{"id":8563,"date":"2012-03-15T16:28:19","date_gmt":"2012-03-15T15:28:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8563"},"modified":"2012-03-15T16:28:19","modified_gmt":"2012-03-15T15:28:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-marmaros-di-marina-salucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8563","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Marmaros&#8221; di Marina Salucci"},"content":{"rendered":"<p>Ora la strada \u00e8 sterrata. Dunque proseguo a piedi. Penso che dovrebbe essere vicino. Mi sono fidata di un cartello che diceva genericamente \u201ccave\u201d, e di un indigeno, che alla domanda \u201cquanto ci vuole?\u201d ha risposto \u201cpoco, qualche chilometro\u201d. Non ho chiesto oltre, ho capito che non avrei ottenuto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Osservo le mie scarpe che ad ogni curva si fanno pi\u00f9 polverose. \u201cNiente \u00e8 lontano\u201d, il motto dell\u2019affidabile, discreta ditta che le produce. Ci\u00f2 mi aveva strappato un ironico sorriso. Ma adesso, mentre guardo la promessa della vetta nuda della Roccandagia e il cielo che vi scaraventa addosso un azzurro di vetro, ora mi sembra vero. Andr\u00f2 avanti.<\/p>\n<p>Sto cercando il marmo.<\/p>\n<p>Ma ce l\u2019ho gi\u00e0 sotto i piedi.<\/p>\n<p>I passi stanno infatti affondando in una sorta di polvere chiara, sempre pi\u00f9 chiara, che scricchiola sommessamente, capisco che \u00e8 marmo soltanto dopo qualche curva, quando a lato vedo sassi e ciottoli bianchi, un paesaggio lunare che evoca le profondit\u00e0 dell\u2019anima.<\/p>\n<p>Salgo ancora ed ecco grossi blocchi candidi. Da solo, il marmo ha formato il greto di una fiumara, con lastre venate di grigio discreto, chiare fino alla cecit\u00e0. Da solo le sponde.<\/p>\n<p>Solo ora capisco che dietro a ogni parola c\u2019\u00e8 una storia. Una lunga storia piena di curve e biforcazioni. Lo capisco davanti a queste montagne, da cui sbucano guglie di campanili in pietra che custodiscono misteri esoterici di cavalieri crociati. Marmo.<\/p>\n<p>Marmo di Carrara, alabastro, granito, dolomia.<\/p>\n<p>Se fossi un geologo saprei la storia e le storie, invece sono uno scrittore e non so che le paturnie delle mie interiora.<\/p>\n<p>Forse un tempo inenarrabilmente lontano i diversi elementi interni al mantello si sono mescolati, elementi diversi di diverse temperature, hanno vorticato dando origine a rocce differenti.<\/p>\n<p>E\u2019 bello, ma non mi convince. Manca qualcosa.<\/p>\n<p>Forse se avessi potuto scegliere davvero avrei fatto il geologo. Un\u2019occhiata ai sassi e tutto quello che \u00e8 successo nello spazio e nel tempo diventa noto. Negli occhi di un geologo prendono forma spumosi mari che non ci sono pi\u00f9, e gli esseri che vi abitavano, e i ghiacciai che si sono sciolti, i climi che hanno ruotato riportando i fiori e i pollini nell\u2019aria, basta guardare una roccia e si sente la tenerezza del pianeta che rotola nell\u2019universo\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-Voglio quello, diceva Michelangelo nel film. Un bel film.<\/p>\n<p>Ebbe il suo blocco di marmo. Pi\u00f9 grande della montagna. Pi\u00f9 bello.<\/p>\n<p>Davvero aveva gi\u00e0 visto la sembianza della sua mente toccando quel pezzo, proprio quello, davvero aveva gi\u00e0 visto ci\u00f2 che gli vagava nell\u2019anima?<\/p>\n<p>Comunque lo ebbe e cav\u00f2 fuori una meraviglia.<\/p>\n<p>Da una grande scheggia di terra antica.<\/p>\n<p>Toccare, fiutare, comunicare tramite la materia, la forza delle braccia, il lavoro della mano.<\/p>\n<p>E\u2019 la scena dell\u2019artista che incontra il suo marmo che viene innalzata all\u2019immortalit\u00e0, con lo sfondo delle Apuane gugliose e candide. E l\u2019egocentrismo e la vanit\u00e0 sottesi si celano e si stemperano in quel gesto eterno.<\/p>\n<p>Cosa potrebbe fare uno scrittore? Puntare i piedi per quella penna? Ebbene, eccotela. O quel tipo di carta. Servito.<\/p>\n<p>Che abissale differenza\u2026<\/p>\n<p>Gesti che diventano quasi banali, intrisi dalla quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-ECCERTO, disse Mauro di Stia, per il marmo ci vuole forza. Corporalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli avevo fatto alcune domande per entrare nel mondo della scultura, di cui lui era un quotato rappresentante. Avevo iniziato a lavorare la terra e la cosa era molto affascinante. Ma quello che fioriva nella testa cambiava, mentre le mani tentavano la forma, l\u2019espressione.<\/p>\n<p>-Non ha importanza, mi interruppe lui. Anzi, meglio, Se viene qualcos\u2019altro, era quello che doveva venir fuori. Guarda qua, e mi fa vedere un catalogo delle sue opere; in copertina, lucido splendente, c\u2019\u00e8 un pulcinella smilzo con la lancia, argento e altri materiali, le forme sono solo abbozzate, \u00e8 un pulcinella che sembra sul punto di sciogliersi, di non esistere pi\u00f9.<\/p>\n<p>La cosa non mi convinse, non mi convince. Provai a fare quello che diceva, a voler vedere nella casualit\u00e0 del gesto l\u2019essenza dell\u2019arte, ma\u2026<\/p>\n<p>Davvero l\u2019inconscio che sopravanza tutto e crea mentre tu dormi non mi pare una meta a cui tendere.<\/p>\n<p>Il marmo non si scioglie, n\u00e9 d\u00e0 l\u2019idea di poterlo fare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Continuo a salire, e ad ogni passo rigiro e penetro il paesaggio.<\/p>\n<p>Ora sono davanti al monte squartato. Le sue viscere sono state squadrate, sono diventate grossi gradini cubici, chiari. Sembrano altari di religioni praticate da popoli estinti. Di fronte c\u2019\u00e8 uno scavatore arrugginito. Tutto in lui dice che da tempo non si muove pi\u00f9. Una cava dismessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-Danilo, di nuovo, ma perch\u00e9, ma guarda, hai bagnato di nuovo il marmo nuovo, ma \u00e8 possibile?<\/p>\n<p>Mia madre parla con una disperazione e una concitazione tanto pi\u00f9 tragiche quanto meno sono adeguate alla situazione. Dall\u2019esterno.<\/p>\n<p>Mio fratello, asciugando con frusta rassegnazione l\u2019acqua intorno al lavabo, prova qualche reazione.<\/p>\n<p>-Mamma, siamo in bagno, mica in salotto, \u00e8 normale. Non \u00e8 convinto e non convince. Si sapeva. Lo sapeva.<\/p>\n<p>-Ah, ma ci vuole tanto poco (ora ma\u2019 comincia a parlare in dialetto e non \u00e8 buon segno) io lo faccio, perch\u00e9 voi no, l\u2019acqua sul marmo lo rovina, non \u00e8 pi\u00f9 lucido,\u00a0 e poi devo cambiarlo, sai quanto costa\u2026<\/p>\n<p>Mio fratello non parla pi\u00f9. Nei suoi occhi, nei suoi gesti, la rassegnata pesantezza della roccia. La stessa che \u00e8 nelle convinzioni di nostra madre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guardo il greto del torrente. I blocchi sono pi\u00f9 grandi man mano che si sale. Il torrente ha un suo pavimento. Vi cammino sopra. Non \u00e8 lucido, E\u2019 bellissimo ma non lucido. Mamma, perch\u00e9 \u201cdevi\u201d cambiarlo? Guarda quant\u2019acqua hanno accolto questi pezzi chiari sputati dal cuore della terra, quanto sole e vento, senza perdere la loro incantata bellezza.<\/p>\n<p>Salgo ancora, voglio trovare la cava nuova, quella funzionante. Proseguo come in trance, rapita da un paesaggio che mi era sconosciuto. Sento rumore di schianti, a cui seguono sordi fragori di frana. Sono le esplosioni violente per ottenere dalla montagna ci\u00f2 che spontaneamente non darebbe. Occorre scavare incessantemente, per soddisfare le richieste dell\u2019uomo, che dimenticala provenienza di ci\u00f2 che chiede.<\/p>\n<p>L\u2019uomo come un tarlo, un verme, che non si arrende, che scava, scava, e fa crollare montagne, piccolo animale cui non daresti due soldi, senza forza, resistenza, uno scricciolo della natura, ma con un cervello pericoloso davvero, un errore forse, ma enormi sono i danni che questo fragile vertebrato pu\u00f2 infliggere al pianeta, alle sue vette che hanno conosciuto il vorticare del magma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando vado a salutarli, c\u2019\u00e8 sempre un silenzio che ristora. Silent, quiescunt, c\u2019\u00e8 scritto sopra il grande cancello. Nonostante il mio peregrinare alla ricerca di grandi risposte, gli interrogativi si sono placati solo davanti al riconoscimento del mistero.<\/p>\n<p>E l\u00ec il mistero si tocca, ma si intuisce anche qualcosa che sembra pace immensa, cibo per l\u2019anima assetata, luce di una dimensione che non pu\u00f2 essere cattiva. Anche guardando i loro occhi. Dalle foto sotto al plexiglas. Dal plexiglas attaccato al marmo.<\/p>\n<p>Li guardo, i miei nonni, e parlo con loro. Continuo a farlo mentre pulisco le lapidi con un cencio, raccontando ci\u00f2 che loro gi\u00e0 sanno. Le venature grigie e nere si confondono con le tracce della polvere che l\u2019acqua non riesce a cancellare del tutto.<\/p>\n<p>Essi mi parlano insistentemente.<\/p>\n<p>Non sono parole \u201cche dici umane\u201d, escono dalla \u201cmaglia rotta nella rete\u201d, \u00e8 una fonte di acqua chiara, chiarissima quasi folgorante.<\/p>\n<p>Pare che i loro sorrisi tenui si espandano insieme a questa dolce comunicazione silente. Io racconto loro quello che gi\u00e0 sanno, querelandomi per la cecit\u00e0 che avuto quando erano qui e che ora, radicata ancora nell\u2019umano, potrei avere verso altri, indubbiamente verso me stessa.<\/p>\n<p>Loro sono sempre accoglienti.<\/p>\n<p>Intorno, tutto \u00e8 marmo.<\/p>\n<p>Solo qui, solo ora, percepisco questo nesso stretto, cementato, fra il marmo e la morte, l\u2019eternit\u00e0, il mistero\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sapevo che questo improvviso viaggio nelle Apuane sarebbe stato un itinerario nelle profondit\u00e0 dell\u2019anima. Come lo \u00e8 sempre stata la montagna. Ma qui c\u2019\u00e8 la luce che ti denuda senza preavviso. E cammino verso la cava nuova, sono piccola in mezzo alle esplosioni che mi rigurgitano addosso, ogni curva mi promette l\u2019arrivo, ma ogni curva mi dice poi che \u00e8 ancora lontano.<\/p>\n<p>Certo non mi posso fermare ora.<\/p>\n<p>Raccolgo un ciottolo bianco. Lo fotografo in contro-luce. Fotografo le mie scarpe.<\/p>\n<p>All\u2019intorno non c\u2019\u00e8 uno stelo.<\/p>\n<p>Il marmo \u00e8 nudo perch\u00e9 non vi cresce nulla.<\/p>\n<p>Ma cosa cresce nell\u2019anima?<\/p>\n<p>A questa domanda ha dedicato la vita un eremita salito quass\u00f9 una manciata di secolo fa, indisturbato nel suo fecondo silenzio. Qui dove ora sventrano la valle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu il marmo delle guance di Olga Franzoni, della sua fronte diventata gelo, che rimase incarnato nell\u2019intimo del poeta. Solenne. Pi\u00f9 inciso delle \u201ccarnagioni giovani\u201d, dei puledri che sudano, dei balli sensuali. Olga Franzoni sar\u00e0 marmo per l\u2019eternit\u00e0, anzich\u00e9 sua sposa. Le carnagioni giovani sono molto pi\u00f9 effimere\u2026<\/p>\n<p>Le maschere galanti di Verlaine si aggiravano (l\u2019avresti detto?) fra i marmi, rigorosamente al chiaro di luna, solo alla luna si pu\u00f2 fingere d\u2019essere allegri e invece ti vorresti strappare la budella, il sole mica te lo permetterebbe. Chiaro di luna e indubbiamente di Saturno. Ma che fragile finzione, neppure lo stesse ci credono\u2026<\/p>\n<p>E\u2019 ancora fra i marmi di S. Reparata, grandi archi silenziosi, che salta Cavalcanti, agile e sicuro, lanciando parole lapidarie ai suoi nemici, che lo scherniscono per la sua solitaria ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n<p>-Fate pure, potete fare quello che volete, siete a casa vostra\u2026<\/p>\n<p>La vostra naturale dimora \u00e8 proprio qui, in mezzo al marmo, miei cari, fra le lapidi, perch\u00e9 voi in realt\u00e0 siete gi\u00e0 morti, perch\u00e9 non avete mai n\u00e9 conosciuto n\u00e9 ricercato la profondit\u00e0 della vita, ma solo la sua superficialit\u00e0 schiamazzante\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2026Sul salto di Guido si ferma il mio volo, dopo l\u2019ultimo tornante.<\/p>\n<p>Davanti a me c\u2019\u00e8 un monte fatto di pezzi di marmo di ogni dimensione. Assomiglia a una piramide. Il sole del tramonto lo colpisce cos\u00ec vivo che gli occhi si devono proteggere. E\u2019 altissimo, fatto di blocchi, scaglie, frammenti pulviscolo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 mi avvicino pi\u00f9 le scarpe affondano nelle polvere di finissimo cristallo con scricchiolii secchi e asciutti.<\/p>\n<p>Le mie scarpe sono bianche.<\/p>\n<p>Sono arrivata nelle viscere della cava nuova, quella che osa incunearsi nella montagna, frantumarla, estorcerle le budella. Davanti alla piramide smagliante c\u2019\u00e8 un anfiteatro per giganti. Ma i giganti hanno abdicato. Insieme al sole \u00e8 calato il silenzio. E le mie scarpe sono sempre pi\u00f9 bianche.<\/p>\n<p>Mi pare che non abbiano la minima intenzione di fermarsi.<\/p>\n<p>E\u2019 vero, niente \u00e8 lontano. Dopo il marmo, che cosa c\u2019\u00e8?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 questo \u00e8 un viaggio che non finir\u00e0 mai.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8563\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8563\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora la strada \u00e8 sterrata. 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