{"id":6999,"date":"2011-06-02T18:23:36","date_gmt":"2011-06-02T17:23:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6999"},"modified":"2011-06-02T18:23:36","modified_gmt":"2011-06-02T17:23:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-then-came-the-day-e-arriva-il-giorno-di-nikki-simonetti-e-gioacchino-de-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6999","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Then Came The Day&#8230; &#8211; E arriva il giorno&#8230;&#8221; di Nikki Simonetti e Gioacchino De Padova"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Arriva per tutti \u00a0&#8211; <em>arriva; arriva, fidati che arriva\u2026 <\/em>&#8211; \u00a0il giorno in cui ti accorgi che la vita \u00e8 una lunga scala piena di sterco che ti tocca ripulire, un giorno dopo l\u2019altro, chinando la testa e parando le chiappe. Arriva per tutti &#8211; <em>arriva; arriva, fidati che arriva\u2026-<\/em> quando ti rendi conto che la vita \u00e8 un treno su cui non salterai mai pi\u00f9 perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 passato, ha gi\u00e0 fischiato, e ti \u00e8 sfrecciato via davanti al naso. Arriva per tutti &#8211; <em>fidati; fidati che arriva &#8211; <\/em>e solo\u00a0 per uno stramaledettissimo, strabenedettissimo malaugurato caso, ha lo sguardo avvinazzato e i calzoni arrotolati a mezzo polpaccio del matto del paese.<\/p>\n<p>Quello che se ne sta l\u00ec, ritto, fermo, immobile, impreciso e sconclusionato &#8211; e assieme nitido e perfetto &#8211; disegnato come una macchietta, impalato a lato della strada come gli avessero infilato un palo nel retto, con i sandali di plastica e i calzini bianchi, piantato dentro inesistenti pozzanghere.<\/p>\n<p>E\u2019 la classica mattina in cui ti sei alzato col piede sbagliato &#8211; quello sinistro, rotto tre volte, coi legamenti lassi &#8211; che tutto ti va per traverso: sbatti il culo per terra e ti ritrovi una caviglia gonfia come un melone. Asciughi la testa in fretta, un filo scoperto del phon ti ustiona il dito indice della mano destra con una scarica elettrica. Mentre cerchi di alleviare il bruciore col tubetto del <em>Foille,<\/em> appoggi il peso sulla caviglia dolente finendo di nuovo per terra, infilzando le chiappe sulla spazzola per capelli coi denti in ferro. Le ultime scariche temporalesche riducono i tuoi capelli a una ridicola accozzaglia informe e cresposa. Infine, ti accorgi &#8211; troppo tardi per tornare indietro per cambiarne uno &#8211; di avere indossato un calzino nero e uno blu.<\/p>\n<p>Come non bastasse, sei in ritardo &#8211; in ritardo spaventoso per una riunione importante, una di quelle cruciali per la tua carriera, quella in cui potresti venire designato direttore esecutivo della squadra progettazione. E ora, mentre stai guidando, ecco che il telefono inizia a suonare.<\/p>\n<p>E\u2019 Bonfanti, il tuo capo, una persona petulante, odiosa, prepotente, arrogante e mortalmente antipatica &#8211; <em>uno stronzo fatto e finito, dentro e fuori.<\/em> Hai dimenticato di inserire l\u2019auricolare, quindi non gli puoi rispondere, ma quel trillo insistente non ti d\u00e0 pace. Te lo figuri, il volto contratto in una smorfia di rabbia, mentre ti bercia dietro ogni genere di insulto. Dopo un brevissimo istante di sospensione, lo squillo riprende, insistente. Cos\u00ec, sbuffando, abbassi lo sguardo per afferrare il telefono..<em>.<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 allora che accade.<\/p>\n<p>Non ti accorgi di nulla, abbassi gli occhi per una minuscola frazione di secondo. Quando con lo sguardo torni alla strada, il matto \u00e8 davanti a te.<\/p>\n<p>Non ne sei certo, ma ti pare di scorgere delle lacrime che gonfiano i suoi occhi da cocker inzuppato e bastonato, quasi abbia gi\u00e0 capito quello che sta per accadere. D\u2019istinto, premi il piede sul freno, sino in fondo. Afferri con forza il volante, ma ormai \u00e8 troppo tardi. Vedi il poveruomo saltare sul cofano della tua macchina. Da l\u00ec sul parabrezza. Poi ricadere sull\u2019asfalto, come una marionetta impazzita.<\/p>\n<p>Lo lasci l\u00ec, inerme, a lato della strada. All\u2019inizio \u00e8 per lo stupore &#8211; <em>ancora non credi di averlo messo sotto.<\/em> Poi, per la fretta &#8211; <em>non hai proprio il tempo di fermarti, non quella fottutissima mattina in cui tutto ti va storto<\/em>. Sei gi\u00e0 in stramaledettissimo ritardo. Quindi, ti guardi in giro un momento, giusto il tempo per accorgerti che non passa nessuno. Nessun pedone, nessuna macchina. Nessuno sguardo indiscreto che possa un giorno puntare il dito contro di te.<\/p>\n<p>Ti torna alla mente Bonfanti: a quel punto star\u00e0 picchiettando col suo dito grassoccio sulla scrivania, mordendo la matita che \u00e8 solito tenere stretta tra le labbra. <em>Quando arriverai, ti far\u00e0 il didietro a strisce<\/em>.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0, forse fai ancora in tempo a salvare la tua designazione. In fondo, persino quello stronzo sa che il dirigente pi\u00f9 indicato a ricoprire quel ruolo sei tu.\u00a0 Ma poi un sottile, lievissimo senso di peso al petto piano ti\u00a0 arpiona la gola e ti fa tremare le budella.<\/p>\n<p><em>E\u2019 il senso di colpa<\/em>, ti dici. Vagamente ti coglie il pensiero di tornare indietro, verso il poveraccio con le rotelle fuori posto, la cui unica colpa nei tuoi confronti \u00e8 stata quella di farsi trovare lungo la tua strada, durante quella tua frettolosa, preziosissima, inutile giornata storta. <em>Ma non ce n\u2019\u00e8 il tempo. <\/em><\/p>\n<p>Proprio non ce la faresti a ripercorrere quei cinquecento metri che ti separano dall\u2019incoerente visione di quei calzoni arrotolati, adagiati sull\u2019asfalto, e poi presentarti alla riunione in orario. Culli per un po\u2019 il pensiero che il povero Cristo non si sia fatto molto male \u2013 <em>del resto, eri in curva, e andavi davvero piano.<\/em> Pu\u00f2 anche essere, per\u00f2, che sia rimasto esanime, in una pozza di sangue. \u00a0Vorresti girare la macchina e tornare indietro.<\/p>\n<p>Ma non hai tempo. <em>Non ne hai mai, nella tua vita. <\/em>E l\u2019ansia non scompare, anzi.\u00a0Neanche quando cominci a pregare: sale e sale nelle viscere e nel petto, arriva a bruciarti nella gola e poi ti esplode nel petto paralizzandoti le braccia e fibrillando il tuo cuore. Non riesci pi\u00f9 a respirare e sei costretto ad accostare, e fermarti. Allora, incurante del cuore che ti esplode nel petto, inizi a correre verso la macchia chiara, ancora ferma e immobile sull\u2019asfalto. Gli arrivi vicino e te lo vedi l\u00ec, disteso su un fianco, che ti guarda, con gli occhi ricolmi di lacrime. Ora inizia pure a sorriderti. E tu ti senti una merda.<\/p>\n<p>Sembra che voglia dirti qualcosa.<em> Mi dispiace averti creato un problema mi dispiace se il tuo capo ti far\u00e0 un culo come una casa mi dispiace se per me dovrai dire bye-bye alla tua promozione mi dispiace mi dispiace mi dispiace mi dispiace. <\/em><\/p>\n<p>Gli prendi una mano sudata e appiccicaticcia nelle tue. <em>Tutto sommato, a te non dispiace affatto<\/em>. Ritornando da lui, dopo che lo avevi lasciato spiaccicato sull\u2019asfalto, pensi di avere ritrovato qualcosa di molto pi\u00f9 importante di una promozione.<\/p>\n<p>Tutto quello che avviene in seguito ha il sapore dei ricordi confusi. L\u2019auto medica, l\u2019ambulanza, gli infermieri che portano via il matto incordato sulla barella come fosse una salsiccia, mentre il poliziotto della stradale ti chiede un resoconto dettagliato dell\u2019accaduto.<\/p>\n<p>Quando tutti se ne vanno, ritorni a essere solo, come mai ti sei sentito prima. Cammini con passo lento, senza alcuna meta.<\/p>\n<p>Un istante dopo avere chiamato i soccorsi, hai fatto una cosa impensabile, che non avevi mai osato prima: hai staccato il cellulare. \u00a0Ti ritrovi ad appena qualche decina di metri dal mare e allora ti metti a camminare sulla spiaggia. E\u2019 morbida e assieme dura e bagnata, e ti trasmette un senso di rassegnata tranquillit\u00e0. Piano ti lasci andare, e il gomitolo che tieni dentro lo stomaco si disfa, srotolandosi un filo dopo l\u2019altro.<\/p>\n<p>Il cuore ti saltabecca ancora in petto come un forsennato, fuori ritmo, come un metronomo che abbia perso il passo. Per un istante lasci che tutto ti abbandoni, persino te stesso. Ti lasci cadere con le ginocchia a terra e affondi le mani nella cedevole consistenza sabbiosa. Poi vomiti &#8211; rabbia angoscia e rancore verso te stesso. Improperi, a fiumi &#8211; <em>stronzo-fallito-insensibile-senza-cuore-n\u00e9-spina-dorsale-che-non-sei-altro. <\/em>Pianto e riso ti colgono alle spalle, aggredendoti e percuotendoti con violenza prima, con disperato abbandono poi, e infine con ritrovato sollievo.<\/p>\n<p><em>E\u2019 un attimo &#8211; un tuffo, sospeso tra volo e caduta. <\/em><\/p>\n<p>E l\u00ec rimani, nutrendoti di vento, ispirandoti di sale e di vecchio conforto e di recente tormento, indefinitamente appeso alla tua anima per un periodo che ti pare infinito, sino a che cala la tenebra, e non c\u2019\u00e8 attimo che valga lo strazio di te.<\/p>\n<p>L\u2019onda, piano, lambisce gli anfratti dell\u2019anima e lenisce la pena.<\/p>\n<p>Rivedi la tua vita fino a quel momento, fino al sorriso che il matto ti ha lanciato, lo sguardo avvinazzato umido di lacrime.<\/p>\n<p>Ti rendi conto di avere rincorso la tua vita da spettatore e rimpiangi tutto quello che hai dimenticato di dire e di fare quando hai smesso di dare ascolto al tuo cuore.<\/p>\n<p><em>La vita la vive chi ce l\u2019ha<\/em>, ti dici. Chi non ne ha mai avuta una, come te, non sa, e aspetta &#8211; <em>aspetta ancora e ancora <\/em>&#8211; anche se non sa come, cosa n\u00e9 dove, guardando in basso senza lasciar andare niente di s\u00e9. <em>Fidati, fidati che arriva<\/em>. Arriva per tutti il momento. <em>Per te, \u00e8 stato un matto che ti taglia la strada<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 allora che ti rendi conto che se non si d\u00e0, se non si \u00e8.<\/p>\n<p>Tu non hai mai <em>dato,<\/em> perch\u00e9 non sei mai <em>stato<\/em>.<\/p>\n<p>Ormai si \u00e8 fatto sera. Riaccendi il telefono e, dopo appena qualche secondo, ecco che ricomincia a squillare. Questa volta rispondi.<\/p>\n<p>Bonfanti strepita, con quella sua voce in falsetto che ti martella alle tempie. \u201cMorelli, dove cazzo sei stato tutta la giornata? E poi, cos\u2019\u00e8 questa nuova abitudine del cellulare staccato? Va be\u2019, chissenefrega. Tanto il tuo posto l\u2019ho assegnato a Dometti. L\u2019avrei fatto comunque. Lo so da sempre che sei un inaffidabile deficiente!\u201d.<\/p>\n<p>\u201cStavo quasi per ammazzare un uomo, oggi\u201d, rispondi con un filo di voce, mentre ti senti distante mille miglia da quelle sue parole.<\/p>\n<p>\u201cCosa significa questa pagliacciata, Morelli? Non penserai mica che me la beva\u2026\u201d<\/p>\n<p>Hai gli occhi ancora gonfi di lacrime. Ti rivedi bambino, quando lanciavi i sassi in mezzo alle onde. Osservi con noncurante distacco il cellulare che stringi tra le mani, le nocche bianche. Bonfanti \u00e8 un fiume in piena, continua a berciarti contro.<\/p>\n<p>Lo senti persino adesso che tieni il microfono a trenta centimetri dalle orecchie.<\/p>\n<p>Poi tendi il braccio all\u2019indietro e ti prepari al lancio.<\/p>\n<p><em>E oooops\u2026<\/em><\/p>\n<p>Sai cosa?&#8230;.<em>Vaffanculo, Bonfanti<\/em>.. L\u2019urlo ti rimbomba nella\u00a0 mente, mentre<em> <\/em>la voce gracchiante del tuo ex direttore si allontana in direzione del mare, facendosi sempre pi\u00f9 distante. <em><\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6999\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6999\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mattinata da incubo &#8211; una in cui dall&#8217;inizio tutto ti va storto &#8211; pu\u00f2 cambiare la vita. In peggio, per culminare nell&#8217;illuminazione che ti risolve l&#8217;esistenza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6999\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6999\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1844,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-6999","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6999"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1844"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6999"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6999\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7022,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6999\/revisions\/7022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6999"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6999"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6999"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}