{"id":8413,"date":"2012-02-29T12:46:45","date_gmt":"2012-02-29T11:46:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8413"},"modified":"2012-03-14T12:26:59","modified_gmt":"2012-03-14T11:26:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-leredita-di-daniela-fabbri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8413","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012  &#8220;L&#8217;eredit\u00e0&#8221;  di Daniela Fabbri"},"content":{"rendered":"<p>Andrea apr\u00ec la porta del box e rimase sulla soglia. La stanza era enorme e vuota. C&#8217;era solo lei. Le ruote con i cerchioni bianchi erano l&#8217;unica parte visibile. Il resto dell&#8217;auto era\u00a0 coperto dal telo in polietilene che aveva scelto al negozio di hobbistica. Si avvicin\u00f2 e inizi\u00f2 a scoprirla. Lentamente, come avrebbe fatto con una donna. Sollev\u00f2 il telo partendo dal retro. Prima apparve il paraurti cromato poi le alette a forma di pinna. Si vide riflesso nella carrozzeria rossa, lucida. Aveva l&#8217;espressione di un bambino il giorno di Natale. Dopo aver tolto il telo, finalmente riusc\u00ec a vederla. La sua Cadillac Eldorado Biarritz. Con il dorso della mano accarezz\u00f2 la fiancata. Delicatamente.<br \/>\nEra di suo padre, che l&#8217;aveva ricevuta in eredit\u00e0 dal fratello. In famiglia lo chiamavano lo \u201czio americano\u201d. Non lo aveva mai visto e non sapeva granch\u00e9 di lui. Solo che si chiamava Giovanni e aveva quindici anni in pi\u00f9 di suo padre, che era\u00a0 il pi\u00f9 piccolo di quattro fratelli. Tra loro, Edoardo e Francesco. Se n&#8217;era andato a vent&#8217;anni. Era partito per gli Stati Uniti e per molto tempo non fece ritorno a casa. Le poche informazioni che avevano di lui, erano quelle che Francesco leggeva a fatica sulle cartoline che arrivavano di tanto in tanto. All&#8217;inizio una volta al mese, poi sempre pi\u00f9 raramente. Il postino passava tutte le mattine verso le otto e mezza. I tre lo sentivano arrivare perch\u00e9 iniziava a scampanellare con la bicicletta appena girato l&#8217;angolo della loro via. Allora gli correvano incontro e gli si paravano davanti, impedendogli di continuare il giro di consegne.<br \/>\n\u201cSpostatevi, fatemi passare\u201d diceva lui, reggendo a fatica il peso della bicicletta. Era carica di borse che contenevano lettere e cartoline.<br \/>\n\u201cCosa c&#8217;\u00e8 per noi?\u201d diceva Francesco, appoggiandosi con la mani e il viso al manubrio della bici.<br \/>\n\u201cC&#8217;\u00e8 una lettera di nostro fratello? Abita in America\u201d continuava Edoardo, saltellandogli attorno. \u201cGuarda in quella borsa l\u00ec. Hai gi\u00e0 controllato in questa?\u201d e intanto ci infilavano dentro le piccole mani. Il padre di Andrea, Giorgio, era timido e non diceva niente. Rimaneva l\u00ec a guardare l&#8217;uomo in bicicletta. Anche lui sperava che avesse portato qualcosa. Quando il postino porgeva una cartolina, Francesco, che era il pi\u00f9 grande, gliela strappava dalle mani e correva in casa, urlando. Sua madre, le prime volte, si spaventava e lo sgridava. Poi quando aveva capito cosa significasse quel baccano, era contenta. Non sapeva leggere, cos\u00ec lasciava fare a Francesco. Aveva quindici anni e dopo suo padre, che era sempre fuori a lavorare, e suo fratello, che era in America, il ruolo dell&#8217;uomo di casa toccava a lui.<br \/>\nFrancesco si metteva in ginocchio su una sedia della cucina, mentre i fratelli e la madre gli si facevano intorno. Gli piaceva avere tutta quell&#8217;attenzione su di s\u00e9 e aveva preso l&#8217;abitudine di aspettare qualche minuto prima di leggere ad alta voce. Voleva che tutti rimanessero in silenzio, poi scorreva velocemente gli occhi su quelli che a Giorgio sembravano solo dei ghirigori. Da sinistra verso destra. Sembrava leggere attentamente ogni parola, ma i fratelli, nonostante fossero pi\u00f9 piccoli di lui, avevano capito che faceva solo finta. Lo faceva per darsi delle arie. Poi iniziava. Leggeva faticosamente e male. Le parole sembravano spezzarsi nella sua bocca. Tutti per\u00f2 lo ascoltavano in silenzio. Sua madre sembrava sempre preoccupata. Aveva paura che ci fosse qualche cattiva notizia, ma puntualmente Giovanni scriveva che stava bene e che non c&#8217;era motivo di preoccuparsi.<\/p>\n<p>Andrea era venuto a prepararla. Mancavano solo due giorni, poi l&#8217;attesa sarebbe finita.<br \/>\nInfil\u00f2 una mano in tasca e tir\u00f2 fuori le chiavi. Erano attaccate a un portachiavi d&#8217;argento con una moneta da mezzo dollaro. Apr\u00ec lo sportello e sal\u00ec, sprofondando nel comodo sedile bianco di pelle. La mise in moto. L&#8217;auto sembr\u00f2 tossire per un attimo, poi usc\u00ec dal box. Si ferm\u00f2 qualche metro pi\u00f9 avanti, sul piazzale. Intorno c&#8217;era un grande campo di erba secca, ingiallita dal sole e da un maggio pi\u00f9 caldo del previsto.<br \/>\nPrese un secchio, lo riemp\u00ec d&#8217;acqua e ci mise dentro un po&#8217; di detergente. Pass\u00f2 all&#8217;insaponatura e la risciacqu\u00f2. Dopo che ebbe passato la pelle di daino sulle cromature, si allontan\u00f2 di qualche metro. Si lisci\u00f2 i folti baffi scuri e sorrise con soddisfazione.<br \/>\nErano le sei di pomeriggio e il sole si rifletteva sulla carrozzeria.<br \/>\n\u201cNon male\u201d pens\u00f2, guardandola. La sua Eldorado Biarritz era del Sessanta. Decapottabile, rossa. Le alette avevano fatto storia. Fu la prima e l&#8217;unica ad averle.<br \/>\n\u201cEldorado Biarritz\u201d ripeteva tra s\u00e9. Eldorado, come il luogo leggendario.<\/p>\n<p>La prima volta che l&#8217;aveva vista la stava guidando suo padre, di ritorno da Genova. Lo zio americano era morto da un paio di mesi. Era rimasto sorpreso nello scoprire che gli aveva lasciato l&#8217;auto in eredit\u00e0. Nonostante fossero fratelli non si sentivano spesso. Forse l&#8217;aveva fatto per farsi perdonare tutti gli anni di assenza da casa. Fargli capire che non li aveva mai dimenticati, nonostante fossero lontani.<br \/>\nQuando mor\u00ec, i suoi fratelli presero un aereo e andarono al funerale.<br \/>\nUn mese dopo, arriv\u00f2 la lettera di un avvocato. Parlava dell&#8217;automobile. Diceva che sarebbe arrivata con una nave cargo, pagata dallo zio d&#8217;America, che aveva pensato a tutto.<br \/>\nAndrea ancora ricordava il momento in cui suo padre era tornato con la Cadillac.<br \/>\nSua madre era in piedi dietro alla finestra del salotto. Aveva spostato appena la tenda.<br \/>\n\u201cO mio Dio!\u201d la sent\u00ec esclamare. Poi lei e Andrea erano corsi fuori. Nessuno aveva mai visto niente di simile. Intanto era senza tetto, e gi\u00e0 questa, sembrava una cosa incredibile, e poi era lunghissima. Suo padre era seduto al posto di guida e sorrideva. Andrea non gli aveva pi\u00f9 visto quell&#8217;espressione,\u00a0 a met\u00e0 tra l&#8217;incredulit\u00e0 e l&#8217;euforia. Andrea invece non riusciva a muoversi. Era rimasto l\u00ec impalato, senza dire niente. Fermo nei suoi pantaloncini corti.<br \/>\nSuo padre scese e li invit\u00f2 a salire. Fecero subito un giro. Sua madre non riusciva a crederci. Una macchina cos\u00ec l&#8217;aveva vista solo nei film americani. Il vento le scompigliava i capelli scuri e rideva. Andrea invece stava sul sedile posteriore, inginocchiato e guardando indietro. Le mani stringevano forte lo schienale bianco. Guardava le due pinne posteriori. Sembravano la coda di un aereo da guerra.<br \/>\nPer strada la gente li salutava. I vecchi seduti davanti all&#8217;uscio di casa li indicavano con il bastone. Pap\u00e0 sollevava la mano e accennava un sorriso, senza dire niente. Sembrava felice e imbarazzato al tempo stesso. Non gli era mai piaciuto essere al centro dell&#8217;attenzione. \u201cQuella macchina sarebbe stata pi\u00f9 adatta per Francesco\u201d, disse una volta. Per\u00f2 le ultime volont\u00e0 non si discutono. Cos\u00ec aveva accettato l&#8217;auto senza fare obbiezioni. Quando tornarono dal giro, Andrea avrebbe voluto continuare a giocarci ancora un po&#8217;, ma suo padre non aveva voluto sentire ragioni.<br \/>\n\u201cLa Cadillac \u00e8 un gioco da grandi\u201d aveva riso, appoggiando la chiave con il mezzo dollaro sul mobile all&#8217;ingresso.<br \/>\nIl giorno dopo la macchina era sparita. L&#8217;aveva portata in un terreno che aveva, a un paio di chilometri da casa. Aveva sempre pensato di coltivarlo, ma non l&#8217;aveva mai fatto. Aveva tagliato le erbacce e ci aveva costruito un box, sistemandola l\u00ec dentro. Ogni tanto andava a vedere che tutto fosse a posto, ma non la guid\u00f2 pi\u00f9 per diverso tempo.<br \/>\nSi concedeva quel lusso una sola volta all&#8217;anno. Il giorno del suo compleanno, il 2 giugno, o la domenica successiva.<br \/>\nUn paio di giorni prima, andava nel box e la tirava a lucido. La mattina stessa, si alzava e faceva una colazione abbondante, poi si chiudeva in bagno. Andrea sentiva il rumore dell&#8217;acqua che scorreva e quello del rasoio elettrico. Lo immaginava mentre si lavava la faccia e si faceva la barba, in canottiera. Usciva, andava in camera da letto e sceglieva con cura i vestiti e la cravatta. Le passava in rassegna, lentamente. A volte ci metteva anche dieci minuti a sceglierla. La prendeva e se la appoggiava sulle spalle. L&#8217;annodava davanti allo specchio. Andrea si sedeva sul letto, dietro di lui, e lo osservava. Muoveva le mani velocemente, come un prestigiatore, poi lo prendeva in braccio. Profumava di dopobarba Floid e di sapone Marsiglia, quello che sua madre usava per fare il bucato.<br \/>\nOgni anno gli stessi gesti, come in un rituale religioso.<br \/>\nPadre e figlio, uscivano insieme di casa. Lo faceva scendere solo quando arrivavano di fronte alla bicicletta, in giardino.<br \/>\n\u201cAspetta qui, torno presto!\u201d gli diceva. Andrea lo guardava allontanarsi, pedalando. Di solito tornava dopo una mezz&#8217;ora, a bordo della Cadillac. All&#8217;inizio del viale dava due colpi di clacson.\u00a0 Andrea e sua madre si mettevano di fronte al cancello, come due soldati, sull&#8217;attenti. A quel punto lui fermava l&#8217;auto.<br \/>\n\u201cSignore e signori, a bordo!\u201d diceva con un sorriso. Madre e figlio si accomodavano e aspettavano che partisse. La meta del viaggio era il ristorante Rosalba. Sempre lo stesso. Andrea faceva il tragitto in ginocchio, sui sedili di pelle bianca. Gli piaceva guardare gli alberi che si riflettevano sulla carrozzeria lucida. Il ristorante era un cascinale rimesso a nuovo, dalla signora Rosalba, appunto, e da suo marito.<br \/>\nPranzavano sempre al solito tavolo, quello sotto l&#8217;enorme tiglio. Era il pi\u00f9 tranquillo. Le fronde si muovevano lentamente nel vento e regalavano un po&#8217; di frescura. Da lontano arrivava la musica di una sagra paesana. Attraversava chilometri di quiete per arrivare fino a loro. Andrea sorrideva pensando a quei momenti. Guardava sua madre e suo padre ed era felice. Avrebbe voluto che la giornata non finisse mai. Per un anno, non sarebbe pi\u00f9 potuto risalire sulla Cadillac.<br \/>\n\u201cBabbo, la possiamo usare anche domenica prossima?\u201d chiedeva.<br \/>\n\u201cNo. Altrimenti non sarebbe pi\u00f9 speciale\u201d gli rispondeva lui, sentenziosamente. \u201cA volte \u00e8 bello\u00a0 aspettare\u201d. Ed era vero. Suo padre era felice per tutta la settimana che precedeva la gita al ristorante. E ogni giorno di pi\u00f9. La mattina, lo sentiva fischiettare in bicicletta, mentre pedalava verso il box.<br \/>\nErano molti quelli che avrebbero voluto comprargliela, lui aveva sempre rifiutato.<\/p>\n<p>L\u2019auto adesso era asciutta. Il sole si stava nascondendo dietro gli alberi lasciando dietro di s\u00e9 una scia rossa. Andrea rimise la Cadillac a posto. Il giorno successivo, alle dieci spaccate era gi\u00e0 davanti al box.<\/p>\n<p>Guid\u00f2 con calma lungo la strada. La capotte abbassata gli permetteva di sentire il sole sulla pelle. Dopo la curva, all&#8217;inizio della via di casa, diede un colpo di clacson. Era il segnale. Di solito suo madre correva ad aprire il cancello e il portone.<br \/>\nEntr\u00f2 in casa. Lei era l\u00ec, gi\u00e0 pronta. Stringeva la borsa di pelle nera tra le mani e sedeva sulla poltrona in salotto. Quando lo vide, sorrise.<br \/>\n\u201cCiao mamma\u201d disse, baciandola sulla guancia.<br \/>\n\u201cTuo padre \u00e8 di sopra. Sta finendo di prepararsi\u201d disse, alzando gli occhi al cielo. \u201cLo sai com&#8217;\u00e8. Ci tiene a farsi bello\u201d concluse con dolcezza.<br \/>\nAndrea sal\u00ec i gradini delle scale a due a due. Era davanti allo specchio della camera da letto. Si stava annodando la cravatta. Le mani erano pi\u00f9 incerte di qualche anno prima, ma gli ricordavano ancora quelle di un prestigiatore.<br \/>\n\u201cAncora un minuto e ho finito\u201d gli disse. Il nodo era perfetto, come sempre. \u201cSiamo pronti allora. Hai chiamato il ristorante?\u201d chiese. Andrea annu\u00ec. Al ristorante Rosalba, che ormai era gestito dalla figlia, c&#8217;era un tavolo prenotato per loro. Sotto al vecchio tiglio.<br \/>\nUscirono e Andrea apr\u00ec la portiera a sua madre, che si accomod\u00f2 sui sedili posteriori, tenendo stretta la borsetta e aiut\u00f2 suo padre a salire sul sedile passeggero. Da tempo non poteva pi\u00f9 guidare. Cos\u00ec aveva chiesto ad Andrea di passarlo a prendere con la Cadillac, il giorno del suo compleanno. Aveva iniziato a sentirsi un po&#8217; inutile. Non riusciva neanche pi\u00f9 ad accompagnare sua moglie e suo figlio a pranzo fuori. Ma non voleva rinunciarci. Quando aveva visto gli occhi di Andrea illuminarsi, al pensiero di guidarla, la tristezza aveva lasciato il posto alla gioia. Probabilmente era giusto cos\u00ec. Fin da bambino sognava di poterlo fare, un giorno. E adesso era arrivato. Per\u00f2 gli aveva fatto promettere che non l&#8217;avrebbe usata tutti i giorni. Andrea non aveva fatto obiezioni. Suo padre gli aveva insegnato il piacere dell&#8217;attesa. Accese il motore e si volt\u00f2 verso di lui. Lo vide sorridere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8413\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8413\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea apr\u00ec la porta del box e rimase sulla soglia. 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