{"id":7675,"date":"2011-11-21T11:14:23","date_gmt":"2011-11-21T10:14:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7675"},"modified":"2011-11-21T11:14:23","modified_gmt":"2011-11-21T10:14:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-lacrime-dal-sottosuolo-di-brunilda-ternova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7675","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Lacrime dal sottosuolo&#8221; di Brunilda Ternova"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDai, Gimi, prendi. Dai!\u201d &#8211; continuava il padre mentre Agim stringeva il pugno sinistro e volgeva il viso altrove. Nello schermarsi simulava un candido senso di responsabilit\u00e0 che purtroppo in quella circostanza gli era di troppo e che nessuno l\u00ec dentro, n\u00e9 Drita, n\u00e9 il padre n\u00e9 egli stesso, riteneva pi\u00f9 di tanto adatto alle circostanze.<\/p>\n<p>\u201cDai, ti serviranno per pagarti l\u2019affitto,\u201d \u2013 ripete insistentemente il padre mentre Agim barcollava intorno alla sedia sempre con le spalle contro il nemico, contro il \u201cDio\u201d denaro. Alla fine, anche per scongiurare un prolungarsi di quell\u2019imbarazzante minuto, si arrese e mentre con una mano si copriva il volto per non vedere quanti fossero, con l\u2019altra li infilava nascondendoli alla buona dentro la borsa della moglie. Schifato and\u00f2 in bagno a lavarsi le mani, e stava gi\u00e0 piangendo. La mente scrutava ogni fotogramma di vita e non lasciava nulla, nessun pensiero sul passato, sul presente, sulla sua vita attuale, prima di averci pianto sopra. La testa gli ciondolava dal basso e metteva a fuoco sezioni della sua precedente vita dentro quelle mura, insieme al padre. La nuova messa a fuoco non faceva che esaltare il contrasto tra la sua straordinaria infelicit\u00e0 attuale e l\u2019egoismo ignaro e beato dei suoi trascorsi anni universitari. Anni nei quali, in fondo, con il senno di adesso aveva solamente di che godere e felicitarsi.<\/p>\n<p>12 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, 4 euro e 30 centesimi ogni ora lavorata. Con questi numeri Agim si era trovato incastrato in un meccanismo dal quale meditava di liberarsene da tempo. Ma i numeri della crisi che si diffondevano erano ancora pi\u00f9 foschi e non facevano sperare in una possibilit\u00e0 di scelta di qualcosa di meglio, di qualcosa di meno penalizzante sotto tutti gli aspetti. L\u2019economia era ai ferri corti e il mondo finanziario, del quale da giovane rimase affascinato, si stava consumando pian piano, portandosi sotto il suolo tutti i suoi tecnici macellai e fedeli funzionari leccapiedi.<\/p>\n<p>Tornato a casa, la moglie apr\u00ec il cancello automatico e Agim pens\u00f2 in quel momento che era come tornare ai box. Avere trent\u2019anni era come essere sempre in attesa di una ripartenza meno faticosa e drammatica della precedente. Ma l\u2019attesa consumava il tempo e gli attimi preziosi di vita mantenendoti sempre ai box. Il cancello era verde, come sempre lo era stato, e rumorosamente lento nell\u2019aprirsi. Il viaggio di ritorno era stato in silenzio. Molte altre volte aveva visto accendersi discussioni stanche tra lui e sua moglie, ma in quel ritorno c\u2019era stata una strana armonia di silenzi. Il primo aveva pianto lacrime e con esse letto le pieghe del suolo e dell\u2019asfalto, la seconda aveva scorto nei momenti di silenzio una certa disciplina universale in grado di redimere il chiasso inutile e soffocante di un\u2019intera giornata. E il mondo avrebbe fatto schifo anche all\u2019indomani, perci\u00f2 godersi anche solo il silenzio diventava un atto di <em>pietas<\/em> verso se stessi.<\/p>\n<p>Lui stava pensando che forse doveva servire a rispettare di pi\u00f9 e pi\u00f9 profondamente se stesso, anche a dispetto di quello che intorno a lui tendeva, e sempre lo avrebbe fatto, a disturbarne la placida quiete interiore. Ma il dubbio era che stesse in realt\u00e0 commiserando la propria incapacit\u00e0 di essere felice e di risultare sereno agli altri, assumendosi una responsabilit\u00e0 che non esisteva: era come se per reazione all\u2019impossibilit\u00e0 di vivere all\u2019altezza delle proprie aspettative stesse compiangendo anche le migliori parti di s\u00e9; e migliori rispetto alla media degli altri esseri umani, felici compresi. In un mondo dove solo lui poteva sapere che volesse dire sentire piet\u00e0 per lui stesso, dacch\u00e9 nessuno gliel\u2019avrebbe pi\u00f9 accordata per un po\u2019, rimettere in circolo l\u2019amore per la propria persona leniva a volte le ferite ma non le rimarginava mai.<\/p>\n<p>La moglie amava Agim e Agim adorava lei. C\u2019era un rapporto simbiotico, di mutua dipendenza rivolta alla vita, quando poteva non fermarsi alla sopravvivenza. E questo riempiva per quasi met\u00e0 il boccale dell\u2019anima frizzante di lui, denso e protetto da tutte le intemperie esterne, almeno finch\u00e9 lei non le subiva a sua volta. Da bravo simbionte, lui viveva delle felicit\u00e0 di lei e anche delle sue tristezze. Nel buio della stanza, accoccolandosi sulla pancia di sua moglie e per non farsi vedere da lei, si asciugava le lacrime cercando di limitarne la possibilit\u00e0 di fuoriuscita.<\/p>\n<p>&#8211; \u201cDrit\u2026 mi sento come un cane sciolto che ricorda quanto poteva e doveva stare meglio al riparo da tutti, nella casa del padrone,\u201d- disse Agim poco prima di prendere sonno, in un ultimo estremo tentativo di sintesi della sua attuale complessit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; \u201cHo sempre ammirato la disinvoltura dei cani sciolti\u201d \u2013 sussurro lei \u2013 \u201cma essere un cane smarrito \u00e8 la cosa pi\u00f9 triste che possa succedere nella vita di un cane\u201d.<\/p>\n<p>Quella che non si abitava pi\u00f9, la casa del padrone, quasi fossero trascorsi gi\u00e0 dei secoli faceva molta fatica a risorgere nitida alla memoria. Era legato genericamente alla bellezza della natura, ai suoi luoghi condensati in vaghe ma insistenti reminiscenze di una primitiva gioia infantile. Tale bellezza rimaneva sotto i suoi occhi, ma inafferrabile, tutte le volte che strilli e urla di gioia di bambini e adolescenti arrivavano al suo udito da sotto la sua finestra. Cosa ci fosse di nuovo, tale da meritare in qualche maniera di essere vissuto pienamente e tale da guadagnarsi ancora ogni singolo risveglio mattutino dopo l\u2019et\u00e0 d\u2019oro dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, rappresentava il rompicapo di ogni sua giornata. Lui non si era mai voluto arrendere allo stato delle cose, al fatto che la vita dovesse essere di sole rinunce, al fatto che il lavoro dovesse essere finalizzato al traguardo della fine del mese, al fatto che la famiglia e l\u2019altruismo non contassero pi\u00f9 un cazzo. Colto peraltro impreparato da questa assurda vita, non faceva che rimuginare sul fatto che fino a pochi anni prima nemmeno riteneva possibile cadere anche lui nella fatidica crisi del trentesimo anno.<\/p>\n<p>I governi salvavano le bande dei banchieri dalla bancarotta, aumentando il nuovo grande debito del millennio per tutti. Passando di mano, dalle banche ai governi e dai governi di nuovo alle banche, quei soldi, non facevano che aggravare la sudditanza degli Stati nei confronti delle banche centrali private appesantendone i bilanci e peggiorandone rating e appetibilit\u00e0 sul mercato globale del debito. In questo amaro sistema si stava scavando nel baratro pi\u00f9 profondo ad oltranza, e il mondo del lavoro era il primo a scivolare portandosi dietro ogni residuo di buona aspettativa. L\u2019era della scienza, della tecnologia per tutti e dell\u2019informazione distribuita capillarmente alla velocit\u00e0 della luce non bastava pi\u00f9 all\u2019ottimismo; la sua epoca stava dimostrando quanto fosse sfuggente il sistema economico moderno di fronte a determinate aspettative di benessere distribuito e pace sociale sotto determinate condizioni di stress finanziario.<\/p>\n<p>Aveva maturato con gli anni e le esperienze una immagine nitida e caustica della vita. Ogni essere umano \u00e8 un topolino tenuto costantemente d\u2019occhio da un grande onnipotente gatto. Il gatto lascia che durante i primi anni di vita l\u2019uomo abbia la sua illusoria sensazione di libert\u00e0 e lo lascia libero di esplorare il mondo ben sapendo che tutto quello diventer\u00e0 un giorno solo nostalgia, rimpianti, bei ricordi. Infatti, trascorsa l\u2019adolescenza, il gatto per puro diletto inizier\u00e0 a sgambettarlo, di tanto in tanto e del tutto inaspettatamente: questo topolino, cos\u00ec, inizier\u00e0 a temere per la sua libert\u00e0 e il suo futuro; invocher\u00e0 dei e demoni, si scaglier\u00e0 contro gli altri topolini per assicurarsi il rifugio pi\u00f9 sicuro, cercher\u00e0 ovunque una via di fuga definitiva, vivr\u00e0 di stress e alla lunga riterr\u00e0 questa condizione l\u2019unica possibile. In alcuni casi, il gatto uccide accidentalmente il topolino. In molti altri, il topolino muore a seguito di una vita fatta di sgambetti, che sono accidenti, rinunce, lavoro forzato, vedendo infine il lasciarsi andare come l\u2019unico possibile conforto oramai possibile. E cos\u00ec, il grande gatto, che non sente bisogni e non soffre la fame, che non desidera e non spera, che non progetta ma esegue, senza nemmeno volerne graffiare le pance fa per\u00f2 stremare tutti i topolini della Terra, quello prima e quello poi. E lo fa con assoluta indifferenza, o forse con un ghigno beffardo.<\/p>\n<p>Agim sapeva che questi erano solo i primi sgambetti e che da allora la propria intera vita, l\u2019ennesima, sarebbe stata costellata di tutti gli impedimenti immaginabili. La moglie, Drita,\u00a0 insisteva per\u00f2 con l\u2019idea che molti ce l\u2019avevano fatta a seminare il grande gatto. In molti avevano usato un\u2019astuzia in pi\u00f9 della media dei topolini, andandosene in Paesi dove il grande gatto poteva meno, vuoi per una natura pi\u00f9 ricca di risorse, vuoi per l\u2019assenza di una vera e propria massa generica di topolini, piuttosto organizzati in piccoli gruppi efficienti e difficili da localizzare, voi per un antico e commovente senso di rispetto verso la comunit\u00e0 e verso il grande gatto.<\/p>\n<p>Il grande gatto teneva d\u2019occhio Agim e Drita, cos\u00ec come aveva fatto da prima e come avrebbe fatto con i loro figli. Se una ragione di vita dopo i trent\u2019anni poteva risiedere nella famiglia e nei figli, bene, questo sentimento illuminante e totalizzante si oscurava al contatto razionale con i rischi che il grande gatto faceva incombere sulle nuove generazioni. I due non se la sentivano ancora di pianificare una discendenza, per quanto desiderata. E questo bruciava soprattutto dentro il cuore di sua moglie.<\/p>\n<p>Fu durante la visione di un corteo di manifestanti, proprio sotto l\u2019ufficio del terzo piano di un edificio in centro citt\u00e0, nel quale lavorava da ben quattro anni e mezzo, che Agim si sent\u00ec come risucchiare da un gi\u00e0 traboccante senso di estraneit\u00e0 da quel mondo finanziario, da quel mondo lavorativo e da quella societ\u00e0 di individui. Fu quel schiacciamento dell\u2019orizzonte della umana comprensione e quel senso di tempo che si ferma drasticamente, senza futuro, che lo investirono durante quell\u2019eterno instante. Fu cos\u00ec che lasci\u00f2 il lavoro per unirsi al corteo, scese a manifestare e non pot\u00e9 trattenere le lacrime che fluivano ora per un forte desiderio di giustizia sociale, ora per la liberazione di tutte le energie positive represse e nascoste in quegli anni. E marciando convintamene al di l\u00e0 delle suggestioni ideologiche e nostalgiche degli organizzatori della manifestazione, trovava se stesso come individuo distinto dalla folla e dotato ancora di una creativit\u00e0 di pensiero da troppo tempo tarpata sotto i ripetitivi gesti di deferenza, di accondiscendenza al volere altrui e di auto-sabotaggio del proprio senso critico che il lavoro gli imponeva.<\/p>\n<p>Accadr\u00e0 ancora, magari in altre forme, che il tempo si fermer\u00e0 ancora per migliaia di vite, centinaia di migliaia, complessivamente forse milioni o forse innumerabili. Poi tale manifestazione della medesima possibilit\u00e0 si accompagner\u00e0, come \u00e8 tipico, ad una immensa rabbia solo inizialmente esprimibile collettivamente e che finir\u00e0 troppo presto col lasciare ciascuno accasciato nel proprio autistico senso di inadeguatezza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7675\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7675\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDai, Gimi, prendi. 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