{"id":8312,"date":"2012-02-13T11:15:21","date_gmt":"2012-02-13T10:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8312"},"modified":"2012-02-21T11:19:32","modified_gmt":"2012-02-21T10:19:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-puntura-di-paolo-clara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8312","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La puntura&#8221; di Paolo Clar\u00e0"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>Finalmente luce. Facce nuove, fresche e pulite, al cospetto del Maestro. Pronunciavano il suo nome qualche sera fa, quando \u00e8 passato di qui. Ovvio che non mi abbia notata. Giravo su me stessa, poco sopra la sua testa, inebriata dall\u2019aroma di pino di queste travi. Da qualche tempo vivo in questa\u2026 Biblioteca? Non ne sono sicura. I libri sono pochi e quasi nessuno entra ed esce o studia. E\u2019 un posto privato questo, tranquillo. Il dio degli insetti si \u00e8 inventato l\u2019udito per i pi\u00f9 fastidiosi. E io, zanzara solitaria dalle antenne sensibili, seguo gli incontri che avvengono qua sotto, poggiata al soffitto di legno. Non riesco bene a capire di cosa si tratti, ma le facce di oggi sembrano interessate. Una, in particolare. Mi avvicino per guardarla meglio, schivando un ceffone dal Maestro che avrebbe un futuro come tennista. Sembra protestare quando gli sfilo di fianco, puntando poco pi\u00f9 avanti. Il mio uomo ha i capelli adatti per trovare un appiglio. Quel corto mosso che mi permette di stargli vicina senza farmi notare. Potr\u00f2 sentire bene quanto avr\u00e0 da dire, appollaiata poco pi\u00f9 in alto della fronte. E allo stesso tempo godere della sua presenza, sentire l\u2019odore della pelle e del sangue che scorre l\u00e0 sotto, per una bevutina.<\/p>\n<p>Che a me piaccia bere \u00e8 cosa risaputa. Le altre mi guardano quando quasi soffoco tra le pieghe della pelle che pizzico. Quando mi ci infilo dentro e mi disseto con ingordigia. Vorrebbero evitarmi, perch\u00e9 lo sanno: dove mi tuffo io, non resta un granch\u00e9. Mi gonfio soddisfatta e poi dormo serena, in attesa di una nuova abbuffata. Il mio uomo dai capelli morbidi e solidi mi offre il suo spazio. E\u2019 ancora assorto nella scrittura, mette nero su bianco le frasi pronunciate dal capo. Anche se non ne ho la riprova, perch\u00e9 non so leggere. Io ascolto e vedo, anche in questo momento. Si gratta un orecchio con i polpastrelli a cui fatico a resistere, cos\u00ec carnosi e vicini. Ma non mi distraggo. Decido, per ora, di immaginare soltanto. Le sole dolci gocce capaci di placarmi la sete. E mentre io fantastico, lui inizia a parlare. Le antenne suggeriscono che si tratti di un discorso sul calcio. Un mio parente, poco tempo fa, mi ha spiegato che la citt\u00e0 in cui vivo \u00e8 divisa da amori calcistici opposti. Sembra che sia\u00a0 peccato grave avere anche solo un\u2019infatuazione per una squadra diversa. Il mio uomo ben pettinato e dalle dita polpose si professa \u201c<em>interista<\/em>\u201d. Parla di un tale che doveva essere uno dei migliori della sua squadra, nell\u2019epoca giovanile a lui appartenente. Dal discorso capisco che anche il Maestro \u00e8 \u201c<em>interista<\/em>\u201d. La verit\u00e0: provo una sensazione di fratellanza o almeno di empatia per i due. Io che non ho fede alcuna. Io che conosco il calcio solo per via dei racconti di mia zia, innamorata di quelle braccia scoperte. Dei colli sudati. Delle cosce carnose. Il sogno erotico con cui si riempiva nelle lunghe serate estive, in riva al mare. Non si direbbe che fosse un\u2019amatrice sensazionale come racconta, oggi \u00e8 cos\u00ec secca e scheletrica. Ma confesso di provare una voglia matta di assaggiare anche io quella pelle lucida, umida e profumata.<\/p>\n<p>Il mio uomo. Capelli fondati su radici profonde. Dita vive, abili, prensili sulla penna che \u00e8 molto pi\u00f9 piccola al confronto. Il mio uomo. Che parla di un calciatore e mi fa eccitare. L\u2019uomo seduto che osservo con cupidigia. E\u2019 anche lucido, in effetti. Sar\u00e0 il riflesso della luce sui polsi lasciati liberi dai risvolti delle maniche. Eppure, mi sembra una di quelle pelli che il mio maestro elementare definiva: \u201cdal giusto strato\u201d. N\u00e9 troppo morbida, n\u00e9 troppo dura. N\u00e9 troppo secca, n\u00e9 troppo unta. Il giusto strato di pelle su cui premere con il mio stiletto. Vincere la vana resistenza delle membrane, infilare e succhiare. Sto iniziando a volergli bene e ancora non lo sa, una zanzara sa andare oltre. Eppure dite che siamo dirette, voi umani. Dite che ci interessa solo l\u2019obiettivo finale. Ma guardateci da vicino. Guardate come siamo fatte veramente. Sono sicura che ancora non sapete che i nostri i peli sono cos\u00ec sensibili da farci produrre ormoni. E che quando il sole inizia a scaldare, sono gli ormoni che ci danno la spinta a volare e a cercare la vena in grado di scaldarci il cuore. Capita anche a voi in primavera, non siamo tanto diversi. E se qualcuno ci accusa di offrire un amore doloroso, noi rispondiamo: l\u2019amore vero sa fare male. Quello che per oggi \u00e8 un uomo, ma che sar\u00e0 una donna domani o forse un cane nei giorni a venire, per noi \u00e8 pieno d\u2019amore. Il mio uomo dalla pelle brillante lo \u00e8, carne pronta per essere assaggiata. Ancora non immagina quanto profonda possa entrare in lui la mia proboscide.<\/p>\n<p>Scendo dalla fronte. Percepisco chiaramente le invisibili gocce di sudore ancora sottopelle, la stanno per innaffiare. Bastano pochi colpi d\u2019ala e passo dal sopracciglio alla guancia, sfiorandogli una palpebra che si abbassa per istinto, ma lui non mi ha sentita. Ha mosso una mano, ma non per allontanarmi o almeno non lo far\u00e0, mi fido di lui. La guancia \u00e8 ispida, ci sono appigli per i miei segmenti. Poggio le zampe e i piccoli tronchi che vedo si rizzano. Come una preda che inizia a essere tesa, il suo corpo si accorge della mia presenza invasiva pronta ad agire nel movimento finale. Salto da un tronco all\u2019altro, acrobata battagliera. Il mio stiletto sensibile inizia a pulsare, spinto dalla forza di qualcosa che sto producendo all\u2019interno. Siamo simili, penso, e intanto scendo ancora pi\u00f9 gi\u00f9. Sono alla base del collo, poco sotto la nuca. Potrei addentrarmi nei vestiti, tuffarmi nel baratro che porta alla sua schiena umida. Ma il pericolo \u00e8 altissimo, in molte prima di me hanno perso la vita per un po\u2019 di piacere. Trattengo la voglia e sfuggo al vortice d\u2019aria che arriva da l\u00e0 dentro, un movimento del collo ha creato un risucchio che potrebbe aspirarmi sotto la maglia. Ma sono abile e, senza esitare, scendo veloce sulla spalla e da qui proseguo lungo lo scivolo del braccio, fino al rettilineo conclusivo. Vedo la meta, \u00e8 l\u00e0 in fondo, oltre le pieghe della camicia. Eccoli, i primi peli. Si ergono dal polso, protetti dall\u2019ultimo baluardo. Il suo orologio freddo, la macchina che il mio uomo ha alzato spesso in questi minuti verso il suo viso, per osservare l\u2019ora. Se lo facesse mentre la sto scavalcando mi beccherebbe in pieno. Mi fermo a guardarlo un\u2019ultima volta prima di vibrare la mia stoccata. Avrebbe voglia di riposarsi, tornare a casa, distendersi e ripensare alla lezione. E magari chiudere gli occhi e darsi cos\u00ec in pasto alle altre creature simili a me che vivono nella sua camera. Quell\u2019orologio. Una volta che ne avr\u00f2 conquistata la cima, da l\u00ec sar\u00e0 facile buttarmi a capofitto sul dorso della mano e finalmente succhiare. Prima dalla vena pi\u00f9 gonfia e poi dalle dita. Spingo di zampe e balzo, ma il salto mi viene imperfetto. Il mio uomo fa di nuovo girare il polso, costringendomi a una virata che mi porta molto vicina al suo viso.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un istante pazzesco, cristallino, in cui sono esattamente di fronte a lui. E ci fissiamo immobili entrambi, come paralizzati. Le mie ghiandole spingono il fluido da dentro, accumulo ormoni su ormoni e muco pronto a filare fuori da me non appena avr\u00f2 appoggiato la mia bocca su quella pelle da favola. A questo, penso per sfuggire alla paura. E invece sono in allarme davanti ai suoi occhi. Li vedo sgranarsi, sono enormi quando sento il vento passare. Un movimento di mano, spinto dalla potenza del braccio. Gli \u00e8 scesa anche una manica per lo scatto. Un turbine che mi squassa i peli, le ali, le zampe. Ma sono lesta. Il dio degli insetti ha creato mostri straordinariamente istintivi. Mi sposto come mai avrei detto, quasi elettrica, e schivo per un nulla la mano che quasi mi uccide. Ora sono leggera, ultrarapida, anche se ho perso la direzione. Sfuggo al controllo della mia rotta, fino a trovare un appoggio su cui sbando in frenata. E\u2019 una base liscia. Una pagina senza appigli, molto scarabocchiata. Il suo quaderno salvifico. L\u2019oggetto pieno di inchiostro in cui, forse, ripone il suo sogno \u2013 non vorr\u00e0 diventare scrittore? \u2013 diventa per me il luogo da cui ricominciare.<\/p>\n<p>Lo guardo sudare da qui. Guardo la rabbia che gli accalora la pelle rendendola ancora pi\u00f9 invitante. La rabbia di avermi persa, volatilizzata. Ma non ho la forza di tornare all\u2019attacco, perch\u00e9 una leva imprevedibile ribalta il mio piano d\u2019appoggio e, in un nulla, mi schianta contro la pagina opposta, spegnendo la luce per sempre. Nemmeno il tempo di realizzare che la lezione \u00e8 finita.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8312\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8312\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente luce. 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