{"id":8342,"date":"2012-02-14T13:27:19","date_gmt":"2012-02-14T12:27:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8342"},"modified":"2012-02-14T13:27:19","modified_gmt":"2012-02-14T12:27:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-montagna-stregata-di-francesca-lombardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8342","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La montagna stregata&#8221; di Francesca Lombardi"},"content":{"rendered":"<p>Osvaldo si era svegliato al primo raggio di sole entrato in camera. Lentamente si era tirato su dal letto e aveva gettato uno sguardo fuori dalla finestra. Era andato in bagno, non c\u2019era cosa migliore per svegliarsi di lavarsi il viso con acqua fredda. Apr\u00ec il rubinetto, una scrosciante acqua ghiaccia prese a scorrere, si insapon\u00f2 la faccia, poi si sciacqu\u00f2. L\u2019acqua gelida lo fece rabbrividire, si asciug\u00f2 il viso e torn\u00f2 in camera, scost\u00f2 la tenda e guard\u00f2 ancora la montagna. Da quando ad Alpachs era arrivata quella base di ricerca, la montagna era cambiata. Prima era un piacere vederla in tutto il suo splendore, si stagliava sul panorama facendo da padrona, bella in tutta la sua meraviglia naturale, era un piacere anche visitarla. La montagna dei desideri, questo era il suo nome prima della nascita della base, era il ritrovo degli innamorati che si coccolavano sotto i raggi della luna, un abbraccio della natura che la montagna generosamente offriva a tutti. Di giorno era abitata dagli escursionisti, i camminatori abituali, le famiglie la popolavano la domenica con i loro pic &#8211; nic. La montagna riservava sempre sorprese, chi vi aveva trovato un cane abbandonato, diventato un amico inseparabile, chi un fidanzato, chi una miniera d\u2019oro. La montagna aveva avuto la sua miniera d\u2019oro che aveva dato lavoro alla cittadina intera. Ma quella base aveva messo fine a tutto, nonostante un\u2019aperta ribellione da parte dei cittadini, la base aveva messo radici in una comunit\u00e0 ostile. Si diceva che fosse stato il Sindaco a volerla, aveva chiuso la miniera dopo la terribile esplosione che aveva ucciso diversi minatori. Secondo fonti vicine al primo cittadino, la miniera era stata fatta esplodere apposta per trovare un pretesto per chiuderla. La base di ricerca avrebbe cambiato Alpachs, l\u2019avrebbe posta sotto una luce diversa. Non pi\u00f9 una comunit\u00e0 montana, ma una cittadina evoluta che spendeva nella scienza. La miniera d\u2019oro era il passato, la base di ricerca il futuro. Ma Alpachs non la voleva, soprattutto dopo gli strani fenomeni che si erano verificati. Osvaldo ripensava alle disavventure della montagna mentre la guardava. La base era stata costruita in un anno, aveva richiesto alberi in sacrificio, ettari di terreno rubati alla montagna, era come se l\u2019avessero sfiancata. Per circa un anno, un incessante viavai di ruspe, trattori, gru, operai avevano lavorato fino a scarnirne i fianchi. Il lato ovest era stato modellato a misura d\u2019uomo. La zona era stata interamente recintata, i divieti di accesso segnalati da grandi cartelli in giallo sorti come funghi. E da allora non era nato pi\u00f9 un fungo, un fiore, una pianta di qualunque tipo in quella zona un tempo boscosa. Osvaldo e tanti altri facevano fatica a riconoscerla, alcuni avevano fatto dei poster con la montagna prima e dopo la base e li avevano attaccati in ogni dove. Il bar nella piazza principale aveva ricoperto una parete intera con una gigantografia della montagna, una forma di protesta per attirare l\u2019attenzione. E qualcuno ne aveva spedito una copia al Sindaco per ricordargli la sua responsabilit\u00e0, rimproverandogli di aver rovinato la montagna oltre che la vita ai suoi abitanti che non si riconoscevano in questo scempio. Il Sindaco per tutta risposta l\u2019aveva fatta incorniciare in una sala bandita a chiunque. Osvaldo scuoteva la testa mentre guardava il panorama, poi ud\u00ec lo squillo del telefono. Prese il ricevitore e rispose:\u201dPronto?\u201d, \u201cciao Osvaldo, come stai?\u201d, chiese Gianni. Osvaldo aggrott\u00f2 le ciglia, sospir\u00f2 e disse:\u201dBene, mi sono appena alzato e tu?\u201d. \u201cBene, stamani vado in giro a consegnare legname, vieni con me?\u201d. \u201cFaccio colazione e fra mezz\u2019ora andiamo insieme\u201d, rispose Osvaldo. \u201cD\u2019accordo passo a prenderti fra mezz\u2019ora, a dopo\u201d, disse Gianni. Riattacc\u00f2 e and\u00f2 a farsi un caff\u00e8. Gli piaceva portare legname con il suo amico. Da quando era in pensione, si annoiava, le giornate gli sembravano lunghe e grigie. Gianni era come un sole abbagliante che gliele rischiarava. Osvaldo era stato un manovale del Comune, attivo da quando era un ragazzino. Lavorava da sempre e non si era mai lamentato. Da quando aveva perso la moglie, aveva pensato solo a lavorare. Niente pi\u00f9 donne, a parte qualche volta in cui si era concesso un po\u2019 per bisogno, un po\u2019 per solitudine. Un vedovo giovane appetibile ma non disponibile. Cos\u00ec si era rinchiuso in casa, usciva solo per lavoro e per le feste di paese. Come tutti era stato assorbito e reso partecipe della vicenda della montagna dei desideri. Aveva protestato anche personalmente con il Sindaco che conosceva bene, ma non era servito a nulla. Gianni era il suo migliore amico dai tempi dell\u2019infanzia. Quando andavano in giro per trasportare legname, per Osvaldo era come tornare bambini e ricordare i vecchi tempi. I tempi in cui Alpachs era ancora pi\u00f9 verde, pi\u00f9 piccola e protetta da una montagna immensa. Dopo mezz\u2019ora Gianni suon\u00f2 il clacson, Osvaldo usc\u00ec e sal\u00ec sul furgone. Non appena fu sopra, Gianni cominci\u00f2 a parlargli ininterrottamente della montagna e degli avvenimenti negli ultimi giorni. Osvaldo alz\u00f2 gli occhi al cielo. Gli eventi e gli avvenimenti che la montagna regalava erano stati tanti da quando c\u2019era la base. La luce elettrica andava e veniva in continuazione, si piombava nel buio totale all\u2019improvviso per poi tornare alla luce. Una nebbia fitta e densa scendeva sempre pi\u00f9 spesso su Alpachs, perfino in estate. Il bosco mandava bagliori di luce bianca e gialla, di notte era inquietante trovarcisi. Tobia un ragazzo\u00a0di 19 anni, era stato ricoverato in ospedale per lo shock in seguito ad un\u2019escursione notturna nel bosco. Aveva portato il suo cane a passeggiare come d\u2019abitudine, la curiosit\u00e0 di avvicinarsi alla base era tanta, il suo ficcanasare era stato punito. Una luce bianca continua a tratti psichedelica lo aveva travolto, lampi, bagliori avevano illuminato ogni metro della montagna. Tobia era stato accecato da tanta luce ed era svenuto. Era stato ritrovato il giorno dopo dai suoi genitori e dai suoi amici che sapevano della sua passeggiata nel bosco. Tobia era stato in coma per giorni, rigido come un sasso, non ricordava niente al suo risveglio, n\u00e9 se ne ricord\u00f2 i giorni successivi, la memoria gli era tornata dopo settimane. Nei giorni post trauma, aveva bevuto molta acqua, diceva di avere una sete incredibile e di sentirsi prosciugato. Il suo cane Archibald era sparito. Sembrava essersi disintegrato in quella notte silvana. Da allora ogni cittadino si era munito di binocolo, videocamere, cellulari e ogni sorta di diavoleria tecnologica per spiare i segreti della montagna. C\u2019era apprensione e paura ad andare per i monti. L\u2019esperienza di Tobia aveva impressionato e la sparizione di Archibald aveva destato \u00a0angoscia. Nonostante le telecamere, le videocamere e macchine fotografiche di alto livello, non si era riusciti a scoprire granch\u00e9. Osvaldo aveva guardato per notti intere lo strano fenomeno delle luci. Non aveva fatto foto, preferiva osservare. L\u2019attenta osservazione permetteva di fissare nella mente immagini indelebili come le fotografie. Qualcuno aveva inviato i suoi filmati al Sindaco e a qualche tv locale per attirare l\u2019attenzione, ma la notte bianca, come la definivano i suoi abitanti andava avanti. Una notte particolarmente insonne Osvaldo aveva ripreso a guardare la montagna, una strana luce rosa illuminava il cielo di Alpachs. \u201cNon \u00e8 possibile!\u201d, sbott\u00f2 l\u2019uomo, quella notte era nervoso, non riusciva a dormire e quella luce sinistra urtava il suo sistema nervoso. Osvaldo prese a brontolare e ad inveire con la montagna. Perch\u00e9 non si era opposta a quell\u2019aggressione umana scientifica?! Nei racconti dei suoi nonni e di suo padre, si narrava la forza della montagna, la sua indomita china che aveva\u00a0 scacciato arrivisti uomini d\u2019affari che volevano renderla un\u2019unica miniera, imprenditori che volevano costruirvi catene intere d\u2019alberghi. Ma lei si era ribellata con frane, scosse, dense nuvole cariche di pioggia che aveva scaricato sui suoi fianchi allagando ogni traliccio, recinto o muro che si era tentato di costruirvi. Allora perch\u00e9 non aveva lottato contro quegli usurpatori?! Dove era la sua grinta? Osvaldo scuoteva la testa, con Gianni aveva dato vita al movimento \u201cLibera la montagna\u201d, Alpachs intera aveva aderito, e le proteste si erano\u00a0susseguite per settimane. Niente da fare, la base era nata e la montagna era stata occupata. Ma perch\u00e9 Osvaldo quella notte non si dava pace? Eppure di tempo ne era passato da quando la base era stata costruita. And\u00f2 in cucina e si vers\u00f2 dell\u2019acqua. Bevve con impeto, poi si vers\u00f2 ancora acqua, una volta riempito il secondo bicchiere inspiegabilmente l\u2019acqua prese a bollire prepotentemente, mentre un attonito Osvaldo guardava quell\u2019incredibile fenomeno. Continu\u00f2 a bollire per minuti intensi poi cess\u00f2, Osvaldo butt\u00f2 via l\u2019acqua, torn\u00f2 a letto e finalmente si addorment\u00f2. L\u2019indomani usc\u00ec presto di casa e part\u00ec alla volta della montagna, da quel giorno si persero le sue tracce.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8342\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8342\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osvaldo si era svegliato al primo raggio di sole entrato in camera. 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