{"id":7637,"date":"2011-11-15T18:33:18","date_gmt":"2011-11-15T17:33:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7637"},"modified":"2011-11-15T18:33:18","modified_gmt":"2011-11-15T17:33:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-qualcuno-con-cui-parlare-di-calcio-di-anna-siccardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7637","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Qualcuno con cui parlare di calcio&#8221; di Anna Siccardi"},"content":{"rendered":"<p>Di padri, io, ne ho avuti diversi.<\/p>\n<p>Il primo, dopo quello naturale, fu Franco \u201cil Barone\u201d Causio.\u00a0Salito a Torino da Lecce nel glorioso \u201970, si era passato il testimone con mio padre, che proprio quell\u2019anno era partito per dedicarsi a grandi imprese in Brasile.\u00a0Stessi baffi, stesso destro naturale di pap\u00e0.<\/p>\n<p>Causio trionfava sul muro della stireria, bianco e nero e lanciato in corsa a braccia alzate, preda della domestica vicentina, la Milena, che ogni tanto si baciava il dito indice e glielo passava sulla faccia.<\/p>\n<p>Si dice che fosse chiamato \u201cil Barone\u201d a causa della sua alterigia, ma sono solo maldicenze.\u00a0La verit\u00e0 \u00e8 che il Barone era un bel pezzo di meridionale e aveva classe da vendere.<\/p>\n<p>Io no, a calcio ero una pippa, troppo garbato e sempre a terra, ma avrei fatto carte false per piacere alla Milena anche la met\u00e0 di cos\u00ec, e quei baffi l\u00ec erano una cosa che gi\u00e0 a nove anni sentivo mia. Poi il vapore della stirella l\u2019aveva tutto sbiadito, il Barone, e riempito di bolle, e la Milena s\u2019era rassegnata a portarlo nel cuore.<\/p>\n<p>Mia madre invece teneva duro e archiviava con cura le cartoline di pap\u00e0.\u00a0Le riponeva nel cassetto del suo comodino, il luogo dei cimeli.<\/p>\n<p>Ogni tanto, con la cautela di un ladro, ne pescavo una e la leggevo: <em>Qui molto freddo. Mi mancate! Con affetto<\/em>. Oppure <em>Qui un caldo incredibile, vi penso con amore<\/em>.<\/p>\n<p>Curiosamente, le condizioni meteo denunciate dalle cartoline non erano mai le nostre: caldo a febbraio, freddo in luglio. Questo alimentava in me il sospetto che il Brasile, patria di Pel\u00e8 e del calcio fantasmagorico, fosse un pianeta a s\u00e9.<\/p>\n<p>Il 1973 fu l\u2019anno in cui il Barone fece da matti. Indimenticabile il cross per la testa di Altafini che port\u00f2 la Juve in pareggio all\u2019Olimpico, espugnato poi con un gol di Cuccureddu all\u201988\u2019.<\/p>\n<p>Quella sera chiesi a mia madre di scrivere a pap\u00e0 e non avendo le parole per dire tutta la gloria che avevo in petto ricordo che feci un disegno, schematico ma efficace, circondato da zebre.<\/p>\n<p>Il \u201973 fu anche l\u2019anno del catechismo e di Padre Settimio.<\/p>\n<p>La pelle bianca, la veste nera, parlava il mistero, mischiando a sorpresa italiano, latino e dialetto. E lui, il padre, raccontava di un altro padre, uno pi\u00f9 generale, padre di tutto e di tutti, con cui si poteva parlare senza bisogno di parole, dritto dal petto.<\/p>\n<p>A messa capivo poco, forse per l\u2019eco, mentre a catechismo mi sembrava di capire tutto, il cammello e la cruna, i piedi di Cristo, il gallo e i denari. L\u2019immacolata concezione. Poi per\u00f2, quando provavo a raccontarli alla Milena, andavo in confusione e mi sembravano cose da pazzi.<\/p>\n<p>Nelle lettere che mia madre scriveva a mio padre restava sempre uno spazio per me.<\/p>\n<p>Mi metteva davanti un foglio stipato della sua calligrafia minuta e aguzza, indecifrabile.<\/p>\n<p>Scrivi due righe qui sotto, mi diceva. Sii gentile, scrivi.<\/p>\n<p>Io scrivevo, ma mica per gentilezza. Anzi, avrei voluto scrivere di pi\u00f9, chiedergli del Brasile e dirgli che anche se ormai ero pronto per andare allo stadio, avrei aspettato lui.<\/p>\n<p>Ma c\u2019era sempre un\u2019aria di fretta, con mia madre in piedi alle mie spalle, la busta in mano, quella pancia che cresceva e cresceva.<\/p>\n<p>E allora andavo via liscio: <em>Qui sole discreto. Avanti sabaudi. Ciao<\/em>.<\/p>\n<p>Poi arriv\u00f2 l\u2019Ingegnere. Comparve una sera, a cena, e si port\u00f2 dietro una serie di stranezze. La tavola apparecchiata in modo complicato e luccicante e Milena che serviva piatti enormi con un grembiule tutto ricami. L\u2019ingegnere mi chiese della scuola, degli amici e delle ragazze. Come se le ragazze potessero essere argomento di conversazione.<\/p>\n<p>A lui, del resto, il calcio non interessava e quindi tra i tintinnii delle forchette era velocemente sceso un silenzio sinistro.<\/p>\n<p>Il caff\u00e8 fu servito in studio e, bench\u00e9 avessi tentato di scartare in camera, fui trattenuto dallo sguardo inequivocabile di mia madre. Mi fu improvvisamente chiaro quel parlare senza parole, dritto dal petto, che ci aveva spiegato Padre Settimio. Che mia madre fosse Dio?<\/p>\n<p>No, troppa carne in ballo, se n\u2019era accorto anche l\u2019Ingegnere. Lo osservai mentre guardava le ginocchia di mia madre, e un po\u2019 lo odiai. Mi chiesi cosa potesse esserci da guardare in quelle ginocchia. Poi lei accavall\u00f2 le gambe, lui smise di guardarle e io lo odiai ancora un po\u2019.<\/p>\n<p>Quando l\u2019Ingegnere se ne fu andato, mia madre mi chiese come mi sembrasse.<\/p>\n<p>Gentile, dissi. La mia mente vol\u00f2 a Claudio Gentile, il terzino fuoriclasse che avrebbe\u00a0 consegnato la Juve della stagione 76-77, appena iniziata, alla leggenda. Sorrisi.<\/p>\n<p>Nient\u2019altro? Chiese lei. Io la guardai in silenzio e lei mi diede una carezza che era gratitudine per quel figlio, io, di cos\u00ec poche parole e zero domande.<\/p>\n<p>\u201cScriviamo a pap\u00e0?\u201d, mi chiese. Io dissi di no, per la prima volta. Stasera no.<\/p>\n<p>E allora lei mi parl\u00f2 della sua pancia. Della vita che porge doni inaspettati e cambia corso come un fiume. Di pap\u00e0 che era lontano da anni, a costruire dighe in paesi sconosciuti e che sarebbe tornato, s\u00ec, ma non come marito. Come amico, per lei, e sempre come padre, per me.<\/p>\n<p>Disse che l\u2019Ingegnere era una brava persona e poi aggiunse qualcosa sulle donne ancora giovani e sole, come lei.<\/p>\n<p>Io capivo e non capivo, e nemmeno m\u2019importava troppo di capire tutto. Avevo finalmente scoperto cosa c\u2019\u00e8 di cos\u00ec attraente nelle ginocchia delle donne: \u00e8 la parte certa e solida di esseri altrimenti imprevedibili, con quei corpi lunatici che si deformano e si riempiono di pensieri bizzarri.<\/p>\n<p>Il giorno in cui nacque mia sorella (s\u00ec, una sorella, un altro membro della famiglia con cui sarebbe stato impossibile parlare di calcio) arriv\u00f2 una lettera di mio padre, la prima indirizzata a me e solo a me. Doveva aver finalmente realizzato che a dodici anni si \u00e8 in grado di leggere e scrivere in autonomia.<\/p>\n<p>Parlava della sua grande impresa. La diga, scriveva, era quasi finita e presto sarebbe tornato in Italia. Mi avrebbe portato allo stadio.<\/p>\n<p>Nella busta c\u2019era anche una fotografia: una muraglia di cemento, una parete a mezzaluna che sembrava un\u2019immensa unghia conficcata nella montagna. In cima, sul bordo dell\u2019unghia, una ventina di uomini ritti e sorridenti, con gli elmetti gialli in testa e le maniche delle camicie arrotolate. La fotografia virava al rosso e io non capivo quale, tra quegli uomini, fosse mio padre. Fu mia madre, tornata dall\u2019ospedale, ad indicarmelo nella schiera. Si era tagliato i baffi.<\/p>\n<p>Eravamo nel bel mezzo di un incontro decisivo, a Perugia, quando mia madre entr\u00f2 in camera mia.<\/p>\n<p>Feci appena in tempo a sentire il boato per il gol del Barone, come sempre decisivo, che spianava la via al nostro diciassettesimo scudetto, quando capii che dovevo spegnere la radio.<\/p>\n<p>Mia madre s\u2019era tirata vicina la sedia, ma poi aveva dimenticato di avere un corpo e non s\u2019era nemmeno seduta. Mi disse di un crollo, un\u2019esplosione che aveva spazzato via un pezzo di diga, e c\u2019era da aspettare i comunicati ufficiali.<\/p>\n<p>Distolsi lo sguardo dai suoi occhi, pi\u00f9 lunatici che mai, e lo posai sulle sue ginocchia, ma mi accorsi che quel giorno tremavano anche loro.<\/p>\n<p>Padre Settimio, davanti alla bara nera distesa ai suoi piedi come un\u2019ombra, aveva parlato bene, della misericordia di Dio e della morte sui posti di lavoro. La chiamano morte bianca.<\/p>\n<p>Era il 18 maggio 1977 e mancavano poche ore all\u2019ultima di campionato.<\/p>\n<p>Il padre parlava piano, elencava i santi a uno a uno.<\/p>\n<p>I miei erano Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega.<\/p>\n<p>Quella sera mia madre mi permise di tenere la radiolina sul cuscino.<\/p>\n<p>Cercavo di seguire la partita, le gesta dei miei santi. Ma pensavo alla morte bianca.<\/p>\n<p>Per quanto ci provassi, non riuscivo davvero a capirlo, cosa c\u2019entra il bianco con tutto quel buio. Al triplice fischio, quando lo scudetto fu nostro, smisi di pensarci per un attimo.<\/p>\n<p>Chiusi gli occhi e alzai lentamente il volume, sempre pi\u00f9 forte, sempre pi\u00f9 forte, finch\u00e9 la stanza si riemp\u00ec di cori come uno stadio vero.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7637\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7637\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di padri, io, ne ho avuti diversi. 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