{"id":7801,"date":"2011-12-09T18:12:34","date_gmt":"2011-12-09T17:12:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7801"},"modified":"2011-12-09T18:12:34","modified_gmt":"2011-12-09T17:12:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-indugiare-di-tullio-bugari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7801","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Indugiare&#8221; di Tullio Bugari"},"content":{"rendered":"<p>Saluta la sua compagna sfiorandole le labbra con un bacio fugace, quasi distratto, ma lei \u00e8 altrove e quando si volta lui gi\u00e0 si distoglie. Va di fretta, o quasi. Beve in piedi il caff\u00e8, poi s&#8217;allontana e le dice ciao, mentre strizza l\u2019occhio, scherzoso. Ancora ignaro. Lei accenna un sorriso, il suo aspetto \u00e8 sereno, si volge di nuovo alle sue cose.<\/p>\n<p>In corridoio ha un fremito davanti allo specchio. Vede se stesso e, dietro, un altro se stesso che lo guarda alle spalle, ma lontano e sfocato, come l\u2019eco di un altro. E&#8217; il doppio riflesso di un secondo specchio alle sue spalle. Non trova nulla di meglio che aggiustarsi il nodo della cravatta, e guardarsi i capelli oramai grigi. Mentre se ne va sbircia ancora con la coda dell\u2019occhio, sente come uno sguardo dietro la nuca. Ostenta un tocco naturale nei suoi gesti, afferra la borsa dalla mensola, poi non resiste e torna allo specchio&#8230; ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla. Si guarda, muove il capo a destra e a sinistra, fa scattare le sopracciglia verso l\u2019alto, si sorride. Ma fugace. Quasi di fretta. Scende le scale, esce in strada e sale in auto. Nessuno gli presta attenzione. Appoggia la borsa sul sedile, gira la chiave, accende il motore, l\u2019autoradio, controlla lo specchietto retrovisore ma sbirciando appena le immagini della strada dietro\u2026 quasi ci fosse  il suo eco, a sbirciare lui\u2026 guarda di nuovo anche se stesso, ripete lo scatto fugace delle sopracciglia verso l\u2019alto, inserisce la freccia, ingrana la marcia e\u2026 non ha tolto il freno a mano\u2026 a forza d\u2019essere fugace s\u2019\u00e8 distratto davvero, si dice divertito tra s\u00e9. Un piccolo sobbalzo strattona l\u2019auto, ma eccolo che va, verso il suo ufficio, da qualche parte laggi\u00f9, nella citt\u00e0. Il suo giorno sta davvero iniziando.<\/p>\n<p>Guida distratto, come se non avesse fretta e la strada avesse pazienza con lui, come un abitudine, un automatismo che fa ripetere ogni giorno gli stessi gesti\u2026 gli stessi pensieri&#8230; umori. Come se li avesse lasciati davvero l\u00ec, i suoi umori, in quel tratto di strada, il giorno prima, ancorati a un ricordo che gli scorreva nella memoria, o mescolati all\u2019immagine di un palazzo\u2026 o al rumore del passo di un uomo, o una donna che va di fretta\u2026 che traballa col suo tacco sul fondo vissuto di una strada, ignaro di restare agganciato ai pensieri che transitano per caso, gli stessi che lui ora ritrova, e riprende, per un attimo, arricchendoli magari col ticchettio di un altro tacco, che raccoglie dalla sua memoria in un tempo diverso, su un diverso marciapiede\u2026 per poi lasciarli di nuovo tutti insieme in qualche caseggiato pi\u00f9 avanti, dove magari ne aveva lasciati altri, di pensieri, il giorno prima, anche pi\u00f9 banali o forse no, che ora riprende, ma solo per distrarsi ancora mentre guida. Per evitare di rammentare i suoi impegni, che lo attendono laggi\u00f9, da qualche parte.<\/p>\n<p>Come al solito c\u2019\u00e8 traffico e l\u2019auto avanza lenta. Il semaforo \u00e8 rosso. Si ferma e guarda distratto la gente sul marciapiede, quando&#8230; quando vede\u2026 quando vede se stesso, s\u00ec, proprio se stesso\u2026 non il suo eco. Non ci sono dubbi. E\u2019 proprio lui quel tipo che lo guarda!<\/p>\n<p>O forse \u00e8 il suo Doppio? Se davvero esiste da qualche parte il nostro Doppio! Sdoppiatosi da noi chiss\u00e0 in quale circostanza, e che ancora s\u2019aggira per le strade del mondo, in cerca delle opportunit\u00e0 che noi non abbiamo colto, perch\u00e9 eravamo troppo\u2026 distratti\u2026 e poi un giorno, magari oggi, eccolo il nostro Doppio che torna sui suoi passi e ci sbarra il cammino. Forse siamo proprio noi la sua opportunit\u00e0\u2026 s\u00ec, deve essere proprio il suo Doppio e non un eco qualunque, quel signore fermo l\u00ec al semaforo, con il piattino dell\u2019elemosina in mano.<\/p>\n<p>Lo guarda incredulo. Anche il suo Doppio lo sta fissando ma con un sottile sorriso che gli vivacizza lo sguardo. Adesso lo vede che scende dal marciapiede e si avvicina all\u2019auto, come se lo avesse riconosciuto. O lo stesse aspettando. Come se il suo Doppio conoscesse gi\u00e0 le sue abitudini, le sue strade, i suoi gesti fugaci\u2026 i suoi pensieri\u2026 disseminati per anni lungo quella via. Lo vede che scuote sornione la testa mentre si avvicina, come per rimproverarlo indulgente, per l\u2019attesa a cui l\u2019ha costretto, ma felice ora di vederlo.<\/p>\n<p>Guarda il suo Doppio e si sente irrigidire dentro, come morso dal tetano.<\/p>\n<p>Il Doppio ha un passo sicuro. Gira attorno all\u2019auto, va verso la portiera e la apre. Lo guarda, dall\u2019alto, poi si curva su di lui e gli sorride con quel cenno che significa \u201cDai!\u201d, accompagnandolo con un piccolo scatto della testa in direzione del centro della strada. Per indicargliela. Come se tutto ci\u00f2 accadesse in modo naturale e fosse gi\u00e0 deciso da tempo, ma senza averlo deciso davvero.<\/p>\n<p>Lui scende e gli cede il posto, come se tutto ci\u00f2 accadesse in modo innaturale e si stesse decidendo proprio ora, ma senza deciderlo davvero.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla a distrarlo, tutto si fa dettaglio. Il rumore fisico della portiera che si apre. Lo scalpiccio dei pedoni attorno. Il colpo di smog sul viso. Perfino un raggio di sole disperso, che si trova l\u00ec. I gesti che intravede, il suo modo di scendere dall\u2019auto e distendersi in piedi, viso a viso col suo Doppio, cercandone l\u2019eco ma\u2026 \u00e8 solo un attimo. Una frazione. Un salto effimero tra due dimensioni. Un dettaglio pi\u00f9 sottile degli altri. Forse l\u2019ha soltanto immaginato\u2026 o sta cercando ancora di immaginarlo\u2026<\/p>\n<p>E\u2019 in piedi in mezzo alla strada. Il semaforo \u00e8 verde, tutto riparte, ci\u00f2 che \u00e8 sospeso ha smesso di sospendersi, riaggancia i suoi ritmi, si strattona\u2026 il suo Doppio se ne sta andando via con la sua auto. Lui lo segue con lo sguardo finch\u00e9 non scompare laggi\u00f9, lungo la stessa strada di ogni mattina\u2026 anzi no, forse sta girando per un\u2019altra direzione\u2026<\/p>\n<p>Prima di sedersi al suo posto di guida il Doppio gli ha lasciato sulle mani il piattino dell\u2019elemosina, con qualche moneta dentro. Un semplice piattino di plastica. Che dozzinale, pensa ora lui osservandolo, come se per chiedere l\u2019elemosina a un semaforo occorresse una ciotola elegante. Ma non lo pensa davvero, in realt\u00e0 non riesce a pensare a nulla, mentre le auto gi\u00e0 gli scorrono attorno e gli suonano.<\/p>\n<p>S\u2019accorge soltanto ora che nel veloce scambio si sono scambiati la giacca. Ora indossa una di quelle vecchie giacche di velluto verde a coste, di trenta o quaranta anni prima, quelle che aiutavano a scimmiottare un\u2019aria da intellettuale, meglio ancora se con un giornale di sinistra infilato in tasca. Magari sgualcito ma non troppo, il giornale. Anzi, stropicciato pi\u00f9 che sgualcito, s\u00ec, sta pensando proprio questo ora, ingeneroso con il se stesso di tanti anni prima\u2026 forse un altro suo Doppio disperso nel tempo\u2026 mentre \u00e8 l\u00ec, anche lui come quel vecchio giornale, un po\u2019 stropicciato, riemerso da vecchie memorie, stupito come un viso appena sveglio, ma svegliatosi tardi, con il tempo gi\u00e0 oltre.<\/p>\n<p>Scuote via questo accenno di malinconia dai suoi pensieri. Si trova davvero in mezzo alla strada, con il piattino di plastica in mano. Al turno successivo di semaforo rosso accosta l\u2019auto della sua compagna. Non lo guarda e nemmeno lo sbircia, come se non fosse lui  ma una qualunque identit\u00e0 non prevista. Non gira nemmeno il viso, che peccato, non sapremo mai cosa avrebbe visto. Apre invece una fessura del finestrino, \u00e8 gi\u00e0 qualcosa, lascia cadere distratta una moneta che tintinna a terra\u2026 e diffonde un suono che si ancora proprio l\u00ec nelle coordinate di quel punto in quel momento preciso del giorno&#8230; Lui raccoglie la moneta e il suo tintinnio. Quando si rialza lei \u00e8 gi\u00e0 andata, non ha indugiato. La intravede ancora per un attimo e poi pi\u00f9 nulla, \u00e8 di nuovo solo nell\u2019incrocio vuoto e sconosciuto.<\/p>\n<p>Suonano i clacson, lo invitano a togliersi. Raggiunge il marciapiede e si dirige verso il semaforo. Passa davanti a una vetrina e con la coda dell\u2019occhio vede per un attimo il riflesso del suo volto sgualcito. Un brivido. Il suo riflesso non gli cammina accanto sul vetro, s\u2019\u00e8 fermato e lo sta guardando mentre lui passa.<\/p>\n<p>Sa che non pu\u00f2 reggere a lungo quello sguardo e s\u2019affretta, passa oltre. Poi controlla con la coda dell\u2019occhio e s\u00ec\u2026 il  riflesso non \u00e8 scomparso dopo il suo passaggio, \u00e8 ancora l\u00ec, sul vetro, che indugia. Forse pensa qualcosa.<\/p>\n<p>Cerca ancora di sbirciare quel riflesso restando defilato, di lato, ma non riesce a vedere bene. Non capisce se \u00e8 davvero il suo, quel riflesso, oppure del suo Doppio\u2026 se ne sta l\u00ec che indugia, intrappolato nel vetro, vestito con la giacca nera e la borsa stretta in mano, che cerca di guardare lui ma lui sta ancora defilato, schiacciato contro il muro, per non farsi scorgere\u2026<\/p>\n<p>Il semaforo \u00e8 di nuovo rosso. E\u2019 di nuovo il suo turno. Si stacca dal muro e si inoltra verso il centro della strada, come se nulla fosse\u2026 e intanto le auto passano, continuano a passare e il semaforo scatta e scatta ancora e lui \u00e8 sempre l\u00ec, di nuovo, ogni volta in mezzo alla strada, ad agitare il piattino e raccogliere soldi, sempre attento a non girarsi mai indietro verso quella vetrina, evitando con cura di guardarsi indietro, come se non accadesse nulla alle sue spalle\u2026 sbirciando appena\u2026 con la coda dell\u2019occhio vede&#8230; vede il riflesso indugiare, indugiare a lungo, fino a che non\u2026 s\u00ec, poggia la borsa a terra, s\u00ec, \u00e8 quasi in ginocchio\u2026 allunga la mano fuori dalla vetrina, sta davvero appoggiando la borsa sul marciapiede\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7801\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7801\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Saluta la sua compagna sfiorandole le labbra con un bacio fugace, quasi distratto, ma lei \u00e8 altrove e quando si volta lui gi\u00e0 si distoglie. 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