{"id":8649,"date":"2012-03-19T20:08:37","date_gmt":"2012-03-19T19:08:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8649"},"modified":"2012-03-19T20:08:37","modified_gmt":"2012-03-19T19:08:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-testa-nel-pallone-di-nicola-barbera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8649","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La testa nel pallone&#8221; di Nicola Barbera"},"content":{"rendered":"<p>Si sa quello che si sa, e non quel che non si sa. Sembra banale, ma \u00e8 questo che fa la differenza.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo sulla trentina seduto sulla spiaggia su una stuoia azzurra, con accanto un&#8217;inverosimile pila di quotidiani (dovevano essere di date diverse &#8211; pens\u00f2 Giulia che lo osservava incuriosita da lontano &#8211; non era possibile che in uno stesso giorno ne stampassero cos\u00ec tanti), sapeva per certo di essere un cronista sportivo.<\/p>\n<p><em>Part<\/em> <em>time<\/em>, per il momento&#8230;<\/p>\n<p>Beh, a essere onesti pi\u00f9 precario che <em>part<\/em> <em>time<\/em>, nel senso che lo pagavano a ore (con un tariffario che combinava il tempo stimato di stesura dell&#8217;articolo con l&#8217;importanza dell&#8217;avvenimento da seguire) ma solo quando produceva qualcosa. Quando gli <em>affidavano<\/em> qualcosa.<\/p>\n<p>Per\u00f2 &#8220;<em>part<\/em> <em>time<\/em>&#8221; suonava meglio, nelle presentazioni.<\/p>\n<p>Soprattutto, lasciava avvolto nel mistero cosa facesse nel tempo restante: accademico, disegnatore &#8211; in effetti lo si vedeva spesso scarabocchiare strani pupazzetti su <em>bloc<\/em> <em>notes<\/em> ingialliti &#8211; fotografo, regista&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giulia dal gazebo del bar notava tutto: la macchina fotografica semi professionale con il grande teleobiettivo, piazzata sotto un ombrellino a spicchi bianchi e gialli, al sicuro dal poco sole che ogni tanto si affacciava tra le nubi; qualche rivista di cinema che sonnecchiava, stropicciata, accanto alla torre di giornali&#8230;<\/p>\n<p>Si sent\u00ec vagamente eccitata dalle sue fantasticherie.<\/p>\n<p>Oltre a essere davvero un bel ragazzo &#8211; non un filo di grasso, e il petto muscoloso che non si vergognava di esibire qualche pelo virile &#8211; il misterioso bagnante lasciava intravedere una personalit\u00e0 variegata, forse addirittura affascinante.<\/p>\n<p>Era il caso di esplorare, pens\u00f2.<\/p>\n<p>D&#8217;un tratto l&#8217;uomo alz\u00f2 lo sguardo e la vide mentre lo fissava.<\/p>\n<p>La distanza non era brevissima &#8211; saranno stati almeno venti metri &#8211; ma in quel luned\u00ec nuvoloso di fine settembre non c&#8217;era molta concorrenza, nel campo visivo di quella ragazza con occhiali scuri e capelli fulvi acconciati a coda di cavallo&#8230;<\/p>\n<p>Bene &#8211; pens\u00f2 &#8211; magari la giornata iniziata male poteva diventare interessante.<\/p>\n<p>Con un sospiro lanci\u00f2 uno sguardo alla montagna di carta che aveva al fianco: come avrebbe voluto essere stato lui a firmare &#8211; anche solo con le iniziali &#8211; almeno uno dei resoconti delle prime pagine&#8230; e invece doveva limitarsi a leggere e rileggere i pezzi dei cronisti famosi cercando di rubare qualche preziosismo linguistico, qualche trucco del mestiere&#8230;<\/p>\n<p>Nel frattempo, incredibilmente la ragazza del bar gli si era avvicinata: &#8220;Mi scusi.&#8221; &#8211; lo abbord\u00f2 &#8211; &#8220;Qui stamattina c&#8217;\u00e8 solo lei e io non ho niente da fare&#8230; perch\u00e9 almeno non ordina qualcosa, cos\u00ec mi sento meno inutile?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Lei non pu\u00f2 essere inutile.&#8221; &#8211; la battuta, galante nelle intenzioni, gli era venuta praticamente una chiavica. Si arrabbi\u00f2 con se stesso: altro che grande giornalista!<\/p>\n<p>&#8220;Le offro volentieri un aperitivo, se le va.&#8221; &#8211; aggiunse subito per rimediare, anche se sapeva che cos\u00ec ne avrebbero fatto le spese il pranzo o la cena.<\/p>\n<p>L&#8217;ampio sorriso della ragazza lo ripag\u00f2 con gli interessi: &#8220;Grazie. Mi chiamo Giulia.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Io Francesco.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Due ore dopo erano ancora immersi in una fitta conversazione. Ora lui le spiegava i progetti per il futuro:<\/p>\n<p>&#8220;Quello che voglio veramente fare&#8221; &#8211; disse &#8211; &#8220;\u00e8 scrivere.\u00a0 Ma non solo articoli. Scrivere delle storie ispirate allo sport, dato che \u00e8 la mia materia. Sai che c&#8217;\u00e8 un editore specializzato nel pubblicare esclusivamente romanzi e racconti che hanno in qualche modo a che fare con un&#8217;attivit\u00e0 sportiva? Che so, quello che succede a un arbitro di calcio&#8230; la vita privata di un tuffatore, o di un campione di atletica leggera&#8230; cose cos\u00ec. Potrei tirare fuori tante idee, di questo genere.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Fico. Non lo sapevo. E le storie dove le prendi?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Beh, immagino che dovr\u00f2 inventarmele. Magari vedr\u00f2 di ispirarmi anche a qualche fatto vero; ma allora dovr\u00f2 cambiare nomi e circostanze, per evitare il rischio che mi facciano causa. Magari mi aiuti tu a escogitare qualcosa&#8230; mi sa che voi coi capelli rossi dovete avere una bella fantasia&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Oh, io disegno stoffe. Cio\u00e8, ci sto studiando. D&#8217;estate lavoro per mettere via un po&#8217; di soldi, questa \u00e8 la mia ultima settimana. Ma il resto dell&#8217;anno vado all&#8217;universit\u00e0. Vorrei specializzarmi in questo ramo: tessuti per vestiti, divani, tappeti. Cose cos\u00ec. Mi attirano.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa quel che si sa, e non quel che non si sa. Giulia e Francesco sapevano di essersi incontrati, e anche di essersi piaciuti.<\/p>\n<p>Troppo poco, ancora.<\/p>\n<p>Per conoscersi serve il tempo. Per capirsi, non basta mai&#8230;<\/p>\n<p>Ma intanto il sole era venuto fuori, e d&#8217;improvviso il posto aveva preso ad animarsi.<\/p>\n<p>Giulia disse in fretta: &#8220;Continuiamo dopo. Tu non scappare.&#8221;<\/p>\n<p>E si precipit\u00f2 a servire i nuovi clienti: due o tre coppie con una masnada di ragazzini quasi adolescenti; due carampane ingioiellate; un distinto cinquantenne griffato e abbronzatissimo.<\/p>\n<p>&#8220;E tu non fidanzarti con quel vecchione che ha l&#8217;aria di essere pieno di soldi.&#8221; &#8211; ebbe il tempo di ribattere lui sotto voce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si rimise al sole, vagamente euforico.<\/p>\n<p>Va beh, era presto per farsi illusioni&#8230; per\u00f2 lei sembrava interessata, e anche se non era esattamente una gran fica gli smuoveva senz&#8217;altro i sentimenti&#8230; e non solo quelli.<\/p>\n<p>Prov\u00f2 a immaginare di baciarla, ma stava troppo scomodo: non puoi sognare per bene di stare con una donna, se sei seduto su una stuoia.<\/p>\n<p>Ti devi almeno sdraiare&#8230;<\/p>\n<p>Intanto i ragazzini &#8211; tredici o quattordici anni, alcuni gi\u00e0 dei bellimbusti &#8211; avevano cominciato a giocare al pallone, con alti strilli e foga adolescenziale: &#8220;Passa! Tira! Salame, sono qua!&#8221;<\/p>\n<p>Francesco si stese lungo lungo, ma quella testa buttata all&#8217;indietro non andava proprio; gli svuotava il cervello. Ci sarebbe voluto un cuscino: uno di quelli gonfiabili, magari&#8230; ma lui non lo aveva, non era abbastanza organizzato.<\/p>\n<p>E poi il posto non era pi\u00f9 cos\u00ec rilassante come al mattino: ora i ragazzi facevano un sacco di chiasso, anche perch\u00e9 il pallone sembrava di quelli pesanti&#8230; a giudicare dal rumore che mandava a ogni impatto, doveva anzi essere pesantissimo: un pallone di cuoio marrone ereditato dai padri, o forse dai nonni.<\/p>\n<p>Ogni calcio rimbombava nello stomaco come il suono di un&#8217;autoradio sparata al massimo.<\/p>\n<p>Ma lui non poteva andare via: Giulia era l\u00ec e Giulia era bellissima &#8211; stabil\u00ec &#8211; forse non proprio una gran fica ma bellissima. Ci voleva pazienza, chi non risica non rosica. E a lui di rosicare andava tanto&#8230;<\/p>\n<p>Consider\u00f2 la pila di giornali: ma poggiarci sopra la testa gli sembrava un sacrilegio. Sopra a Mario Sconcerti, a Gianni Mura! Impensabile, fuori questione.<\/p>\n<p>L\u00ec vicino per\u00f2 c&#8217;era un grosso sasso.<\/p>\n<p>Almeno due chili di peso, ma liscio e arrotondato: messo per il verso giusto &#8211; in mancanza di altro &#8211; poteva anche andare bene come cuscino. Lo prese e se lo sistem\u00f2 con cura sotto il collo: molto meglio, decisamente.<\/p>\n<p>Rigido ma funzionale. Giusto come avrebbe voluto essere sempre lui&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa quel che si sa, l&#8217;ho detto.<\/p>\n<p>Francesco sapeva &#8211; nella sua mente persa nei sogni &#8211; che fare l&#8217;amore con Giulia sarebbe stata la cosa pi\u00f9 bella che mai gli sarebbe potuta capitare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec bella che avrebbe voluto farla tutti i giorni; e poi tutta la vita.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 com&#8217;era lei con i capelli sciolti: rossi serpenti sensuali che lo avrebbero schiaffeggiato o accarezzato, lambito o sferzato&#8230;<\/p>\n<p>E la sua pelle che sembrava di seta&#8230; che meraviglia toccarla leccarla mangiarla&#8230; perdersi nel suo corpo: crescere con lei, dentro di lei.<\/p>\n<p>L&#8217;oggetto di cotanto desiderio intanto si affannava nel suo lavoro estivo: sembrava proprio che la gente fino allora fosse stata l\u00ec l\u00ec ad aspettare il sole al varco, impaziente di precipitarsi in spiaggia.<\/p>\n<p>Ora d&#8217;un tratto era tutto un fioccare di ordinazioni: succhi di frutta e gelati, acque toniche e caff\u00e8.<\/p>\n<p>Lei serviva e sorrideva&#8230; ma ogni tanto, si concedeva un&#8217;occhiata al bel maschietto steso al sole. Chiss\u00e0 se pensava a lei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa solo quel che si sa, e il resto lo si ignora. Del tutto.<\/p>\n<p>Vai una mattina al mare giusto perch\u00e9 non hai un cazzo da fare e i giornali \u00e8 meglio leggerli all&#8217;aria aperta, anche se sai che su di essi ti farai il sangue marcio&#8230; e l\u00ec ci incontri una persona che all&#8217;inizio non ti sembrava ma ti piace tanto tanto&#8230;<\/p>\n<p>Tanto, che non la vorresti mollare pi\u00f9.<\/p>\n<p>Chi te lo doveva dire? Era dietro l&#8217;angolo, semplicemente. E non sai mai cosa c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;angolo.<\/p>\n<p>La partita al pallone si andava esagitando sempre pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ora i ragazzi strepitavano di azioni fallose, di calci di rigore ignorati dall&#8217;arbitro.<\/p>\n<p>La pesante sfera di cuoio sfrecciava per ogni dove, bolide siderale in pieno viaggio interstellare&#8230; errante asteroide in grado di sprofondare continenti, di sfracellare mondi interi&#8230;<\/p>\n<p>Francesco per\u00f2 non se ne curava.<\/p>\n<p>In altri momenti avrebbe urlato; a costo di farsi odiare, avrebbe afferrato il pallone e lo avrebbe volentieri trafitto col suo coltello da sub.<\/p>\n<p>Ma adesso aveva altro a cui pensare. Come sarebbero state le sue tette? Sode sode e coi capezzoli puntuti e aguzzi, o pi\u00f9 morbide col grande alone intorno? Comunque una meraviglia, ci avrebbe scommesso! Si agit\u00f2 un po&#8217; sulla stuoia, inevitabilmente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un noto cronista sportivo, forse anche scrittore, e una famosa\u00a0 <em>designer<\/em> di tessuti: mica male come coppia, pensava Giulia.<\/p>\n<p>Un ponte fra sport e moda&#8230; una manna per le riviste illustrate, per i settimanali di <em>gossip<\/em>.<\/p>\n<p>E poi quel corpo maschio e asciutto&#8230; si sent\u00ec bagnata solo a guardarlo da lontano.<\/p>\n<p>E farci un figlio? Una <em>caterva<\/em> di figli? Sembrava uno che sarebbe potuto essere un compagno gentile, un padre attento&#8230; Cazzo, si stava innamorando?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non lo lasciavano tranquillo, quegli idioti di ragazzini? Giusto a due passi di distanza, a fare tutto quel casino&#8230; magari con una pallonata gli rompevano la macchina fotografica, e lui che non sembrava badare a niente&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa quel che si sa, non quel che non si sa.<\/p>\n<p>Cosa ci aspetta tra dieci anni? Cosa, tra dieci secondi? La vita \u00e8 una cosa fragile.<\/p>\n<p>Basta niente per annullarla del tutto o per toglierle ogni <em>appeal<\/em>: ma da giovani non ci si pensa, tutto sembra esserci da sempre e non dovere finire mai.<\/p>\n<p>Il tempo \u00e8 solo un giro di orologio fino al prossimo appuntamento; la preparazione prima del tuffo, del salto dove l&#8217;acqua \u00e8 pi\u00f9 blu.<\/p>\n<p>Il tempo assomiglia all&#8217;eternit\u00e0&#8230; almeno, per quello che si sa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa solo quel che si sa, in effetti. Il resto \u00e8 mistero. E quando lo sveli, nulla pu\u00f2 tornare come prima.<\/p>\n<p>Forse ci sono universi paralleli, ma nel nostro quello che \u00e8 fatto non si pu\u00f2 disfare&#8230; e se sognavamo qualcosa di diverso, peggio per noi.<\/p>\n<p>Santi e miracoli esclusi, ovviamente.<\/p>\n<p>Francesco era perso nella sua immaginazione: si vedeva fra qualche anno, con i capelli magari un po&#8217; brizzolati, a passeggio con la sua magnifica Giulia e un paio di cuccioletti.<\/p>\n<p>Il maschietto rosso di pelo come lei, la bimba castana e con gli occhi azzurri.<\/p>\n<p>Avrebbero guardato insieme le partite di calcio &#8211; anche la piccolina &#8211; e sarebbero stati orgogliosi di leggere su libri e giornali il nome del loro pap\u00e0.<\/p>\n<p>Ancora innamorato perso della mamma, sicuramente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pesante pallone sfrecciava ormai privo di freni inibitori. Nella passione del gioco, i bambini\/adulti che gli correvano dietro facevano fatica a dosare le proprie forze, le energie impresse. E gi\u00e0 un tiro violento abbatteva un ombrellone, sbrecciava un muretto&#8230;<\/p>\n<p>Francesco sistem\u00f2 meglio la testa sulla sua pietra-cuscino.<\/p>\n<p>Immaginava le labbra di Giulia contro le sue, la lingua pronta a saettare avida dentro la bocca&#8230; quasi si sent\u00ec male al pensiero; si contorse ancora sulla stuoia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giulia lo sbirciava di tanto in tanto di soppiatto. E le sembrava inquieto, agitato. Era lei la causa di quel turbamento? Se era cos\u00ec, non le dispiaceva affatto&#8230;<\/p>\n<p>Il pallone vol\u00f2, alto verso il cielo.<\/p>\n<p>Un rimpallo maligno, forza di cannonata infranta contro una risoluta opposizione.<\/p>\n<p>Si impenn\u00f2 in verticale, in un&#8217;orgogliosa sfida alla gravit\u00e0. Visto da sotto, sembrava destinato alle stelle: saliva saliva e non scendeva pi\u00f9&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa quel che si sa, e non quel che non si sa.<\/p>\n<p>Dove sarebbe finito il pallone? Avrebbe davvero preso la via dell&#8217;orbita, rotondo erede di Laika e Gagarin, o alla fine sarebbe piombato gi\u00f9 facendo scempio delle miserie terrestri, aprendo al suolo grandi crateri?<\/p>\n<p>Forse un computer, inserendo tutti i dati: forza dell&#8217;impatto iniziale, angolo di deviazione, peso del bolide, altezza raggiunta&#8230; forse un computer avrebbe potuto dire con quale violenza sarebbe atterrato, se non fosse invece decollato definitivamente verso lo spazio siderale.<\/p>\n<p>E in quali esatte coordinate GPS?<\/p>\n<p>Certo da qualche parte l\u00ec sulla spiaggia: quello che sale deve scendere, prima o poi&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si sa quel che si sa; e nulla &#8211; proprio nulla &#8211; di quel che non si sa.<\/p>\n<p>Se esistevano universi paralleli, in novantanove su cento il pallone sarebbe stato indirizzato dritto dritto sulla fronte di Francesco, sulla sua testa appoggiata con fiducia su un duro cuscino.<\/p>\n<p>In novantanove su cento, l&#8217;impatto gli avrebbe spezzato di netto l&#8217;osso del collo.<\/p>\n<p>Ma forse quello era il centesimo universo. O almeno, nulla ci vieta di pensarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8649\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8649\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sa quello che si sa, e non quel che non si sa. 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