{"id":6977,"date":"2011-06-02T12:23:37","date_gmt":"2011-06-02T11:23:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6977"},"modified":"2011-06-02T12:23:37","modified_gmt":"2011-06-02T11:23:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-lora-del-buio-risparmioso-di-massimo-lotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6977","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;L&#8217;ora del buio risparmioso&#8221; di Massimo Lotti"},"content":{"rendered":"<p>Il sole era pallido lass\u00f9 nel cielo, come un timido neo.<\/p>\n<p>Akira, con le manine ben avvinghiate alle mani consumate e operose della madre Yukio e del nonno Kayoshi, camminava rasente il muro scortecciato della scuola, mostrando un broncio evidente. Il padre, Shimoto, la sera precedente gli aveva chiesto degli ultimi voti a scuola; lui, sincero come sempre, gli aveva parlato del disegno e della maestra di Educazione Artistica che aveva giudicato insufficiente la sua <em>creazione<\/em>.<\/p>\n<p>\u201cQuale disegno Akira? Quello con i grattacieli e la grande scritta in rosso?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec padre, proprio quello. La maestra mi ha dato quasi sufficiente. Per via della bandiera.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa bandiera &#8211; aveva chiesto suo padre &#8211; quale bandiera?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuella che ho disegnato in basso a destra, accanto alla scritta rossa.\u201d<\/p>\n<p>Aveva disegnato una serie di grattacieli dello skyline di Tokio in maniera piuttosto realistica ed aveva incluso nella creazione una bandiera svolazzante del Giappone, alla merc\u00e9 del vento. La mamma si ferm\u00f2 di scatto all\u2019ultima uscita della metropolitana.<\/p>\n<p>\u00a0\u201cPadre, devo portare queste scarpe a fare risuolare e comprare il <em>latte garantito<\/em>.\u201d &#8211; poi rivolta al figlio &#8211; \u201cE tu andrai con il nonno senza fare storie, capito? Se fai il bravo io e tuo padre stasera, dopo la cena, ti aiuteremo a rifare il disegno. Dunque, bambino mio, fa\u2019 il bravo!\u201d<\/p>\n<p>\u201cVa bene mamma, prometto che far\u00f2 il bravo e non far\u00f2 arrabbiare il nonno. Promesso.\u201d<\/p>\n<p>Si fece baciare in fronte, con gli occhi dolcemente chiusi, come se ricevesse una carezza da un Papa in una piazza gremita. Yukio salut\u00f2 il padre e si incammin\u00f2 di buona lena verso le sue mete. Nonno e nipote si incamminarono anch\u2019essi verso le proprie mete, fianco a fianco, con passo spedito. In quel piccolo silenzio accomiatante Akira torn\u00f2 ad immergersi nei pensieri della scuola. Nel riacquisire il broncio precedente ripensava inevitabilmente al disegno.<\/p>\n<p>Pensava alla vista che si gode dalla terrazza della casa di Hitoshi, il suo compagno di giochi e di studi. Quando era da lui a fare le lezioni, da quella terrazza del dodicesimo piano, rimaneva sempre affascinato da quel belvedere, con tutti quei grattacieli, quella sfilza interminabile di finestre pi\u00f9 o meno uguali e poi quella scritta enorme rosso fiammante della multinazionale di televisori, che campeggiava in un turbine di luci, prima della fine dell\u2019orario di lavoro che coincideva con il <em>buio risparmioso<\/em>. In quel momento la citt\u00e0 si spegneva in gran parte, come per una gigantesca festa a sorpresa nella quale il festeggiato non arrivi mai.<\/p>\n<p>Il nonno tir\u00f2 fuori dalla sua immancabile borsa a tracolla le mascherine per s\u00e9 e per il nipote, perch\u00e9 per arrivare al Centro televisivo occorreva attraversare tre grandi circoscrizioni e avvicinarsi alla zona della metropoli pi\u00f9 esposta ai venti spiranti dalla <em>GAI<\/em>, la <em>Grande Area Infetta<\/em>.<\/p>\n<p>Kayoshi si mise la mascherina protettiva e ne dette un\u2019altra al nipote il quale se la mise senza distrarsi troppo dal suo pensiero, quella fascinazione cui era soggetto quando era a casa di Hitoshi. E pensava al <em>buio risparmioso<\/em> che tutte le sere risucchiava la vista dei grattacieli e tutto il lucore del paesaggio, non ultima la grande scritta in rosso. Era come se il sole portasse con s\u00e9 le luci della metropoli, come un pastore che ti fa carezzare il cane ma poi si porta via tutto il gregge con s\u00e9 quando giunge l\u2019ora di andarsene.<\/p>\n<p>Una volta il nonno gli aveva letto delle pagine che parlavano dell\u2019antica Grecia e del mito di Helios che si porta via con il suo carro la luce del giorno. Il nonno aveva il suo bel daffare per convincere il piccolo che si trattava solo di mitologia (una creazione fatta in una epoca lontana in cui il <em>buio risparmioso<\/em> corrispondeva al tramonto). Cercava in presenza del bambino di non chiamare mai il <em>buio<\/em> <em>risparmioso<\/em> col suo papabile vero nome, <strong><em>coprifuoco<\/em><\/strong>, ma gli rimaneva difficile spiegargli un\u2019abitudine (o meglio una coazione) frutto di un decreto legge governativo, atto a scongiurare il collasso del sistema energetico nipponico dopo il disastro di Fukushima. Difficile spiegarli che prima di allora il <em>buio risparmioso<\/em> fosse al limite una iniziativa di cinque minuti per fare finta che l\u2019occidente non soffrisse di bulimia di megaWatt.<\/p>\n<p>Difficile spiegare che prima del disastro il <em>buio risparmioso<\/em> non esistesse. E neanche il <em>latte garantito<\/em>.<\/p>\n<p>Akira aveva immaginato una bandiera del Giappone, del suo paese, sventolare vicino alla grande scritta rossa. E quella\u00a0 bandiera l\u2019aveva immaginata in maniera crudamente realistica, con il bianco non nitido, sporco, ed il sole nel centro del vessillo non rosso, come il tuorlo di un uovo non fresco.<\/p>\n<p>La maestra rimproverava al bambino di non averla resa dello stesso rosso della scritta della multinazionale: <em>era immaturo e poco realistico <\/em>(diceva), dimenticando clamorosamente l\u2019importanza della fantasia nella propria materia oltre che nei bambini.<\/p>\n<p>Ma il vizio di forma cui sembrava soffrire la maestra era lo stesso di tanti suoi concittadini, quello di credere al governo senza chiedersi mai il senso della dicotomia dei servizi pubblici gestiti e riscossi da privati, come nel caso delle centrali atomiche. Tutto questo Akira non poteva capirlo, anche se in realt\u00e0 ci stava velocemente arrivando. Anzi sarebbe meglio dire che era la realt\u00e0 che stava velocemente giungendo a lui, dato che erano gi\u00e0 due anni che non poteva recarsi al Parco del Ricordo di Kobe neanche d\u2019estate, neanche accompagnato dai genitori, neanche con i suoi compagni di scuola. Neanche con Hitoshi.<\/p>\n<p><strong>I I<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Akira e il nonno arrivarono al Centro televisivo statale in poco tempo, riuscendo a giungere alle fermate della metropolitana sempre in tempo utile per le vetture in transito.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019et\u00e0, nonno Kayoshi marciava come un avamposto di fanteria. Saliti gli scalini dell\u2019ingresso il nonno mostr\u00f2 i documenti al portinaio e si misero ad attendere l\u2019ascensore numero tre. L\u2019ascensore ci mise qualche minuto a liberarsi: era un\u2019ora di traffico intenso nell\u2019edificio del Centro.<\/p>\n<p>Akira ripensava a quella bandiera nel disegno, messa l\u00ec tra i grattacieli anche se non c\u2019era in realt\u00e0, l\u2019aveva messa di proposito lui, confidando nella libert\u00e0 d\u2019espressione che la maestra vantava sempre di lasciare nell\u2019ora di disegno libero.<\/p>\n<p>Era il retaggio di ci\u00f2 che vedeva con suo nonno al Centro televisivo statale, da quei monitor che riuscivano a intristire il nonno pi\u00f9 della sua vedovanza, pi\u00f9 della foto della moglie Yushiko, scomparsa\u00a0 gi\u00e0 da sei anni. Finalmente l\u2019ascensore numero tre giunse al piano terra e poterono salire al piano quattro. C\u2019erano ben dieci postazioni video libere delle venticinque disponibili.<\/p>\n<p>Un funzionario in camicia bianca, cravattino e pantaloni neri, una spilla con il logo Ministero delle Comunicazioni ed un grosso telefono d\u2019ordinanza nella tasca posteriore si occupava di controllare la situazione e che nessuno andasse in eventuali escandescenze, cosa che succedeva ormai di frequente \u00a0anche l\u00ec, nella capitale del fu quieto Giappone.<\/p>\n<p>\u201cMettiamoci qui Akira, non c\u2019\u00e8 nessuno nei paraggi cos\u00ec se vuoi dirmi qualcosa o se tuo nonno vuole imprecare saremo pi\u00f9 liberi di farlo.\u201d<\/p>\n<p>Il nonno si tolse il giaccone suo e quello del nipote mettendoli sul sedile della postazione accanto. Akira guardava avidamente le immagini che scorrevano sul video, e non di meno faceva il nonno Kayoshi, profondamente accigliato.<\/p>\n<p>\u201cGuarda nonno, guarda quanti dischi volanti, li contiamo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAkira, bambino mio, sono sempre gli stessi. Contali e vedrai che il nonno ha ragione.\u201d<\/p>\n<p>Grandi recinzioni concave delimitavano con una forma rotonda le GAI, come orme di dischi volanti.<\/p>\n<p>E <em>dischi volanti<\/em> era il nome che usava Akira per le aree delle GAI.<\/p>\n<p>Il governo dopo il disastro e la trafila di ammissioni di colpa delle societ\u00e0 di gestione dei principali impianti nucleari aveva recintato il raggio di settanta chilometri intorno a Fukushima.<\/p>\n<p>Molte delle cittadine comprese in questo raggio erano state rase al suolo, se non dal livore del terremoto, dal passo indefesso dell\u2019esercito, il quale, su preciso ordine delle autorit\u00e0 statali, aveva reso quella precisa area una <em>no live zone<\/em> a causa delle altissime radiazioni, lasciando all\u2019interno di questa area, nelle cittadine rimaste in piedi, la popolazione condannata a morire di qualche patologia legata al <em>fall<\/em> <em>out<\/em>, a meno di miracoli improbabili dovuti al proprio sistema immunitario. Ma dato il carattere a macchia di leopardo del <em>fall<\/em> <em>out<\/em> un\u2019area tonda attorno a Fukushima era un palliativo persino ignorante cui alla fine si era posto rimedio creando queste <em>GAI,<\/em> come dei dischi volanti come nelle raffigurazioni delle teorie degli insiemi.<\/p>\n<p>\u201cAvevi ragione nonno, sono ventuno, come l\u2019altro ieri.\u201d<\/p>\n<p>\u201cRicordati che se rimangono gli stessi o diminuiscono \u00e8 un buon segno.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 nonno? Dici sempre cos\u00ec, ma non mi dici mai il perch\u00e9? E poi non diminuiscono mai!\u201d<\/p>\n<p>\u201cFacciamo un paragone, figliolo. Se ti macchi la maglietta con l\u2019olio cosa fai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa nascondo senn\u00f2 mamma si arrabbia!\u201d<\/p>\n<p>\u201cVa bene, mettiamo che la mamma non ci sia. Cosa ti ha insegnato il nonno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMetto la mollica del pane sopra la macchia e aspetto che sparisca.\u201d<\/p>\n<p>\u201cBravo. Il Giappone \u00e8 quella maglietta, i dischi sono le molliche perch\u00e9 purtroppo le macchie da coprire sono molte.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE quanto ci vorr\u00e0 per farle sparire?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPi\u00f9 o meno come per vedere sette imperatori.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE quanto ci vuole per vederli tutti?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo devi chiedere alla tua maestra di storia.\u201d<\/p>\n<p><strong>I I I<\/strong><\/p>\n<p>Nonno Kayoshi aveva trascorso l\u2019infanzia e buona parte della propria esistenza in una cittadina a otto chilometri dalla zona del disastro. Ed era proprio l\u00ec che risiedevano tre vecchi amici e colleghi di pesca, costretti a rimanere in quel posto violentato tre volte (una infernale <em>trimurti<\/em>: la scossa, lo tsunami, le radiazioni) e stipendiati dal Ministero degli Interni a fare le cavie a tempo pieno, in attesa della Nera signora o di miracolo scientifico che sconfessi la lunga vita dei <em>radionuclidi<\/em>.<\/p>\n<p>Avevano visto la guerra e l\u2019avevano superata, avevano sentito atroci scosse di terremoto ed erano sopravvissuti, ma adesso no, c\u2019era quella spietata morte fatta di invisibile possenza a furia di reazioni degli isotopi. La pi\u00f9 terribile, forse, ma la pi\u00f9 beffarda di sicuro. C\u2019erano dei <em>videofoni<\/em> che servivano per comunicare con chi, dal Centro televisivo fatto allestire dalle autorit\u00e0 a venticinque chilometri da Fukushima volesse parlare con i propri cari altrimenti totalmente irraggiungibili. Sotto il video c\u2019era una piccola stampante sagomatrice a colori che poteva riprodurre in tre dimensioni oggetti da farne copia per ricordo come ad esempio un pettine, una cornice, un rosario, un portagioie, un anello. La tecnologia permetteva anche questo pur di illudere la popolazione al di qua delle <em>GAI <\/em>di poter comunicare con chi stava al di l\u00e0 delle <em>GAI<\/em>. Kayoshi non si era mai fatto sagomare niente perch\u00e9 diceva che un oggetto poteva essere <em>come quello<\/em> contemplato, <em>ma non quello<\/em>.<\/p>\n<p>Venticinque chilometri da Fukushima il nuovo Centro televisivo, su un\u2019area colpita di sessanta chilometri. Kayoshi telefonava a uno dei suoi amici e quando potevano raggiungere il Centro televisivo si parlavano per delle mezzore. Era importante, ma allo stesso tempo, un editto dello strazio. Ricordavano i tempi della pesca nei ruscelli dell\u2019entroterra, lontani ma non troppo dagli stabilimenti e dalle industrie sempre pi\u00f9 invadenti, sempre pi\u00f9 potenti.<\/p>\n<p>Ma accadeva spesso che i discorsi profusi durante le mattinate di pesca arrivassero al nodo ma comunque questo \u00e8 il progresso ed i nostri figli non dovranno pi\u00f9 badare ai capricci delle stagioni per sfamarsi. Ed a furia di giocare a mosca cieca con la tecnica si erano fidati di tutti i bocconi propugnati dall\u2019industrializzazione, fino alle aree apparentemente coltivabili e recintate come se fossero lager senza prigionieri e riempite nel sottosuolo di chiss\u00e0 che cosa; i vecchi che sbirciavano parlavano di un cimitero atipico poich\u00e9 le salme sotterrate giacevano sottoterra poste per ritto.<\/p>\n<p>Quando Kayoshi andava al Centro televisivo con Akira, per parlare liberamente con i suoi amici dava sempre qualche spicciolo al nipote commissionandogli caramelle ed altri sofisticatezze caria-denti da acquistare al bar del quinto piano; il giovane nipote ci arrivava attraverso le scale, sorvegliate da un paio di addetti alla sorveglianza della Rete nazionale televisiva.<\/p>\n<p>\u201cVammi a prendere i chewing gum alla menta, Akira. Tieniti il resto, cos\u00ec impari cosa vuol dire risparmiare. Vai, ma non correre, e non ti dimenticare il resto, magari ci compri qualche matita.\u201d<\/p>\n<p>\u201cVa bene, nonno va bene. Vado.\u201d<\/p>\n<p>Kayoshi aveva chiamato il giorno precedente Nagato, il suo amico che prima del disastro faceva ancora i pupazzi in miniatura del teatro <em>kabuki<\/em>, e li vendeva a negozi e ed agenzie di promozione turistica della cultura giapponese. Una volta ricevette i complimenti da un costumista teatrale di passaggio.<\/p>\n<p>Alz\u00f2 la cornetta e si fece passare il canale quattro di comunicazione, quello che generalmente adoperava per parlare con i suoi compagni di pesca, Nagato e Ishida, e con la sua amica, sopraffina cuoca di pesce, Sakura. Erano le undici in punto, Nagato e gli altri erano sempre puntuali, prendevano il bus delle dieci, una comodit\u00e0 che illudeva un poco circa una normalit\u00e0 smarrita per sempre. Rispose Nagato all\u2019altro capo. Era solo, aveva gli occhi gonfi, come se venisse da quattro notti consecutive di insonnia.<\/p>\n<p>\u201cNagato, amico mio come stai? Dove sono gli altri? Non fare scherzi, lo so che ti d\u00e0 noia viaggiare da solo, dove li hai nascosti?\u201d<\/p>\n<p>Nagato fece un gesto di saluto, ma il suo vigore si ritrasse subito, come se avesse una pistola puntata alle reni. Poi esclam\u00f2 &#8211; \u201cIshida e Sakura ti salutano tanto, caro Kayoshi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec s\u00ec birbante, per\u00f2 adesso dimmi dove li hai nascosti. E perch\u00e9 hai gli occhi cos\u00ec gonfi? Hai fatto qualche seduta in pi\u00f9 di chemioterapia? Racconta, non mi tenere sulle spine.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, caro Kayoshi, fino a marted\u00ec prossimo niente chemioterapia. Stasera guarderai il cielo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCerto che guarder\u00f2 il cielo, che domande, lo sai che \u00e8 una delle mie passioni! L\u2019unica cosa buona del <em>buio risparmioso<\/em> \u00e8 che ci permette di guardare il cielo come facevano gli assiri e i babilonesi. C\u2019\u00e8 qualche cometa? Perch\u00e9 devo guardarlo proprio stasera?\u201d<\/p>\n<p>Nagato lo fissava dal video sempre pi\u00f9 intensamente, i suoi occhi sembrava che si liquefacessero, sembrava chiedere a Kayoshi di dire parole che lui non osava o non voleva pronunciare.<\/p>\n<p>Kayoshi aggrott\u00f2 la fronte fino a stringere gli occhi i quali tendevano pian piano a rendersi umidi. Il suo volto giunse a sembrare il riflesso specchiato di quello di Nagato. Trenta secondi di crescente gravit\u00e0 trascorsero senza parola alcuna, nessun rumore eccetto i due respiri di fondo, lievi. Solo il respiro di due anziani, un rumore bianco coniugato all\u2019et\u00e0. Una volta Sakura aveva battezzato il respiro solitario di un vecchio come un <em>rumore grigio<\/em> e aveva composto per l\u2019occasione un haiku.<\/p>\n<p><strong>I V<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u201cIl governo dice che la incinerazione \u00e8 ancora proibita, ma non si occupa delle stelle. Da ieri sera due stelle ci guardano e ci proteggono, Kayoshi caro. Siamo fortunati, sai?\u201d<\/p>\n<p>Kayoshi smise di trattenere le lacrime e si mise a stringere la cornetta come un innamorato cui stanno dicendogli addio. Con un fazzoletto asciugava i rivoli che solcavano veloci le sue smunte guance ma i suoi occhi erano un fortunale copioso.<\/p>\n<p>\u201cEppure quando ci siamo sentiti l\u2019ultima volta mi avevano rassicurato che venivano da un periodo abbastanza buono di salute, soprattutto Sakura\u201d<\/p>\n<p>\u201cKayoshi caro, ti sei dimenticato che anche sulla tua consorte la morfina sembrava fare miracoli?<\/p>\n<p>E poi lo sai che le donne sono superiori a noi in quanto a sopportazione del dolore. Per loro il dolore \u00e8 come incartare una cipolla, riescono ad avvolgerla senza mostrare troppo quello che gli cola dagli occhi. Noi reggiamo apparentemente meglio, ma abbiamo bisogno di imprecare e renderlo evidente. Come quando ci accorgiamo delle zanzare. Lo sai che con le radiazioni sono sparite anche quelle? Ishida negli ultimi tre anni ripeteva sempre che voleva invecchiare vestito come un samurai ma era una scusa per avvolgere la sua povera pelle nelle garze, era squamato dalla testa ai piedi. Povero caro vecchio Ishida, dalla testa ai piedi. Non te l\u2019ha mai detto ma da due anni viveva praticamente con un polmone solo. L\u2019altro era completamente bruciato. Non volevo vederti piangere ma cerca di capirmi: se non lo raccontavo a nessuno mi sarebbe scoppiato il cuore. E se non lo dico a te, a chi lo dico?\u201d<\/p>\n<p>Kayoshi aveva bagnato tutto il bavero della camicia, non riusciva a frenare le lacrime e neanche a usare con costanza i fazzoletti. Si soffi\u00f2 a fatica il naso per tre volte consecutive dopodich\u00e9 riusc\u00ec a sedare finalmente il pianto. Aveva quasi riempito il cestino a fianco della postazione.<\/p>\n<p>\u201cPrima o poi far\u00f2 una pazzia, Nagato. Rubo un\u2019auto e vengo a trovarti nella zona proibita. Maledetti cani buoni solo a correggere le statistiche ai telegiornali, a parlare e a fare i bollettini sui livelli di quel plutonio infame, solo con l\u2019elicottero sono venuti a vedere le terre infette, e poi gi\u00f9 a recintare, a fare i perimetri come sagome di <em>dischi volanti<\/em>, come dice mio nipote. E la gente rimasta dentro come bestie in uno zoo sorvegliato. Maledetti politici, ti giuro che..\u201d<\/p>\n<p>\u201cKayoshi ti prego ti fa male al cuore adirarti cos\u00ec. Hai ragione, abbiamo tutti ragione, noi.\u201d<\/p>\n<p>Con la coda dell\u2019occhio Kayoshi si accorse di Akira che sentendo il nonno imprecare era rimasto in posa con i chewing gum in mano, come un soldatino in una teca.<\/p>\n<p>\u201cNagato carissimo, ti voglio bene come un fratello, sono troppo sconvolto per parlare con te con mio nipote accanto. Preferisco tornare verso casa, torner\u00f2 da solo qui al Centro televisivo e mi racconterai qualche altro dettaglio, che ne dici?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai ragione amico mio, almeno per ora risparmia al tuo Akira questa tragedia. Mi fai un favore?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTutto quello che vuoi, Nagato.\u201d<\/p>\n<p>\u201cStasera quando sarai a casa e sar\u00e0 l\u2019ora del <em>buio risparmioso<\/em>, osserva per qualche minuto il cielo. Non abbiamo le ceneri dei nostri cari ma almeno cos\u00ec possiamo ancora immaginare di guardarli. Domani mi metter\u00f2 in bottega a fare due pupazzetti, cercher\u00f2 di farli come Ishida e Sakura. Quando ci risentiamo inscener\u00f2 qualche cosa che ce li ricordi, come se fossimo in famiglia, lo chiameremo <em>Nucleo della famiglia<\/em>, d\u2019accordo? Forse \u00e8 una battuta ma tu mi conosci da decenni, \u00e8 nella mia natura.\u00a0 Ed anche se \u00e8 una battuta idiota posso dire che l\u2019ironia \u00e8 l\u2019unica cosa che mi \u00e8 rimasta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cD\u2019accordo Nagato caro, ti abbraccio, ci sentiamo molto presto. Facciamoci forza!\u201d<\/p>\n<p>Kayoshi mise un po\u2019 di fretta nello stacco perch\u00e9 sentiva una seconda orda di lacrime bussare sulle palpebre; si sistem\u00f2 meglio che pot\u00e9 per ricevere il nipote.<\/p>\n<p>\u201cNonno hai gi\u00e0 finito? Vanno bene queste qui?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQualunque cosa Akira, basta che mi tolga l\u2019amaro di questa giornata.\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec nonno come sta il signor Nagato? Ed il signor Ishida? E la signora Sakura?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNell\u2019insieme non stanno peggio di ieri&#8230; Ma ora andiamo via che senn\u00f2 faremo tardi.\u201d<\/p>\n<p>Akira guardava il nonno come si guarda uno straniero che parli una lingua assolutamente incomprensibile. Si avviarono verso l\u2019ascensore, il quale stava giusto arrivando al loro piano. Un uomo di mezza et\u00e0 con grandi occhiali scuri usc\u00ec dall\u2019ascensore. Sembrava un grande insetto triste. L\u2019uomo salut\u00f2 Kayoshi e Akira i quali dopo un attimo ricambiarono i saluti ed entrarono nella cabina.<\/p>\n<p>Kayoshi pensava alla figlia e si augurava che avesse trovato il <em>latte garantito<\/em>. Aveva imparato ad apprezzare anche quello che proveniva dall\u2019Europa e dall\u2019Italia. Era un prodotto caro, per questo lo prendevano una volta ogni dieci giorni, pi\u00f9 che altro per farlo bere ad Akira. Il latte giapponese era venduto strettamente nel sud del paese, gi\u00e0 Tokio era considerata una zona pi\u00f9 a rischio e molti non si fidavano della maggior parte delle marche in vendita nei negozi della capitale. Tranne che per il <em>latte garantito<\/em>.<\/p>\n<p>\u201cAkira come vuoi rifare il disegno stasera?\u201d &#8211; chiese il nonno nell\u2019ascensore.<\/p>\n<p>\u201cCercher\u00f2 di rifarlo senza la bandiera. Che ne dici, nonnino?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, nipote adorato, mettici pure la bandiera, almeno quando quella multinazionale fallir\u00e0 ti rimarr\u00e0 la bandiera da osservare, anche se stinta o strappata.&#8221;<\/p>\n<p>Accarezz\u00f2 i capelli del nipote con energia fino a spettinarlo e lesse nel sorriso di Akira l\u2019assenso per la sua proposta. Poi si ricord\u00f2 del promemoria di Nagato.<\/p>\n<p>\u201cE non dimenticarti delle stelle lass\u00f9 nel cielo. Le stelle non sono come multinazionali, sono fisse e non si spostano dove conviene in barba ai disastri..\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa vuol dire nonno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cUn giorno lo capirai nipote caro. Stasera disegna due bei punti luminosi nel cielo, due belle stelle. Non una stella sola Akira, ma due. Una stella sola nel cielo non \u00e8 bello, disegnane di pi\u00f9. Anche se ce ne metti solo due sar\u00e0 sempre un bel simbolo d\u2019amicizia, come tu ed il tuo compagno Hitoshi.\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6977\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6977\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sole era pallido lass\u00f9 nel cielo, come un timido neo. Akira, con le manine ben avvinghiate alle mani consumate e operose della madre Yukio e del nonno Kayoshi, camminava rasente il muro scortecciato della scuola, mostrando un broncio evidente. Il padre, Shimoto, la sera precedente gli aveva chiesto degli ultimi voti a scuola; lui, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6977\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6977\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1841,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-6977","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6977"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1841"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6977"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6977\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6987,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6977\/revisions\/6987"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}