{"id":8271,"date":"2012-02-02T17:59:51","date_gmt":"2012-02-02T16:59:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8271"},"modified":"2012-02-02T17:59:51","modified_gmt":"2012-02-02T16:59:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-in-una-palestra-di-monaco-di-laura-basilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8271","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;In una palestra di Monaco&#8221; di Laura Basilico"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><em>Milano, 2028<\/em><\/p>\n<p>Incontro Simona Arienti, fresca vincitrice del Premio Toscani, nella sua residenza sui Bastioni di Porta Nuova. Ufficialmente perch\u00e9 al contrario di altri colleghi non amo intervistare le persone in teleconferenza, in verit\u00e0 perch\u00e8 ho una ragione del tutto particolare, quasi disonesta, per trovarmi qui in carne ed ossa.<\/p>\n<p>\u201cSo che lei in passato ha scritto un libro\u201d. Lo estraggo dalla borsa, e per un attimo credo di scorgere un moto di stizza nel lampo che le attraversa lo sguardo.<\/p>\n<p>\u201cAh, quello\u2026Non credevo ne circolassero ancora delle copie, dopo tutti questi anni. Ne furono tirate solo 1500\u201d. Sorride enigmaticamente. E\u2019 austera, i capelli tinti di un nero lucido rivaleggiano con la vernice delle scarpe e l\u2019abito color lampone acceso le cade addosso alla perfezione. Dimostra tranquillamente 15 anni meno di quelli che ha senza apparire falsa.<\/p>\n<p>\u201cNon me lo sarei mai aspettato. La storia, intendo dire: una squadra di calcio modesta che arriva terza ai Mondiali\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 venuta di persona per questo?\u201d L\u2019insinuazione, precisa, mi coglie alla sprovvista. Dopo aver versato il the, mi guarda fisso negli occhi, conficcando il cucchiaino nella fetta di limone come una spada nel costato del nemico. \u201cCerto che s\u00ec. Lei \u00e8 giovane, ambiziosa, e giudica il mio lavoro superato. Quindi vuole trattare di tutt\u2019altro per far vedere al suo redattore capo \u2013e al mondo tutto- che la sua piccola laurea in giornalismo non \u00e8 un pezzo di carta inutile. Esatto?\u201d <em>Cristo Santo. <\/em>\u201cE va bene, Giada, a me piace la gente che osa, dunque ascolti: quella storia \u00e8 stata scritta per rabbia, perch\u00e9 in quella squadra avrebbe dovuto esserci una persona\u2026 No. Ricominciamo da capo, altrimenti non capir\u00e0 niente. Nel 1993 mi proposi per un posto vacante in Germania presso una nota agenzia fotografica di Berlino. In pochissimi parlavano il tedesco, e quasi nessuno dei miei compagni di corso sembrava intuire di quale fantastica opportunit\u00e0 si trattasse. Il Muro era caduto da poco, e se gi\u00e0 era stata una citt\u00e0 affascinante prima, figuriamoci ora, in uno di quei convulsi momenti di transizione che a volte la Storia regala\u201d. Sorride fra s\u00e9, come se la mente l\u2019avesse catapultata in pochi attimi a quei giorni, in un\u2019epoca che io non ho nemmeno sfiorato, e che invece \u00e8 fissata nella sua memoria come una stimmata.<\/p>\n<p>\u201cMa rimasi delusa. Venni assegnata alla loro sede di Monaco, e per mentore mi ritrovai un fotografo sportivo, nientemeno. Il mio primo vero incarico fu di sostituirlo, malato, alla lavorazione del calendario del Bayern Monaco. Non esattamente un lavoretto facile. Riflettori, luci e tutto il resto dell\u2019ambaradan, i ragazzi inceronati, leccati e pettinati, <em>con le ginocchia di fuori<\/em>! Io dico, un uomo sta bene solo in due modi: o vestito come si deve, in abito scuro e cravatta, o il pi\u00f9 svestito possibile. Il discorso \u00e8 che non tutti possono permettersi questa seconda opzione senza far ridere\u201d<\/p>\n<p>Sorrido sbalordita. E\u2019 una persona diversissima da come l\u2019immaginavo.<\/p>\n<p>\u201cMe ne manca uno solo, Niko Mornar, cognome slavo, ma nato a Berlino, da due anni al Bayern. Quando fotografi qualcuno, diceva Rutger, il mio capo, devi anche sapere chi \u00e8. Non solo come si chiama o cosa fa, ma molto di pi\u00f9, perch\u00e9 gli scatti riescano al meglio. Beh, aveva ragione. E io su questo soggetto mi ero informata <em>veramente <\/em>a fondo\u201d<\/p>\n<p>\u201cEravate rimasti soli\u201d la incalzo.<\/p>\n<p>\u201cGi\u00e0. Finalmente. Avevo resistito tutta mattina a quel supplizio solo per quello\u201d<\/p>\n<p>\u201cPosso vedere qualche scatto?\u201d chiedo quasi sussurrando, come se commettessi un\u2019eresia. Ma la curiosit\u00e0 \u00e8 troppa, voglio vedere per cosa, per chi era valsa di pena di sopportare quello che aveva definito <em>supplizio<\/em>, fotografare una ventina di ragazzi in calzoncini corti.<\/p>\n<p>\u201cNon vuol sentire il resto?<\/p>\n<p>\u201cCerto che s\u00ec. Ma anche noi giornalisti dobbiamo sapere di chi si sta parlando\u201d<\/p>\n<p>Finalmente ecco <em>il soggetto. <\/em>Foto a decine. Non particolarmente alto ma ben fatto, capelli lunghi al punto giusto, begli occhi. <em>Niente male. <\/em><\/p>\n<p>\u201cCi scambiammo il numero di telefono subito quella mattina. Lui aveva un cellulare, pensi! Io non avevo che un cercapersone mezzo scassato con cui Rutger mi perseguitava in continuazione perch\u00e9 non trovava questo o quello\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 bellissima questa\u201d. Mi soffermo su uno scatto che ritrae Niko esultante sul campo.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, piace molto anche a me\u201d. Ridisegna i contorni del corpo con un dito, lentamente, come se questo potesse alitargli dentro la vita.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 un album enorme\u201d commento, sfogliando con cautela qualche pagina. Mi sento una stronza, perch\u00e9 queste foto sono piene d\u2019amore, e io le sto violando, con la mia curiosit\u00e0, ma \u00e8 pi\u00f9 forte di me. \u201cAvevate una storia?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec\u2026\u201d ammette con una certa reticenza \u201cNelle rare pause fra i rispettivi impegni. Giocare in una grande squadra \u00e8 un vero lavoro. Allenamenti duri, un numero impressionante di incontri, una sequela di aerei, pullmann e alberghi intervallati da ritiri, sedute defatiganti e lezioni di tattica. Sa che prima di conoscere Niko non distinguevo un terzino da un commercialista?\u201d alza le spalle, quasi ridendo.<\/p>\n<p>Segue un breve, imbarazzato, silenzio. Mi sento cos\u00ec invadente da non riuscire pi\u00f9 a guardare in faccia Simona. Ho le mani affondate nel santuario di un momento dorato che le \u00e8 sfuggito di mano, e non riesco a smettere di scrutare, toccare, sezionare con avidit\u00e0. Mi soffermo su una foto di Niko sul campo in posa con i genitori, mentre lei funge da didascalia vivente. \u201cIl primo della famiglia destinato ad arrivare da qualche parte, e per dei <em>Gastarbeiter<\/em> croati trapiantati all\u2019estero non era una cosa da poco\u201d<\/p>\n<p>\u201cPu\u00f2 ripetere, scusi, quella parola?\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Gastarbeiter.<\/em> Aspetti, glielo scrivo io. Significa lavoratori stranieri. Il miracolo tedesco di<\/p>\n<p>ricostruzione sponsorizzato dal piano Marshall richiedeva molta manodopera a bassa specializzazione e a basso costo. La Germania stipul\u00f2 dunque accordi con vari Paesi, inclusa l\u2019Italia e inclusa quella che allora si chiamava Jugoslavia, per questa emigrazione concordata. In teoria temporanea ma che si tradusse spesso in definitiva, come per i Mornar \u201d<\/p>\n<p>Fingo di capire di cosa stia parlando, ripromettendomi di informarmi meglio in seguito.<\/p>\n<p>\u201cUna cosa che non si insegna alle scuole di calcio: come dribblare i tabloid. Il <em>pazzo<\/em> rifiut\u00f2 cortesemente la maglia della nazionale tedesca. Ecco quel numero della Bild. Uno dei titoli pi\u00f9 cubitali della sua carriera: <em>\u2018Mornar dice di no a Vogts\u2019<\/em> . Quasi un atto di lesa maest\u00e0\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 l\u2019avrebbe fatto? Un\u2019offerta del genere non capita certo a tutti!\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa nazionale croata era il suo obiettivo. Finalmente nel 1994 sarebbero stati ammessi per la prima volta come nazione indipendente alle qualificazioni di un torneo continentale. In fondo quel rifiuto non era poi cos\u00ec insensato. Sarebbe rimasto sempre un rincalzo, nella Germania, la riserva di un altro pi\u00f9 bravo, pi\u00f9 famoso, e ovviamente pi\u00f9 tedesco. Quella Nazionale cominci\u00f2 per cos\u00ec dire a <em>imbastardirsi <\/em>solo molti anni dopo\u201d<\/p>\n<p>\u201cE invece nella Croazia\u2026?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl posto da titolare era suo, senza discussioni. In una Nazione di provincia? Ok, ma non per lui. I croati, popolo di emigranti, a volte ricordano gli irlandesi. Pi\u00f9 sono distanti, pi\u00f9 hanno nostalgia di una patria dove raramente mettono piede. E\u2019 un mito che li aiuta a vivere. E alla fine l\u2019hanno avuta, l\u2019indipendenza, col sangue, ottenendo in pochi anni quello che per esempio proprio gli irlandesi non sono riusciti a spuntare in oltre otto secoli di lotta sotto il tacco britannico\u201d<\/p>\n<p>\u201cE quando si combatt\u00e8 esattamente questa guerra?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer quanto concerne i croati, una prima parte nel 1991 e una seconda nel 1995\u201d<\/p>\n<p>Ho veramente molte, troppe lacune storiche. Sar\u00e0 difficile scrivere questo pezzo.<\/p>\n<p>\u201cAlla ripresa delle ostilit\u00e0 un mio collega, un amico che anche lui conosceva, rimase ucciso da una mina. Iniziammo a litigare per questo. Niko gli aveva sempre rimproverato di vendere il suo lavoro a riviste da strapazzo, e sembrava quasi contento che proprio quel conflitto che si era <em>ostinato a fotografare perch\u00e8 qualche casalinga ne avesse orrore sotto il casco del parrucchiere <\/em>lo avesse punito. Candido, ottuso e ingenuo. Una guerra \u00e8 sempre stupida, o no? Persone innocenti muoiono. Giovani con tutto il futuro davanti si ammazzano fra loro a causa dei capricci di pochi individui bramosi di potere. Ma io, mi rimproverava Niko, ero nata in Paese libero, che ne potevo sapere? Non potevo capire che quando una cosa \u00e8 al 100% giusta non importa quale prezzo si paga per ottenerla\u201d<\/p>\n<p>Scuoto la testa con cautela, lasciando intendere che anch\u2019io la vedo grosso modo cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cCerto\u201d continua Simona, che ha compreso il significato delle rughette che si sono rincorse sul mio viso \u201csulla carta ognuno di noi pu\u00f2 essere d\u2019accordo con questo enunciato. Almeno finch\u00e8 si resta nel teorico. Ma lui dov\u2019era nato, e dove era sempre vissuto? In Germania! A morire erano gli altri, altrove. Lui per la <em>Patria<\/em> indossava solo una bella magliettina a scacchi, standosene al sicuro.<\/p>\n<p>Dopo quel pomeriggio di litigi partii, furibonda, per lavoro. Rientrata, dopo una ventina di giorni, decisamente pi\u00f9 calma, provai a cercarlo, prima telefonicamente, poi a casa. Non c\u2019era. Tentai inutilmente con i genitori, che mi riappesero la cornetta in faccia, quindi interpellai un paio di compagni di squadra ai quali era particolarmente legato. Nessuno lo vedeva o lo sentiva da almeno due settimane. Del mondo che speravo di ritrovare non esisteva pi\u00f9 nulla. Di lui mi \u00e8 rimasto quello che vede in questa scatola, e qualche regalo\u201d<\/p>\n<p>Credo di aver compreso. Simona gira piano i fogli del suo album, quasi a rallentare l\u2019avvento della fine. Non \u00e8 stata colpa tua, vorrei dirle. Un idiota, immotivato senso di colpa l\u2019ha spinto laggi\u00f9, a diventare un muto segreto nel ventre della terra, cos\u00ec a tradimento.<\/p>\n<p>\u201cMe lo tratti bene\u201d<\/p>\n<p>\u201cSe preferisce, non ne parler\u00f2 affatto\u201d mi sorprendo a dire, totalmente sincera.<\/p>\n<p>Sul suo volto si disegna uno strano sorriso. Non sembra desiderare che il pubblico si appropri del suo grande amore anche solo per qualche attimo. Sta decidendo se lasciarlo andare o no. Vuole che rimanga suo, e allo stesso tempo sembra stanca di tenerselo accartocciato nel cuore.<\/p>\n<p>\u201cQuesta la pu\u00f2 usare\u201d. Mi porge una fotografia. E\u2019 bellissima, e per un attimo ho la sensazione che Niko Mornar stia ancora posando in quella palestra di Monaco di Baviera dove tutto ebbe inizio, dove Simona Arienti ottenne un numero di cellulare scritto a mano su un post-it.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8271\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8271\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0Milano, 2028 Incontro Simona Arienti, fresca vincitrice del Premio Toscani, nella sua residenza sui Bastioni di Porta Nuova. 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