{"id":8232,"date":"2012-01-26T11:42:43","date_gmt":"2012-01-26T10:42:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8232"},"modified":"2012-01-26T11:42:43","modified_gmt":"2012-01-26T10:42:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-scadenza-di-brunella-monti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8232","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La scadenza&#8221; di Brunella Monti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Anna arriv\u00f2 a casa parecchio contrariata. Sull\u2019autobus che la riportava a casa dopo il lavoro, era successo un fatto inaspettato.\u00a0 Quel balordo dell\u2019autista ad un certo punto aveva fermato il veicolo lungo la strada e senza neppure degnarsi di fornire una qualsivoglia spiegazione ai passeggeri, che pure avevano pagato il biglietto, si era allontanato di corsa. Non le aveva fatto certo piacere scarpinare sotto il sole ancora arroventato del pomeriggio. Si era nel pieno dell\u2019estate e c\u2019era voluta tutta una mezz\u2019ora buona di patimento per arrivare alla fine a casa, rossa, stanca e scarmigliata. Anna era una donna di mezz\u2019et\u00e0, spigolosa, segaligna ed energica che viveva una vita tranquilla in una piccola cittadina di provincia nel nord. Aveva un marito: Paolo, cui la legava un solido rapporto di tiepido affetto e consolidata consuetudine e due figli Luca e Michele di quindici e undici anni, che crescevano forti e robusti. Aveva anche un lavoro, che non le piaceva molto, ma era ragionevolmente sicuro, poche fidate amicizie e una scarsa vita sociale. Fino alle 18.44 di quel formidabile pomeriggio d\u2019estate la vita si era svolta inevitabile e sonnacchiosa come sempre e tutto sembrava procedere normalmente. Ma quella volta, a scombinare la quotidianit\u00e0 di Anna sarebbe arrivato un fatto straordinario, che avrebbe rivoluzionato da quel momento in poi e per sempre la sua realt\u00e0 introducendo un elemento d\u2019imprevedibilit\u00e0 fantastica. Esattamente alle 18,45 di un mercoled\u00ec pomeriggio, Anna cominci\u00f2 a vomitare parole. Un attimo prima stava serenamente preparando la cena, sgranando i piselli in cucina, un attimo dopo sent\u00ec sgorgare dalla gola un fiotto inarrestabile di parole. Le riempivano la bocca, spesse qualche millimetro, scritte in stampatello minuscolo, le spuntavano tra le labbra di un bel nero brillante e mentre uscivano, s\u2019impigliavano tra di loro, emme con enne, erre con ti e si aggrovigliavano creandole ingorghi nella bocca. Lei si spavent\u00f2 non poco di quello che le capitava, abbandon\u00f2 i piselli e la cucina e si mosse in direzione del telefono ma non vi arriv\u00f2 nemmeno \u2026 ben presto non ebbe pi\u00f9 il tempo di fare nulla, se non favorire quel parto straordinario, estraendo essa stessa con le mani tutte quelle parole aggrovigliate. Parole lunghe, parole corte, parole bislacche che non si ricordava di avere mai saputo, e poi le parole di suo padre e quelle di sua madre, le parole che aveva letto e quelle che sognava di sentire, in un fluire continuo e inarrestabile. Quando alle 19.30 il marito rincas\u00f2, ebbe difficolt\u00e0 ad aprire la porta di casa e dopo molta fatica gli si par\u00f2 davanti uno spettacolo straordinario. L\u2019ingresso, che era un tutt\u2019uno con la sala ed il soggiorno, era completamente ingombro di lucidissime parole nere. Le montagne di parole avevano ormai raggiunto il metro d&#8217;altezza e coprivano quasi per intero i divani. Ora, qualunque altro uomo normale si sarebbe spaventato nel vedere la consorte impegnata in una simile produzione. Ma lui conosceva bene Anna, per averla studiata a fondo prima di sposarla, e sapeva che era una donna non comune, capace, per esempio, di arrotolare grossi boli di ripieno in piccolissimi involtini o di ricucire brutti strappi sui suoi pantaloni cos\u00ec bene che i pantaloni tornavano nuovi. Per\u00f2 era anche un uomo pratico e cap\u00ec che non avrebbero potuto pi\u00f9 sedersi se non avesse provveduto in qualche modo. Cos\u00ec and\u00f2 in garage, dove teneva grossi scatoloni vuoti per ogni evenienza, ne prese un bel po\u2019 e li port\u00f2 in casa.\u00a0 Giunto in sala cominci\u00f2 a raccogliere parole e a riempire scatole, e siccome era un uomo ordinato, inizi\u00f2 a mettere insieme tutte le parole che cominciavano con la stessa lettera: ansimare, arpia, assetto, assillo, astuto ecc. E Anna rincuorata dall&#8217;atteggiamento razionale del marito si rinfranc\u00f2 e inizi\u00f2 a destinare ogni parola, man mano che le usciva dalla bocca, nel gruppo opportuno. Arrivarono i figli e cominciarono a collaborare pure loro, nemmeno troppo preoccupati, forse convinti che si trattava di un gioco, forse persuasi che gli adulti hanno le loro stranezze o forse soltanto assuefatti alle logiche astruse di troppi cartoni animati. Ma il gioco sembrava non voler finire mai. Michele, il figlio pi\u00f9 piccolo, confuse l\u2019ordine alfabetico un paio di volte, infilando a casaccio qualche parola che non conosceva negli scatoloni spalancati come bocche, ma nessuno se ne accorse; ormai tutti erano presi dalla necessit\u00e0 di finire velocemente il lavoro. Dopo parecchio tempo i ragazzi cedettero alla stanchezza. Michele, poggi\u00f2 la testa sul bracciolo del divano ormai sgombro e l\u00ec si addorment\u00f2. Luca, il pi\u00f9 grande, dur\u00f2 un po\u2019 di pi\u00f9. Poi spar\u00ec. Anna cap\u00ec che era andato a letto, per una volta senza protestare. Alla fine il fiume di parole si secc\u00f2. Erano quasi le tre quando Paolo, il marito di Anna, chiuse con nastro adesivo l&#8217;ultima scatola: zefiro, zanzara, zampillo, zuccone ecc. Le scatole, ordinatamente sovrapposte riempivano una parete. Anna guard\u00f2 il marito, aveva gli occhi rossi e la barba lunga. Allora gli tese la mano, che non poteva dirgli pi\u00f9 niente e finalmente andarono a dormire&#8230;La sala divenne immobile e buia, come in attesa. Mentre Anna e il marito dormivano, nel silenzio della loro casa pacificata, le parole nelle scatole iniziarono a fremere. Dapprima fu un sussultare leggero che poi crebbe d\u2019intensit\u00e0 e frequenza. Michele dal divano brontol\u00f2. Sognava. Dai suoi giovani sogni, pieni di vita allo stato nascente, si sviluppavano grandi onde di emozioni piene di energia. La temperatura nella stanza si alz\u00f2. Presto la vibrazione delle parole fu incontenibile, i sogni di Michele agivano da catalizzatori. I pacchi iniziarono ad agitarsi, si rovesciarono e alcuni si aprirono. Molte delle parole partorite da Anna si misero in moto, strisciando s\u2019infilarono sotto la porta di casa e si riversarono libere per il mondo. Ciascuna di loro cercava qualcosa. Che cosa? Si chieder\u00e0 il lettore. Cercavano una storia da raccontare. Non tutte l\u2019avrebbero trovata, anche perch\u00e9 non tutte avevano ancora sufficiente esperienza. Si sa le parole disperse nel vento non durano molto, se non riescono ad ancorarsi ad un foglio qualsiasi svaniscono. Ma quelle pi\u00f9 fortunate, badate, non le pi\u00f9 belle, le pi\u00f9 eleganti o le pi\u00f9 originali, ma quelle davvero fortunate, avrebbero incontrato uno scampolo di vita e ci si sarebbero attaccate su per darle un senso. Avrebbero legato vite estranee. Avrebbero allontanato o unito persone. Michele si svegli\u00f2, si stava scomodi sul divano e faceva freddo, meglio andare a letto a dormire. Ancora mezzo addormentato non fece caso al disordine della stanza. In casa tornava nuovamente la quiete. Oltre il portone le parole evase si dispersero strisciando nel buio che favoriva la fuga, alcune di qua, altre di l\u00e0. Una risal\u00ec lungo una ruota di automobile, vi si arrotond\u00f2 e vi ader\u00ec in attesa di essere portata chiss\u00e0 dove. Un\u2019altra si sistem\u00f2 su una cartaccia abbandonata sul bordo della strada, ci si ancor\u00f2 e part\u00ec con il primo refolo di vento verso una destinazione sconosciuta. Un\u2019altra ancora gir\u00f2 l\u2019angolo e si trov\u00f2 di fronte ad un palazzo imponente, lo segu\u00ec fino a trovare un grande portone. Entr\u00f2, non vista. Inizi\u00f2 a salire le scale, facendo un gradino per volta, attenta a non farsi notare: pedata, rialzo, pedata, rialzo \u2026 come fosse stata chiamata. Guardando meglio, mentre seguiva in contrasto il profilo geometrico della scala la si sarebbe potuta leggere:<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cAlba\u201d<\/strong><br \/>\n\u201cLa notte ha dipinto tutto di un bel nero, non c\u2019\u00e8 nemmeno una stella stasera, solo un torbido cielo nero. E\u2019 un nero umido e caldo che toglie il respiro. Da dietro i vetri guardo le macchine illuminate che tracciano scie luminose, chiss\u00e0 dove vanno, chiss\u00e0 chi le aspetta. Aspetto anch\u2019io in questo caldo soffocante di sapere cosa sar\u00e0 del resto della mia vita. Se lei muore, muoio anch\u2019io, semplicemente. Altrimenti forse possiamo farcela. Io Claudio, con lei Alba, la mia donna. Lei \u00e8 il mio inizio e sar\u00e0 la mia fine. Lei ha mani morbide che completano le mie e una voce che rende musica tutto quello che dice. Ecco con lei \u00e8 facile vivere, ovunque. E\u2019 una donna, ma ha dentro una casa. Ovunque si ferma, l\u00ec \u00e8 la mia casa. Anche stasera che \u00e8 qui, nuda e piena di tubi non posso lasciarla. Non riesco nemmeno a guardarla, per\u00f2 non posso lasciarla. Il suono delle apparecchiature a cui \u00e8 attaccata \u00e8 una promessa di morte e l\u2019odore di questo posto mi fa stare male, ma lei \u00e8 di l\u00e0. Io sono con lei. Stavo lavorando alle cinque, quando mi hanno chiamato al cellulare, ho aperto le porte dell\u2019autobus e l\u2019ho lasciato l\u00ec, con tutti i passeggeri che mi guardavano basiti. Per loro ero solo un autista, un autista che correva in mezzo alla strada. Nella testa mi rimbombava una sola parola \u201cIncidente, incidente, incidente\u201d che vuol dire incidente? Vuol dire che Alba non mi avrebbe aspettato a casa, la tavola apparecchiata e il profumo della cena, vuol dire che forse non avremo pi\u00f9 un futuro. Abbiamo avuto un passato, per\u00f2, e un amore che non si \u00e8 consumato e forse non si consumer\u00e0 mai.\u00a0 Il nostro \u00e8 un amore speciale che ha profonde radici. Lo sento con grande chiarezza, cos\u00ec come sento il dolore fisico nel petto, da oggi pomeriggio, un dolore sordo e gelato. Ma la testa non riesco a spegnerla \u201cBasta, \u201d penso \u201cbasta, smetti di pensare, ti prego\u201d Ma gi\u00e0 sto pensando di nuovo. Penso che dovr\u00f2 avvisare suo padre, \u00e8 vecchio e malato e non sar\u00e0 facile. E intanto i minuti rotolano piano nell\u2019orologio appeso alla parete, io non mi stacco da questa finestra e ripenso all\u2019alito di Alba quando facciamo l\u2019amore. Ha un alito caldo e un sapore di fieno, poi piega la testa e mi guarda di sotto e fa quella faccia che sembra che dica \u201callora che aspetti?\u201d \u00e8 quello il segnale ed io mi tuffo e m\u2019immergo e poi annego. Lei ha occhi profondi e non li ho ancora esplorati fino in fondo, forse non hanno un fondo, forse non finiscono mai.\u00a0 Mai sembra finire questa notte in quest\u2019ospedale, mai sembra finire il dolore che mi buca lo stomaco e il cuore. E intanto guardo cieco la notte e non mi muovo, non respiro nemmeno. Intuisco che sono io a trattenerla ancora, con quest\u2019amore doloroso e necessario e temo di perderla se mi distraggo. Arriver\u00e0 il giorno, io non mi muover\u00f2 di qui, da questa finestra assister\u00f2 al trionfo del sole che rinasce, l\u2019orizzonte diventer\u00e0 rosato e opalescente e il chiarore si dipinger\u00e0 magico ovunque, e se il miracolo si compir\u00e0 di nuovo, l\u2019alba mi restituir\u00e0 la mia Alba\u201d.Il giovane guardava attraverso le lacrime il chiarore del cielo che cresceva oltre ai vetri. Non si accorse perci\u00f2 della piccola parola nera sulla strada di fronte, scritta di traverso sul marciapiede. Non la vide nemmeno Marco, che correva. Il suo piede agile, calzato con una scarpa sportiva, la copr\u00ec e quando di nuovo si rialz\u00f2, sul marciapiede quella non c\u2019era pi\u00f9 \u2026 Ma se qualcuno avesse fatto in tempo a leggerla avrebbe scoperto che diceva:<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cSpecchio\u201d<\/strong><br \/>\nMarco aveva grandi mani, un corpo dinoccolato e snello, lo sguardo scoperto e vivace. Era sempre arruffato e sempre in ritardo. Sorrideva sempre, anche adesso, ad esempio, che correva dietro all\u2019autobus, con la sacca di stoffa, piena di libri e quella batteva ritmica sul fianco e lui alzava grandi passi atletici, senza stancarsi, senza scoraggiarsi, mentre l\u2019autista dell\u2019autobus, che pure lo aveva visto, faceva finta di niente. Ma alla fine ci sono pure i semafori e cos\u00ec, approfittando di un rosso provvidenziale buss\u00f2 con forza alle porte di fondo, gli fu aperto e sal\u00ec. Con il fiato appena pi\u00f9 spesso, indirizz\u00f2 subito gli occhi che ridevano, a un punto preciso. L\u2019autobus delle 7.45 non era un autobus normale: sul seggiolino di sinistra, dietro a quello dell\u2019autista c\u2019era lei. Lei saliva al capolinea, tutte le mattine alle 7, 30 e si sedeva l\u00ec. Lui risal\u00ec piano l\u2019autobus, agganciando con le mani aperte in rapida successione, a destra e a sinistra i due corrimani alti, determinato a raggiungere \u201cquella\u201d posizione. Bastarono pochi agili movimenti e si posizion\u00f2 in piedi di fianco a lei seduta. Le sorrise. \u201cCiao, \u201c disse con nonchalance. Lei alz\u00f2 lo sguardo inespressivo e ricambi\u00f2 il saluto. \u201cHo rischiato di perdere l\u2019autobus, stamattina\u201d E lo diceva dondolandosi appena. Erano mesi che prendeva quell\u2019autobus e parlava con lei del pi\u00f9 e del meno senza riuscire a penetrare quella cortina d\u2019indifferenza gentile che la circondava. Oggi non sembrava un giorno diverso, se non forse per quella corsa, a cui non aveva rinunciato e che alla fine aveva svelato a entrambi il peso diverso che aveva la loro frequentazione. Oggi si sentiva un po\u2019 pi\u00f9 nudo, un po\u2019 pi\u00f9 scoperto. Non ne era consapevole del tutto, se non per un certo imbarazzo che provava. Cos\u00ec tacque. L\u2019autobus ci metteva circa trentacinque minuti ad arrivare alla fermata della scuola, dove entrambi scendevano. La citt\u00e0 passava fuori dal finestrino e lui fingeva di non pensare a lei, seduta l\u00ec a un soffio. Ad un tratto il vetro, come uno specchio veloce, nel buio del mattino li riflett\u00e9 entrambi, l\u2019amore e il suo amante. E per un attimo lui percep\u00ec chiaramente la sproporzione di disponibilit\u00e0, e subito la accett\u00f2 come inevitabile, assolse lei e se ne fece carico. L\u2019autobus arriv\u00f2 sfiatato alla meta. I ragazzi si rovesciarono fuori con i loro jeans, i loro sorrisi nuovi di zecca, i visi tondi e tutta quell\u2019ansia di vivere, che almeno in parte rimaneva attaccata ai sedili dell\u2019autobus, cosicch\u00e9 qualche pensionato, salito nella corsa successiva, se la ritrovava l\u00ec come un regalo \u2026 Marco avrebbe dolorosamente capito poi, che non era cosa. Ci avrebbe provato ancora, molte volte, a ricrearle intorno quella magia (prima di accettare che in quell\u2019attimo, sull\u2019autobus era stato solo, lui, cos\u00ec pieno d\u2019amore, con un riflesso, solo un riflesso vuoto, di quello stesso amore). Anna, seduta al suo posto sull\u2019autobus, guardava dal finestrino i ragazzi sciamare; si era svegliata presto quella mattina e non ci aveva pensato pi\u00f9 alle parole che il giorno prima\u00a0 le erano scappate di bocca. Il marito, che era abbastanza bravo a fare finta di niente, non aveva fiatato. Lei si era alzata dal letto e non le era sembrato un giorno diverso dagli altri. All\u2019inizio le sue mattine erano tutte uguali. Preparava la colazione per tutti. Salutava il marito. Vestiva i due figli, li dotava di merenda e li accompagnava a prendere l\u2019autobus. Quando scendevano alla loro fermata lei proseguiva per andare al lavoro. Si sarebbe potuto pensare che vivesse ogni giorno lo stesso medesimo giorno, se non fosse che il calendario diceva una cosa diversa \u2026 Anna guard\u00f2 l\u2019orologio mentre l\u2019autobus accostava alla sua fermata . Scese veloce e infil\u00f2 a tracolla\u00a0 la borsa. Non si accorse che dal vestito le pendeva un lungo filo nero \u2026 no, non proprio\u00a0 un filo: un&#8217;altra piccola parola sfuggita chiss\u00e0 come, alla archiviazione frenetica del giorno prima. Dondolava, come se fosse sul punto di cadere, invece era ben salda, diceva:\u00a0<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Scadenza\u201d<\/strong><br \/>\nAnna sedeva impettita dietro ad un vetro scheggiato. Il suo lavoro consisteva nel dire sempre le stesse parole, in modo diverso, a diverse persone. Le persone affollavano la sala, fin dal mattino presto, sembravano indifferenti e silenziose, ma avevano un&#8217;ansia trattenuta che si palesava nel momento in cui arrivava il loro turno. Allora, uno dopo l&#8217;altro, si protendevano, quasi a sfiorare il vetro, allungando una pratica sporca e spiegazzata e cominciavano a salmodiare: \u201c speriamo che vada tutto bene &#8230; \u201c.\u00a0\u00a0 \u00a0Qualche volta andava bene, qualche volta no. Lei allora sospirava, spingeva con l&#8217;indice gli occhiali da lettura, verso la fronte e si industriava per inventarsi un modo per non dire al malcapitato quello che non andava bene. Finiva per spiegargli quanto fosse fortunato perch\u00e9 &#8221; la pratica va bene ad eccezione di una piccolissima mancanza che si pu\u00f2 facilmente risolvere &#8230; &#8221; A volte arrivavano degli anziani. Erano i pi\u00f9 scorbutici, quelli che si lamentavano prima ancora di spiegare esattamente cosa volessero. Per\u00f2 bastava parlarci un po&#8217; e soprattutto lasciarli parlare perch\u00e9 si sgelassero all&#8217;improvviso nella ricchezza di un sorriso sdentato. Quel giorno lei alz\u00f2 lo sguardo e si ritrov\u00f2 davanti due occhi azzurrissimi. Brillavano febbrili sotto una parrucca grigia. Non potevano essere capelli veri. Compatti e uniformi sembravano il cappello che erano. Una persona malata, tanto malata che non poteva pi\u00f9 nascondere la sua malattia , stava l\u00ec, davanti a lei, invece cos\u00ec sana.\u00a0\u00a0 \u00a0Anna sentiva una grande compassione per quella persona cos\u00ec fragile, evidentemente provata, con il corpo cos\u00ec magro e le mani adunche. Ma sentiva anche che quella persona aveva diritto di essere trattata come se il suo stato non fosse evidente. E cos\u00ec fece, non lasciando trasparire la pena, usando un tono il pi\u00f9 possibile neutro e privo di qualsiasi inflessione di sollecitudine. Il signore parlava, dimostrando una lucidit\u00e0 fuori dal comune, la consapevolezza di essere malato, e il desiderio di restare padrone di quello che restava della sua vita. Solo quando ebbe finito e prima di alzarsi, nell&#8217;apprendere che sarebbe dovuto tornare di l\u00ec a un anno per ripetere l&#8217;operazione, alz\u00f2 su di lei quello sguardo azzurrissimo e nudo e biascic\u00f2 un &#8220;&#8230; forse, se ci sar\u00f2 ancora.&#8221; Le sembr\u00f2 per un attimo che sparisse tutta la gente, il caldo, la fatica, il brusio di sottofondo e si trov\u00f2, nuda anche lei, di fronte al fatto che a un certo punto si pu\u00f2 solo morire. Le parve di capire veramente per la prima volta che il tempo scivola di mano agli uomini come sabbia e nulla pu\u00f2 trattenerlo. Tutta la pena che provava s\u2019incanal\u00f2 in un&#8217;unica lacrima che scese insopprimibile, mentre il signore si alzava e se ne andava. La spense imbarazzata con la mano mentre davanti a lei sedeva con affanno una signora grassa. Nel pomeriggio Anna rimase ancora in ufficio. Qualche ora di straordinario le faceva comodo. Lo sportello era chiuso e il lavoro diventava pi\u00f9 monotono. Anna archivi\u00f2 una gran quantit\u00e0 di pratiche e mentre lo faceva le tornarono\u00a0 in mente le scatole che aveva stivato in salotto con il marito e i figli il giorno prima. Le scapp\u00f2 un risolino stentato. Chiss\u00e0 da dove erano venute tutte quelle parole. \u201cNon potrei raccontarlo a nessuno.\u201d Pens\u00f2 \u201cNessuno mi crederebbe.\u201dAlle 17.30 Anna\u00a0 infil\u00f2 il cappotto, timbr\u00f2 il cartellino e spense le luci dell\u2019ufficio ormai silenzioso. Si incammin\u00f2 verso l\u2019uscita. Alla fermata prese il solito autobus e si sedette vicino al finestrino,\u00a0 quando fu ora di scendere\u00a0 Anna\u00a0 premette il pulsante di prenotazione della fermata, si alz\u00f2 e si avvicin\u00f2 alle porte. Percorse veloce il\u00a0 tragitto verso casa, entr\u00f2 dal cancello comune e segu\u00ec il vialetto che costeggiava i minuscoli villini Quando entr\u00f2 in casa trov\u00f2 subito i figli. Erano in salotto seduti sul divano giocavano con la play, chiss\u00e0 da quanto tempo.\u201cNon \u00e8 ancora ora di spegnere la televisione?\u201d Brontol\u00f2. La irritava vederli giocare, come se niente fosse, tra tutte quelle scatole ammassate; qualcuna si era rovesciata e sembrava mezza vuota. Evidentemente\u00a0 alcune parole mancavano.\u201dPerfetto\u201d pens\u00f2 Anna \u201cQualcuno potrebbe risentirsi con me perch\u00e8 ho lasciato in giro qualche parola volgare o inappropriata.\u201d Raccolse da terra quello che poteva e in qualche modo. Possibile che sembrasse strano solo a lei quello che era successo il giorno prima? Sospir\u00f2, si tolse di dosso la borsa e and\u00f2 in camera a cambiarsi. Era gi\u00e0 arrivata l\u2019ora di preparare la cena,\u00a0 Anna si diresse in cucina e giunta l\u00ec cominci\u00f2 a cucinare. Mentre spignattava\u00a0 sent\u00ec le voci dei\u00a0 figli salire di tono. Litigavano. \u201cBasta\u201d grid\u00f2 attraverso la porta. \u201c smettetela\u201d. Ma invece di ascoltarla quelli presero a gridare pi\u00f9 forte. \u201cAdesso \u00e8 veramente troppo\u201d decise Anna chiudendo gli occhi. In quel momento da dietro il tostapane emerse per met\u00e0 una timida parola nera. Anna inspir\u00f2 profondamente e nel sospiro la risucchi\u00f2 all\u2019istante. Sulla fronte di Anna, come un baffo di cenere apparve:<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0 \u201cPazienza\u201d<\/strong><br \/>\nQuando cap\u00ec che stava per esaurire la pazienza, Anna pens\u00f2 che doveva agire immediatamente. Spense tutti i fuochi, si slacci\u00f2 il grembiule, si sfil\u00f2 la pettorina e appese al chiodo lo strofinaccio.&#8221;Io esco&#8221; disse rivolta alle nuche dei ragazzi , &#8220;torno subito&#8221;. Non aspett\u00f2 una risposta che non ci sarebbe stata e si tir\u00f2 dietro la porta. Stava calando la sera, Anna era uscita con il logoro abito che usava per casa. Era spinta da un&#8217;impellente bisogno e camminava frettolosa, le spalle ben diritte, senza guardare n\u00e9 a destra n\u00e9 a sinistra, non indulgeva in nulla. Svoltato l&#8217;angolo per poco non travolse il piccolo Nicola, il figlio dei vicini\u00a0 che tornava di corsa a casa. Lo afferr\u00f2 precisa, lo scroll\u00f2 un po&#8217;, giusto per l\u2019abitudine di rimettere ogni cosa al suo posto e riprese la sua strada. Cosa passa per la testa di una donna che ha esaurito la pazienza? Quali orrori, quali abomini? A che livello di sopportazione, oltre il limite, pu\u00f2 arrivare? In fondo, man mano che si avvicinava, la luce del negozio s\u2019ingrandiva. E alla fine entr\u00f2 come in una tempesta di vento, spalancando completamente la porta a vetri, in un turbinio di gonne. Poi si fece rossa in viso e si appress\u00f2 al bancone, fregandosi le mani. &#8220;Signora Pina, un etto di pazienza, quella buona&#8230; &#8221; La Signora Pina la guard\u00f2 in viso e colse l\u2019urgenza negli occhi lucidi di Anna. Si abbass\u00f2 e apr\u00ec il piccolo frigo che aveva sotto il banco. Ne estrasse un grosso involto, lo apr\u00ec e ne trasse un umido rotolo rosa. La Signora Pina ne aveva viste di cose e sorrise, ma intanto le tagliava una bella fetta grossa di pazienza pura, la pi\u00f9 bella, la pi\u00f9 costosa&#8230;Anna torn\u00f2 verso casa lemme lemme, stringendo al petto il prezioso involtino. La Mattina si affacci\u00f2 esultante a tutte le finestre. \u201cE\u2019 tardi\u201d sbrait\u00f2 il marito di Anna scoperchiando il letto e disperdendo tutto il sonno e tutto il calore.\u201cMio Dio come \u00e8 tardi\u201d fece eco Anna buttando i piedi oltre l\u2019orlo del letto.\u201cPerch\u00e9 non mi avete svegliato?\u201d strill\u00f2 petulante Luca.\u201cMpfff \u2026\u201d Bofonchi\u00f2 Michele e si rimise a dormire. Cominciava una giornata nuova. L\u2019ennesima della stessa solita vita.<br \/>\nAl lavoro Anna arriv\u00f2 in ritardo. Trafelata raggiunse la solita postazione, accese un sorriso stanco e affront\u00f2 l\u2019orda. La gente entrava\u00a0 a frotte dal\u00a0 portone che si apriva su una strada molto trafficata;\u00a0 da una strada laterale emerse un uomo\u00a0 che si avvicin\u00f2 ad un veicolo in sosta. Aveva in mano delle chiavi. Una macchina si accost\u00f2\u00a0 mise subito la freccia a destra e si ferm\u00f2 appena pot\u00e9. L\u2019uomo la vide e le fece cenno. \u201cS\u00ec, vado via\u201d. Si muoveva lentamente e aveva gli occhi rossi, ma sorrideva. Claudio era rimasto vicino ad Alba per ore,\u00a0 caparbio e tenace e ora tornava a casa. Claudio guidava ed era stanchissimo. Di pi\u00f9, era sfinito. La tensione che l\u2019aveva sostenuto durante tutta la notte si era finalmente sciolta quando Alba aveva aperto gli occhi. Era successo senza preavviso. Un attimo prima giaceva immobile. Un attimo dopo era tornata. Claudio aveva gridato il suo nome prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Era confusa, naturalmente, la faccia era piena di lividi e gli occhi erano infossati nel gonfiore. Chiss\u00e0 se sentiva dolore. Aveva diverse costole rotte,\u00a0 le gambe fratturate, un trauma cranico. Ma si era svegliata e anche se non aveva detto nulla l\u2019aveva guardato a lungo. Claudio sospir\u00f2. \u201cPiano, piano\u201d pens\u00f2 \u201cCe la faremo piano, piano\u201d.Adesso doveva organizzarsi, telefonare nel posto dove lavorava, chiedere dei permessi, predisporre dei turni con la sorella per non lasciare Alba da sola. Guidava lungo il fiume, mentre la mente era gi\u00e0 arrivata a casa. C\u2019erano documenti da cercare e da portare in ospedale, bisognava farle una valigia, portarle un pigiama, contattare i parenti. Anna torn\u00f2 a casa alla solita ora,\u00a0 era stanca, ma non solo, era soprattutto inquieta. Continuava ad agire come sempre, ma all\u2019improvviso avvertiva un nervosismo immotivato,\u00a0 fingeva che tutto fosse normale, ma non era cos\u00ec: aveva raggiunto un punto di sfilacciamento, era ormai prossima alla rottura.\u00a0 Per\u00f2\u00a0 nessuno se ne era accorto,\u00a0 a nessuno era mai venuto il dubbio che lei non fosse la solita Anna. Nel pomeriggio finalmente tutte le parole ritornarono ad Anna.\u00a0 Arrivarono alla spicciolata, sbucando una per volta da sotto la porta di casa, cos\u00ec come erano partite. Quando lei incuriosita apr\u00ec finalmente l\u2019uscio, vide che formavano una fila ordinata di piccole parole nere.\u00a0 Anna spalanc\u00f2 le braccia. \u201cEcco\u201d disse \u201csiete tornate a casa.\u201d Inizi\u00f2 a raccoglierle e quando furono troppe per poterle tenere alz\u00f2 l\u2019angolo della gonna per creare una specie di fagotto e l\u00ec le infil\u00f2. Poi rientr\u00f2 in casa e si sentiva cos\u00ec gonfia e piena che cap\u00ec di doversi liberare cos\u00ec sedette al computer di Luca\u00a0 e inizi\u00f2 a scrivere \u2026<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0 \u201cImperfezione\u201d<\/strong><br \/>\n\u201cC&#8217;era una volta una bellissima storia. Era nata per caso, senza essere davvero voluta. Ma che si fa quando capita una storia inattesa?\u00a0 Tutte le storie del mondo le fecero spazio, poco per la verit\u00e0: era cos\u00ec piccina! Ma in quella piccola storia c&#8217;era qualcosa che non andava. Non tutto filava logicamente come avrebbe dovuto. C\u2019era un errore per cos\u00ec dire veniale, niente di veramente eclatante e per questo nessuno lo rilev\u00f2. Si da il caso che dove avrebbe dovuto esserci un punto fermo c&#8217;era un\u2019umile virgola. Per un po&#8217; tutto fil\u00f2 liscio. Ma piano piano la piccola storia cominci\u00f2 ad avvertire un certo malessere, la sensazione che qualcosa dentro di lei non funzionava bene. La fragile struttura che la costituiva si and\u00f2 deteriorando silenziosamente. Un giorno un punto e virgola molto irritato e un pochino geloso, per via di quella virgola promossa sul campo, fece una violenta scenata a due puntini che facevano il loro solito lavoro. I puntini scoppiarono in un pianto dirotto e a furia di piangere quasi affogarono un articolo, un aggettivo e due verbi, prima di smettere.\u00a0\u00a0 \u00a0 Ma il danno ormai era compiuto. La storia si andava inumidendo rapidamente, l&#8217;inchiostro scoloriva, la trama mancava di senso compiuto, i personaggi perdevano di spessore e assumevano contorni sfumati e un aspetto sempre pi\u00f9 trasparente. Era stata una cos\u00ec bella storia! Quando implose, croll\u00f2 su se stessa, non senza aver lanciato con un ultimo potente rigurgito un getto fetido di pronomi personali possessivi addosso al malaugurato vicino di posto\u201d. Anna rideva leggendo quello che aveva scritto. Era incredibile non si sentiva pi\u00f9 triste. Aveva una voce nuova e tantissime cose da dire. Cos\u00ec\u00a0 apr\u00ec una pagina nuova e ricominci\u00f2 a scrivere:\u201cQuesta vita mi ha portato fin qui e ora la sto portando io. Ho una mano che non trema e so cosa va fatto. Cos\u00ec provo e riprovo, cerco la storia perfetta, quella che canta, quella che vibra, quella in cui ogni virgola \u00e8 essenziale, ogni parola necessaria. Io ce l&#8217;ho dentro, lo so che ce l&#8217;ho dentro. Ma \u00e8 difficile davvero darle voce. Vorrei raccontare la vita.\u201dLe parole collaboravano dense di nuovi significati, ma questo non era ancora abbastanza \u2026 Anna si lasci\u00f2 andare allo schienale della sedia e si stropicci\u00f2 gli occhi. \u201cRaccontare la vita \u2026 Ma che cos\u2019\u00e8 la vita in fondo se non un lunghissimo giorno? Il giorno che finisce quando poggi la testa sul cuscino, o ti addormenti sul divano. Solo quel giorno, non come unit\u00e0 di misura, ma come l\u2019unica realt\u00e0 possibile. Il passato svanisce nelle nebbie incerte dei ricordi e Il futuro \u00e8 solo una convenzione. Il passato non esiste pi\u00f9 e il futuro non esiste ancora. Tutta la vita \u00e8 un presente continuo. Questo \u00e8 anche\u00a0 il segreto per costruire qualunque cosa: modificare il presente (e ogni presente che verr\u00e0).\u201d Il cielo scuriva mentre Anna scriveva, i figli in cucina addentavano grossi panini preparati in qualche modo, era tornato anche Paolo e la cercava un po\u2019 spaesato chiamandola a gran voce. Anna non sentiva nulla,Anna scriveva e scendeva la sera, Anna scriveva e scendeva la notte \u2026\u201cLa notte si addensa negli stracci che il nero appende alle finestre, nel freddo che taglia il respiro, nei sogni di quelli che condividono un sogno, nel fiato degli amanti, nel vuoto della mancanza.\u00a0 La notte \u00e8 tagliente come il coltello che divide il figlio dal corpo della madre \u2026 \u201c La notte \u00e8 la fine di questa storia.<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8232\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8232\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anna arriv\u00f2 a casa parecchio contrariata. Sull\u2019autobus che la riportava a casa dopo il lavoro, era successo un fatto inaspettato.\u00a0 Quel balordo dell\u2019autista ad un certo punto aveva fermato il veicolo lungo la strada e senza neppure degnarsi di fornire una qualsivoglia spiegazione ai passeggeri, che pure avevano pagato il biglietto, si era allontanato di [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8232\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8232\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":729,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-8232","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8232"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/729"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8232"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8232\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8240,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8232\/revisions\/8240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}