{"id":7027,"date":"2011-06-02T18:30:59","date_gmt":"2011-06-02T17:30:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7027"},"modified":"2011-06-02T18:30:59","modified_gmt":"2011-06-02T17:30:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-tra-una-castagna-e-una-caldarrosta-di-anna-pau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=7027","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Tra una castagna e una caldarrosta&#8221; di Anna Pau"},"content":{"rendered":"<p>Era cos\u00ec piccola in confronto a lui, che col cigolio del sacchetto che si accartocciava tra le sue mani forti, le porgeva le caldarroste appena tirate su dal fuoco. Dopo quell\u2019attimo di esitazione in cui pensava al giubbotto di pelle troppo stretto per le braccia forti dell\u2019uomo, allung\u00f2 le sue e abbracci\u00f2 con uno scatto d\u2019egoismo quella pallottola di profumo caldo.<\/p>\n<p>E un secondo dopo camminava, passo spedito, verso di lei. Le si ferm\u00f2 davanti.<\/p>\n<p>\u201cVoglio essere come te.\u201d Disse tutto d\u2019un fiato. E l\u2019altra subito la squadr\u00f2: era bassa e portava le treccine, ma lo sguardo non mentiva, mai saputo mentire. \u201cE chi saresti scusa?\u201d \u201cBenedetta &#8211; il nome la tradiva \u2013 ma posso assicurarti, non dal Signore.\u201d<\/p>\n<p>Quella frase, fossero state delle navi, l\u2019avrebbe \u201ccolpita e affondata\u201d.<\/p>\n<p>Da quel momento non ci fu niente che pot\u00e9 fare per liberarsi di lei. Impararono a conoscersi, a cambiare in peggio e a non tornare indietro mai.<\/p>\n<p>\u201cErvisa \u2013 le domandava \u2013 sai perch\u00e9 quel giorno sono venuta da te?\u201d \u201cMe l\u2019hai detto cento volte.\u201d \u201cE allora chiedimelo ancora.\u201d Lo sapeva ormai, lo sapeva pi\u00f9 a memoria dell\u2019alfabeto che da bambina aveva imparato a malapena. Era venuta da lei perch\u00e9 era scappata di casa. Dava la colpa ai suoi genitori; \u201ctroppo piccoli per prendersi cura di una grande come me\u201d diceva sempre. E per quanto la riguardava, non si era mai accertata se fosse vero oppure no. Come aveva capito fin da subito, a Benedetta non riuscivano le bugie. Quella parte toccava a lei.<\/p>\n<p>\u201cErvisa \u2013 continuava \u2013 e sai perch\u00e9 tu mi hai preso con te?\u201d \u201cCome potrei averti presa con me senza sapere il perch\u00e9?\u201d Aveva avuto una tenerezza infinita per un modellino di s\u00e9 in miniatura. Stessa strafottenza, stessi problemi. Ma questo non gliel\u2019aveva confessato. \u201cMi facevi pena\u201d le rispondeva.<\/p>\n<p>\u201cTe ne stavi l\u00ec minacciosa con quella sigaretta in una mano e la birra nell\u2019altra. E mi guardavi come si guarda un cane.\u201d Quella ragazzina non si arrendeva. \u201cE tu sei stata coraggiosa, ma anche molto fortunata. Sei capitata in un momento buono, non voglio immaginarmi cosa ti avrei fatto se ti fossi presentata il giorno dopo.\u201d E l\u2019altra non si scioglieva. Le piacevano le distanze. Cos\u00ec era stata abituata. Prima di sbattere la porta e non tornare pi\u00f9.<\/p>\n<p>Passavano il loro tempo per strada, due guide attente, nessun dettaglio che non conoscessero gi\u00e0. Occhi vigili e gesti svelti, cos\u00ec si compravano da che mangiare.<\/p>\n<p>\u201cTi ricordi la mia prima volta? Tremavo tutta e stavo per farmi beccare e poi..\u201d la interrompeva l\u2019altra \u201c..e poi di corsa ti ho preso per un gomito e ti ho portata via.\u201d<\/p>\n<p>Erano cos\u00ec tanti i furti che non li riuscivano a contare. \u201cHo paura.\u201d Quasi tutte le volte, come una sorella minore. \u201cBenedetta, o sei con me o te ne vai.\u201d E partivano con un occhiolino.<\/p>\n<p>Piano piano diventavano sempre pi\u00f9 organizzate, avevano imparato le regole e sapevano su chi puntare. Cos\u00ec un giorno: \u201cTieni, \u00e8 per te &#8211; all\u2019improvviso &#8211; dato che un po\u2019 sei migliorata\u201d e gliela piant\u00f2 davanti agli occhi lucida e nera. \u201cChe me ne devo fare?\u201d divertita e spaventata insieme. \u201cSolo in caso..\u201d e si volt\u00f2. Non ne parlarono per settimane, e nessun caso si present\u00f2.<\/p>\n<p>Ma una mattina si svegliarono, e non fu uno svegliarsi come le altre mattine. Dividevano un letto a una piazza le volte in cui andava bene, altrimenti dormivano dove capitava.<\/p>\n<p>\u00a0\u201cNon possiamo andare avanti cos\u00ec \u2013 la pi\u00f9 grande \u2013 finiremo per dimenticare il motivo per cui rubiamo.\u201d Silenzio. \u201cPensavo rubassimo tanto per rubare\u201d incrinata dalla paura che quell\u2019equilibrio potesse diventare fumo. E l\u2019altra accese una sigaretta, si circond\u00f2 di quel fumo, e la fiss\u00f2. Un\u2019idea diabolica le frullava in testa, e brillava sopra tutto quello che avevano fatto fino ad allora. Prese le loro quattro cose, si misero a camminare.<\/p>\n<p>Videro le vetrine illuminate da luci, da lampadine. Videro vetri che specchiavano il sole. E si fermarono davanti a quello di una gioielleria. Era qualcos\u2019altro a luccicare.<\/p>\n<p>\u201cMi vedresti con al collo quella d\u2019oro?\u201d E l\u2019altra, attenta: \u201cPensavo non ti piacessero le collane\u201d. \u201cE con quelle perle come orecchini?\u201d La guard\u00f2 scettica: \u201cNon hai le orecchie bucate.\u201d<\/p>\n<p>E successe tutto all\u2019improvviso, come se il brivido avesse fretta di andarsene via.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 di botto, e con la porta con le scarpe con la voce fece rumore. \u201cErvisa cosa fai?\u201d Ma di tutta risposta Benedetta ricevette un labiale tirato \u201co sei con me..\u201d e se lo fece bastare.<\/p>\n<p>Al bancone sedeva una donna sulla sessantina che vedeva a malapena al di l\u00e0 dei propri occhiali. Intorno non c\u2019era nessuno, e l\u2019aria era ancora quella viziata della sera prima.<\/p>\n<p>Davanti al naso la signora si ritrov\u00f2 qualcosa di freddo e minaccioso. \u201cDammi tutto o sparo.\u201d Ervisa non riconosceva la sua stessa voce. \u201cCosa intendi per tutto bambina?\u201d, con il temperamento di una statua di marmo e gli occhi chiusi in una fessura. \u201cTutto quello che quattro braccia umane possono portare.\u201d<\/p>\n<p>La donna cominci\u00f2 a trafficare senza scomporsi e, afferrate due bustine di cartone, le riemp\u00ec fino a farle straboccare. Benedetta era rimasta come un palo zitta a fissare la collana d\u2019oro che si vedeva dalla vetrina.<\/p>\n<p>Fu allora che le pareti si colorarono di rosso e blu, e la riscosse il suono di una sirena.<\/p>\n<p>Vide la sua amica bocconi che si dimenava,e in men che non si dica strabuzz\u00f2 gli occhi e riprese ad ascoltare.<\/p>\n<p>\u201cBenedetta, la tua pistola! Benedetta, salvami, spara!\u201d Una mano in tasca tocc\u00f2 qualcosa che lei non conosceva. La afferr\u00f2 stretta e la punt\u00f2 verso il poliziotto che afferrava stretta Ervisa. Accarezz\u00f2 il grilletto e il grilletto non le fece paura. Ma di fronte a s\u00e9 un uomo giovane la implorava di pensare, di posarla, che se ne sarebbe pentita poi.<\/p>\n<p>Ervisa con gli occhi lucidi aspettava. E una pistola cadde a terra e una lacrima con essa, e si allent\u00f2 finalmente la stretta di quattro mani.<\/p>\n<p>Correre si rese inutile con l\u2019intervento di altre forze armate. Le portavano via con le manette, in un furgone. \u201cPensavo non ti piacessero le collane\u201d continuava a ripetere Benedetta.<\/p>\n<p>Ervisa non si accorgeva di lei. Non si accorgeva di niente a dire la verit\u00e0. Le guance rosse e rigate tanto quanto i polsi che si incrociavano dietro la sua schiena.<\/p>\n<p>Con uno scatto di serratura furono abbandonate dietro delle sbarre qualsiasi in una cella qualsiasi e si scambiarono il primo sguardo, che non era uno sguardo qualsiasi.<\/p>\n<p>\u201cHo il collo troppo grosso per le collane.\u201d E scoppiarono in una risata isterica abbracciandosi per la prima volta davvero.<\/p>\n<p>\u201cNon pensavo ce l\u2019avrei mai fatta.\u201d Disse Benedetta con una vocina spezzata. \u201cA fare cosa?\u201d Alz\u00f2 la testa. \u201cA diventare come te.\u201d E sfoggi\u00f2 il suo sorriso migliore.<\/p>\n<p>Furono convocati nei giorni seguenti quelli che i poliziotti presumevano essere i loro genitori.<\/p>\n<p>Benedetta era impaziente, quasi emozionata. I capelli corti e spettinati, quello che rimaneva delle vecchie treccine, saltellava tutta in una specie di pigiama blu.<\/p>\n<p>\u201cNon capisco perch\u00e9 smani tanto.\u201d Le diceva Ervisa. E dentro si sentiva morire.<\/p>\n<p>I suoi genitori non si presentarono, e Ervisa non mostr\u00f2 nemmeno un grande stupore.<\/p>\n<p>\u201cTi ricordi di quando avevo cambiato idea e stavo per tornare indietro?\u201d le disse l\u2019altra, e lei si ricordava. \u201cSapevo che non avresti fatto un solo passo lontano da me \u2013 quella notte aveva avuto cos\u00ec paura \u2013 te ne andresti adesso, non \u00e8 vero?\u201d Benedetta non rispose.<\/p>\n<p>Due giorni dopo arrivarono i suoi genitori. Si sorprese commossa davanti a loro. La faccia sporca e stanca, le mani consumate.<\/p>\n<p>Fecero finta di non riconoscerla, e se ne andarono cos\u00ec come erano venuti.<\/p>\n<p>In cella la sua amica, come sempre, la aspettava. \u201cMe ne sarei andata &#8211; le disse \u2013 sono una vigliacca.\u201d Ervisa le fece cenno di sedersi accanto a lei.<\/p>\n<p>\u201cAvevi ragione. Troppo insignificanti per prendersi cura di una grande come te.\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_7027\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"7027\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era cos\u00ec piccola in confronto a lui, che col cigolio del sacchetto che si accartocciava tra le sue mani forti, le porgeva le caldarroste appena tirate su dal fuoco. 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