{"id":8551,"date":"2012-03-12T19:29:33","date_gmt":"2012-03-12T18:29:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8551"},"modified":"2012-03-12T19:29:33","modified_gmt":"2012-03-12T18:29:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-rosa-bianca-di-paolo-borgognone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8551","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La rosa bianca&#8221; di Paolo Borgognone"},"content":{"rendered":"<p>Petrushka cerc\u00f2 di stringersi ancor pi\u00f9 nel suo corto giubbino, in quella gelida notte. Avrebbe tanto voluto poter indossare un caldo cappotto, ma Madame non voleva. Diceva che un soprabito lungo avrebbe coperto quello che invece doveva essere generosamente mostrato. La ragazza tentava di scaldarsi un poco camminando avanti e indietro sul marciapiede, e intanto si chiedeva come avesse fatto a finire in quella situazione.<br \/>\nAveva lasciato il suo freddo Paese dell&#8217;est con tante speranze, a soli 21 anni. Avevano pensato a tutto \u201cloro&#8221;: le avevano fatto passare le frontiere, l&#8217;avevano portata nella grande metropoli, le avevano trovato una camera nella casa di Madame, si erano offerti di aiutarla a cercare un lavoro. Le avevano perfino fatto fare alcuni colloqui con sedicenti professionisti che dicevano di volerla assumere come segretaria. Poi, a un certo punto, \u201cloro\u201d avevano cominciato a fare strani discorsi. Le dicevano che doveva pur sdebitarsi con Madame che la ospitava, e visto che non aveva ancora un lavoro regolare, doveva trovare una soluzione alternativa. Quando finalmente aveva capito dove \u201cloro\u201d volevano andare a parare, si era seccamente rifiutata. Per qualche giorno l&#8217;avevano lasciata in pace. Poi una sera le avevano dato un pc\u00a0 portatile, lo avevano acceso, e sul monitor era apparso un video nel quale la madre, che era rimasta nel suo Paese, appariva terrorizzata, con una pistola puntata alla tempia. Cerc\u00f2 di resistere, ma poi fu costretta a cedere: l&#8217;immagine della mamma minacciata la perseguitava giorno e notte.<br \/>\nCos\u00ec una sera la vestirono con abiti succinti e l&#8217;accompagnarono in quel viale della zona industriale, lasciandola in un angolo malamente rischiarato da un lampione. Poi se ne andarono, ma lei sapeva che in realt\u00e0 erano rimasti l\u00ec a controllarla. Aveva dovuto anche rinunciare al suo nome: lei si chiamava Maria, come milioni di altre donne nel mondo. Invece Madame le aveva affibbiato Petrushka, perch\u00e9 secondo lei era pi\u00f9 consono a una donna dell&#8217;est. Un nome falso, come tutto era falso in quella vita che lei odiava e non avrebbe mai voluto vivere. Nel formulare questo pensiero, con rabbia, la giovane colp\u00ec con un pugno il palo che sorreggeva il lampione. Fu allora che la vide. Avvolta sommariamente in un cellophane, e attaccata al metallo con un semplice nastro adesivo, c&#8217;era una rosa bianca. Cosa ci faceva una rosa proprio l\u00ec? Si chiese Petrushka. Chi ce l&#8217;aveva messa? E soprattutto, a chi era destinata? Mentre la ragazza si poneva queste domande, un cliente le suon\u00f2 il clacson e lei non ci pens\u00f2 pi\u00f9.\u00a0 Ma quando,\u00a0 poco prima dell&#8217;alba, vide che \u201cloro\u201d la stavano venendo a prendere, allung\u00f2 la mano verso il fiore, ormai quasi appassito, e lo ripose nella sua borsetta.<br \/>\nLa sera dopo, tornando al suo solito posto, Petrushka non poteva fare a meno di chiedersi se avrebbe trovato un&#8217;altra rosa.<br \/>\n&#8211; Ma no, \u00e8 impossibile &#8211; diceva tra s\u00e9 &#8211; chi vuoi che regali una rosa, oltre tutto bianca, a una come me? &#8211;<br \/>\nEppure dentro di s\u00e9 ci sperava, e quando arriv\u00f2 al lampione non riusc\u00ec a trattenere un sorriso, vedendo il fiore che biancheggiava alla fioca luce sullo sfondo nero del palo. Appena &#8220;loro&#8221; se ne furono andati, lei allung\u00f2 la mano e afferr\u00f2 la sua rosa. Ormai era sicura che era per lei, anche se non riusciva a spiegarsi perch\u00e9, n\u00e9 da parte di chi. Ma ogni sera, per diversi giorni, lei arrivava al suo angolo quasi correndo, dopo essere scesa dall&#8217;auto, per impossessarsi del fiore e stringerlo al petto per un istante, prima di nasconderlo nella borsa.<br \/>\nUna sera, per\u00f2, accadde quello che, in fondo, aveva sempre temuto. La rosa non c&#8217;era.<br \/>\n&#8211; Forse \u00e8 passato qualcuno che l&#8217;ha strappata via &#8211; pens\u00f2, guardandosi intorno e cercando sull&#8217;asfalto qualche traccia del fiore o del cellophane. Ma non c&#8217;era nulla. A met\u00e0 sera, un&#8217;utilitaria le si accost\u00f2. &#8211; Un altro cliente &#8211; sospir\u00f2 lei. E invece nessuno si sporse dal finestrino per parlare con lei e farle le solite, sordide domande. Si apr\u00ec l&#8217;altro vetro, quello del passeggero, e una mano le porse la rosa bianca. La ragazza si chin\u00f2 per prenderla, e nello stesso tempo cerc\u00f2 di vedere il volto del suo misterioso ammiratore. Ma lui rimase nell&#8217;ombra, fuori dal raggio di luce del lampione. Lei trov\u00f2 il coraggio di parlargli.<br \/>\n&#8211; Allora sei tu? &#8211;<br \/>\nNell&#8217;oscurit\u00e0, la giovane intu\u00ec che l&#8217;uomo aveva annuito, chinando il capo un paio di volte. Sempre attento a non farsi vedere, sempre senza parlare. Ma lei si sentiva fiduciosa: quell\u2019uomo, chiunque fosse, era stato il primo, dopo tanto tempo, a farle un gesto gentile.<br \/>\nE quel silenzioso omaggio floreale si ripeteva sera dopo sera, quasi come un rituale immutabile. Finch\u00e9 una volta, ormai a notte alta, quando lei non lo aspettava quasi pi\u00f9, il suo ignoto ammiratore arriv\u00f2 come al solito, apr\u00ec il finestrino, ma invece di porgerle la rosa, allung\u00f2 la mano, con la palma rivolta verso l\u2019alto. Petrushka esit\u00f2 un solo istante, poi infil\u00f2 la sua nell\u2019abitacolo e strinse quella dell\u2019uomo. Prima dolcemente, poi sempre pi\u00f9 forte, fino a quando lo sconosciuto non allent\u00f2 la sua stretta, ritir\u00f2 lentamente la mano e poi la porse di nuovo, ma tenendo per il gambo la rosa bianca.\u00a0 Quel muto dialogo fatto di strette di mano, rose e domande di lei che restavano senza risposta prosegu\u00ec per parecchio tempo.<br \/>\nUna sera, quando ormai la primavera era alle porte, l\u2019uomo arriv\u00f2 prima del solito. Si ferm\u00f2 come sempre, Petrushka si avvicin\u00f2, ma il finestrino rimase chiuso. La ragazza stava per allontanarsi, delusa, quando lentamente la portiera del passeggero si apr\u00ec.\u00a0 Non un gesto, non una parola. Solo quello sportello aperto, come un tacito invito a salire. Alla mente della giovane si affacciarono, come in un incubo, i volti crudeli di Madame e dei suoi scagnozzi e quello straziante della madre che implorava aiuto.\u00a0 Quella piccola auto rappresentava una porta aperta sull\u2019ignoto, ma nello stesso tempo era anche, forse, l\u2019unica via che conducesse alla libert\u00e0. E se fosse fuggita, che ne sarebbe stato della mamma? E se \u201cloro\u201d l\u2019avessero ritrovata? Mentre lei rifletteva, dilaniata dai dubbi, lo sportello si richiuse piano e l\u2019utilitaria si allontan\u00f2 lentamente. Petrushka non riusc\u00ec a trattenere le lacrime. Ma quando smise di piangere, vide che sull\u2019asfalto era rimasta una rosa bianca. Lei corse a prenderla, per stringerla al suo cuore. Non era arrabbiato. Sarebbe tornato, le avrebbe dato un\u2019altra possibilit\u00e0. Forse.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8551\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8551\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Petrushka cerc\u00f2 di stringersi ancor pi\u00f9 nel suo corto giubbino, in quella gelida notte. 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