loz era diventato il suo preferito. E la cosa peggiore era che, quando vedeva un adulto nei paraggi, Toro abbracciava Loz come fossero grandi amici. Mentre lo abbracciava gli assestava dei piccoli pugni dolorosi e veloci alla bocca dello stomaco, costringendolo a sorridere e ricambiare quella stretta mortale. \u201cSiamo amici, eh Loz?\u201d. Mentre lo picchiava silenziosamente, rideva, accarezzandogli la testa con quella mano che aveva il peso di una mazza da fabbro, sfoderando i denti grandi e affilati come lame di una leppa . Loz sapeva che un giorno anche lui sarebbe diventato grande e grosso come Toro e che gliela avrebbe fatta pagare. Aspettava quel giorno con ansia. Ma quel giorno sembrava non arrivare mai. Loz non cresceva. Per quanto tutte le notti pregasse con forza di risvegliarsi la mattina seguente alto, grosso e forte, con uno sguardo di fuoco e le braccia muscolose come quelle di un supereroe, rimaneva basso, magro e debole. Fino a quel pomeriggio estivo, dove tutto and\u00f2 per il verso sbagliato. O giusto. La scuola stava per finire: erano gli ultimi giorni di lezione prima dell\u2019esame di terza media. Toro, Ciulinga e Biro aspettavano l\u2019arrivo di Loz per prendere un gelato. Ciulinga masticava come al solito le sue Big Bubble alla fragola e Biro aveva le mani e le braccia piene d\u2019inchiostro. C\u2019era molto caldo e la piazzetta di fronte alla scuola, con i suoi alberi fitti le cui radici erano a stento trattenute dal cemento, le panchine d\u2019acciaio scuro e la fontanella di marmo, erano il luogo ideale per prendere il fresco. Loz arriv\u00f2. Come vide Toro, cap\u00ec che quel giorno non gli sarebbe bastato saccheggiargli le tasche per offrire a tutta la cricca (Loz compreso, perch\u00e9 Toro era \u201cgeneroso\u201d) il solito gelato. \u201cSparticulo!\u201d grid\u00f2. Loz rimase immobile, atterrito pi\u00f9 dal grido che da quello che aveva detto. Per Toro fu facile acchiappargli le mutande dai jeans e tirare fino a farle arrivare a met\u00e0 petto. Il dolore fu lancinante. Ciulinga e Biro erano impietriti: \u201csparticulo\u201d era troppo. Anche per loro. Quando Toro ebbe finito, Loz rimase sdraiato a terra per qualche minuto, stringendosi l\u2019inguine tra le mani. Toro lo sollev\u00f2 di peso e sorridendo lo abbracci\u00f2. \u201cNon \u00e8 stato divertente? Dai, andiamo a prenderci un gelato.\u201d Poi guard\u00f2 Ciulinga e Biro, che quasi non respiravano, e sussurr\u00f2: \u201cSe voi due dite a qualcuno quello che ho fatto vi spacco la faccia. Tutto bene Loz?\u201d. Gli cinse le spalle con un braccio e fischiettando lo trascin\u00f2 al bar. Ma non andava bene. Per niente. Era giunto il momento di farla finita con Toro. Loz aveva un piano. Toro era fissato con i conigli selvatici. Una volta, mentre era in campagna con il padre, ne aveva trovato uno mezzo morto e lo aveva portato a casa. Lo aveva curato e rimesso in salute con amore e dedizione. Se si fosse saputo in giro che Toro allevava conigli come una femminuccia nessuno avrebbe pi\u00f9 avuto paura di lui. Ma Loz lo aveva saputo origliando una conversazione tra sua madre e zia Vera, quella della cartoleria. Mentre raccontava la storia di Toro e del coniglio, zia Vera si era commossa fino alle lacrime mentre lui aveva quasi vomitato. Toro salvava i conigli ma torturava i cristiani e in questo non c\u2019era niente di commovente. E lui poteva confermarlo. Il coniglio era poi morto a causa di un banale incidente provocato dallo stesso Toro: in un impeto d\u2019affetto lo aveva stretto troppo forte al petto ed il coniglio era morto soffocato. Ed anche in questo non c\u2019era niente di commovente. Di terribile e di inquietante certo, ma di commovente proprio no. Mentre mangiavano il gelato, Loz disse piano a Toro. \u201cSo del coniglio\u201d. Toro si gir\u00f2 di scatto, lasci\u00f2 cadere il gelato e lo afferr\u00f2 per le spalle. \u201cCosa..\u201d sibil\u00f2 tra i denti, con gli occhi sbarrati per la furia ed il terrore. \u201cSo del coniglio\u201d ripet\u00e8 Loz tranquillo \u201ce so dove trovarne un altro\u201d. Toro sembr\u00f2 placarsi, ma l\u2019espressione dei suoi occhi rimase la stessa: furia omicida e terrore nero. \u201cDove?\u201d chiese Toro. \u201cNel bosco di Sa Funtana Rubia\u201d. Come disse quel nome, il terrore negli occhi di Toro super\u00f2 la furia e pi\u00f9 tardi Loz avrebbe capito il perch\u00e9. \u201cAndiamo\u201d disse Toro. \u201cAdesso\u201d. Come Toro si alz\u00f2, Ciulinga e Biro fecero lo stesso. \u201cRestate qui ed aspettateci. Stiamo tornando\u201d. Prese il braccio di Loz e lo strinse talmente forte da fargli cadere il gelato. Lo guard\u00f2 dritto negli occhi: \u201cSe lo dici a qualcuno ti ammazzo\u201d. \u201cNon ti preoccupare\u201d rispose Loz con uno strano sorriso \u201cnon dir\u00f2 niente a nessuno\u201d. Loz conosceva il bosco alla perfezione. Era un bosco gigantesco che si estendeva per chilometri, fitto ed oscuro. Il suo sottobosco, attraversato da un piccolo fiume d\u2019acqua ghiacciata, sulle cui sponde crescevano ciclamini selvatici era uno dei posti pi\u00f9 belli che Loz avesse mai visto. Suo nonno, appassionato di caccia, lo aveva portato spesso con s\u00e9 e gli aveva insegnato ad orientarsi in quel labirinto selvatico ed irreale in maniera tale che, qualunque cosa fosse successa, lui sarebbe sempre e comunque riuscito a tornare a casa. Con la luce e con il buio. \u201cManca molto alla tana del coniglio?\u201d chiese Toro, rosso in viso. \u201cCi siamo quasi\u201d. Erano le sei del pomeriggio e non avrebbe fatto buio fino alle otto e mezza. Camminavano da un\u2019ora circa. Il sole cocente era attutito dai rami degli alberi. Cominciarono a scendere verso il sottobosco, e l\u00ec la temperatura si fece pi\u00f9 mite, l\u2019aria divenne pi\u00f9 fresca e buia. Toro cominci\u00f2 ad innervosirsi \u201cQuanto manca?\u201d chiese rabbioso. Loz cap\u00ec che era venuto il momento: Toro stava perdendo la pazienza. \u201cEccola!\u201d disse indicando un buco sotto un albero contorto e ricoperto di muschio \u201cLa vedi?\u201d. \u201cSi, la vedo. Ma sei sicuro che ci siano conigli l\u00e0 dentro?\u201ddomand\u00f2 Toro perplesso, come se avesse capito che c\u2019era qualcosa che non andava. \u201cSicurissimo..Io non mi avvicino perch\u00e9.. \u201cPerch\u00e9?\u201d gli chiese Toro di scatto, con la certezza matematica che tutta quella storia puzzasse, e molto anche. \u201cPerch\u00e9..perch\u00e9 ecco..io ho paura dei conigli..\u201d. Toro rise forte e cominci\u00f2 a prenderlo in giro, dandogli dei colpetti dolorosi con l\u2019indice ed il medio uniti su tutto il corpo, imitando i denti del coniglio. \u201cCacasotto! Andiamo a vedere questi conigli\u201d. Non appena gli volt\u00f2 le spalle, Loz cominci\u00f2 a correre e si ferm\u00f2 solo quando rimase senza fiato. Erano le nove e trenta. Da quando lo aveva lasciato solo di fronte a quel buco sotto l\u2019albero che non conteneva nient\u2019altro che foglie secche, erano passate tre ore circa. Toro prima aveva urlato ed imprecato, poi aveva tentato di uscire dal bosco ma non aveva fatto altro che girare intorno. Ad un certo punto si era fermato ed aveva cominciato a piangere. Aveva pianto talmente tanto che ora non giungeva altro che un lamento sommesso: si era rassegnato. Pens\u00f2 che fosse giunto il momento di andare a recuperare quel grosso elefante stupido e piagnucoloso. Quando Loz lo vide rimase impressionato: il viso era graffiato, la maglietta strappata. I pantaloni erano bagnati in prossimit\u00e0 dell\u2019inguine: se l\u2019era fatta addosso. Quando Toro lo vide si alz\u00f2 e non disse niente. Continuava a singhiozzare. Lo fissava immobile con gli occhi pieni di paura. Toro aveva paura, ma non del bosco. Loz si avvicin\u00f2 e Toro fece un passo indietro. Gli prese la mano con dolcezza e Toro si lasci\u00f2 condurre docilmente. Loz non raccont\u00f2 a nessuno quello che era accaduto. E Toro fece lo stesso. Ogni volta che lo incontrava, Loz gli sorrideva e Toro faceva un cenno con la mano, ma niente di pi\u00f9. Da quel giorno smise di torturare Loz e non solo lui. Lo si vedeva poco in giro. Toro era cambiato ma nessuno sapeva il perch\u00e9. Certo, ogni tanto ricadeva nelle sue vecchie abitudini, ma si curava di farlo quando Loz non era in giro. Loz continuava a non crescere. Ma non pregava pi\u00f9 di risvegliarsi la mattina alto, grosso e forte. Si piaceva cos\u00ec, basso, magro e debole. Perch\u00e9 aveva capito che essere forti non \u00e8 una questione di fisico ma di cervello. E di quello, lui, ne aveva pi\u00f9 di tutti i Toro del mondo messi insieme.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8876\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8876\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intorno si era fatto buio. 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