{"id":8262,"date":"2012-02-02T17:57:26","date_gmt":"2012-02-02T16:57:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8262"},"modified":"2012-02-02T17:57:26","modified_gmt":"2012-02-02T16:57:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-underground-di-francesca-de-carolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8262","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012  &#8220;Underground&#8221;  di Francesca De Carolis"},"content":{"rendered":"<p>Mi piace. Non c\u2019\u00e8 che dire. E\u2019 la parte del mio andare che mi piace di pi\u00f9.<br \/>\nComincia nel momento in cui la luce inquinata del giorno vira nel tranquillo pallore del primo tratto del sottopassaggio. Dopo la discesa di appena dodici gradini e la breve galleria a destra. Altri sette gradini e poi subito ti avvolge l\u2019aria calda di terra e umido e fatica di corpi, a tratti trapunta di un lieve fetore di plastica appena bruciata. La respiro a pieni polmoni. Mi piace lasciarmi invadere da questo odore che stordisce un po\u2019 e conduce, quasi in stato di lieve incoscienza, al rullo della scala mobile. Che si muove lenta, lunghissima e indifferente. Mentre oltre le teste e i corpi che all\u2019unisono scivolano verso il basso, come in un lento zoomare si avvicina la piattaforma che porta ai treni. Ed \u00e8 l\u00ec che finalmente si apre lo spazio del tempo che scorre certo e lento lungo il binario sotterraneo.<br \/>\nVuoi mettere con il disordine della strada, di sopra. L\u2019aria fetida di gas, le zaffate che sfuggono a sorpresa dalla penombra dei locali. Il rombo sordo dei motori, squassato da urla improvvise. Trilli meccanici, voci scomposte e grida di uccelli smarriti. Cieli instabili che con l\u2019umore cambiano di luce, all\u2019alba chiari, al pomeriggio gi\u00e0 velati e poi la pioggia che si alterna al sole, e la notte che soppianta il giorno.<br \/>\nNo, no per carit\u00e0. Anche questa mattina, che l\u2019azzurro si intravedeva nettamente fra due nuvole bianche e il cornicione grigio dell\u2019ultimo palazzo sulla sinistra, ho imbucato il sottopassaggio senza un attimo di rimpianto. Non c\u2019\u00e8 che dire: sono un animale della terra.<br \/>\nAnche questa mattina ai piedi della scala mobile era seduta, accovacciata sui talloni, quella donna con il suo bambino. Come sempre ho lasciato cadere nel bicchiere di carta cinquanta centesimi. Come sempre mi ha ringraziato. Oggi ha sorriso. Ho pensato che forse non era la stessa donna di ieri e neppure la stessa dei giorni precedenti ancora. Ma mi sembrano tutte talmente uguali, nel loro dolorante elemosinare. Comunque, l\u2019importante \u00e8 che io abbia assolto al mio dovere di buon cristiano e che lei, guardiana al passaggio fra il mondo di sopra e quello di sotto, abbia benedetto con un \u2018vi accompagni la madonna\u2019 il mio viaggio quotidiano.<br \/>\nEd eccomi giunto in galleria. Sul bordo del binario.<br \/>\nDove devo arrivare? Non ha nessuna importanza, dato che \u00e8 poi sempre lo stesso posto, sette fermate pi\u00f9 avanti.<br \/>\nSul muro opposto c\u2019\u00e8 sempre quel graffito. Due segni, due virgole contrapposte, che si guardano. Potrebbe trattarsi del confine di un cuore. E\u2019 l\u00ec da sei mesi e ancora non \u00e8 stato cancellato. Stamattina l\u2019ho fissato fino quasi a cadere in una sorta di ipnosi. Dalla quale mi ha svegliato il fischio del treno in arrivo, e mi sono reso conto che nel frattempo la banchina si era affollata di tanta gente che adesso componeva una massa compatta e impenetrabile.<br \/>\nNon sono riuscito a salire su quel treno. Subito inghiottito dalla folla. Ma sui vagoni di quello successivo c\u2019\u00e8 stato posto anche per me. Cos\u00ec, ancora una volta compiaciuto del miracolo della fisica che negli spazi sotterranei \u00e8 possibile si compia, mi sono abbandonato all\u2019impercettibile dondolio del movimento collettivo e al calore di tutti quei corpi che si accalcavano sul mio. Pronto a scegliere chi mi avrebbe accompagnato nel viaggio di questa mattina.<br \/>\nGli occhi mi si sono fissati sul doppio strato di rossetto colore magenta della donna che aderiva con la spalla alla mia spalla. Odorava di grasso di creme e di acqua di colonia. Sentore dolciastro. Che non era poi cos\u00ec male, se non fosse che si sovrapponeva all\u2019odore di polvere secca della nuca dell\u2019uomo che avevo esattamente all\u2019altezza dell\u2019orecchio destro. Le labbra della donna a tratti si serravano, in brevi mosse, come per un leggero tic. Come a trattenere qualcosa che borbottasse dentro e che premesse per uscire fuori. Magari in uno sputo. Pensai che la donna avesse fretta di arrivare. Chiss\u00e0 dove. Ma i suoi occhi, larghi, ben delineati da uno spesso tratto di eyeliner nero e velati da lunghe ciglia cariche di rimmel, avevano l\u2019espressione assente e lontana di due specchi vuoti. E anche un po\u2019 disperati. Viaggiavano in direzione contraria al treno, mi \u00e8 sembrato, e questo non \u00e8 bene.<br \/>\nAll\u2019improvvisa decelerazione del treno per la prima fermata la testa della donna ha ondeggiato insieme a tutte le altre, come pure insieme alla mia. Tutti i nostri corpi si sono inclinati compatti verso destra e nell\u2019attimo prima che riassumessimo tutti la posizione verticale ho sentito il suo corpo pesare sul mio braccio e sul mio fianco. Ho avvertito anche la curva di un pezzo del suo seno nel momento in cui un profondo respiro lo faceva lievitare, come un pane caldo.<br \/>\nMa l\u2019espressione dei suoi occhi \u00e8 rimasta immobile. Qualcun altro \u00e8 salito, costringendo i nostri corpi ad un\u2019ancora maggiore intimit\u00e0. Il treno \u00e8 ripartito e mi sono chiesto chiss\u00e0 come avrebbe reagito se all\u2019improvviso l\u2019avessi baciata, lasciandola poi nuda del denso strato di crema colorata. E chiss\u00e0 che non l\u2019avessi fatto prima della fermata successiva. Ce ne era tutto il tempo. Nel riquadro del finestrino che riuscivo a sbirciare con appena una lieve torsione del collo, continuava a scorrere il buio della galleria, rotto a intervalli lunghi e regolari da brevi flash di luce. La stazione successiva era ancora lontana. Un minuto e dieci secondi la durata media del percorso fra l\u2019una e l\u2019altra fermata. Spazio breve, lo so, per la convenzione di chi viaggia in superficie. Ma qui sotto, qui dentro, il tempo si prende tutto il tempo che vuole. Credete a me, che ne sono esperto. Cos\u00ec, in quel minuto e dieci secondi ho avuto tutto l\u2019agio di pensare di spostare il braccio sul suo fianco, poi stringerla in vita e fare in modo che il suo corpo aderisse ancor meglio al mio, miracolosamente allontanando quelli di tutti gli altri che avevamo intorno. Ho pensato dunque di baciarla e che al mio bacio lei sorridesse dicendomi, grazie, era proprio quello che stamattina desideravo avere, e ricambiando il bacio mi trasmettesse un breve pezzo del tempo della sua vita, che poi sarebbe stato il regalo di un momento infinto, come sempre succede quando due corpi, in qualche modo, si compenetrano.<br \/>\nNon so quanto sia durato il mio pensiero. Fatto sta che per meglio gustarlo ho socchiuso gli occhi e quando ho avvertito il treno rallentare li ho riaperti e ho visto nel finestrino avvicinarsi le luci della stazione della seconda fermata. Facendo perno col ventre, che ho avvertito un po\u2019 ruvido ma caldo, sul mio corpo, lei si \u00e8 spostata, per permettere al ragazzo alle sue spalle di uscire. Senza voltare neppure per un attimo verso di me gli occhi, che ancora avevano l\u2019aria assente e disperata di due specchi vuoti.<br \/>\nQualcuno \u00e8 sceso, molti altri sono saliti e l\u2019aria si \u00e8 assottigliata in fretta. Qualcuno \u00e8 svenuto. Un anziano signore, che ho aiutato anch\u2019io a portare fuori del vagone adagiandolo nelle mani di qualcun altro l\u00e0 fuori. Un po\u2019 frettolosamente, ma non potevo rischiare di perdere il mio treno. In poco tempo si \u00e8 consumato il parapiglia che normalmente questi incidenti provocano e sono riuscito a rientrare appena prima che le porte del vagone si richiudessero. Alcuni ragazzi che mi avevano preceduto si sono spinti senza garbo nel vagone, un bambino ha iniziato a piangere, un uomo dall\u2019aria disfatta ha imprecato. Tutti gli altri sono rimasti in silenzio, concentrati ciascuno sul proprio respiro. Che in fondo \u00e8 la condizione necessaria anche se non sufficiente che ci tiene in vita, e questa \u00e8 cosa a cui qui sotto si ha modo sovente di pensare.<br \/>\nIl gruppo di corpi intorno me si \u00e8 ricomposto, se possibile pi\u00f9 compatto di prima e nell\u2019aria sudata si \u00e8 accentuata la traccia d\u2019odore composito di fieno, lanugine acrilica e lana bagnata, e che qua sotto \u00e8 tipico dei viaggi d\u2019autunno. Il treno \u00e8 ripartito e la breve ansia che mi aveva assalito \u00e8 subito scivolata via: sempre addossata al mio fianco, questa volta il destro, c\u2019\u00e8 ancora lei.<br \/>\nSar\u00e0 stata solo una mia impressione, ma il rossetto le si era un po\u2019 consumato e appariva scomposto sul contorno del labbro superiore. Come per un morso frettoloso che qualcuno le avesse dato.<br \/>\nA un movimento brusco della carrozza ho sentito il dorso della sua mano sfiorarmi la gamba. Forse cercava la mia mano, ed io ero pronto ad afferrare la sua. Sarebbe stato bello continuare il viaggio con le dita intrecciate alle sue.<br \/>\nPoi qualcosa \u00e8 successo, forse un riposizionamento dei corpi in fondo al vagone. Si \u00e8 creato dello spazio e lei si \u00e8 staccata da me. Ho sentito un breve soffio al cuore. Ma mi sono subito rassicurato quando ho capito che non se ne sarebbe andata. Approfittando del poco spazio che le si \u00e8 creato davanti, lei ha aperto la borsa, ne ha tirato fuori uno stick colorato e con una maestria sorprendente, senza neanche l\u2019aiuto di uno specchietto, si \u00e8 ridisegnato il profilo superiore del labbro. La sua bocca mi \u00e8 sembrata ancora pi\u00f9 appetitosa. L\u2019odore denso di acqua di colonia uscito dalla borsa mi ha stordito. Per fortuna subito una ventata di aria bruciata di muffa e miasmi della terra \u00e8 entrata dallo spiraglio aperto di un finestrino.<br \/>\nLa voce dall\u2019altoparlante ha gracchiato qualcosa. Forse l\u2019annuncio dell\u2019ingresso alla stazione successiva. Il gruppo intorno a me si \u00e8 scomposto. Questa volta in una corsa precipitosa che non capisco. Si \u00e8 ricomposto con altri volti. Uno ben rasato, qualche barba sfatta e sguardi gi\u00e0 sconfitti. Non per tutti \u00e8 leggero il viaggiare sotto terra. Gli occhi che ho intorno, adesso, sanno di pianto. E umido si aggiunge ad umido. Anche quello dei miei occhi, che per un attimo si appannano e non vedono pi\u00f9 lei. Che invece \u00e8 l\u00ec, in basso. Ha conquistato un posto e si \u00e8 seduta. Allungando il collo al di sopra della spalla della persona che mi separa da lei vedo i suoi occhi vuoti. Ammetto di avere fatto un\u2019eccessiva pressione con il gomito nel fianco dell\u2019uomo per farmi avanti. E mettermi esattamente davanti a lei, che sta seduta composta, con la borsa sulle ginocchia e lo sguardo fisso davanti a s\u00e9, che adesso non pu\u00f2 non vedere il desiderio che mi ha gonfiato il ventre. Cos\u00ec mi sono lasciato andare al dondolio del treno, assecondandolo e un po\u2019 forzandolo, cos\u00ec che lei, con i suoi occhi vuoti fissi su di me, ne venisse travolta. Probabilmente ha percepito anche lei l\u2019eco della musica che la ragazzina al mio fianco aveva in cuffia ad un volume piuttosto alto. Tanto che chiudendo gli occhi ho potuto pensare di afferrarla per un braccio e trascinarla nel vortice di una danza che \u00e8 durata tutta la profonda lunghezza del minuto che il treno ha impiegato ad arrivare alla stazione successiva e alla successiva ancora. Era tanto che non mi abbandonavo cos\u00ec alla musica. E\u2019 stato molto eccitante e ho potuto cos\u00ec compiere il mio piacere. Quando ho riaperto gli occhi, lei stava lentamente ricomponendo una ciocca di capelli che le era caduta sulla fronte, e per un attimo credo di aver visto le palpebre palpitare su quei suoi occhi di ghiaccio.<br \/>\nAlla sesta fermata deve essere scesa pi\u00f9 gente di quanta ne sia salita, perch\u00e9 la pressione alle mie spalle si \u00e8 un po\u2019 allentata, pur lasciando l\u2019aria costantemente satura di odori e calda del traspirare dei corpi. Ho avuto la percezione di rivoli di sudore che mi scorrevano lungo la schiena, e ho sorpreso lei cancellare con un gesto meccanico delle dita, dalle unghie ora vedevo laccate di rosso, minuscole gocce che le erano spuntate sulle tempie e che colando e insinuandosi, come gocce di lacrime, nel taglio degli occhi rischiavano di guastarne il trucco.<br \/>\nLe porte si sono richiuse e questa volta, tranquillo della sua presenza seduta sotto di me, ho lasciato che il mio sguardo si perdesse nel riquadro del finestrino che avevo davanti. Mi d\u00e0 sempre una certa emozione vedere scorrere via i visi spaesati dei viaggiatori rimasti a terra, mentre le luci velocemente scompaiono, per lasciare il posto alle mura buie della galleria, con brevi saettanti segnali luminosi, e poi quel crescente chiarore che sempre a questo punto arriva, ad annunciare il tratto dove il treno risale in superficie per attraversare il ponte sul fiume. Dove la luce investe lo spazio del vagone. Luce forte e improbabile che propone la proiezione improvvisa del film di un altro mondo. Che scorre in fotogrammi, racchiusi nei riquadri di ferro della balaustra del ponte.<br \/>\nLei non si muove d\u2019un soffio, ma sono sicuro che stia ascoltando il mio pensiero, che racconta la promessa di tutti i viaggi che potrebbe essere bello fare lungo il fiume, magari in primavera, quando i barconi riprendono a scorrere su e gi\u00f9, su e gi\u00f9 fino al mare e poi di nuovo indietro. Prima che il treno si rituffi nella terra riesco a ricordare il nome della trattoria sulla foce dove \u00e8 possibile fare un buon pasto, uno di quei posti che per quanto familiari e vicini, o forse proprio per questo, sembrano isolati dal mondo. Quasi fossero protetti da una palla di vetro, come i piccoli souvenir di neve. Che \u00e8 quello che ci vuole ogni tanto per essere un po\u2019 felici. I ricordi sotto la neve nelle palle di vetro, intendo.<br \/>\nPer ora ritorna il buio della galleria e per ora va bene cos\u00ec. Il treno riprende a muoversi ed \u00e8 cos\u00ec piacevole e rassicurante la sua corsa lungo il binario certo.<br \/>\nChe in quel punto stamattina si \u00e8 interrotta all\u2019improvviso. Per due buoni minuti che hanno scosso dal torpore gli altri viaggiatori. Scatenando un\u2019ondata d\u2019ira collettiva, irrazionale e impropria, devo dire, che ha contribuito a elevare ulteriormente la temperatura e ridurre l\u2019aria a disposizione di ciascuno, ma che come \u00e8 scoppiata cos\u00ec si \u00e8 riacquietata appena il movimento del treno ha ricomposto tutto e tutti nell\u2019inerte attesa di sempre.<br \/>\nIn quei due minuti devo dire che anch\u2019io ho provato un attimo d\u2019ansia. Perch\u00e9 abbassando lo sguardo su di lei ho percepito un breve movimento degli occhi, quasi cercasse un appiglio a cui afferrarsi per alzarsi e andare via. Ma \u00e8 stato solo il battito d\u2019un istante. Il movimento del treno \u00e8 ripreso e tutto quel che ho visto muoversi in lei \u00e8 stato solo un fremere minuscolo all\u2019estremit\u00e0 del labbro. Tremolio continuo e trattenuto, mi \u00e8 sembrato, dal morso nascosto dei denti. Abbiamo fatto insieme tutto il resto del viaggio, senza che io pensassi che ci fosse qualcosa che fosse opportuno dirle, perch\u00e9 so bene quando le parole sono inutili. Soprattutto movendosi qua sotto. E\u2019 stata invece lei a dirmi qualcosa, prima che il treno arrivasse all\u2019ultima fermata, mentre con un gesto lento ha sistemato la collana di perle finte, il foulard sulle spalle e si \u00e8 alzata urtando col ginocchio le mie ginocchia. Era tutto scritto nei suoi occhi di vetro. Compresa la preghiera che restasse un segreto fra di noi.<br \/>\nCon la gioia di quell\u2019avventura \u00e8 stato un gioco da ragazzi attraversare il resto della giornata. Risalire in strada. Nel traffico. L\u2019ufficio. La noia. Le beghe. Qualcuno che ha urlato, qualcun altro che se ne \u00e8 risentito. Le pause. Gli affanni. Un panino. Ancora ufficio. La polvere. Sintetica. Carte. Sporche. Mani unte. Poi ancora traffico. Stridore di freni. Alberi, rami spezzati.<br \/>\nIl giorno si \u00e8 bruciato nell\u2019isteria di un momento. Prima di poter riprendere finalmente il viaggio. Non importa che sia all\u2019inverso.<br \/>\nI vagoni sono pi\u00f9 vuoti quando si avvicina l\u2019ultima corsa. C\u2019\u00e8 posto per sedersi e l\u2019aria \u00e8 ancora odore di corpi e sudore misti a sentore di plastica bruciata. E\u2019 solo pi\u00f9 lieve, come rarefatta. C\u2019\u00e8 posto per sedersi e ricordare e pensare per tutto il tempo del caldo dondolio del treno. E guardare.<br \/>\nI visi. Un po\u2019 pi\u00f9 stanchi.\u00a0 Alla mia destra c\u2019\u00e8 un uomo che dorme, con la testa chinata sul petto. Cos\u00ec concentrato nel suo sonno che neppure si muove alle oscillazioni della vettura. Ha le scarpe molto grosse e il pugno stretto sul manico di una vecchia borsa. Alla mia sinistra c\u2019\u00e8 una donna anziana che fissa con fare inerte due ragazzi che stanno avvinghiati in piedi appoggiati alla porta. E\u2019 pericoloso, ma si vede che non gliene importa nulla. Lui la mordicchia sul collo e lei ride, ride, ride da fare invidia. Sul quarto posto della fila c\u2019\u00e8 un giovane uomo dall\u2019aria quasi curata, in giacca nera e con i capelli legati in una lunga coda di cavallo. Ha gli occhi fissi su un cellulare e continua a digitare misteriosi alfabeti. Di fronte, seduti o in piedi aggrappati ai sostegni, tutti guardano nel vuoto. Sembrano tutti avere larghi occhi vuoti di vetro, e questo mi punge di nostalgia.<br \/>\nTutti restano immobili, per un tempo infinito. Poi a una fermata, la terza, la quarta, o forse gi\u00e0 l\u2019ultima, sale un ammasso di stracci. Anzi due. Sono un uomo e una donna. Lei trascina una grande busta, lui si appoggia a un bastone e ha una lunga barba fra il bianco e il grigio. Qualcuno \u00e8 sceso, si \u00e8 fatto posto e si siedono. Iniziano a parlottare fra di loro, guardandosi negli occhi. Come una vecchia coppia che il tempo non ha ferito. Che s\u2019incontri al termine di una giornata di lavoro. Hanno un\u2019aria familiare. Li osservo a lungo e alla fine ricordo dove ho visto lui. Certo pi\u00f9 di una volta. All\u2019angolo della via della stazione, chiedendo l\u2019elemosina. Ricordo dove ho visto lei. Sempre fra i banchi del mercato e la piazza della basilica. Ricordo. Avevo avuto un po\u2019 di pena per ciascuno di loro, notandoli lass\u00f9 per strada. Adesso invece quasi mi fanno invidia. Questi due vecchi. E la loro tenerezza antica. Che prima o poi, ne sono certo, in uno di questi viaggi, incontrer\u00f2 anch\u2019io.<\/p>\n<p>Francesca de Carolis<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8262\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8262\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi piace. Non c\u2019\u00e8 che dire. E\u2019 la parte del mio andare che mi piace di pi\u00f9. Comincia nel momento in cui la luce inquinata del giorno vira nel tranquillo pallore del primo tratto del sottopassaggio. Dopo la discesa di appena dodici gradini e la breve galleria a destra. Altri sette gradini e poi subito [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8262\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8262\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":2404,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-8262","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8262"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2404"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8262"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8262\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8277,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8262\/revisions\/8277"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8262"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8262"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8262"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}