{"id":7144,"date":"2011-06-04T18:41:53","date_gmt":"2011-06-04T17:41:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7144"},"modified":"2011-06-04T18:41:53","modified_gmt":"2011-06-04T17:41:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-una-vita-fa-di-orietta-mele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7144","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Una vita fa&#8221; di Orietta Mele"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small; font-family: Times New Roman;\">Provengo da un luogo privo di mare. Quando ero molto piccolo avevo memorizzato un nome, mi sembra fosse Caserta, o qualcosa di simile. C\u2019erano case molto vecchie intorno alla mia e strade strette e un po\u2019 scoscese, panni battuti dal vento e forti effluvi di cibo. A scandire giornate quasi sempre uguali. Quando fuori cadeva la pioggia, o nelle notti pi\u00f9 fredde, la bimba con le trecce mi copriva con un panno morbido, caldo e peloso, ma io preferivo di gran lunga il posto sul soffice tappeto accanto al lettino. La mia giovane vita era avviata proprio bene quando, non molti giorni dopo, arriv\u00f2 un insolito cambiamento. L\u2019aria si era fatta caldissima, la luce accecante, persino il pelo bagnato non bastava a dare refrigerio. Il professore, la moglie e la mia piccola, fidata, amica riempirono enormi borse e in men che non si dica le trasferirono nel mio consueto posto nel retro dell\u2019auto, misero me sul sedile accanto alla bimba e partimmo tutti verso non so bene quale destinazione. Io, che li ascoltavo sempre con attenzione<span style=\"color: black;\"> ossequiosa<\/span> assorbendo avidamente ogni sfumatura del loro linguaggio, riuscii non senza fatica a percepire che eravamo diretti verso un posto che aveva nome Vacanza, ma forse anche Anzio, dove ci aspettava una nuova casa e un non meglio identificato mare. Un po\u2019 mi intrist\u00ec l\u2019idea che forse non saremmo mai tornati alla nostra primitiva tana, ma maggiore sarebbe stato il mio turbamento se avessi anche solo lontanamente immaginato ci\u00f2 che mi aspettava. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small; font-family: Times New Roman;\">I primi tre o quattro giorni furono per me, come disse il professore, di difficile ambientamento. S\u00ec vabb\u00e8&#8230; La casa era comoda, il giardino spazioso, di notte ci si poteva sdraiare e russare sull\u2019erba bagnata, ma la piccola con le trecce passava quasi tutte le giornate in un posto chiamato Stabilimento balneare ed io rimanevo lunghe ore ad aspettarne il ritorno. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\"><span>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>La sera le cose miglioravano decisamente; la signora, ancora calda di sole e leggermente salata, dopo la mia consueta, scomposta dose di coccole, mi conduceva verso quella che chiamava Spiaggia libera, dove finalmente poteva slegarmi e assistere sorridendo con pazienza \u2013 che bello quel sorriso, lo stesso della piccola di casa \u2013 alle mie folli evoluzioni tra la sabbia tiepida e la riva di quell\u2019insieme piacevole, schiumoso, francamente bagnato, cos\u00ec diverso da quell\u2019odioso bagno mensile al quale dovevo assolutamente sottopormi. Sicuramente avrei finito per adattarmi alla nuova situazione, se non ci fossero stati quella sera e quell\u2019incontro. La spiaggia vuota, quella bellissima luce color arancia matura laddove finiva il mare, la mia accompagnatrice distratta da un incontro occasionale: tutto cospir\u00f2 per favorire la mia involontaria fuga. Avvenne in pochi istanti: la vidi scodinzolare sul lungomare, sola, bellissima, altera, il manto rosso acceso di riflessi d\u2019oro dagli ultimi raggi del sole. Non ebbi esitazioni, mi diressi veloce verso di lei, l\u2019annusai discretamente e, visto che non disdegnava, presi a seguirla passo passo. Quella passeggiata lunghissima e faticosa segn\u00f2 la fine della mia prima fase di vita e l\u2019inizio di una nuova avventura, anche se allora non ne ero consapevole. Era gi\u00e0 scesa la notte quando ormai, superati diversi quartieri, giungemmo in una zona interna, lontana dal mare, dove le case si diradavano e sorgevano quelli che sentii poi definire Cantieri.<span>\u00a0 <\/span>Proprio in un edificio non ancora ultimato viveva la Fulva: cos\u00ec ribattezzai il giorno dopo la mia nuova amica, ascoltando degli uomini in tuta che alzavano muri: \u00abEhi Mastro Nicola, ha visto che la vecchia cagnetta fulva si \u00e8 trovata un nuovo amico? E tu da dove sbuchi? Sta a guardare che adesso dobbiamo sfamare anche te!\u00bb. Tutto sommato quello fu un periodo niente male, anche se il cibo non era molto e i miei iniziali tentativi di ritrovare la famiglia del professore si risolsero tutti in inutili, fallimentari ricerche. La Fulva mi seguiva compiacente e silenziosa in quello sterile, sfiancante peregrinare, forse chiedendosi quale ne fosse lo scopo. A volte, nei primi giorni, avevo persino la sensazione di ritrovare le mie fattezze in alcuni fogli appesi su tronchi d\u2019albero, muri o vetrine lungo il nostro andare, ma mi ero convinto che ci\u00f2 non avesse alcun rapporto con me. La sera per\u00f2 si stava bene: il cantiere si svuotava e noi restavamo accucciati in un antro fresco, vicini vicini, a strofinarci il muso l\u2019uno con l\u2019altra. Solo quando le foglie cominciarono a cadere, le piogge si fecero frequenti e sbiadirono i fogli appesi, quel cantiere fu chiuso e dovemmo cercarcene un altro, cominciai a capire che non avrei mai pi\u00f9 rivisto la piccola con le trecce. E cos\u00ec piano piano cominciai a dimenticare, passarono i mesi, poi gli anni (credo almeno un paio), e io e la Fulva, sempre inseparabili, cambiando spesso rifugio, a volte cacciati in malo modo, esposti ad intemperie e privazioni, abbiamo visto scorrere diverse stagioni facendoci reciproca compagnia, cercando arditamente il molto e dividendo il poco. Da alcune settimane per\u00f2 c\u2019\u00e8 una triste novit\u00e0: sono solo, la Fulva un bel mattino non si \u00e8 pi\u00f9 svegliata, fredda e rigida al mio fianco, non ha risposto alle mie effusioni. Inutilmente ho cercato di scaldarla. Doveva avere ragione mastro Nicola quando diceva che io ero molto pi\u00f9 piccolo, e presto lei che aveva gi\u00e0 dei fili d\u2019argento e il nasetto scorticato mi avrebbe lasciato solo. Gli abitanti delle nuove villette, dopo molte ore, sentendomi uggiolare disperato l\u2019hanno messa in un lenzuolo e portata non so bene dove. Io non l\u2019 ho pi\u00f9 vista. Ora le mie giornate sono assai pi\u00f9 lunghe e, visto che sono molto cresciuto e la mia mole non passa proprio inosservata, difficilmente gli umani mi allungano una carezza. Del cibo invece non mi importa molto; prima lo cercavo anche per Fulva, essendo lei pi\u00f9 esile e ritrosa, ma ora me ne basta pochissimo, magari anche di pessima qualit\u00e0. Per la sete c\u2019\u00e8 sempre la fontana. Spesso, come oggi, mi allungo verso la strada che collega la periferia di Nettuno con Anzio, verso il nuovo ospedale di fronte al quale, nella zona dei cantieri, tra sterpaglie e materiali edili, ho passato gran parte della mia vita fin qui trascorsa. Vedo che qualcuno, tra gli operai, mi riconosce al passaggio e magari mi indica, ma nessuno fa per avvicinarsi, al massimo mi tirano un pezzo di pane o un osso non ancora spolpato. Oggi fa veramente caldo, deve essere di nuovo tornata la stagione delle vacanze, faccio fatica a camminare, ma se riesco ad avvicinare l\u2019ospedale, accanto alla fermata del bus c\u2019\u00e8 una serie di cassonetti ben forniti o qualcuno di buon cuore che magari, mosso a piet\u00e0, si priva di un pezzo di pizza o di un biscotto. No, non vedo la macchina che giunge veloce in sorpasso, mentre un po\u2019 troppo lentamente attraverso la via trafficata. Non sono cos\u00ec stupido, se l\u2019avessi vista avrei tentato di accelerare l\u2019andatura o di scantonare. Invece finisco sotto le ruote in un turbine di peli, polvere e schegge di chiss\u00e0 cosa. Che botta! Forse \u00e8 quello che gli umani chiamano Avere un gran dolore. Di provare a rialzarmi no, non se ne parla proprio, mentre qualcuno si avvicina e dice parole strane, senza senso, guardando un po\u2019 me e un po\u2019 la parte danneggiata della sua auto. Accanto a me, dalla corsia opposta, \u00e8 appena arrivato un motorino, e meno male che si \u00e8 fermato in tempo, sfiorandomi, senza colpirmi anche lui. Ne sono scesi un ragazzo e una ragazza molto agitata. Lei gli urla di fare in fretta mentre lui sembra parlare dentro una scatoletta, accostata al suo orecchio, chiedendo a qualcuno se possono portarmi non so bene dove, con l\u2019aiuto del tizio della macchina. Il ragazzo gesticola un po\u2019 mentre aspetta non so bene che risposta, sembra molto preoccupato per me ed \u00e8 circondato da diverse persone che parlano tutte insieme. Io, da parte mia, vorrei dirgli di stare tranquillo perch\u00e9 ora sto proprio bene e avverto persino meno dolore visto che la ragazza seduta sulla strada accanto a me, ignara della lunga fila di macchine, mi ha coperto con qualcosa di morbido e profumato, ha messo la mia testa sulle sue gambe e mi accarezza lievemente senza alcun timore o repulsione, anche se certo non devo avere un bell\u2019aspetto ed \u00e8 molto che non faccio un bagno. Mi guarda fisso, mi parla dolcemente senza staccare lo sguardo dal mio. Vorrei che non si preoccupasse cos\u00ec per me. Va tutto bene. Se ho ben capito, se la storia si mette male potrei magari raggiungere la Fulva, ma se tutto andasse per il verso giusto forse avrei trovato una nuova amica. Conosco questo sguardo e il tono affettuoso con il quale mi dice che andr\u00e0 tutto bene e che lei non mi lascer\u00e0 un istante. Ha occhi bellissimi, acquosi e profondi ed ecco che un ricordo che credevo sepolto affiora dal passato. Qualcuno in un tempo lontano mi ha gi\u00e0 guardato nello stesso modo, anche se gli occhi erano diversi per forma e per colore, forse una bimba con le trecce quando ero ancora amato, coccolato, importante.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small; font-family: Times New Roman;\">Una vita fa. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small; font-family: Times New Roman;\">Da cucciolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 14.2pt; line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small; font-family: Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7144\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7144\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provengo da un luogo privo di mare. 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