{"id":8024,"date":"2012-01-07T18:38:15","date_gmt":"2012-01-07T17:38:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8024"},"modified":"2012-01-07T18:38:15","modified_gmt":"2012-01-07T17:38:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-il-cavallo-bianco-della-disfida-di-raffaele-messinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=8024","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Il cavallo bianco della Disfida&#8221; di Raffaele Messinese"},"content":{"rendered":"<p>&#8211; 1 &#8211;<br \/>\nEstate 1974<\/p>\n<p>In una fresca sera d&#8217;agosto del 1974, la testa di un ragazzetto dall\u2019apparente et\u00e0 di dieci anni sbuc\u00f2 tra due massicci bicipiti. I due uomini, la pelle scabra di braccianti, avevano gli occhi puntati sul corteo e non gli diedero retta. Il ragazzo scorse solo per un attimo quegli occhi, luccicanti per il riverbero delle torce accese ai balconi delle palazzine del corso principale. Occhi disposti accanto a mille altri, come acini su un filare infinito. Occhi come biglie vibranti al rullo dei tamburi che improvvisamente infrange il silenzio.<br \/>\nPoi l&#8217;avvicinarsi dello scalpitio di zoccoli sull\u2019asfalto. Le facce dei distratti che si rivoltano verso la strada come carte di uno stesso mazzo. La vivace brezza che scompiglia le teste assiepate e le capigliature che pare si imbroglino alle criniere dei cavalli e alle scompaginate bandiere lanciate dagli sbandieratori in alto, quasi all\u2019inseguimento dei neri fumi delle ciminiere.<br \/>\nIl ragazzo, nel tentativo di spingere lo sguardo oltre la siepe di gomiti e gambe, batte i piedi con forza alla ricerca di uno spiraglio. Ed eccolo ora! Il suo capo cocciuto ha trovato un varco. Gli appare finalmente&#8230; la poderosa bianca macchina di muscoli avanza al piccolo trotto. Ha froge grandi come tane di serpenti. I ferri sotto gli zoccoli percuotono il selciato fino a far risentire profonde le camere dei tombini sotto il manto stradale. Le supponenti palazzine in pietra tranese del primo Ottocento rintronano come bauli.<br \/>\nDietro l\u2019imponente collo dell\u2019animale il riverbero delle torce frastaglia la sagoma seduta del cavaliere. Si vedono le sue braccia luccicanti agitarsi per salutare la folla che applaude. L&#8217;Ettore Fieramosca di quest&#8217;anno \u00e8 un attore esperto di spaghetti western. Le nerborute spalle sobbalzano ad arte, assecondando l\u2019andatura dinoccolata della cavalcatura.<br \/>\nIl ragazzo resiste ancora in prima fila, sgomitando nella palizzata di stinchi e cosce. Ora la scia nebulosa dell\u2019enorme animale \u00e8 a pochi centimetri da lui, potrebbe quasi toccarlo con la punta delle dita, la massa d&#8217;aria in movimento quasi lo trascina con s\u00e9.<br \/>\n\u2013Indietro, indietro, scimunito!- schiamazza la guardia a due centimetri dal suo orecchio e ruota il pugno sinistro come il pupazzo alla giostra del saracino. Un flash illumina d&#8217;un colpo il ragazzo, il cavallo e una porzione della folla. Un momento di stordimento in cui tutto vacilla. Il cavallo bianco, atterrito e scalpitante, fila via veloce come un treno di porcellana, rapito da una nube, come il destriero dell\u2019Arcangelo.<\/p>\n<p>&#8211; 2 &#8211;<br \/>\nEstate 2011<\/p>\n<p>La foto, a detta di qualcuno, esiste ancora oggi, appesa alla colonna di tufo dell\u2019Antica Osteria di Via San Giorgio.<br \/>\nIl ragazzo, il cavallo, la folla puoi vederli ancora l\u00ec, sbiaditi nel contrasto di neri e di grigi.<br \/>\nL\u2019uomo seduto al tavolo a sfogliare un\u2019agenda di scatto s\u2019\u00e8 alzato per osservarla da vicino. Il pollice che scivola sulla patina d&#8217;unto, l\u2019unghia che scava il dettaglio del volto con un graffio&#8230;. non c\u2019\u00e8 dubbio, tra il volto dell\u2019uomo e il ritratto sbiadito del ragazzo v&#8217;\u00e8 una sorprendente somiglianza. Il titolare del locale, una specie di barbuto nostromo, sta tornando al tavolo con un cesto di pane. L\u2019uomo lascia la foto e torna precipitosamente alla sua sedia. &#8220;Non gli chieder\u00f2 di avere la foto, sarebbe patetico\u2026 \u00e8 passato tanto di quel tempo. &#8221;<br \/>\nOra l&#8217;aria si \u00e8 fatta calda dei fumi di carne rosolata. L&#8217;odore di braciole permea le pareti di tufo.<br \/>\nL\u2019uomo cerca una posizione pi\u00f9 comoda sulla sbilenca sedia di vimini. Le mani anemiche fuoriescono madide dalle maniche della giacca di lino. Gli occhi sono ora brevemente catturati dalla gigantografia della Madonna, sulla parete opposta a quella in cui ha scorto il suo volto da ragazzo, quando assisteva rapito al passaggio del corteo della Disfida. Fa il gesto istintivo di raddrizzare la sedia, come se il tavolo stesse sfuggendo per un improvviso scivolamento del pavimento.<br \/>\n&#8211; Cosa vi servo, dottore?<br \/>\n&#8211; Cosa avete? A sentire questo buon odore di braciole, mi viene &#8216;na voglia &#8230;<br \/>\n&#8211; Piatto della casa: strascinati della Sfida con rag\u00f9 di braciole di puledro.<br \/>\n&#8211; Mmmm, bene, s\u00ec.<br \/>\n&#8211; Da bere&#8230; una giarretta di vino rosso?<br \/>\n&#8211; S\u00ec, certo, facciamo cos\u00ec.<br \/>\nIl pane sa di bruciato e di buccia di patata.<br \/>\n&#8220;C\u2019\u00e8 una ragione per cui mi trovo qui? Voglio dire, una ragione sincera o pura, banale nostalgia? Dopo quarant\u2019anni, non \u00e8 troppo, o troppo poco?\u201d<br \/>\n&#8211; Tutto a posto, dottore? Ancora un po\u2019 di vino?<br \/>\nIl torpore dell\u2019alcol lega la lingua come una benda intorno agli altri sensi e li ottunde. Una voce romba da dietro un muro di visioni: il muro \u00e8 di quel tufo giallognolo delle cave di Santa Maria di Cafiero, tufo che sfarina facilmente e che sostiene miracolosamente i pilastri dell&#8217;intero borgo marinaresco.<br \/>\n&#8211; Uccido io!<br \/>\nLa voce roca proveniente dalla saletta attigua gli provoca un soprassalto.<br \/>\n&#8220;Ecco spiegato quello scoppio rabbioso di voce. Certo&#8230; mi ricordo&#8230; come no? Si uccide per gioco, nella &#8216;maniglia a compagni&#8217;, che il nonno aveva voluto insegnarci a tutti i costi.&#8221;<br \/>\nE ancora il legno trasmette vibrazioni al pavimento, mentre gli uomini sbattono le carte sul sudicio legno.<br \/>\n-Cavallo di coppe, ah!<br \/>\n-Ah, cavalli! E che? La cavalleria l\u2019hai avuta tutta tu?<br \/>\n-A proposito. Ci credete alla storia di Mimmo lo Scopastrade?<br \/>\n-Sss&#8230; quel razza di macaco&#8230;<br \/>\n-&#8230; lo sapete che va dicendo che ha visto uscire da un chiancone dietro la Cattedrale un enorme cavallo bianco e che dopo un momento non l\u2019ha visto pi\u00f9, sprofondato nel fossato del castello?<br \/>\n-Altro che cavalli! quello vede solo le braciole e il vino con cui le annaffia. Mimmo&#8230; pezzo di bestia che non \u00e8 altro. A lui credi? E\u2019 ubriaco dalla mattina alla sera&#8230;<br \/>\n-No, stavolta sembra diverso. Ha chiamato la polizia&#8230; cose serie. Il commissario gli ha chiesto se era la prima volta che aveva quell\u2019avvistamento. E pure alla Gazzetta ha giurato che aveva visto tutto coi propri occhi.<br \/>\n-Sono tutte stronzate. Cavalli bianchi che risuscitano da sotto ai chianconi. Puh!<br \/>\n&#8211; Mi arrasso! &#8211; dice, sbattendo con violenza un re di bastoni sul tavolo.<br \/>\nL\u2019uomo esce dall\u2019osteria e passeggia per le vie del borgo vecchio.<br \/>\nNessuno per le strade. Gracchiano stazioni di radio locali. Un trio di piccioni picchietta sui lastroni bianchi tra gusci di frutta secca.<br \/>\nL\u2019uomo che compra cartoline in una citt\u00e0 dove \u00e8 cresciuto o \u00e8 un nostalgico o un pazzo. Quando l&#8217;uomo si siede al tavolino di formica verde di fronte alla Chiesa del Monte di Piet\u00e0, sono le due e quindici del pomeriggio. Cartoline: castello con sfondo cattedrale, colosso di bronzo, monumento equestre alla Disfida, trabucco, ecc. La citt\u00e0 scorre tra le mani e si confonde con i ricordi.<br \/>\nFanno troppo rumore i passi.<br \/>\nDopo essersi chiuso alle spalle il portone dell\u2019albergo, la citt\u00e0 pare sprofondare in un bagliore arcano.<br \/>\nGiunto nella sua stanza, l&#8217;uomo si getta sul letto e crolla cos\u00ec, ancora vestito, tra le candide lenzuola. Neanche il tempo di chiudere il secondo occhio e gi\u00e0 \u00e8 dentro la deriva di un sogno&#8230; Il cavallo bianco di pietra corre sul molo di levante. Giunto al trabucco, nell&#8217;ombra fresca di pali e reti, sospesi sull\u2019acqua, l&#8217;animale s&#8217;acquieta. Poi l&#8217;eco di uno sparo&#8230; l&#8217;animale s&#8217;impenna e scompare oltre la bianca barriera di scogli.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo esce dall&#8217;albergo senza cambiarsi d&#8217;abito.<\/p>\n<p>La piazza della stazione non \u00e8 che un cerchio con al centro un altro cerchio, la fontana con un tritone che sputacchia pigri zampilli. L\u2019orologio bianco sulla facciata dell&#8217;edificio segna le tre meno un quarto. Il pomeriggio aleggia afoso e stanco sui tavolini del bar all\u2019aperto. La tazzina da caff\u00e8 vuota \u00e8 assediata dalle mosche, che rimbalzano da quella al tavolino di plastica come grani di pepe su una piastra rovente. Un giornale aperto lasciato da qualche frettoloso viaggiatore, riempie buona parte del tavolino. Si scompagina nella vivace brezza e s\u2019apre su un titolo che calamita lo sguardo dell\u2019uomo: SCOMPARSO IL CAVALLO BIANCO DAL\u00a0 MONUMENTO ALLA DISFIDA.<br \/>\nUn&#8217;ombra gli attraversa fulminea le pupille. &#8220;Ma che significa tutto questo? Provare sul serio a capirci qualcosa? Fosse anche un&#8217;inezia, un dettaglio. Legittimo, no, dopo quarant&#8217;anni? D&#8217;altronde un viaggio deve pur avere un senso&#8221;.<br \/>\nLascia un paio di monete sul tavolo e si lancia in una corsa forsennata attraverso giardini pubblici, piazze e viuzze del centro storico. Ora via Cialdini gli si apre davanti in tutta la sua monumentale meraviglia.<br \/>\nDi l\u00ec a pochi minuti la sua corsa \u00e8 gi\u00e0 terminata. Spalanca la porta a vetri opachi dell&#8217;osteria. Non c&#8217;\u00e8 nessuno a fermarlo. L&#8217;oste a quell&#8217;ora \u00e8 un gargoyle dormiente, intagliato nel tufo.<br \/>\nLa foto \u00e8 sempre l\u00e0. L&#8217;uomo la riconosce all&#8217;istante sul pilastro di tufo eroso. Le mani la staccano con forza dal muro. Gli occhi rossi, eccitati, la scrutano alla ricerca di un particolare essenziale, che gli sfugge da troppo tempo, ma&#8230; &#8220;Ma, che scherzo \u00e8 mai questo? Dov&#8217;\u00e8 finito il ragazzo&#8230; cio\u00e8, io, da ragazzo? Ma che diavolo! Chi ha cambiato la foto, chi ha potuto sostituirla?&#8221; S&#8217;avventa sull&#8217;oste addormentato. Lo strattona, lo spinge. Quello lo guarda di sbieco come vedesse per la prima volta la faccia di un matto.<br \/>\n&#8211; Che vuoi? Che ti piglia?<br \/>\n&#8211; La foto, la foto di stamattina&#8230;<br \/>\n&#8211; Ebbe&#8217;?<br \/>\n&#8211; Dov&#8217;\u00e8? Dimmi, dov&#8217;\u00e8?<br \/>\n&#8211; Ma che cazzo dici? E chi l&#8217;ha toccata. \u00c8 quella che tieni in mano, non vedi?<br \/>\n&#8211; Non prendermi in giro, lurido stronzo, c&#8217;ero io da ragazzo sulla foto e c&#8217;erano anche la folla e il cavallo&#8230;<br \/>\nSi blocca, d&#8217;un colpo, raggelato. Il cavallo bianco di Fieramosca &#8230;. non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 neanche quello. Da impazzire. Avvicina l&#8217;immagine ancora di pi\u00f9 agli occhi&#8230; niente, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 traccia del ragazzo che \u00e8 riuscito a infilarsi tra la folla. E pure il cavallo \u00e8 scomparso.<br \/>\n&#8211; Ma chi sono io, allora? Che succede?<br \/>\nL&#8217;oste fa per prenderlo per un braccio. Ma l&#8217;uomo si divincola, lascia cadere con una smorfia di disgusto la foto sgualcita.<br \/>\nCorre via ora, lontano. In quelle vie di pietra, su quei marciapiedi viscidi, corre come un ossesso, via da quella citt\u00e0 che non riconosce, che non lo riconosce.<br \/>\nLo sentiva da quando s&#8217;era messo in viaggio, un viaggio che avrebbe dovuto restituirgli il senso di un&#8217;intera esistenza. Lo sentiva che una foto non pu\u00f2 bastare.<br \/>\nUn&#8217;infanzia che non hai avuto, che hai solo sognato, non la ritrovi in un&#8217;osteria. N\u00e9 pu\u00f2 bastare il debole indizio di un lontano conoscente del luogo che giura e spergiura di averti visto immortalato in una foto in una vecchia osteria dalle parti della Cattedrale, e che arriva persino a scriverti una lettera per informarti della sorprendente coincidenza.<br \/>\nGi\u00e0, sorprendente&#8230;. Ritrovarsi cos\u00ec a quasi 50 anni, con in mano fantasmi di memorie.<br \/>\nForse ricominciare da questo \u00e8 la vera avventura di una vita che, tra noia e nostalgia, non ha mai avuto ali.<br \/>\nCome il cavallo bianco della Disfida.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_8024\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"8024\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; 1 &#8211; Estate 1974 In una fresca sera d&#8217;agosto del 1974, la testa di un ragazzetto dall\u2019apparente et\u00e0 di dieci anni sbuc\u00f2 tra due massicci bicipiti. 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