{"id":8585,"date":"2012-03-17T17:55:12","date_gmt":"2012-03-17T16:55:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8585"},"modified":"2012-03-17T17:55:12","modified_gmt":"2012-03-17T16:55:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-scommessa-di-daniele-poto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8585","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La scommessa&#8221; di Daniele Poto"},"content":{"rendered":"<p>Quando mi metto una cosa in testa cerco di condurla a termine nel migliore dei modi.<\/p>\n<p>E\u2019 pi\u00f9 rischioso e difficile impicciarsi delle faccende degli altri. Accontentare se stessi \u00e8 probabile, pi\u00f9 difficile saziare il mondo. Ecco perch\u00e9 la questione riguardava esclusivamente me ed il mio corpo, interessava solo la mia capacit\u00e0 di venirne a capo, un fatto personale. E ora l\u00ec che ero alla partenza che avvertivo piena la coscienza di giocarmi e rischiare tutto pi\u00f9 che in una finale di Coppa dei Campioni decisa all\u2019ultimo rigore. Ero un dilettante che aveva investito zelo professionale nella mia missione con uno scrupolo che, quanto meno, definivo ammirevole,<\/p>\n<p>Sentite un po\u2019 l\u2019elenco degli elementi che servono a ricordarmi dei miei sacrifici: due mesi di aspettativa dal lavoro senza percepire lo stipendio (e questo mi aveva portato ad una contrazione del m\u00e8nage ed un tran tran\u00a0 familiare un po\u2019 noioso, irto di discussioni delicate con Silvana, si mia moglie), ultimi venti giorni di completa astinenza sessuale, un isolamento consapevole dagli amici, una distanza messa qua e l\u00e0. Gi\u00e0, perch\u00e9 diventa difficile frequentare qualcuno se non vai a letto pi\u00f9 tardi delle 22.30, se non accetti alcolici, se sospetti tracce di fumo nell\u2019ambiente pi\u00f9 asettico.<\/p>\n<p>Mi giudicavo anch\u2019io un po\u2019 noioso. Ma era una noia necessaria, che rasentava la richiesta di perfezione. La frase che mi ero messo in testa l\u2019avevo letta in un libro di un autore francese. &lt;Se il folle perseverasse nella sua follia, incontrerebbe la saggezza&gt;. Le azioni migliori non nascono forse dall\u2019assoluta imprevedibilit\u00e0 di fini e direzioni- aggiungerei io per completare il pensiero di quel saggista vattelapesca?<\/p>\n<p>&lt;Tre minuti alla partenza&gt;- lo speaker assordava con il suo megafono, pi\u00f9 esibizionista lui degli altri seimila iscritti alla maratona, gente che disprezzavo profondamente. Avevano cambiato solo panni rispetto ai soggetti che dieci anni prima per moda si presentavano al via accompagnati da cani stupidi pi\u00f9 che fedeli oppure con i pattini a rotelle o, ancora peggio, con lo ski roll.<\/p>\n<p>Io non cercavo denaro, bottiglie di vino, coppe, portachiavi, diplomi di partecipazione da quella gara. La prima e l\u2019unica. Volevo vincerla per me stesso, per una soddisfazione profonda. Non avevo voluto neanche mia moglie alla partenza. A lei avevo detto che era solo un\u2019esperienza, una scommessa con me stesso. Godevo al via di essere un assoluto sconosciuto per i routiniers della corsa.. Io fino ai ventiquattro anni avevo assaggiato solo il calcetto nelle furibonde sfide tra scapoli ed ammogliati nel quartiere oltre alle insulse ore di ginnastica saltando il cavallo e giocando a pallavolo.<\/p>\n<p>Figurarsi, avevo anche saltato il servizio militare. Mi avevano detto che avevo il cuore d\u2019atleta, la brachicardia. I miei battiti erano lentissimi, quasi impercettibili. Silvana aveva avuto buon gioco scherzando a dirmi che &lt;ero un uomo senza cuore&gt;, un serpente velenoso &lt;ma un po\u2019 anemico&gt;.<\/p>\n<p>Ecco, ora provvedo a sciogliermi le gambe, una specie di auto-massaggio che migliorer\u00e0 la mia risposta muscolare nei primi chilometri di corsa.<\/p>\n<p>Dunque la prima rivelazione l\u2019avevo avuta assaggiando senza allenamento il percorso di Villa Ada. Quattro chilometri e trecento metri dove razzolavano ragionieri stanchi e bambini velleitari. D\u2019accordo, mi ero mosso con calma. Il piacere che avevo era quello di essere spinto da una pulsione assolutamente autonoma. Nessuna storia di campione m\u2019interessava n\u00e9, ancor meno, la\u00a0 demagogia da &lt;sport per tutti&gt; (si, anche per me che non l\u2019avevo mai praticato). L\u00ec sulla Salaria, avendo tutto il tempo per dare un\u2019occhiata a Villa Savoia, ero arrivato a due giri consecutivi arrestandomi pi\u00f9 per un lieve indurimento muscolare che per un principio di debito di ossigeno. Il giorno dopo ero tornato con il cronometro e ci avevo dato dentro con maggiore convinzione schiacciando al secondo passaggio in 32\u201941\u2019\u2019. Per un ragguagliante confronto vi basti sapere che il record italiano dei 10.000 metri in pista batte sui 27\u201930\u2019\u2019 ed io avevo impiegato cinque minuti e spiccioli in pi\u00f9 su una distanza leggermente inferiore.<\/p>\n<p>Il primo piano di allenamento lo avevo copiato da una rivista. Ma mi riusciva talmente facile svolgere quella &lt;settimana del dilettante&gt; che, dopo aver aggiunto un buon venti per cento di quantit\u00e0 alla dose consigliata, avevo fatto per conto mio aggiungendo ulteriori elementi di velocit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci voleva un\u2019esagerata dose di tempo a disposizione per coltivare questa facilit\u00e0 di corsa ed alla fine al mio cantiere edile avevo chiesto due mesi di aspettativa.<\/p>\n<p>Ai confidenti spediti dal geometra suggerivo risposte vaghe. &lt;Sa, ho un\u2019altra offerta di lavoro. Devo provare ma pensarci bene. Non ho pi\u00f9 l\u2019et\u00e0 per buttarmi a capofitto in un\u2019altra avventura&gt;\u00a0 Per il lavoro non avrei mai cambiato. Ma la mia pigrissima inclinazione aveva trovato una valvola di sfogo che mi aveva preso la mano.<\/p>\n<p>&lt;I concorrenti sono pregati di non spingere. I primi cento numeri devono disporsi nelle prime due file. Solo quando avremo raggiunto l\u2019ordine di partenza potremo dare il via&gt;- suggeriva lo speaker. Ormai c\u2019eravamo, inutile farsela sotto con gli esami di coscienza. Mi ripetevo che arrivavo alla gara in condizioni ideali. E che nessuno degli altri atleti-amatori- metteteci chi volete dei soggetti in gara- aveva il carico di motivazioni che sentivo dentro. L\u2019unico dubbio semmai era il tema fondamentale che assilla ogni neofita che prova la maratona. Resisterai a 42 chilometri consecutivi, alla tensione spazio-temporale, al contatto con gli altri agonisti? Forse quest\u2019ultimo quesito era il pi\u00f9 insinuante. Ero un solitario nella vita e nell\u2019allenamento. Una settimana prima della gara avevo rifinito il lavoro con quindici chilometri a media velocit\u00e0 ed otto ripetute sui seicento metri svolgendo poi un lavoro differenziato ma leggero nei giorni di vigilia proprio per arrivare a divertirmi e scoprirmi solo in gara, possibile e piacevole sorpresa\u00a0 soprattutto per me stesso.<\/p>\n<p>C\u2019erano tre o quattro realizzazioni che contavano nella mia vita e io volevo mettere la maratona tra queste. Era una faccenda sbrigare al massimo in due ore e venti. .Due giorni dopo sarei tornato alle otto ore quotidiane in cantiere e forse mi sarei riavvicinato a Silvana, questo era sottinteso.<\/p>\n<p>Eccolo il mitico via. Me la presi con molta calma. Anzi, quasi costretto a camminarmi addosso mentre i concorrenti in pole position, i pi\u00f9 accreditati, sfilavano a ritmo folle, pervasi da una leggera euforia. Dedicai i primi trecento metri a scoprire la posizione di corsa pi\u00f9 razionale ed economica. Ma la vera gara cominci\u00f2 dopo il terzo chilometro. Inerpicandomi per Villa Glori potevo rimontare decine di posizioni, viaggiando ad altra velocit\u00e0, mulinando le gambe, compiacendomi per quell\u2019ebbrezza di velocit\u00e0 che provocava l\u2019applauso del pubblico.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 il percorso si rivelava duro pi\u00f9 mi congratulavo con me stesso per quella ferocia meticolosa nella preparazione che quasi era arrivata agli eccessi di Zatopek (carico di pesi per sentirsi pi\u00f9 \u00a0leggero dopo, in gara). Non mi preoccupavo n\u00e9 dell\u2019orologio n\u00e9 dei chilometri che scorrevano. Avrei voluto solo soddisfare la curiosit\u00e0 di scoprire il mio limite. Mi sarebbe solo piaciuto sapere quanti concorrenti avevo davanti. Non avevo riserve particolari da bruciare. Sulla fronte mi si affacciava solo una leggera strisciolina di sudore che poi era l\u2019unico riconoscimento alla fatica, sospinto da un\u2019incredibile voglia di correre. Transitando davanti a quello che veniva indicato come il sesto chilometro rintracciai l\u00ec davanti la macchina dello speaker che mi collocava al quarto posto provvisorio definendomi &lt;in grande rimonta&gt;.<\/p>\n<p>Si, ora li vedevo quelli davanti e, a parte il primo, tutt\u2019altro che in buon arnese.<\/p>\n<p>Anzi, il terzo dopo un paio di minuti si ferm\u00f2 con un ansare poco tranquillizzante e mentre lo lasciavo indietro potevo ascoltare al microfono le sue giustificazione. &lt;Lo sapevo gi\u00e0, ero partito per correre solo dieci chilometri&gt;. Lo speaker, solerte, perlomeno a qualcosa serviva. Ci disse che noi battistrada eravamo passati al decimo chilometro in 32\u201910\u2019\u2019. Dai dieci ai venti chilometri successe poco o nulla. Ero per la conservazione. Il tempo doveva lavorare per me e per quella base di fondo che avevo accumulato. Cos\u00ec Urbani e Terzer erano davanti, io ad una ventina di secondi, dietro, mentre con la coda dell\u2019occhio controllavo, a seguire, una muta di sette-otto inseguitori piuttosto in disarmo. Non era di loro che mi dovevo preoccupare.<\/p>\n<p>Sembravano voler sopravvivere a se stessi pi\u00f9 che intenti a rimontare.<\/p>\n<p>Invece rimanere a fare l\u2019elastico in posizione di attesa mi gratificava enormemente. Non mi ponevo neanche il dubbio sul piazzamento ma solo quello sulla distanza. Si, il ritmo era leggermente calato ma forse ce l\u2019avrei fatta a scendere sotto le 2H20\u2019.<\/p>\n<p>E da solo aggiungo. Via il pensiero dell\u2019ufficio e di Silvana. Dovevo giocare al gatto ed al topo con Urbani e Terzer. Contava solo questo nella maratona e nella mia vita, perlomeno in quel momento. Rimasero molto male i due -mi ero portato ormai a cinque metri-quando al chilometro n. 25, al momento dello spugnaggio, non persi neanche un istante per afferrare quanto c\u2019era sul tavolo ed invece partii all\u2019attacco con un chilometro sparato a tutta. Fu l\u2019unica volta che guardai l\u2019orologio. E non alle spalle. Il percorso mi favoriva. Il Lungotevere piegava in una grandissima curva e poi s\u2019inoltrava nel quartiere Flaminio con un paio di secchissimi angoli retti che nascondevano alla vista distacchi anche minimi. Il mio attacco duro due chilometri che il cronometro riassunse in un lusinghiero parziale \u00a0di 6\u201920\u2019\u2019. Feci un gesto esplicativo alla macchina che trasportava lo speaker come a dirgli: &lt;Beh, \u00e8 proprio il momento che parli!&gt;. Ma lui mi sembr\u00f2 pi\u00f9 afflitto che sorpreso quando annunci\u00f2: &lt;Un corridore rivelazione \u00e8 in testa, da solo. Urbani lo segue a 20\u2019\u2019 mentre Terzer in crisi si \u00e8 fermato e tutti gli altri concorrenti seguono a pi\u00f9 di due minuti&gt;.<\/p>\n<p>Mi sciolsi nel miele di questa citazione. Ora le gambe andavano al di l\u00e0 di quanto potessi pensare e prevedere. Dire che giravano da sole pu\u00f2 sembrare un\u2019esagerazione. Era la gente stessa che mi trasportava su un tappeto di leggerezza. Incapace di controllarmi riconoscevo di essere il soggetto passivo di una grande affermazione che non vivevo pi\u00f9 in prima persona.<\/p>\n<p>Ma ora la dimostrazione era finita, i mesi di allenamento avevano detto che da un uomo deluso poteva nascere un campione. E tanto mi bastava. Passavo quasi mentalmente a fare il tifo per &lt;quel povero Urbani&gt;. Al trentesimo chilometro la mia gara era finita anche se passai ancora prima in 1H36\u201930\u2019\u2019 e quel tempo lusinghiero poteva darmi ancora qualche brivido o illusione. Avevo vinto ed era bello scivolare nell\u2019anonimato, essere ingoiato da concorrenti mortalmente stanchi che per\u00f2 avevano ancora una grossa molla dentro mentre la mia si era maledettamente spezzata. Cominciai a trovare stupida la maratona e banale il percorso. Rovinai anche Urbani, stroncato dai miei ritmi. Non fu lui il vincitore ed io non figurai nell\u2019ordine d\u2019arrivo. Ma il quotidiano sportivo romano mi cit\u00f2 &lt;come l\u2019unica nota lieta di una prova tutt\u2019altro che esaltante. Ma si ripeter\u00e0?&gt;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8585\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8585\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando mi metto una cosa in testa cerco di condurla a termine nel migliore dei modi. 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