{"id":8651,"date":"2012-03-19T19:54:00","date_gmt":"2012-03-19T18:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8651"},"modified":"2012-03-19T19:54:00","modified_gmt":"2012-03-19T18:54:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-macchia-di-maurizio-gomboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8651","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La macchia&#8221; di Maurizio Gomboli"},"content":{"rendered":"<p>La notai la prima volta in un angolo buio della cantina. Una macchia biancastra come una muffa, che si estendeva per una quarantina di centimetri sul muro opposto alla porta, proprio dove avevamo installato i ripiani per le bottiglie di vino buono, da usare nelle occasioni speciali. Rimasi in piedi per qualche secondo a osservarla. Non mi sembrava di averla mai vista prima, grande com\u2019era non mi sarebbe sicuramente sfuggita, anche se mia moglie mi diceva sempre che non sarei stato capace di trovare l\u2019acqua in un fiume tanto ero distratto. Mi avvicinai per guardarla meglio. A prima vista sembrava una semplice macchia di umidit\u00e0, di quelle che ogni tanto vengono fuori nelle cantine. Sopra, vicino al soffitto, passavano alcuni tubi dell\u2019acqua e non era improbabile che ci fosse stata una perdita, anche se a prima vista non sembravano essere bagnati. Per sicurezza appoggiai su un vecchio tavolino la bottiglia di Barbaresco che avevo appena preso per la cena e mi avvicinai per controllare, appoggiando la mano sinistra sul muro, per puntellarmi, e passando la destra sopra i vari tubi. A parte qualche ragnatela, che subito mi scrollai dalle dita passandole sui pantaloni, non c\u2019era segno di umidit\u00e0. Ripresi la bottiglia e feci qualche passo indietro, continuando a guardare la macchia, poi spensi la luce e uscii. Qualsiasi cosa fosse probabilmente nel giro di qualche giorno sarebbe sparita cos\u00ec com\u2019era venuta.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, dopo una piacevole serata con una coppia di amici, che sembravano aver gradito molto la nostra bottiglia, spremendo il barattolo di dentifricio quella chiazza bianca mi torn\u00f2 in mente. \u201cSai che oggi in cantina ho visto una macchia di umidit\u00e0 sul muro?\u201d, dissi a mia moglie.<br \/>\n\u201cMmmm?\u201d, mi chiese, tutta intenta a lavarsi i denti.<br \/>\n\u201cNiente di che, ma sar\u00e0 meglio tenerla d\u2019occhio, non vorrei che si estendesse a qualche mobile o agli scatoloni con i libri\u2026\u201d.<br \/>\n\u201cMmmm!\u201d, mugol\u00f2 lei decisa, prima di sciacquarsi la bocca e lanciarsi in un\u2019animata descrizione dell\u2019ultima riunione di lavoro con il suo capo, che l\u2019aveva costretta ad arrivare a casa soltanto pochi minuti prima che iniziasse la cena. Il tema umidit\u00e0 era gi\u00e0 stato relegato in secondo piano.<\/p>\n<p>Per qualche tempo non pensai pi\u00f9 alla cantina e a quel suo strano ospite. Finch\u00e9 un giorno non decidemmo che era il momento di ricominciare a mangiar fuori. L\u2019inverno era finalmente fuggito via e le temperature avevano iniziato a salire grado dopo grado, lasciando scoppiare una primavera sicura e senza indugi. Cos\u00ec scendemmo in cantina per riportare alla luce il nostro tavolo da giardino (\u201cE magari una bella bottiglia di Nebbiolo, che ne dici amore?\u201d, proposi a mia moglie, facendole balenare la prospettiva di una serata romantica). Appena accesa la luce, non potemmo fare a meno di osservare con orrore un\u2019enorme macchia biancastra e umida, che si estendeva su tutta la parete in fondo alla cantina. Un\u2019invasione in piena regola, che ricopriva senza interruzione ogni singolo mattone del muro e che si insinuava sicura fra i ripiani dello scaffale e le bottiglie di vino. Restammo entrambi senza parole.<br \/>\n\u201cSarebbe quella la piccola macchia di umidit\u00e0 di cui mi hai parlato?\u201d, chiese alla fine mia moglie inorridita.<br \/>\n\u201cS\u00ec\u2026\u201d.<br \/>\n\u201cE non ti \u00e8 sembrato il caso di fare qualcosa, no? Voglio dire\u2026 Che diavolo aspettavi? Che ci arrivasse fino nella camera da letto?\u201d. Il tono della sua voce, come accadeva quando si innervosiva, stava diventando sempre pi\u00f9 alto e stridulo. La rabbia di mia moglie, o forse dovrei dire il suo schifo, le rendeva odiosa la voce, era una sua spiacevole caratteristica, che per fortuna veniva fuori di rado. Fece un passo indietro uscendo dalla cantina, ma rimanendo sulla soglia, in attesa che io prendessi in mano la situazione.<br \/>\nMi avvicinai alla macchia, lasciando alla mia destra il tavolo e le sedie che eravamo venuti a prendere e che ancora non sembravano essere state attaccate. Quando fui a circa mezzo metro dal muro sporsi un po\u2019 avanti la testa, per osservare meglio la situazione. La sostanza che aveva preso possesso della nostra cantina sembrava a tutti gli effetti una bava, bianca e schiumosa. Da lontano non si notava, ma aveva un aspetto scivoloso, quasi unto, sembrava composta di miliardi di minuscole bollicine che scoppiavano e si rigeneravano continuamente, come se la macchia si alimentasse da sola, aumentando la propria estensione. Istintivamente ci appoggiai l\u2019indice sopra, per saggiarne la consistenza. Appena il polpastrello ebbe toccato il muro, la macchia si allontan\u00f2 per alcuni centimetri, quasi volesse capire chi era quell\u2019intruso. Quindi si riavvicin\u00f2 sicura al mio dito e inizi\u00f2 a ricoprirlo, prima con circospezione, poi con sempre maggiore sicurezza. Quella bava schifosa stava risalendo per l\u2019unghia e puntava diretta verso la mano. \u201cMa che cazzo!\u201d urlai disgustato, togliendo subito le dita. La schiuma rimase sollevata per qualche centimetro dal muro, come una vedetta in osservazione, prima di ritornare da dove era venuta, in un tripudio di bollicine.<br \/>\n\u201cChe \u00e8 successo?\u201d, chiese allarmata mia moglie che mi aveva sentito imprecare.<br \/>\n\u201cNon lo so, giuro. Ma di certo qua c\u2019\u00e8 bisogno di qualcuno che sappia il fatto suo. Io non so dove mettere le mani\u201d, le risposi mentre iniziavo a riflettere su quale categoria professionale avrebbe mai potuto aiutarci a risolvere un problema tanto strano.<br \/>\n\u201cCi avrei scommesso\u201d. Disse mia moglie, mentre girava sui tacchi e si dirigeva veloce verso le scale. Spensi la luce e chiusi bene la porta. \u201cDi certo io qua dentro da solo non ci torno\u201d, pensai prima di seguirla.<\/p>\n<p>\u201cE che cazzo!\u201d, esclam\u00f2 l\u2019idraulico, in piedi davanti alla porta spalancata. Non potevo dargli torto. In soli due giorni la macchia si era ormai estesa a quasi tutta la cantina, mobili compresi (\u201cE tanti saluti al nostro tavolino da balcone\u201d, mi ricordo di aver pensato appena vidi la situazione). La bava si era impadronita anche del soffitto, da quale pendevano qua e l\u00e0 piccoli tentacoli di bollicine spumanti. Orribili stalattiti mollicce e viscide, che intimavano l\u2019alt a ogni possibile visitatore.<br \/>\n\u201cSenta, ma non pu\u00f2 vedere se c\u2019\u00e8 qualche tubo rotto, almeno?\u201d, chiesi all\u2019idraulico, accorgendomi di non credere nemmeno io alle mie parole.<br \/>\n\u201cTubo rotto? Ma sta scherzando? Io non ho la pi\u00f9 pallida idea di cosa sia successo alla sua cantina, ma qua non siamo certo alle prese con un tubo rotto. A meno che qualcuno non si sia divertito a versarci prima dentro qualche tonnellata di idrolitina e di farina\u201d.<br \/>\n\u201cIdro\u2026?\u201d, chiesi titubante.<br \/>\n\u201cIdrolitina! Quella roba che si usava una volta per rendere frizzante l\u2019acqua del rubinetto. Cristo! Ma quanti anni ha lei? Non ne ha mai sentito parlare?\u201d, mi disse ridendo e allontanandosi a passo svelto.<br \/>\n\u201cNo, in effetti no\u201d, pensai. Ma non risposi nulla. Mi limitai a seguire l\u2019idraulico, spegnendo la luce e chiudendo la porta. Mentre salivo le scale decisi di non raccontare nulla a mia moglie. Di sicuro non l\u2019avrebbe presa bene.<\/p>\n<p>Casa nostra \u00e8 la classica villetta monofamiliare nella prima cintura di una grande citt\u00e0. Pian terreno, piano rialzato, piccola mansarda e garage interrato, di fianco alla cantina. L\u2019abbiamo comprata subito dopo il matrimonio e quando abbiamo firmato le carte e stipulato il mutuo non l\u2019avevano nemmeno finita di costruire, cosa che a me e mia moglie cre\u00f2 pi\u00f9 di un\u2019ansia notturna, mentre nel letto del nostro piccolo appartamento di citt\u00e0 pensavamo alle sciagure pi\u00f9 terribili. Da un incidente in cantiere, che rallentasse la costruzione, all\u2019immancabile fallimento della ditta costruttrice.<br \/>\nQuando finalmente ci trasferimmo, un anno fa circa, capimmo subito di aver fatto la scelta giusta. La casa era deliziosa, ampia il giusto per una coppia giovane che ha in mente di mettere al mondo almeno un paio di marmocchi e dotata di un graziosissimo giardino, al centro del quale faceva bella mostra di s\u00e9 un rigoglioso albero di limoni, orgoglio e vanto di mia suocera, che ci aveva convinti a piantarlo nonostante i nostri dubbi sul clima. \u201cAlla peggio non raccoglierete i limoni, ma pensate al colpo d\u2019occhio nelle giornate estive!\u201d, ci ripeteva sempre. E aveva ragione, perch\u00e9 quella pianta divent\u00f2 presto il punto pi\u00f9 importante e frequentato dell\u2019intero giardino, soprattutto per mia moglie, che aveva preso l\u2019abitudine di sedersi con la schiena appoggiata al tronco, gustandosi quella piccola oasi di ombra durante la lettura di un buon libro. Una pratica che preferiva svolgere in perfetta solitudine. Questione di tranquillit\u00e0, certo, ma anche di comodit\u00e0. Quando cercavo di raggiungerla i nostri corpi finivano inevitabilmente per contendersi la poca ombra a disposizione, finch\u00e9 il mio non decideva di arrendersi e di ritirarsi in buon ordine dentro casa, mentre lei, vittoriosa, riconquistava la posizione pi\u00f9 comoda.<\/p>\n<p>\u201cEhi, ma che diavolo \u00e8 quella roba?\u201d. La domanda del mio amico mi gel\u00f2 il sangue nelle vene. Gli avevo telefonato un paio di giorni prima, sperando che con le sue competenze di ingegnere edile potesse darmi una mano a risolvere il mistero della cantina, che non visitavo ormai da un paio di settimane. Dopo il primo idraulico ne avevo contattati altri tre, che erano venuti e quasi scappati via a gambe levate adducendo le scuse pi\u00f9 improbabili, mentre quella strana macchia continuava ad avanzare inesorabile, coprendo il resto della stanza e arrivando quasi a toccare il legno della porta di ingresso.<br \/>\nOgni volta che entravo in garage con la macchina non potevo fare a meno di lanciare uno sguardo terrorizzato in direzione della cantina, temendo che prima o poi avrei trovato la porta divelta e gettata a terra, mentre una specie di viscido blob si faceva strada su per le scale, verso il resto della casa. Mia moglie aveva perfino deciso di girare alla larga dal nostro box doppio e di posteggiare subito davanti casa, a bordo strada o nel piccolo parcheggio che dividevamo con le altre villette del quartiere. \u201cIo non so che roba sia quella l\u00e0, ma non voglio averci niente a che fare, nemmeno per sbaglio!\u201d, mi ripeteva ogni giorno, rispondendo al mio sguardo ironico e dubbioso che la interrogava quando la sera rientrava a casa dalla porta principale. La notte, se mi svegliavo, mi capitava di trovarla con gli occhi sbarrati nel buio e con le orecchie tese, per cogliere qualsiasi rumore sconosciuto col terrore che potesse arrivare dal basso. Giorno dopo giorno il suo viso appariva pi\u00f9 stanco e il sonno arretrato le toglieva serenit\u00e0 e lucidit\u00e0 mentale. Non avrebbe potuto andare avanti per molto senza crollare e, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, la sua voce era ormai salita di un\u2019ottava in modo permanente. Un fatto che riuscivo a tollerare con sempre maggiore fatica.<br \/>\n\u201cQuella roba, cosa?\u201d, chiesi al mio amico. Ma seguendo il suo sguardo potei rispondermi da solo. Dalla fessura in alto della porta della cantina, la solita macchia biancastra si allargava su soffitto del corridoio che portava alle scale e che lo divideva dal garage. \u201cLascia stare, ho visto\u201d, aggiunsi subito dopo, col tono di chi vede avvicinarsi l\u2019inesorabile.<br \/>\nIl mio amico se ne and\u00f2 un paio di ore pi\u00f9 tardi, dopo aver prelevato un piccolo campione di quella strana \u201cschiuma attiva\u201d, come la descrisse lui guardandola da vicino. Staccarne un po\u2019 dal soffitto non fu facile come aveva immaginato, alla fine ci riusc\u00ec soltanto con l\u2019aiuto di un piccolo taglierino. \u201cCurioso\u201d, comment\u00f2 lui, mentre io lo osservavo muoversi col suo stile professionale e sicuro, in piedi su uno sgabello. Quello che non vidi fu la macchia, che sembr\u00f2 quasi voler inseguire il campione staccato, sollevandosi per alcuni centimetri dal soffitto, prima di allargarsi decisa verso le scale, con una rapidit\u00e0 che mi avrebbe sicuramente stupito e preoccupato.<\/p>\n<p>\u201cAcqua. Pura e semplice acqua. Di qualit\u00e0 piuttosto pura, oltretutto\u201d. La voce del mio amico arrivava leggermente metallica, mentre mi snocciolava al cellulare tutti i valori delle analisi che aveva fatto fare da un suo amico biologo con cui aveva lavorato alla costruzione di un ponte in una riserva naturale e che a quanto pare gli doveva un favore. \u201cMeglio non sapere quale\u201d, pensai.<br \/>\n\u201cAcqua?\u201d, ripetei dubbioso. Forse non avevo capito bene.<br \/>\n\u201cEsatto! Microbiologicamente pura, senza inquinanti e con un ottimo residuo fisso. Guarda, mi hanno perfino detto che volendo potresti anche berla, se fosse allo stato liquido ovviamente. Cosa che non \u00e8\u2026 Ma insomma, niente di cui dovresti preoccuparti\u201d.<br \/>\nStavo ufficialmente perdendo la pazienza. \u201cScusa, mi stai prendendo per il culo?\u201d.<br \/>\n\u201cChe dici? Certo che no! Come ti viene in mente\u201d.<br \/>\n\u201cNiente di cui dovrei preoccuparmi! Ma che cazzo dici? L\u2019hai vista come \u00e8 ridotta la mia cantina? Non ci possiamo nemmeno pi\u00f9 mettere piede. E il corridoio delle scale? E il garage? Lo sai che da un paio di giorni la macchia \u00e8 arrivata anche al garage? Lo sai?\u201d. Ormai stavo urlando al telefono. Non riuscivo a calmarmi.<br \/>\n\u201cNo, non lo sapevo\u2026 Ma almeno non \u00e8 niente di tossico, no?\u201d. Michele stava cercando di calmarmi, lo capivo. Ma minimizzare la situazione non mi avrebbe aiutato.<br \/>\n\u201cAcqua\u2026 E del fatto che sembra una schiuma impazzita, capace di muoversi come una cosa viva? Di questo cosa dice il tuo amico? Che ne dici TU?\u201d.<br \/>\n\u201cNon ci sono ipotesi. Dopo un po\u2019 che il campione \u00e8 rimasto separato dal resto \u00e8 tornato a essere pura e semplice acqua. Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, niente di pi\u00f9\u2026 Quanto a me, non so davvero che dirti. Non hai falde acquifere vicino e la casa sembra non avere problemi strutturali. Non ci sono discariche nel raggio di 30 chilometri e nel terreno non ci sono agenti inquinanti o patogeni. In una parola: boh!\u201d.<br \/>\n\u201cBoh, dici? Sai una cosa? Andatevene a fanculo, tu e il tuo amico!\u201d. Il silenzio scese sul mio cellulare e dentro il mio cervello. Mentre quella cosa d\u2019acqua, due piani pi\u00f9 in basso, era come se la sentissi crescere ancora, senza esitazioni.<\/p>\n<p>Due settimane, pi\u00f9 tardi, mia moglie se ne and\u00f2. Fu un venerd\u00ec mattina, verso le undici. Io avevo appena finito di urlare al telefono con i tecnici dell\u2019agenzia per la protezione dell\u2019ambiente, cercando inutilmente di convincerli a fare un\u2019ultimo sopralluogo, questa volta attrezzati con delle tute che gli permettessero di esplorare in sicurezza il garage e la cantina. Di visite ne avevano fatte gi\u00e0 due, entrambe concluse con l\u2019ennesima analisi di un campione di pura e semplice acqua, \u201cmicrobiologicamente pura, senza inquinanti e con un ottimo residuo fisso\u201d.<br \/>\n\u201cCon tutta probabilit\u00e0 si tratta di qualcosa legato alle fondamenta\u201d, avevano azzardato, ma non ne avevano la pi\u00f9 pallida idea nemmeno loro. Intanto la macchia aveva invaso le scale ed era arrivata fino al piano terreno, infilandosi come una serpe pallida e maligna fra le vie di fuga delle piastrelle di cotto fiorentino della cucina. Fu a quel punto che mia moglie se ne and\u00f2. Attese che io finissi di parlare al telefono prima di comunicarmi la sua decisione. Il suo sguardo esprimeva paura e delusione, per una situazione che ormai ci era totalmente sfuggita di mano e per me, che non ero stato in grado di fare nulla per risolverla.<br \/>\n\u201cQuando pensi di tornare?\u201d, le chiesi mentre caricava un paio di borse sulla macchina, posteggiata sul margine della strada davanti casa.<br \/>\n\u201cNon lo so. Vado dai miei, mi ospitano per qualche giorno, poi si vedr\u00e0. Prima risolvi questa cosa prima mi rivedi\u201d, mi disse, mentre i suoi occhi arrossati e stanchi mi osservavano di sbieco, come se fossero incapaci di sostenere il mio sguardo.<br \/>\nNessun bacio, nessun abbraccio, neanche una carezza fece da sfondo al nostro saluto. La guardai allontanarsi in macchina. Mentre sotto i miei piedi, se fossi stato abbastanza sensibile da rendermene conto, piccole vibrazioni sotterranee indicavano che la macchia era pi\u00f9 viva che mai e sapeva esattamente che cosa fare.<\/p>\n<p>Di notte mi capita spesso di avere sete. \u00c8 cos\u00ec da quando sono piccolo, mi sveglio con la bocca riarsa e devo assolutamente bere, anche se questo significa abbandonare il tepore confortante del letto, alzarsi e affrontare un viaggio al buio ricco di insidie e spigoli da evitare. La notte dopo che mia moglie se ne and\u00f2 mi successe di nuovo. Lanciai un\u2019occhiata impiastricciata alla radiosveglia e mi accorsi che non erano nemmeno le tre. La tentazione di lasciar perdere e provare a riaddormentarmi stava per avere la meglio, anche se, inghiottendo, la mia gola sembrava emettere lo stesso rumore di un\u2019unghia passata sopra un foglio di cartavetro a grana grossa.<br \/>\nFacendomi violenza riuscii a mettermi seduto sul bordo del letto e appoggiai i piedi nudi sul nostro bel parquet in mogano. Ormai avevo rinunciato a cercare le ciabatte, le abbandonavo dove capitava la sera prima e non mi ricordavo mai il posto esatto. Sbadigliai e rimasi a bocca aperta, quando le piante dei miei piedi captarono qualcosa che proveniva dal piano di sotto. Niente di pi\u00f9 di una piccola vibrazione, come qualcuno che grattasse piano sul soffitto del pianterreno. \u201cMa che cazzo\u2026\u201d, esclamai fra i denti, restando in ascolto con i piedi e le orecchie. Niente, nessun rumore, nessuna vibrazione. Probabilmente mi ero sognato tutto, uno scherzo del dormiveglia. Stavo per coricarmi di nuovo quando la sentii un\u2019altra volta, pi\u00f9 forte e nitida di prima. Non c\u2019erano pi\u00f9 dubbi, qualcuno stava davvero grattando sul soffitto del salotto.<br \/>\nBalzai in piedi e mi guardai intorno. La stanza era la stessa di sempre, buia e familiare. Ma il rumore che proveniva sempre pi\u00f9 forte dal pavimento le conferiva un\u2019aria strana, quasi minacciosa. Agguantai i pantaloni della tuta che la sera prima avevo lanciato su una sedia e li indossai rapidamente, inciampando come sempre nei miei stessi piedi e finendo quasi lungo disteso per terra. Raccolsi le ciabatte, lasciate in un angolo della stanza, le indossai e aprii la porta, dirigendomi verso le scale. Fuori dalla camera da letto il suono che mi aveva svegliato si percepiva in modo ancora pi\u00f9 chiaro. Ma pi\u00f9 che grattare, sembrava che qualcosa stesse strusciando da qualche parte nella casa. Arrivato quasi in fondo alle scale, mi misi a cercare nel buio l\u2019interruttore del lampadario della sala. Quando lo trovai ci rimasi con la mano sopra per qualche istante e con gli occhi fissi verso il soffitto. Nel buio della stanza qualcosa sembrava stagliarsi con chiarezza sul soffitto. Qualcosa di bianco, in movimento. Pensai subito alla mostruosa macchia che stava lentamente prendendo possesso di quella che una volta era una graziosa villetta a schiera della prima cintura di Torino, ma mi feci coraggio appigliandomi alla mia razionalit\u00e0. Solo ieri mattina era ancora relegata alle scale del piano interrato, non avrebbe mai potuto avanzare con tanta velocit\u00e0. Quando accesi la luce capii che la ragione questa volta non era pi\u00f9 dalla mia parte.<br \/>\nQuella macchia biancastra e spumeggiante, quella pura e semplice acqua \u201cmicrobiologicamente pura e con un ottimo residuo fisso\u201d aveva invaso tutta la sala, nascondendo alla mia vista i quadri e i mobili che con tanto orgoglio avevo scelto insieme a mia moglie, seguendo i consigli di un designer finlandese pubblicati da una famosa rivista di arredamento. In piedi di fronte a quella cosa bianca e inarrestabile mi sembrava un ricordo appartenente a un\u2019altra vita. Scesi gli ultimi due gradini e mi ritrovai con i piedi immersi fino al malleolo in una poltiglia viscida e fredda. Abbassai lo sguardo meccanicamente. Alcuni piccoli tentacoli pieni di bollicine si sollevarono dal pavimento e iniziarono ad arrampicarsi con movimenti sinuosi intorno ai miei polpacci. Non riuscivo a staccare lo sguardo da quella bava schifosa, che continuava a salire. Quando arriv\u00f2 all\u2019altezza del mio inguine non mi sembrava nemmeno pi\u00f9 fredda, anzi mi dava quasi una sensazione piacevole, come una carezza ritmica e dolce, desiderosa di cullarmi e portarmi con s\u00e9 in qualche posto meraviglioso.<br \/>\nLa schiuma mi avvolse le spalle come un mantello protettivo e massaggi\u00f2 il mio collo come una mano esperta, salendo da dietro sulla nuca e scendendo gi\u00f9 per il viso. Ricordo ancora quello che pensai quando mi copr\u00ec gli occhi come il velo trasparente di un candido foulard di seta, attraverso cui potevo vedere il mondo con occhi diversi, tutti nuovi. Mentre il mio corpo veniva sollevato da tera e trasportato verso le scale che andavano in cantina, mi torn\u00f2 in mente un ricordo di quando ero bambino. Mio padre mi aveva portato in piscina per insegnarmi a nuotare e quando presi dimestichezza con l\u2019acqua e mi sentii abbastanza sicuro, trattenni il respiro e mi sedetti sul fondo della vasca, nel punto in cui era pi\u00f9 bassa e mi sarebbe bastato alzarmi in piedi per rimettere la testa fuori e respirare in tutta sicurezza. L\u00e0 sotto provai una sensazione di assoluta serenit\u00e0, mi divertivo a guardare il mondo esterno con gli occhi aperti, come un pesce, per cercare di indovinare la natura di quelle sagome contorte dall\u2019acqua e dalla rifrazione della luce. Poco sopra di me c\u2019era tutto il mondo che conoscevo, ma che mi divertivo a scoprire di nuovo come un pianeta sconosciuto. Finch\u00e9 la mano forte di mio padre interruppe quel gioco e mi riport\u00f2 a galla. Avvicinandomi al muro della cantina, proprio dove una volta c\u2019erano le nostre bottiglie di vino, pensai che non sarebbe stato male se qualcuno fosse venuto a tirarmi fuori anche questa volta. Ma mio padre non c\u2019era pi\u00f9 e avevo imparato da un pezzo a cavarmela da solo. Finora, almeno.<\/p>\n<p>Quando mia moglie torn\u00f2 a casa, qualche giorno dopo, si stup\u00ec di trovare tutto in ordine. Aveva telefonato parecchie volte nei giorni precedenti per sapere come stavo e come stavano andando le cose, ma il telefono aveva suonato a vuoto e ogni volta che gli squilli cessavano tutto appariva irreale e fuori posto. Entr\u00f2 in salotto e prov\u00f2 a gridare il mio nome, prima di addentrarsi in cucina. Fece un salto al piano di sopra, ma anche l\u00e0 non c\u2019erano segni di vita. A esclusione di un asciugamano buttato per terra in bagno e delle lenzuola sfatte in camera da letto. Da buona maniaca dell\u2019ordine rimise a posto quei pochi particolari dissonanti e scese di nuovo al piano terra, dirigendosi verso la cantina.<br \/>\nPercorse gli scalini che portavano di sotto con estrema cautela, fermandosi ogni due o tre passi e provando a chiamare il mio nome, sempre senza successo. Dal corridoio butt\u00f2 un occhio al garage, lindo e ordinato come se fosse appena stato pulito. Non aveva nessuna voglia di entrare in cantina, il ricordo dell\u2019ultima volta che ci aveva provato le faceva ancora venire i brividi, ma adesso doveva sapere come stavano le cose, era pi\u00f9 forte di lei. Gir\u00f2 la maniglia della porta e la apr\u00ec lentamente, prima di accendere la luce.<br \/>\nLa lampadina a risparmio energetico illumin\u00f2 fioca una stanza assolutamente normale. Il tavolo e le sedie da giardino in un angolo, ancora coperte dal telo di plastica a fiori che avevamo usato l\u2019autunno precedente, gli scatoloni con i libri che avevamo abbandonato esausti alla fine del trasloco, in attesa di comprare una libreria in linea con i dettami dell\u2019arredamento finnico, e lo scaffale con le bottiglie di vino buono sul muro opposto all\u2019ingresso. Mentre la luce si faceva pi\u00f9 intensa, tutto appariva in perfetto ordine, senza nemmeno l\u2019ombra di qualche remota macchia di umidit\u00e0. \u201cAh! Bravo! Ero certa che avrebbe sistemato tutto!\u201d, esclam\u00f2 mia moglie con orgoglio. \u201cSapevo che andarmene era la scelta giusta. Basta metterlo alle strette e riesce a fare qualsiasi cosa\u201d. Quando si gir\u00f2 per uscire le cadde l\u2019occhio sulle mie ciabatte, abbandonate per terra una capovolta sull\u2019altra, proprio vicino all\u2019uscio. \u201cSe solo non fosse cos\u00ec distratto\u2026\u201d, pens\u00f2 lei, prima di spegnere la luce e chiudere la porta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8651\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8651\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notai la prima volta in un angolo buio della cantina. Una macchia biancastra come una muffa, che si estendeva per una quarantina di centimetri sul muro opposto alla porta, proprio dove avevamo installato i ripiani per le bottiglie di vino buono, da usare nelle occasioni speciali. Rimasi in piedi per qualche secondo a osservarla. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8651\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8651\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":2480,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-8651","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8651"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2480"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8651"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8651\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8655,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8651\/revisions\/8655"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8651"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8651"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8651"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}