{"id":7038,"date":"2011-06-02T18:47:03","date_gmt":"2011-06-02T17:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7038"},"modified":"2011-06-02T18:47:03","modified_gmt":"2011-06-02T17:47:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-buona-fede-mi-amor-di-gianluca-pernafelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7038","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Buona fede, mi amor&#8221; di Gianluca Pernafelli"},"content":{"rendered":"<p>Curvo sul volante della sua utilitaria, bucava l\u2019oscurit\u00e0 autunnale con lo sguardo fisso sul rettilineo deserto. Non pioveva pi\u00f9, ma il vento era forte e rumoroso. Laggi\u00f9, dietro l\u2019orizzonte coperto dalla buia vegetazione costiera, i fulmini disegnavano strani simboli, simili a quelli che la sua ragazza tentava a volte di decifrare nei capillari fragili dei suoi occhi, quando fumavano erba insieme.<\/p>\n<p>L\u2019appuntamento era alle undici, al numero trenta di un viale vicino la litoranea di cui non ricordava il nome. Davanti a un chiosco blu, aveva scritto il cliente sulla chat dove si erano contattati. Se poi hai problemi mi chiami al cellulare. Problemi. Solo i soldi sono un problema. Con una mappa puoi arrivare in culo al mondo, ma senza benza non vai lontano anzi non vai da nessuna parte. Cos\u00ec rimuginava e correva, Patti. Correva sulla statale fiancheggiata da pini danzanti anche se era un po\u2019 in anticipo sui tempi concordati. Corre perch\u00e9 gli piace quando i segmenti bianchi della corsia di sorpasso, risucchiati dal muso dell\u2019auto in corsa, si sincronizzano con la cassa dritta e i suoni acidi dei pezzi tecno sparati dalle casse dell\u2019autoradio. Specie in serate come quella, quando hai bisogno di svuotarti dei pensieri come un monaco zen. La musica \u00e8 un mantra senza sforzi. A lui d\u00e0 coraggio. Gli regala l\u2019oblio giusto, quello che permette di ritornare se stessi dopo aver indossato una maschera o due. Senza sforzi. Con in tasca qualche decina di euro in pi\u00f9.<\/p>\n<p>La descrizione del percorso corrispondeva con precisione a quella che Patti aveva visualizzato mentalmente. Non si aspettava per\u00f2 un piazzale per il parcheggio cos\u00ec grande. E che il numero civico trenta raggruppasse diversi palazzoni popolari. Fu costretto a prendere di nuovo il foglietto scritto velocemente a matita per ricordarsi della C segnata accanto al numero. Ma non doveva essere un villino isolato? Fece qualche passo nella penombra accompagnato da un paio di randagi dagli occhi spenti e si trov\u00f2 di fronte a un brutto edificio alto, la vernice della facciata consumata dalla salsedine. Sul citofono del portone 30\/C almeno una dozzina di cognomi.<\/p>\n<p>Non conosceva il cognome del cliente, ovvio. Sapeva che era un quarantacinquenne, segretamente bisex, separato da poco, con un buon lavoro e una pessima ex compagna di vita che si era portata via molti suoi averi, casa in centro compresa, dopo aver scoperto i suoi modi troppo alternativi di ingannare la noia. Gli aveva detto di chiamarsi Marco, che era incazzato col mondo e che aveva bisogno di qualche ora di trasgressione. A casa aveva anche della roba che, tanto hai capito, meglio non dire non si sa mai la rete \u00e8 sotto controllo.<\/p>\n<p>Patti compose con calma il numero del cellulare del tipo. Aspettava gli squilli e osservava le finestre del fabbricato. Nessuna luce dall\u2019interno, gli sembr\u00f2.<\/p>\n<p>Non fu una vera sorpresa quando sent\u00ec dall\u2019auricolare la solita voce femminile registrata annunciare che il telefono della persona chiamata poteva essere spento. Quelle parole suonavano ciniche, il loro accento era una presa in giro. Non fece finire la frase. Telefono chiuso, cliente sparito, serata buttata via, tutto da cancellare.<\/p>\n<p>Non era una situazione nuova, in fondo. A volte succedeva cos\u00ec, la gente \u00e8 strana, meschina anche. Tanti matti in giro. Si tratta di accettare un gioco che non ha regole precise.<\/p>\n<p>Stop.<\/p>\n<p>Rewind.<\/p>\n<p>Eppure stava fermo. Spalle al portone. Lo sguardo sulla strada.<\/p>\n<p>Volse di nuovo gli occhi sul citofono. Gli venne voglia di premere tutti i pulsanti, ma senza scappare via come faceva da ragazzino. Stavolta avrebbe chiesto di un certo Marco, uno che si faceva chiamare Marco e che non aveva neanche le palle per disdire a voce un incontro con uno sconosciuto.<\/p>\n<p>Prov\u00f2 a richiamarlo sul cellulare: spento o comunque, a voler essere buoni per forza, non raggiungibile.<\/p>\n<p>Accese la sua prima sigaretta della sera, pensando a qualche bugia da raccontare nel caso si fosse imbattuto in persone note, amici. Era la sua preoccupazione pi\u00f9 grande, quella di non essere scoperto. Nient\u2019altro lo spaventava. Oppure pensava alla faccia che quelle stesse persone avrebbero fatto se gli avesse detto candidamente che scopava per soldi ed ora era l\u00ec come un coglione perch\u00e9 qualcuno gli aveva dato buca. Certo qualcuno che il posto doveva pi\u00f9 o meno conoscerlo, che magari si godeva la scena dietro le tapparelle dalle case vicine, o in una delle poche macchine parcheggiate l\u00ec intorno, sotto l\u2019ombra pi\u00f9 scura degli alberi. Conosceva anche lui?<\/p>\n<p>Si chiuse dentro il cappuccio della felpa, a difendersi dai colpi d\u2019aria fredda. Si diede un\u2019occhiata intorno. I posti di mare fuori stagione sono come una donna senza trucco. A lui quel posto metteva i brividi, metteva i brividi e stranamente lo attraeva, lo tratteneva con i piedi piantati dov\u2019era.<\/p>\n<p>Aspettava che accadesse qualcosa, forse.<\/p>\n<p>Eppure ebbe un piccolo soprassalto quando scorse con la coda dell\u2019occhio qualcuno uscire su uno dei due piccoli balconi del piano rialzato. Una figura femminile, in accappatoio, con l\u2019asciugamano avvolto sulla testa come un turbante. Prendeva dallo stendino qualche piccolo indumento e non faceva rumore.<\/p>\n<p>Lo aveva visto?<\/p>\n<p>Se le rivolse subito la parola fu solo perch\u00e9 sentiva di dover giustificare la sua presenza in quella desolazione:<\/p>\n<p>\u201cMi scusi, signora\u2026\u201d, esord\u00ec con un accento troppo sicuro.<\/p>\n<p>Frazione di silenzio.<\/p>\n<p>\u201cSanto cielo, mi amor, mi hai quasi spaventata!\u201d<\/p>\n<p>\u201cPensavo m\u2019avesse visto\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNessun problema, mi amor, colpa mia che sto sempre con la testa tra le nuvole. Dimmi!\u201d<\/p>\n<p>Patti le spieg\u00f2 che cercava un tale, doveva abitare in uno di quegli appartamenti. Lei mostr\u00f2 una pazienza e una disponibilit\u00e0 non comuni. Si sforz\u00f2 di farsi venire in mente qualcuno che rispondesse alla vaga descrizione che il ragazzo le forn\u00ec, pensando a voce alta. Una voce rauca.<\/p>\n<p>Ma no, non sapeva aiutarlo. Non aveva molti contatti con i vicini, disse. Poi gli chiese una sigaretta. Lui fu contento di offrirgliela e si sporse oltre il davanzale basso del balcone per accenderla. Lei ne approfitt\u00f2 per avanzare un gesto gentile, evitandogli una manovra in realt\u00e0 facile: lo invit\u00f2 ad entrare.<\/p>\n<p>Lui naturalmente accett\u00f2.<\/p>\n<p>L\u2019odore di ceretta bollente riempiva una stanza rettangolare mal arredata che faceva da ingresso, cucina e soggiorno. Sedettero sulle sedie di plastica accanto al tavolo poggiato al muro. Sul tavolo, accanto a un pacchetto di sigarette ancora chiuso, tre cellulari.<\/p>\n<p>\u201cAnche tu te la giochi con operatori diversi, vedo. Si possono risparmiare un sacco di soldi\u201d fece lui con un cenno della testa.<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 per la brava madre e moglie, questo per il lavoro, questo per il tempo libero\u201d. Seria, indic\u00f2 uno per uno i tre telefonini mentre parlava con studiata compostezza, muovendo una mano pesante nonostante gli sforzi evidenti per farla apparire pi\u00f9 bella.<\/p>\n<p>Patti non segu\u00ec con attenzione il racconto del ragazzino venezuelano emarginato alla ricerca di una identit\u00e0, degli interventi subiti, della cura di ormoni, della faccia del prof del liceo quando rivide il suo alunno trasformato anni dopo, della bimba che aveva adottato e che ormai era maggiorenne, del matrimonio celebrato qualche mese prima in Spagna, accettato quasi per scommessa. Ad essere sinceri non gliene fregava proprio niente. Piuttosto si sforzava di non fissare i piedi tozzi e brutti di lei che scivolavano avanti e dietro sulle infradito di gomma consumata. E di non posare lo sguardo sul seno gonfio, sui bei capezzoli che occhieggiavano fra le pieghe dell\u2019accappatoio.<\/p>\n<p>Accese un\u2019altra sigaretta. Aveva voglia di infilarle la mano sotto il tessuto di spugna, accarezzarle la pelle liscia e scura, posarla sulle tette e tastarle. Chiss\u00e0 se \u00e8 vero che sono fredde, le tette finte, chiss\u00e0 quanto pesano, che consistenza hanno.<\/p>\n<p>\u201cNon ci siamo neanche presentati: mi chiamo Viviana\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u2026ah, gi\u00e0, Patrizio. Gli amici mi chiamano Patti\u201d<\/p>\n<p>\u201cNel mio paese \u00e8 un nomignolo da donna\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u2026anche Viviana nel mio paese \u00e8 un nome da donna\u201d<\/p>\n<p>Lei lo guard\u00f2 gi\u00f9 in fondo in fondo agli occhi, fino al cervello e ai muscoli della pancia tesa, gli sembr\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cAllora abbiamo pi\u00f9 di una cosa in comune, a quanto pare\u201d<\/p>\n<p>Sorrisero.<\/p>\n<p>Lui si smarr\u00ec in domande silenziose, cercando nella sua testa tracce di un copione da seguire, caratteri di una personalit\u00e0 convincente da imporre: sedottoseduttoreclienteospitebuonocattivosbandatoingenuo.<\/p>\n<p>Fece un altro tiro di sigaretta. Lei gli chiese se voleva del caff\u00e8, l\u2019unica cosa che avesse da offrirgli, forse.<\/p>\n<p>Lui naturalmente accett\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7038\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7038\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Curvo sul volante della sua utilitaria, bucava l\u2019oscurit\u00e0 autunnale con lo sguardo fisso sul rettilineo deserto. 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