{"id":8260,"date":"2012-02-02T17:55:54","date_gmt":"2012-02-02T16:55:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8260"},"modified":"2012-02-02T17:55:54","modified_gmt":"2012-02-02T16:55:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-solo-lacqua-che-scorre-monologo-dallaltra-riva-di-francesca-de-carolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8260","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Solo l&#8217;acqua che scorre (monologo dall&#8217;altra riva)&#8221; di Francesca De Carolis"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta la vidi comparire che ancora la primavera non era arrivata. E avrebbe tardato pi\u00f9 del previsto. Nonostante, se non mi sbaglio, fosse gi\u00e0 la fine di marzo. Una primavera stizzosa, lo scorso anno. Persino con punte di gelo. A tormentare le mie povere ossa gonfie d\u2019umido. Con troppe giornate piene di pioggia. A ingigantire la voce del fiume, che continuamente continuamente borbotta parole per non lasciarmi tregua.<br \/>\nLei prese a venire tutti i giorni. Scendeva lungo la scala che veniva gi\u00f9 dal ponte, faceva poche decine di passi e poi si fermava all\u2019altezza del punto in cui l\u2019acqua del fiume urla pi\u00f9 forte, fa un breve salto, e poi riprende a scorrere piana dopo essersi arruffata in una striscia schiumosa.<br \/>\nMi era piaciuto da subito il modo esitante con il quale lei metteva un piede davanti l\u2019altro, quasi a tastare la consistenza del terreno prima di poggiarvisi definitivamente. Il fare libero e leggero dei suoi gesti. Il nodo dei capelli neri che s\u2019intuivano lunghissimi.<br \/>\nSi fermava esattamente di fronte alla fetta d\u2019argine che \u00e8 la mia casa, oltre l\u2019acqua, sulla riva opposta. Ma se pure qualche volta ha guardato nel mucchio di carta e stracci che mi circondano, i suoi occhi credo non mi abbiano mai visto. Non so se di questo mi sentissi pi\u00f9 mortificato o, almeno all\u2019inizio, contento.<br \/>\nPoi un giorno compar\u00ec che non era pi\u00f9 sola.<br \/>\nPi\u00f9 tardi del solito. Era un primo pomeriggio. Ma questo non potrei giurarlo. Forse era solo tarda mattinata. Era insomma uno di quei giorni in cui le ore scorrono lentissime, tanto lente da sembrare a tratti ferme. Succede, quando non si sa esattamente dove condurle tutte le ore che hai davanti prima che sia di nuovo notte.<br \/>\nVidi prima lei. Camminare a passi veloci e allegri. Si stringeva dentro qualcosa come un lungo impermeabile chiaro. Le falde le saltellavano dietro scomposte. Confuse, fra la corsa di lei e i soffi del vento che saliva dall\u2019acqua. Dopo comparve lui, gradino dopo gradino, lungo le scale che scendevano dal ponte. La guardava a distanza. Con aria compunta ma in qualche modo gi\u00e0 compiaciuta. La guardava, pensai, come gi\u00e0 sua. La cosa mi irrit\u00f2.<br \/>\nPoi lui affrett\u00f2 il passo. Quando quasi l\u2019aveva raggiunta allung\u00f2 il braccio per poggiarlo, mi sembr\u00f2, sulle sue spalle. Lei si scost\u00f2 allungandosi in avanti con aria giocosa. Bene, brava, dissi. Anche se lei non poteva sentirmi. Il fiume, fra di noi, inghiottiva le mie parole.<br \/>\nLui si ritir\u00f2 un po\u2019 goffo. Poi, quasi facendosi coraggio, di nuovo l\u2019affianc\u00f2. Ma tenne le mani a freno, infilate dentro le tasche della giacca.<br \/>\nSi fermarono sul limite dell\u2019argine.<br \/>\nCominciai a fremere, ma non potevo far nulla. Mi limitai a controllare che lui non prendesse iniziative di troppo.<br \/>\nDevo dire che quel giorno and\u00f2 tutto molto tranquillamente.<br \/>\nRestarono in piedi a guardare l\u2019acqua e a parlottare con fare educato. Lui un po\u2019 curvo verso di lei, ma senza mai osare sfiorarla. La ragazza con aria sempre piuttosto allegra, che a volte sembrava giocare, a momenti diventava seria, a volte si scherniva.<br \/>\nAnche se il rumore del fiume mi impediva di udirle, non era difficile\u00a0 immaginare quante stupide banalit\u00e0 le stesse dicendo. Quante altre ne avrebbe dette ancora, finch\u00e9 lei avrebbe finto di credergli e cedere.<br \/>\nLa nota acuta di una risata rimbalz\u00f2 sull\u2019acqua e mi raggiunse. Rabbrividii di nostalgia. Chiusi gli occhi.<br \/>\nLi riaprii. Vidi lei che guard\u00f2 l\u2019orologio.<br \/>\nSe ne andarono. Rimase solo la voce prepotente del fiume.<br \/>\nAncora la vidi tornare con lui. Il giorno dopo, il giorno dopo ancora, e quello ancora dopo.<br \/>\nLei indossava lo stesso impermeabile chiaro e teneva sempre i capelli raccolti in un nodo dietro la nuca. Scendevano dal ponte lentamente lungo i gradini. Sempre lei lo precedeva almeno di un passo. Sembravano parlare del pi\u00f9 e del meno e lui era meno cerimonioso del primo giorno. Quasi avesse acquistato gi\u00e0 una certa confidenza. Nello spazio di cos\u00ec poco tempo. La cosa mi metteva addosso un\u2019agitazione insopportabile.<br \/>\nLui tentava sempre di spingersi un po\u2019 pi\u00f9 avanti lungo l\u2019argine, ma lei ogni volta si fermava decisa davanti al salto del fiume. Esattamente di fronte al mio sguardo.<br \/>\nDevo dire che dopo qualche giorno mi tranquillizzai. Lui non l\u2019aveva ancora baciata, e forse, comincio a convincermene, non l\u2019avrebbe baciata mai. Quella sera mi addormentai contento. Nonostante dalla mattina il dolore alle gambe non mi avesse lasciato un attimo. Anche se l\u2019acqua del fiume saltando continuava a comporre stupide parole.<br \/>\n\u2018povero illuso\u2026povero illuso\u2026\u00e8 gi\u00e0 sua\u2026\u00e8 gi\u00e0 solo sua\u2026e tu sei un povero vecchio\u2026matto e malato\u2026matto e malato\u2026<br \/>\nStupido fiume. Non poteva capire. Mi addormentai con la sensazione di uno sguardo allegro poggiato su di me.<br \/>\nIl giorno dopo mi svegliai con il cuore leggero. Mi sedetti tranquillo con le spalle accostate al muro guardando l\u2019argine opposto, fisso sul punto dove li avrei rivisti comparire. Attesi tutta la mattina, che dur\u00f2 un\u2019eternit\u00e0. Dur\u00f2 tante ore quante ne erano necessarie perch\u00e9 facesse di nuovo sera. Il fiume gi\u00e0 si burlava di me e loro non arrivarono. Non li vidi neanche il giorno seguente. Soffrii le pene dell\u2019inferno. La voce del fiume era diventata un susseguirsi di sberleffi insopportabili.<br \/>\nI miei dolori si moltiplicarono. Per svegliarmi prima dell\u2019alba e tenermi inchiodato fisso al mio posto. Tutto il tempo a guardare nient\u2019altro che la striscia schiumosa dove l\u2019acqua capitombola nell\u2019acqua. Fischiandomi crudele nelle orecchie.<br \/>\n\u2026immagini dove saranno mai finiti? dove l\u2019avr\u00e0 convinta ad andare? lontano dagli sguardi curiosi\u2026 dove \u00e8 forse gi\u00e0 successo l\u2019irreparabile\u2026che ne dici\u2026?che ne dici\u2026? Che ne dici\u2026?<br \/>\nMaledetto fiume. Avrei voluto zittirlo una volta per tutte. Cos\u00ec mi avrebbe fatto impazzire. Ma non volli dargliela vinta. Non mi arresi, e il tempo mi diede ragione. La vidi ricomparire. Purtroppo rividi subito anche lui.<br \/>\nLei indossava lo stesso impermeabile chiaro. Il cielo era completamente coperto di nuvole. Romb\u00f2 un tuono. Avrebbe piovuto.<br \/>\nL\u2019acqua fa male. Inzuppa i vestiti e non \u00e8 facile asciugarsi, quando poi ci si mette anche l\u2019aria che non vuole saperne di scaldarsi. Perch\u00e9 non andavano via? Non sentivano i miei rauchi colpi di tosse? Possibile che il rumore del fiume li ingoiasse completamente? Eppure nel mio petto rimbombavano fino ad arrivare a squassarmi i timpani.<br \/>\nCominci\u00f2 a piovere e come temevo lui la accolse sotto un largo ombrello nero. Lei aveva l\u2019aria meno frizzante del solito. Intimorita, quasi.<br \/>\nLui parlava pacato. Lei assentiva spesso.<br \/>\nSi fermarono nel punto di sempre. Restarono a lungo a guardare l\u2019acqua che cadeva nell\u2019acqua. Vedevo che lui muoveva le labbra, ma lei sembrava assentire senza parlare. Stordita, suppongo, dalla voce del fiume che ingrossava.<br \/>\nMi inzuppai tutto per controllare bene che lui non le si stringesse troppo vicino. L\u2019ombrello era ampio, ma non abbastanza. Le si sciolse il nodo dei capelli e prima che lei li potesse di nuovo raccogliere dietro la nuca lui ne sfior\u00f2 una ciocca. Mi sal\u00ec il sangue alla testa.<br \/>\nEro gi\u00e0 molto stanco quel giorno. Avevo passato l\u2019intera notte senza chiudere occhio. Come sempre quando il cielo minaccia tempesta. Devo stare attento che il fiume non si gonfi fino a raggiungermi e portarmi via. Una volta l\u2019ho sentito minacciarmi che l\u2019avrebbe fatto. Appena mi fossi distratto.<br \/>\nHo abbassato le palpebre e devo essermi assopito, perch\u00e9 quando ho riaperto gli occhi aveva smesso di piovere e sull\u2019altra riva non c\u2019era pi\u00f9 nessuno.<br \/>\nRicordo che mi riaddormentai, profondamente questa volta, e la sognai. A dire la verit\u00e0 credo che sognai piuttosto i suoi capelli neri. Lunghi fino a toccarle i fianchi. Lei mi volgeva le spalle e scuoteva lentamente il capo muovendo da destra a sinistra, da sinistra a destra la sua lunga chioma setosa. Che mi attirava terribilmente. Non desideravo altro che affondarvi le mani. Ricordo che provai a resistere perch\u00e9, anche se si trattava solo di un sogno, sapevo che non \u00e8 cosa educata toccare i capelli di una donna di cui non si conosce il nome. Ma qualcosa nello stesso tempo mi diceva \u2018non essere stupido, possibile? non la riconosci? non ricordi pi\u00f9 i suoi capelli? del colore che hai sempre preferito. avvicinati, sentili al tatto. sono proprio quelli di lei, non capisci\u2026\u2019. Mi avvicinai dunque, e affondai le mani nei suoi capelli. Cos\u00ec vi rimasi aggrappato e dormii moltissimo, fino al giorno seguente, perch\u00e9 avevo paura che, svegliandomi, lei mi sarebbe scivolata via dalle dita e l\u2019avrei persa nell\u2019acqua.<br \/>\nMa poi dovetti pure svegliarmi e fu un giorno terribile. Aspettai inutilmente. Cos\u00ec come pure il giorno che segu\u00ec e l\u2019altro ancora. Non so quanto dur\u00f2 quella nuova assenza, ma a me sembr\u00f2 infinita. Insopportabile. Il fiume non aveva smesso un attimo di sghignazzare forte alle mie spalle.<br \/>\nPoi lei torn\u00f2. Ancora con lui. Maledizione. In una giornata all\u2019improvviso calda. Maggio era scoppiato di sole. Un sole crudele. Lei indossava degli ampi pantaloni bianchi che vedevo alitare leggeri intorno alle sue gambe. Lui aveva dimenticato ogni forma di riguardo. Indossava una maglietta chiara, dei pantaloni dall\u2019aria scanzonata con i bordi arrotolati sulle caviglie, quasi come per una gita in campagna. E le camminava un passo avanti.<br \/>\nArrivarono davanti al salto dell\u2019acqua. Si affacciarono sul limite dell\u2019argine. Lui si sedette, lei si sedette accanto. Mi sembrava non pronunciassero parole. Come tutto fosse gi\u00e0 stato detto.<br \/>\nIl salto dell\u2019acqua frusciava potente, ma non bastava a coprire la quiete di tutto quel loro silenzio.<br \/>\nRestarono a fissare l\u2019acqua a lungo. Come se volessero regalare al fiume tutte le parole che non sarebbe pi\u00f9 stato necessario pronunciare. Mi piomb\u00f2 addosso una tristezza infinita.<br \/>\nMi sentii definitivamente solo quando vidi che nello stesso istante in cui lui alzava lo sguardo sui fianchi di lei, lei allungava il braccio per poggiare la mano sulla gamba di lui.<br \/>\nFra me e loro il fiume saltava ridendo, ridendo, ridendo.<\/p>\n<p>Non li ho pi\u00f9 rivisti, ma per molte notti mi \u00e8 ricomparsa e mi ricompare ancora davanti agli occhi l\u2019immagine di lei ferma nell\u2019attimo in cui sfiora la gamba di lui, seduta con lui sull\u2019argine del fiume, esattamente nel punto del salto dell\u2019acqua. Che in quell\u2019attimo trattiene muta il respiro.<br \/>\nIn un\u2019istantanea. Che li ferma, lei lui il salto dell\u2019acqua, insieme per sempre.<br \/>\nMa non ne provo dolore. Oh, so bene che la realt\u00e0 \u00e8 tutta un\u2019altra storia. So bene anch\u2019io che tutte le storie finiscono, prima o poi. Che tutto prima o poi finisce.<br \/>\nSto ancora aspettando che torni. Lei da sola. A guardare il salto dell\u2019acqua, lasciarsi stordire dal rumore del fiume e poi sollevare lo sguardo su di me.<br \/>\nMa anche oggi non vedo nessuno arrivare sull\u2019argine di fronte.<br \/>\nFra me e il vuoto nient\u2019altro che il chiasso impudente dell\u2019acqua che scorre.<\/p>\n<p>Francesca de Carolis<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8260\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8260\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta la vidi comparire che ancora la primavera non era arrivata. 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