{"id":7742,"date":"2011-12-02T16:34:55","date_gmt":"2011-12-02T15:34:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7742"},"modified":"2011-12-02T16:34:55","modified_gmt":"2011-12-02T15:34:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-il-tuo-sorriso-migliore-di-riccardo-bassetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7742","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Il tuo sorriso migliore&#8221; di Riccardo Bassetti"},"content":{"rendered":"<p>Sapevi sarebbe andata a finire cos\u00ec.<\/p>\n<p>Il freddo ti penetra, ogni passo per strada \u00e8 una scarica che ti sembra di finire in schegge. Non c&#8217;\u00e8 anima viva in giro. Allacci il cappotto con le dita rigide, sbuffi di fumo si condensano ad ogni respiro, gli occhi guizzano tra le lingue di sampietrini che fuoriescono dal buio dei vicoli.<\/p>\n<p>Ti \u00e8 sempre piaciuta la notte di Roma.<\/p>\n<p>Il problema con quelle come lei \u00e8 che pensano di poter ignorare quelli come te. Trattarti come uno zero senza nemmeno capire il mondo dove vivono, con tutte le anime desolate che si sbracciano per un pelo d&#8217;attenzione. Hai provato, ma era focalizzata sulla sua porzione di mondo. Adesso \u00e8 l\u00ec, con i muscoli contratti, gli occhi gialli appannati a cercare le stelle sopra i palazzi, sotto l&#8217;addome la pozza di sangue scuro si sta allargando fino a raggiungere il tombino. Deve sentirsi sola.<\/p>\n<p>Ti ha snobbato, respinto, imbrogliato, ha rovinato tutto fra te e il tuo desiderio. E&#8217; durato poco, l&#8217;hai vista nel locale, aggraziata, vaporosa, ben vestita, ti ha fatto un cenno con lo sguardo, forse.<\/p>\n<p>Eri contento allora e sei contento adesso.<\/p>\n<p>Frughi nelle tasche, estrai il coltello. Abbassi due colpi sull&#8217;addome, trafiggi il cuore lentamente, estrai la lama cremisi guardandola sgocciolare sulla camicetta color perla e la gonna beige e le calze color carne, ricorda una tela puntinista. Senti di perdere l&#8217;equilibrio, ti raddrizzi, ti volti e ti incammini per la solita strada. Non c&#8217;\u00e8 paura, non pentimento, non esaltazione.<\/p>\n<p>Sapevi sarebbe andata a finire cos\u00ec, alla terza non ti fai pi\u00f9 illusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>* * *<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Hai passato la notte in bianco. Da quando Nora t&#8217;ha lasciato il weekend \u00e8 un girone infernale. Dovresti assumere calcio, meno grassi saturi e qualche carezza in pi\u00f9. E invece ti imbottisci d&#8217;acqua, diet coca, birra, minestrine, vino, frullati, masticare ti annoia. Ti sei abbonato con nonchalance a <em>DiPi\u00f9Tv,<\/em> e sei al corrente di ogni film di serie Z che trasmettono alle due del mattino, il tuo mezzogiorno.<\/p>\n<p>Sotto questa luce azzurrina non ti riconosci pi\u00f9. Sei snaturato come una medusa in una sala da ballo. Strisci. Ti sciogli. Agonizzi. Schiacci la tua immaginazione spontanea sotto 20 Kg di plastica artificiale e cristalli liquidi. Sei a tuo agio nel rimanere fermo, t&#8217;\u00e8 sempre riuscito. E&#8217; cosa rara di questi tempi, e tu sei uno che sa godere delle piccole cose, che tradotto significa che sei pi\u00f9 vicino alla morte che all&#8217;adolescenza.<\/p>\n<p>Per un&#8217;interminabile ora fissi oggetti vari in ordine casuale, gli utensili sottovalutati: il battiscopa, le viti che tengono su il lampadario, lo zampirone insettifugo, i tasti del telecomando, chiedendoti di volta in volta se chi l&#8217;ha costruiti sia ancora in vita e cosa stia facendo mentre tu &#8216;rifletti&#8217;. Ti rassicura pensare che c&#8217;\u00e8 una traccia di vite sconosciute nel tuo appartamento. Assorbi il silenzio poi esci, arrivi, baci, stringi, bevi, parli, torni, ti lanci sul divano, schiacci <em>on, <\/em>strisci una mano sul pavimento: patatine. Tutto ci\u00f2 di cui hai bisogno si trova vicino al divano, non ci sono eccezioni. Cos\u00ec te ne stai l\u00ec, a distrarti, a pensare alle cose pi\u00f9 importanti della tua vita sorprendendoti a scoprire che sono cose. La tua vita viaggia su questi binari.<\/p>\n<p>La letargia l&#8217;hai vista approssimarsi pian piano. Inizialmente era uno svago come tanti. Tornavi a casa dopo una giornata dura e ti concedevi un&#8217;ora di televisione, una canna, un po di vino. Ti sembrava meritato, lo facevi per rilassarti. Poi hai dimenticato che serviva a rilassarsi e ti sei lasciato divorare per rimanere normale. Ora uscire \u00e8 una cupa <em>ouverture<\/em>: indossi la camicia buona, frequenti locali, mangi in ristoranti dalla lista di prenotazione lunga come il Vangelo, discuti, balli, ti ubriachi, ma alle spalle hai sempre il monotono ticchettare delle lancette che ti supplicano di ripensarci. Cos\u00ec le tue serate sono sempre pi\u00f9 corte, i tuoi amici sempre pi\u00f9 diffidenti, la tua capacit\u00e0 di interessarti agli eventi s&#8217;\u00e8 fatta mezza vuota come il bicchiere di whisky in cui li sciogli. E ti chiedi se non sarebbe meglio smettere di funzionare, la voglia di non guardare pi\u00f9 in l\u00e0 della prossima paga o della prossima bevuta. Darci un taglio con i ragionamenti, mettersi nell&#8217;ordine di idee di andare avanti, perch\u00e9 da quella mattina quando ti sei svegliato tutto quello che avevi \u00e8 scomparso.<\/p>\n<p>Ma non ti lamenti, ti poteva andare peggio. Potevi essere un giocatore agonista di schedine, un rastrellatore di giardini zen, un mozzo di Capitan Findus, un pilota automatico, un nano da giardino, una stretta di mano non ricambiata.<\/p>\n<p>Cos\u00ec per te stare a casa \u00e8 solo uno svago, un modo per evadere. Evadere dallo studio, dal lavoro, dal dolore, evadere da casa stando a casa, evadere.<\/p>\n<p>Eri un bambino, adoravi Biancaneve, chiedevi ogni cosa e quando ti dicevano che crescendo avresti capito eri elettrizzato all&#8217;idea di diventare uno che capisce cose, uno che cresce. Ora, consapevole del fatto che Biancaneve si stia probabilmente dannando l&#8217;anima sotto la scrivania di qualche produttore per i diritti di uno spin-off, preferisci berci su, e la vita comincia ad assomigliare ad una pellicola piena di bruciature di sigaretta.<\/p>\n<p>Un messaggio subliminale tiene insieme i tuoi sogni: \u00e8 tutta una questione di soldi. L&#8217;universit\u00e0 per uscire dal bozzolo, il lavoro per accumulare, il mutuo per soddisfare la tua donna, il SUV per ostentare, lo smart phone per essere preso in considerazione. E alla fine viene fuori che non \u00e8 <em>solo<\/em> una questione di soldi. Le cose vanno e vengono, ma soprattutto vengono dimenticate.<\/p>\n<p>Sei l&#8217;unico a cui devi rendere conto e ti sei messo in testa di mantenere un fisico atletico. Hai comprato un tapis roulant, due pesi da 4Kg, bustine di integratori e magliette traspiranti. Una sfortuna che l&#8217;unico sforzo che fai \u00e8 sfregare la tua mano destra contro il bastone della felicit\u00e0 sotto l&#8217;ombelico. Non hai la tartaruga? Pazienza, \u00e8 stato un bel momento.<\/p>\n<p><em>Ancora non lo sai, la tua vita finisce con me. <\/em>Le parole di Nora non ti escono pi\u00f9 dalla testa. In compenso hai del tutto rimosso il suo volto e per questo scriveresti una letterina di ringraziamento a Mr. Walker, ma ci rimarresti male a sapere che l&#8217;amico Johnnie \u00e8 solo un marchio. In pi\u00f9 ricordi dove Nora teneva le foto.<\/p>\n<p>Lo ricordi bene, durante la convivenza c&#8217;era dolcezza, sensualit\u00e0, talvolta diffidenza. Non ti credeva. Era convinta avessi un&#8217;avventura. Ti annusava i vestiti, l&#8217;alito, alla ricerca di un odore estraneo. Tu venivi da fuori, portavi con te l&#8217;aria, la vitalit\u00e0 del mondo esterno dentro quella casa sonnolenta e serena come un convento. Non \u00e8 che fosse colpa tua l&#8217;assenza di lavoro, ma lei ti osservava distante posare la valigetta sul tavolo alla sera, ti faceva quella faccia e capivi chi aveva scelto come capro espiatorio.<\/p>\n<p>Ora quando l&#8217;immagine di Nora ti assale la schiacci sotto macigni lavorativi, mondani, alcoolici, televisivi, qualunque cosa pur di ostentare il sorriso di chi non s&#8217;\u00e8 fatto male. Solo quando ti accorgi di riconoscere ogni collega dalle scarpe che indossa capisci di essere nei guai. E allora ti fai una gita tra le colline dei ricordi pi\u00f9 sofferti. Per tutta la vita hai provato a comportarti nella maniera corretta, quando infine hai capito l&#8217;impalpabilit\u00e0 del concetto hai tentato solo di assecondare il tuo carattere. Troppo tardi ti sei accorto di odiare il tuo carattere, solo quando alla fine l&#8217;hai trovata, quella che non ti ha accettato. Troppo costruito, oscilli tra picchi di sincerit\u00e0 non richiesta e vigliaccate colossali, nel frattempo offri shot di tequila e candeggina brindando alle manifestazioni pacifiche. Ora sai come sei fatto. Lei non ti ha perdonato, tu non hai perdonato il mondo.<\/p>\n<p>Qualunque sia stato l&#8217;ultimo errore non \u00e8 stato quello a fare la differenza, tanto valeva dimenticarlo. E&#8217; il resto che non riesci a digerire.<\/p>\n<p>Hai un&#8217;immagine scolpita tra le pieghe del tuo cervello di quando eravate a Capri. All&#8217;orizzonte campeggiavano alcune nuvole estive, gigantesche e silenziose, immergendo in acqua le loro code strappavano nel cuore dei bagnanti immagini profetiche. Quel giorno alzasti lo sguardo dal giornale e la conoscesti, avvolta in quel pareo etnico da quattro soldi, notasti per la prima volta il piccolo neo sotto l&#8217;occhio destro, facesti amicizia con la sua testolina bagnata di capelli. Eri cos\u00ec rapito da quella creatura da annusare l&#8217;odore della luna e pensare di poterla imbottigliare e vendere alla Nestl\u00e9.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec fantastico essere felici, parevi rimbecillito.<\/p>\n<p>La invitasti fuori a cena. Ti alzavi troppo spesso dal tavolo, volevi il meglio per lei. Lo champagne che dicevi tu, la bottarga fresca, il profitterol ben farcito di crema pasticcera. Ti stavi perdendo il meglio. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che ti innervosiva. Bella. Un sogno, e quello meritava. Te ne stavi l\u00ec ad annuire con la testa, a dispensare sorrisi per situazioni mai vissute, a raccontarti con pacata modestia, quando tutto ci\u00f2 che avresti voluto fare era chiudere gli occhi, tirare un bel respiro e pronunciare quelle due semplici parole: <em>mi servi<\/em>.<\/p>\n<p>Lei avrebbe risposto &#8220;anche tu, caro&#8221;, avreste riso del vostro distacco e vi sareste goduti la compagnia. Purtroppo la cosa viene spesso fraintesa e pi\u00f9 di un &#8216;vaffanculo&#8217; non ci si becca. Quindi hai taciuto e continuato la tua sceneggiata, per anni. Ma, in assenza di telecamere, l&#8217;unica immagine che ne \u00e8 venuta fuori \u00e8 stata quella dell&#8217;incoerenza. Sentivi che avresti potuto amarla, pi\u00f9 avanti. Rimandavi quel momento come si trattasse di portare fuori il cane, finch\u00e9 alla fine non hai dimenticato il <em>perch\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>Le volevi bene, ma forse perch\u00e9 lei ne voleva a te. E&#8217; odioso non saper amare, ma deludere&#8230;<\/p>\n<p>Cos\u00ec anni dopo avete ripetuto il viaggio a Capri. Pagando il doppio avete avuto lo stesso tavolo, lo stesso hotel, la stessa stanza, solo l&#8217;intenzione era cambiata, stavolta si procedeva nel senso di marcia inverso.<\/p>\n<p>E&#8217; un giochino perverso quello di voler lasciare una traccia di noi nella memoria delle altre persone. Non con le statue, i nomi delle strade, pi\u00f9 con l&#8217;ultima frase, l&#8217;ultima notte, l&#8217;ultima occhiata. Monumenti di stile. Perdendo l&#8217;ultima occasione di aprire quella morbida sofisticata cazzo di bocca e dargli fiato, per una volta col cervello collegato, lucido, reattivo. Quell&#8217;occasione che avrebbe potuto fare la differenza.<\/p>\n<p>La notte colava inchiostro sulle insenature dell&#8217;isola, sdraiati su quella sabbia umida e compatta hai notato gli sguardi furtivi che ti lanciava, quell&#8217;umiliante disagio. Sotto certi chiari di luna l&#8217;amore s&#8217;affaccia e scompare senza troppe cerimonie dietro le nuvole. La mattina seguente lei era andata via insieme al tuo amore, ma te ne sei reso conto troppo tardi, da manuale.<\/p>\n<p>Non hai lottato. L&#8217;hai lasciata andare perch\u00e9 tu lasci andare tutti. Non ci metti il cuore, ma soprattutto non ci metti la faccia. Hai scelto la dignit\u00e0 e ora pedali, lontano, veloce, a rotta di collo gi\u00f9 per la collina, col vento nelle orecchie e gli occhi gonfi, percorrendo la strada che ti separa dal cancello di Nora in un baleno. Lei che si affaccia \u00e8 composta, dalle labbra cangianti e le iridi di legno. Ti osserva in silenzio aspettando che ti sbilanci, che mostri un fianco molle. E te ne stai l\u00ec, col sorriso di un automa perfetto ad inarcare il sopracciglio mentre racconti del tuo viaggio in Africa e lo sai, ti basterebbe allungarti per sfiorarle la mano. Ma esiti, sei sarcastico, ti aggiusti il colletto, aspetti, l&#8217;aria si fa frizzante e con lei gli uccellini. Quando il primo raggio di sole colpir\u00e0 le tue guance lei se ne sar\u00e0 andata da un pezzo. Porti le mani al viso e l\u00ec le lasci, come quando eri piccolo e ti facevano <em>bubu settete<\/em>. Allora non sapevi quanto ti sarebbe tornato utile quel giochino stronzo, ridacchiavi ignaro, ora lo sai e la chiami &#8216;mimetizzazione&#8217;.<\/p>\n<p>Comunque ti serviva solo il <em>bubu<\/em>.<\/p>\n<p>Ti alzi dal letto, continui a stupirti dello spazio libero inutilizzato. In bagno il tappetino della doccia \u00e8 ridotto ad una spugna di muschio nerastro, lo spazzolino sembra la testa di una Barbie Punk, ma anche lo specchio \u00e8 una vittima.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, sveglio e irritato, te la prendi col televisore che non funziona come dovrebbe, con la candeggina che non smacchia abbastanza, con i ritardi, con l&#8217;aumento di stipendio che non arriva, con la pioggia che batte sul vestito, con i boia travestiti da tassisti. Piccoli episodi di dolore quotidiano che ti permettono di aggirare il dolore vero, quello che fatichi a nominare.<\/p>\n<p>Fastidio. Disagio. Angoscia. Desolazione. Nervosismo. Mal di stomaco. S&#8217;\u00e8 fatto tardi. Insonnia. Lacrime di gioia.<\/p>\n<p>Superato un certo punto si capisce di essere delicati e ci si difende come si pu\u00f2, qualunque cosa pur di non essere mai pi\u00f9 ridicolo o infelice. Messo piede nel medioevo della tua vita, in cui ad ogni brivido consegue una piccolo cerotto, vorresti qualcuno accanto per potergli dire che vuoi stare solo. E ti ritrovi troppo spesso ad accarezzare il coltello in tasca, assecondando gli intarsi con l&#8217;indice, accarezzandone gli spigoli acuminati, saggiandone la potenza.<\/p>\n<p>Qualcosa deve cambiare.<\/p>\n<p>Muovi qualche passo per strada. Guardi Roma e le sue mura, tirate su per dividere persone diverse secondo il principio che \u00e8 pi\u00f9 probabile che queste differenze siano pi\u00f9 minacce che stimoli, il riflesso di una grande, inconfessabile paura di esporsi. Intravedi, sotto i portici di Piazza Vittorio, nascosta tra uno sciame di teste corvine, l&#8217;insegna al neon rosa del Bar Collo. Squallido, lugubre, appiccicoso, ti attrae per un solo motivo: Luana. Finch\u00e9 continuer\u00e0 a battere con quella foga i tasti della cassa, il Bar Collo avr\u00e0 il suo cliente. Ma c&#8217;\u00e8 Giorgio, una deprimente primadonna che, dall&#8217;alto del suo bancone, gorgheggia plausi sul caff\u00e8 appena tostato, premiando i clienti assidui, offendendosi se ti limiti a sorridere all&#8217;ultima freddura sul Presidente. Certi questa la considerano famiglia, altri solo un incentivo per emigrare in Costarica.<\/p>\n<p>&#8211; eccola qui la mia pecorella smarrita&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; &#8230;buona solo per lo stufato.<\/p>\n<p>&#8211; allora? il caff\u00e8, ti piace? nuova macinatura&#8230;sai Mirko, quello che mi porta il latte la mattina? beh, ha un affaruccio tra le mani&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; ma Luana?<\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 andata via prima con Mirko.<\/p>\n<p>&#8211; quello con un affaruccio tra le gambe?<\/p>\n<p>&#8211; le mani&#8230;ma, non dirmi che non ne sai nulla! ogni mattina Mirko entra, posa le casse di latte sul pavimento, si avvicina alla cassa e le chiede di uscire. ogni mattina, da mesi ormai&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; ma lei non&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; il tempo l&#8217;ha lusingata e alla fine ha ceduto.<\/p>\n<p>&#8211; ha <em>ceduto!<\/em><\/p>\n<p>&#8211; ha ceduto.<\/p>\n<p>&#8211; uno cede quando deve andare dal dentista!<\/p>\n<p>&#8211; non saprei, \u00e8 allegra ultimamente.<\/p>\n<p>&#8211; forse vuole solo essere salvata.<\/p>\n<p>&#8211; sembra felice.<\/p>\n<p>&#8211; non esageriamo. al massimo, pu\u00f2 avere la colazione gratis ogni mattina.<\/p>\n<p>&#8211; cos&#8217;hai contro i lattai?<\/p>\n<p>Intorno abominevoli uomini dirigibile in pausa pranzo stanno attaccando il tavolo degli antipasti. Una montagna di dita tozze che scartano merendine, intingono wurstel in barattoli di senape, si tuffano in ciotole di patatine al formaggio. Li vedi cingere la vita alle loro colleghe, lasciargli addosso una patina di unto sui tailleurs, una scia di polverina alla paprika sulle cosce, poi stringere la mano ad altri dirigenti, affaristi, portaborse. Il cerchio della vita dei germi si chiude con lo starnuto pi\u00f9 rumoroso registrato dall&#8217;Era Mesozoica.<\/p>\n<p>&#8211; piuttosto, tu come te la passi?<\/p>\n<p>&#8211; libero come una foglia secca.<\/p>\n<p>&#8211; e la tua ex&#8230;come si chiamava?<\/p>\n<p>&#8211; non mi va di parlarne. Nora.<\/p>\n<p>&#8211; ma&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; si faceva chiamare col suo secondo nome, Luana.<\/p>\n<p>&#8211; anche lei Luana? strano forte!<\/p>\n<p>&#8211; se anche lei mi dimenticasse sarebbe strano.<\/p>\n<p>&#8211; rimarrei qui a farmi violentare dal tuo ottimismo, ma&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; non voglio frenare la tua giornata.<\/p>\n<p>&#8211; caffettino?<\/p>\n<p>Gambe molli, occhi gonfi, testa pesante, respiro affannoso, riconosci i sintomi come un neo-medico sudaticcio: ti manca il tuo fedele compagno a quattro zampe, imbottito di piume e gommapiuma, con le cuciture in rilievo e i cuscini in broccato. Non puoi fare a meno di ripensare a <em>DiPi\u00f9Tv<\/em> e alla programmazione notturna del primo canale.<\/p>\n<p>Davanti l&#8217;uscita si crea una fila di persone ansiose di riprendere la propria giornata. Ingestione ed evacuazione. Si ammassano davanti la porta cercando di guadagnare quei trenta secondi che perderanno a spiegare il loro anticipo. I tacchi e le suole dei mocassini rullano contro il marmo dei pavimenti, risuonando con la cadenza di una samba da ultimo dell&#8217;anno a Tijuana. <em>Piano di evacuazione<\/em>. Un&#8217;azione degna di un&#8217;esercitazione dei vigili del fuoco, ma che ricorda troppo una marcia funebre per poter essere anche solo lontanamente godibile.<\/p>\n<p>Potresti concentrarti sulle freddure di Giorgio, ma alle tue spalle lo speaker televisivo parla di un efferato omicidio avvenuto ieri notte in zona Monteverde, una nota di dolore in un quartiere tranquillo, aggiunge. E&#8217; il terzo negli ultimi mesi, si parla di un testimone oculare. Un brivido attraversa il tuo corpo e, quando supera il collo, le pupille sbocciano come fuochi d&#8217;artificio.<\/p>\n<p>L&#8217;odore di vapore e disinfettante ti stringe lo stomaco mentre il gruppo di etiopi al bancone biascica discorsi come fossero troppo stanchi per sillabare. Alle loro spalle un vecchio pensa ad alta voce ragionamenti prebellici sull&#8217;abbattimento del debito del terzo mondo tramite testate nucleari. E&#8217; un turbinio di occhiate ferine. Ad ogni modo nessuno sembra abbastanza motivato e finch\u00e9 non vengono scomodate le madri non c&#8217;\u00e8 motivo d&#8217;allarmarsi.<\/p>\n<p>&#8211; la sai quella del prete e il bambino?<\/p>\n<p>&#8211; non ora, Giorgio. dici che torna Luana?<\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 che tutta la gente qui \u00e8 solo di passaggio, devi impegnarti per trovare un modo per arrivare a loro senza fargli perdere tempo.<\/p>\n<p>&#8211; prova con gli stranieri, se li confondi ti sorridono.<\/p>\n<p>&#8211; non \u00e8 un pic-nic essere un barista.<\/p>\n<p>&#8211; si ma&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; di solito ripassa per le 7.<\/p>\n<p>Esci dal bar frastornato, confuso, pigro. I due caff\u00e8 non sono bastati, non bastano mai. Ordineresti una tazza di latte caldo e coca colombiana, senza troppe cerimonie e senza latte.<\/p>\n<p>Fai il tuo ingresso tra i sampietrini pensando che in fondo Nora non avesse tutti i torti, la tua vita si morde la coda da quando se n&#8217;\u00e8 andata. Incideresti il tuo disagio su un pezzo d&#8217;asfalto aspettando che arrivi il sole a scioglierlo, cosicch\u00e9 si confonda col resto dei marciapiedi e la gente possa ricominciare a calpestarlo. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che il peggior regalo che la scatola luminosa ti abbia mai fatto \u00e8 stato il vittimismo, nessuno ti ricorder\u00e0 per i tuoi pensieri segreti.<\/p>\n<p>Stringi in tasca il manico intarsiato che solo qualche ora prima ha sputato fuori la sua lama per compiacerti. Il sole sta scomparendo dietro i corpi di mille nuvoloni che si stracciano in cielo, un&#8217;attempata mamma sta spingendo con forza una carrozzina lungo le strisce pedonali, accanto una coppia parla fitto e ride. Se la tua vita somigliasse appena di pi\u00f9 a un film di serie Z sapresti che manca poco al confortante epilogo di sangue e cervelli spappolati.<\/p>\n<p>Quando torni al bar la situazione \u00e8 mutata. Aghi trasparenti agganciano il cielo livido all&#8217;asfalto. Un odore penetrante di muschio e aghi di pino bagnati balla e si dimena nelle tue narici. La notte ha starnutito sulle strade, tutto intorno una scintillante nebbiolina dorata vibra sopra i sampietrini e i nasoni e i binari e le mura secolari e le gallerie e i palazzi coperti d&#8217;edera e le pompe di benzina.<\/p>\n<p>L&#8217;anima di Roma \u00e8 gialla.<\/p>\n<p>Il bar \u00e8 affollato. Sono tutti divertiti e stanchi. Ubriachi e spossati. Cominci a riconoscere dei volti. Guardando con attenzione noti almeno tre uomini che osservano, sconclusionati. Si lanciano delle rapide occhiate, da dietro le montature nere sussurrano qualcosa agli orologi da polso. Stanno agli angoli del locale, basso profilo e le tasche gonfie di cavi.<\/p>\n<p>Volti la testa e la cerchi. Luana, senza il lattaio. Alza lo sguardo dalle ricevute, ti vede. Ti avvicini con lo sguardo risoluto. Sul suo volto si disegna un&#8217;ombra di sorriso. Rallenti. I vostri sguardi sono allacciati, sei ad un metro dal fotofinish, distogli lo sguardo, ficchi le mani in tasca e tiri avanti.<\/p>\n<p>Esci, condensi un paio di respiri in nuvole, impugni il telefono, digiti il numero di Nora senza nemmeno pensarci: \u00e8 rimasto un post-it attaccato alle fibre del tuo DNA con il suo numero e sotto la scritta &#8220;chiamami, scemo :)&#8221;. Primo di una lunga serie, gli altri ti sei permesso di dimenticarli.<\/p>\n<p>Squilla. Pensi al suo telefono rosa metallizzato che vibra. Riattacchi. Serri le palpebre, inspiri. Ricomponi il numero. Stringi il pugno. Schiarisci la gola. Squilla. Ad interrompere l&#8217;ipnotico tempo sincopato c&#8217;\u00e8 una voce maschile.<\/p>\n<p>&#8211; pronto?<\/p>\n<p>&#8211; &#8230;e tu chi cazzo sei?<\/p>\n<p>&#8211; Nora \u00e8 sotto la doccia. tu devi essere&#8230;<\/p>\n<p>Attacchi. Chiudi gli occhi. Massaggi la mascella. La richiamerai pi\u00f9 in l\u00e0, e risponder\u00e0 un uomo. Star\u00e0 sotto la doccia per sempre.<\/p>\n<p>Un buco nero sta tentando d&#8217;inghiottirti dallo stomaco. Le mani tremano sotto gli incessanti tonfi del cuore contro il costato. Sulla palpebra un diavolo d&#8217;un tic che non sapevi di avere. Un sottofondo blues scalda il vicolo di un caseggiato, il cielo sopra di te \u00e8 una spugna grigiastra che trasuda chiodi di ghiaccio. Come in un abisso di cemento, i palazzi intorno si macchiano di lampeggianti blu, dietro di te le sirene accompagnate dallo stridio di copertoni. Gli omini in divisa nascosti dietro le portiere urlano qualcosa a distanza di sicurezza, stringono la cintura, raddrizzano i berretti, slacciano la fondina, gonfiano il petto, puntano le pistole, ce l&#8217;hanno con te.<\/p>\n<p>Quando cominci a contare le cose che sono andate male, la pianti di respirare e inizi ad aspettare.<\/p>\n<p>Allacci il tuo sorriso migliore, raddrizzi la schiena, incastri una sigaretta tra le labbra e ti sforzi di ricordare a che ora davano quel film indipendente sul primo canale. La critica gli dava cinque stelline.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7742\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7742\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapevi sarebbe andata a finire cos\u00ec. Il freddo ti penetra, ogni passo per strada \u00e8 una scarica che ti sembra di finire in schegge. Non c&#8217;\u00e8 anima viva in giro. Allacci il cappotto con le dita rigide, sbuffi di fumo si condensano ad ogni respiro, gli occhi guizzano tra le lingue di sampietrini che fuoriescono [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7742\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7742\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":2200,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-7742","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7742"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2200"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7742"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7742\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7745,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7742\/revisions\/7745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7742"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7742"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7742"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}