{"id":7160,"date":"2011-06-03T10:14:37","date_gmt":"2011-06-03T09:14:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7160"},"modified":"2011-06-03T12:36:07","modified_gmt":"2011-06-03T11:36:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-un%e2%80%99avventura-sotto-e-sopra-la-luna-di-franco-salvatore-delrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7160","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Un\u2019avventura sotto e sopra la luna&#8221; di Franco Salvatore Delrio"},"content":{"rendered":"<p>Distante circa un chilometro dal nucleo centrale del paese, il rione era immerso nel verde, nascosto tra i monti della Barbagia di Belv\u00ec. Non era lontano da una frazione ad esso sottostante che, proprio ai tempi della nostra storia, per via del progressivo smottamento del costone sul quale sorgeva,veniva progressivamente abbandonata dai suoi abitanti. Pochi tra essi confluirono nell\u2019agglomerato principale, mentre i pi\u00f9 si stabilirono proprio in quello vicino.<\/p>\n<p>A quel punto il nostro minuto sobborgo conquist\u00f2, a buon diritto, l\u2019accademico titolo di rione pi\u00f9 lontano dal paese, cosa di cui gli abitanti presero ad andare molto fieri. Li faceva sentire appartenere ad un mondo a s\u00e9 stante, diverso, isolato, ma proprio per questo incontaminato.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo dei transfughi, il rione raggiunse alla fine la ragguardevole cifra di trecento anime.<\/p>\n<p>Vivevano tutti in casupole appoggiate le une alle altre che si affacciavano su vicoli molto stretti. Quasi tutte avevano minuscoli balconi in legno dai quali si poteva affacciare solamente una persona per volta. La casa del calzolaio si trovava all\u2019incirca a met\u00e0 dell\u2019abitato.<\/p>\n<p>Ziu Trabadore era un reduce della Grande Guerra. Durante la ritirata di Caporetto la scheggia \u00a0di una granata gli tranci\u00f2 di netto le dita del piede destro. Aveva realizzato personalmente uno speciale scarponcino imbottito che gli permetteva di camminare agevolmente e superare cos\u00ec la sua menomazione. Il suo riconosciuto e connaturato humor non fu intaccato dall\u2019incidente. Era un facondo narratore. L\u2019opportunit\u00e0 di sentirlo raccontare aveva fatto della sua abitazione,\u00a0 un riferimento pressoch\u00e9 quotidiano per tutti. Dunque la sua piccola casa anch\u2019essa su due piani, era il ritrovo di quanti amavano fantasticare con le storie che lui dispensava a quell\u2019antico e piccolo mondo. Il suo posto di lavoro, situato al piano terreno, guardava su una stradina che attraversava tutto il rione; questa era abitualmente animata da un frequente brulicare di persone che si susseguivano a turno, alternandosi quasi\u00a0 per tacito accordo, in modo che il passare del tempo si distribuisse equamente. Cos\u00ec,\u00a0 democraticamente, tutti potevano godere delle\u00a0 sue narrazioni. La bottega del nostro intrattenitore era\u00a0 il locale centro di socializzazione. Quel tavolino, dal quale officiava il rito de \u201cis contos\u201d(i racconti), faceva parte integrante del paesaggio e, assieme \u00a0all\u2019angusta osteria e lo striminzito negozio-bazar, rappresentava la sola occasione per evadere dalla inesorabile routine.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo delle tiepide giornate primaverili, una vivida luce riusciva finalmente a penetrare tra gli angusti viottoli, strappandoli ai chiaroscuri autunnali e alle penombre invernali. Ci\u00f2 favoriva un ancor pi\u00f9 frequente viavai. Altra occasione per le relazioni sociali era il rito domenicale presso la malferma e pericolante chiesetta, segnata frontalmente da una lunga spaccatura, regalo indesiderato di un terribile fulmine.<\/p>\n<p>Un visitatore forestiero che fosse entrato durante la messa, si sarebbe di certo chiesto perch\u00e9\u00a0\u00a0 i fedeli sostassero tutti in prossimit\u00e0 dell\u2019uscita. Il modesto cimitero annesso, infine, riceveva le sepolture dei locali. I familiari dei defunti mai avrebbero accettato le inumazioni presso il grande camposanto pi\u00f9 a monte.<\/p>\n<p>La sera del 2 Novembre del 1933, nonostante la stagione gi\u00e0 precocemente rigida, imbacuccati alla bella\u00a0 meglio, un folto gruppo di vicini sostava presso il desco del ciabattino affabulatore. La ricorrenza, esaurite durante il giorno le incombenze in onore dei morti, veniva infatti consacrata a fine giornata all\u2019 ascolto delle vecchie e nuove fantastiche storie del calzolaio che attraevano ed impaurivano allo stesso tempo.<\/p>\n<p>Si avvicinava l\u2019ora del commiato quando \u00a0ziu Trabadore , con voluta nonchalance, rifer\u00ec \u00a0che la notte prima un anziano del rione, defunto da tanto tempo, gli aveva descritto in sogno il luogo dove si trovava &#8220;un\u2019 ischisorgiu\u201d (un tesoro), aggiungendo che entro la mezzanotte, e solo entro questi precisi termini di tempo, lo si poteva andare a cercare e recuperare. Passato tale periodo sarebbe stato inderogabilmente risucchiato nelle viscere della terra. Per portare felicemente a termine l\u2019impresa occorreva che durante le operazioni di scavo venissero recitate precise orazioni, diversamente una terribile turba di diavoli sarebbe\u00a0 risalita dalle profondit\u00e0 della terra trascinando, sin nelle pi\u00f9 profonde grotte dell\u2019Inferno, non solo il tesoro, ma anche i trasgressori delle regole assegnate. Concluse la storia dicendo che lui, bench\u00e9 attratto, si tirava fuori quell\u2019impresa per l\u2019alto rischio che essa comportava.<\/p>\n<p>A fine serata, pi\u00f9 o meno impressionati da quella misteriosa storia, con le parole del calzolaio ancora nella mente, tutti\u00a0 si ritirarono\u00a0 in\u00a0 casa .<\/p>\n<p>Due tra essi per\u00f2 poco dopo ne uscirono guardinghi. Pala e piccone in spalla, presero la via dell\u2019Eldorado. Per ziu Trabadore non fu una sorpresa. Non \u00a0gli era infatti sfuggito che i due, marito e moglie, durante il suo racconto si erano mostrati oltremodo scettici. La loro \u00a0insistente opera di dissuasione presso i compaesani, circa la fallacia di superstiziose leggende, gli era parsa eccessiva. Il calzolaio aveva artatamente gettato la sua esca catturando la coppia di stagionati tonni. Ora, non visto, li seguiva discreto. Arrivati\u00a0 sul posto i due presero a contare i passi, come indicato dal divinatore. L\u2019uomo individu\u00f2 quello che riteneva essere il punto preciso in cui scavare per recuperare il fantomatico tesoro: \u00a0a ridosso di un enorme, granitico masso. Mentre Antonio, questo il nome del cercatore, a fatica, infilava il badile sulla dura terra, Margherita, sua moglie, recitava le preghiere raccomandate. Ora, l\u2019indicazione precisa e completa fornita dal calzolaio prevedeva che, alla fine di ogni sacra cantilena del recitante, lo scavatore dovesse dire \u201cAmen\u201d e tempestivamente chi recitava doveva a sua volta ripeterlo, pena la gi\u00e0 citata sortita dei diavoli con conseguente trascinamento delle improvvide anime dentro l\u2019orrido ed infero baratro.<\/p>\n<p>Antonio scavava oramai da ore, sudava e sbuffava come un mantice. Margherita, inginocchiata al suo fianco, aveva gi\u00e0 nominato, invocandoli a protezione, non meno di trecentocinquanta tra santi, beati e pie donne Passarono altre due ore. Nel frattempo una meravigliosa e luminosa luna inond\u00f2 d\u2019argento quel paesaggio bucolico e sabbatico al tempo stesso. Complice il conciliante chiarore lunare, pian piano la palpebre della donna diventarono pesanti e la sua voce, impastata dal sonno, sempre meno percettibile. Ziu Trabadore, nascosto dietro un albero, attendeva paziente. Ad un tratto Margherita si dest\u00f2 di soprassalto.\u00a0 Antonio gridava terrorizzato: \u201cMargherita, ischida (svegliati) appo nau (ho detto) Amen, Amen, Ameeeen!&#8221;. La donna, disorientata, strabuzz\u00f2 gli occhi. Quel marasma segn\u00f2 il momento atteso dal calzolaio. Infilate le mani in tasca, cav\u00f2 fuori dei piccoli petardi, diede fuoco e li lanci\u00f2, non visto, tra le gambe dei due malcapitati. I botti presero a scoppiare in successione; i due, come una sola persona,\u00a0 indemoniati, si diedero ad una forsennata e\u00a0 precipitosa fuga lungo gli impervi sentieri. \u201cI dimonios!!&#8221; (Idiavoli!!) urlava Antonio impazzito di paura. Lanci\u00f2 per aria il badile che ridiscese perpendicolarmente al suo lato sfiorando la testa di Margherita che \u00a0rapida, dimentica della sua stanchezza lo aveva oramai\u00a0 affiancato e si accingeva\u00a0 a superarlo.<\/p>\n<p>Raggiunsero trafelati la loro abitazione e vi si barricarono. Accesero tutte le candele a disposizione. La mattina seguente uscirono circospetti. Margherita, volle ripristinare la solita normalit\u00e0, vers\u00f2 una catinella d\u2019acqua a terra per evitare che si sollevasse polvere, presa poi la ramazza, si mise a spazzare davanti all\u2019uscio. Lo fece direttamente sulle scarpe bagnate del marito. Questi a sua volta, prima di avviarsi verso il suo orticello, si fece non il solito segno di croce, ma ne sfoder\u00f2 addirittura almeno dieci in rapida sequenza. Vedendolo passare sfuggente, Ziu Trabadore lo chiam\u00f2 dicendogli di aver rivisto in sogno l\u2019anziano defunto che gli aveva dato ulteriori ed interessanti dettagli. Ma Antonio era gi\u00e0 scomparso fulmineo, dietro l\u2019ultima casa del rione. Gli giunse per\u00f2, seppur ormai lontano, l\u2019inconfondibile, potente e sardonica risata che il ciabattino riservava alle speciali occasioni di divertimento.<\/p>\n<p>L\u2019estate del 1969 la trascorsi nel solitario rione. Era la fine di luglio. Ricordo che ebbi con lui\u00a0 una lunga disputa che verteva sul mio essere, a suo dire, troppo credulone. Pose fine allo sfibrante match dicendomi: &#8220;ho passato tutta la mia vita ad inventare e raccontare storie inverosimili ed oggi, alla mia non pi\u00f9 tenera et\u00e0, dovrei crederti quando dici che dieci giorni fa l\u2019uomo ha passeggiato sulla luna! Che fai mi prendi in giro?&#8221;. In autunno partii per l\u2019Universit\u00e0 e quella fu l\u2019ultima volta che vidi mio nonno.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7160\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7160\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Distante circa un chilometro dal nucleo centrale del paese, il rione era immerso nel verde, nascosto tra i monti della Barbagia di Belv\u00ec. Non era lontano da una frazione ad esso sottostante che, proprio ai tempi della nostra storia, per via del progressivo smottamento del costone sul quale sorgeva,veniva progressivamente abbandonata dai suoi abitanti. Pochi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7160\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7160\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1849,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-7160","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1849"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7160"}],"version-history":[{"count":54,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7165,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7160\/revisions\/7165"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}