{"id":6890,"date":"2011-05-31T22:25:19","date_gmt":"2011-05-31T21:25:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6890"},"modified":"2011-05-31T22:25:19","modified_gmt":"2011-05-31T21:25:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-lagon-flotson-jetson-di-andrea-masanzanica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6890","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Lagon, Flotson, Jetson&#8221; di Andrea Masanzanica"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non c\u2019era nulla fra la notte ed il silenzio quando il fosso mi accolse perch\u00e9 sprofondassi.<\/p>\n<p>All\u2019inizio fu come guardare in una strana gemma, come esser preda degli occhi di <em>Lei<\/em>, poi precipitare\u2026<\/p>\n<p>Venne la corrente gelida e nera su questo paese che ha per cielo l\u2019acqua, sui miei sensi che cos\u00ec presto abbandonarono il racconto del mondo di prima per una realt\u00e0 fluttuante di brancolanti apparizioni e fantasmagorie caracollanti , di sinuose forme nuove , spettri cangianti e barcollanti danze\u00a0 d\u2019alghe ubriache fradice.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il buio \u00e8 denso, il buio \u00e8 profondo e vi son sparse coppe di una musica sottile. La luna \u00e8 una smisurata bestia, una malattia del sonno. La luna \u00e8 il tappo di una bottiglietta in fondo al mare; la ricordo, la sogno moneta\u00a0 buttata al lago: eccola brillare nell\u2019aria come arco di cometa, come presagio, per spegnersi sulle acque oscure , irrevocabile.<\/p>\n<p>Solamente sento ora di essere gi\u00e0 arrivato al fondo, di aver appena iniziato; solamente sento che ad esistere \u00e8 ora il fosso, immensamente: gi\u00e0 tralucono forme <em>altre<\/em>, gi\u00e0 si schiudono strane porte, gi\u00e0 il crisma dell\u2019 elemento va perdendomi nella deriva come se tutto fosse accaduto molto, molto tempo fa.<\/p>\n<p>Mi sfiora allora un freddo, bianco pesce, cos\u00ec come mi sfiora il vago, assurdo ricordo di esser morto senza un motivo. Perch\u00e9 si muore\u00a0 per disattenzione oppure per legittima difesa, per abitudine o perch\u00e9 si aveva sonno, perch\u00e9 un naufragio \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Multiplo, si stende il sole in un vello sottile che \u00e8 <em>quella<\/em> carezza, poi attraversa il petto disfatto con raggi densi e crudi, con i lampi dei pesciolini fra le coste, con il fosso che entra dai miei occhi, con la vita nuova; si frantuma in simmetrici fiori, in amene fate e specchi, ninfe e miraggi, mutevoli come la fiamma; le ombre degli alberi cadono in acqua con un tonfo, i segni dei rami scrivono nell\u2019aria un desiderio azzurro.<\/p>\n<p>Risucchiato e ancora perso in una bolla d\u2019aria, (l\u2019ultima, che va lasciandomi), poi le schiume ed i\u00a0 barbagli dei tesori tra vegetazioni subacquee, le teste d\u2019anatra col loro verde inarrivabile, a smuovere le sabbie dell\u2019alveo, cercando. Vi fioriscon nuvole di fango trafitte come un gas dalla luce che cade, il pi\u00f9 sottile animale che sia dato di conoscere\u2026<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pu\u00f2 essere che mi nasconda, a lungo, dove la profumata ombra dei tigli e l\u2019acqua si scambiano segreti, bisbigliando, dove \u00e8 pi\u00f9 forte lo stormir di foglie o nel riverbero, sotto logge di corallo e d\u2019oro, con il luccio bruno e spaventoso, con i suoi fratelli carichi d\u2019argento; potr\u00f2 indugiare presso rive trasparenti steso in un giaciglio di cascami d\u2019erbe, attraversato da nuvole rapide e fitti sciami di luccicanti pollini; ascolter\u00f2 il quieto murmure coi salici che piangono nascosti nei loro rifugi , mi dilungher\u00f2 presso le strozze a ribollire con i tronchi fradici dove i mulinelli tirano gi\u00f9, risucchiando alcune storie e pezzetti di cielo oppure alla cascata<em>, L\u2019Incessante Voltolatrice<\/em>,<em> La Fragorosa<\/em>,<em> La<\/em> <em>Regina di Spume.<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere che stia ad imputridire tra la melma delle gore, impigliato in una nassa o che mi areni su una piccola spiaggia di sassi ed il sole prismatico scaldi questa mia schiena, quando disfacimento e sorte prenderanno questa salma dissanguata e rotta, questo volto cancellato, quando ascender\u00f2 a quelle finissime libellule cobalto che si affacciano sul mondo che agli uomini \u00e8 vietato. Qui ancora si perde la storia della morte piccola di Ofelia e della sua canzone di semplici fiori, qui viaggia la languida, monotona eco di sirene che ripete il canto irresistibile, fra campane remote ed il fragore della pioggia.<\/p>\n<p>Baster\u00e0 che resti cos\u00ec, immobile, e se anche la marea vorr\u00e0 salire a spazzar la nera scorza anch\u2019io sar\u00f2 travolto, senza che alcuno sappia: non io, non l\u2019onda.\u00a0 Sopra il mio talamo, l\u2019ultimo, poser\u00e0 un corpuscolo asimmetrico e pallido, un\u2019effige sconosciuta; sembrer\u00e0 un deforme crocefisso, una radice tumida, senza bellezza alcuna.\u00a0 Sembrer\u00f2 io e sar\u00e0 gi\u00e0 un altro.\u00a0 <em>Me<\/em>.<\/p>\n<p>Altrove, pi\u00f9 a monte, pi\u00f9 a valle, (luoghi esotici chiamati indifferentemente \u201cil passato\u201d , \u201cil futuro\u201d), gorgogliano bestemmie le acque chiuse delle tombe morte, senza Dio od in bal\u00eca di un qualche Dio Salamandra che fa il buono ed il cattivo tempo dal fondo della sua buca, l\u00e0 dove chiamano i tamburi sottomarini e le chiuse incancrenite di ruggine permettono lagune di acque morte e spente; sommerse, dormono quel loro sonno nudo e limpido le stelle annegate, confuse alle foglie dei platani.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Poi altre acque, tenute e sollevate dal ghiaccio che si muove; acque imprigionate, prese tra un arco di muro e quel loro stesso, ostinato verso; acque profonde; acque pericolose; acque per pesche miracolose.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Certe notti essere del fosso pu\u00f2 anche voler dire levitare in ogni centro di una sfera incalcolabile, evocar visioni dal suo specchio d\u2019inchiostro ed esserne signore, mago ed ombra, indissolubilmente. Cos\u00ec, immerso in un battesimo permanente, in una benedizione dalla quale non si torna indietro.<\/p>\n<p>Talvolta la morte porta stravaganti doni. Talvolta la luna, sorella dell\u2019acqua, chiama a s\u00e9 ogni cosa ed invisibili fili di ragno mi fanno camminare sopra la distesa liquida, cos\u00ec, come farebbe un uomo vivo che sognasse di una processione sul mare.\u00a0 Come poggiare questi piedi sfatti sulla terra per sentirla subito sfuggire, come la risacca usa levare alla battigia, come il giorno i sogni all\u2019alba.\u00a0 Talvolta a prendermi \u00e8 quella stessa smania che trascina i cani per il naso e che li fa levar la notte per ululare inconsolabili ad uno spauracchio appeso al buio.<\/p>\n<p>A volte sogno di fontane, di citt\u00e0 galleggianti e crepitar di foglie, (poi odore di foglie bruciate), o di altri inganni: \u00e8 la mia vita che se ne va, oppure il vento.<\/p>\n<p>Ma vedete ora come anche il vento sia un effluvio inaccessibile, una bestia imponderabile, ampia almeno quanto il cielo, creatura selvaggia che non sa distinguer le parole, ma non sa resistere ad alcuna, cosicch\u00e9, sovente, si nasconde nelle ripe e soffia fra le canne barbute per cavarne quel segreto orrendo, poi si posa per riprender fiato fra i ranuncoli e le ortiche?<\/p>\n<p>Lo vedete ora come il vento sia convesso ed a brani vi rapisca al mondo emerso per portarvi all\u2019acqua, dove gi\u00e0 la vostra forma giusta aspetta, via dagli occhi della gente e scritta in una conca?<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cos\u00ec l\u2019Estate arriva ed \u00e8 una piccola onda di bronzo, smarrita e soave ed \u00e8 quel temporale che chiamai \u201cbenedizione\u201d, che confuse l\u2019aria con il fosso, con le strade, ma che tir\u00f2 gi\u00f9 ogni cosa in un pantano impuro che si trascin\u00f2 via a stento; \u00e8 il lampo elettrico del martin pescatore, azzurroarancio al limitar del cielo; \u00e8 quel rovescio che fa battere orologi di verdure e di grondaie per scassarli ad ogni tuono.<\/p>\n<p>E\u2019 nei fossi che straripano del rosso dei papaveri quando le bisce schioccano come fruste discendendo per sentieri ondulati, quando s\u2019intanano per divorare quel loro mostruoso pasto di rane; sono i fossi che straziano il cuore per quanto sanno essere crudeli e rossi.<\/p>\n<p>E\u2019 la sinfonia intonata dai batraci che, riguardosi, si zittiscono al passaggio delle spoglie, poi riattaccano a ruttare con la foga di arabi al bordello.<\/p>\n<p>E\u2019 il sole del Luglio, (ma ora so che il sole sono almeno due),quello che passa i pomeriggi sulle acque torpide con le sue spade d\u2019oro a spaccare e fondere fulgenti particelle: la pi\u00f9 elementare \u00e8 un golfo di luce; la pi\u00f9 spaventosa \u00e8 quella goccia che riluce sulla riva e cambia continuamente nome, poi colore, straordinariamente mobile come non \u00e8 l\u2019occhio del naufragato, che si tace, senza un posto se non fuori da ogni tempo , via dal cielo delle cose.<\/p>\n<p>Oh! Infamata sorellina, nera e snella sanguisuga, non indaffararti tanto attorno a questa larva, giacch\u00e9 nulla pi\u00f9 v\u2019\u00e8 da succhiare, nulla da cavare, dove non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 amore, n\u00e9 carne, n\u00e9 sangue.<\/p>\n<p>Oh! Invisibili gazzarre dei cespugli! Non smettete per questo pellegrino ch\u00e9 non sta dormendo e neppure \u00e8 assorto nei gravi pensieri, ch\u00e9 dal suo limbo salmastro svegliarlo non si pu\u00f2!..<\/p>\n<p>La sera \u00e8 ancora cos\u00ec piccola e lontana, ma gi\u00e0 niente pi\u00f9 mi pu\u00f2 salvare.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cos\u00ec l\u2019Inverno arriva, con i gattini affogati, i crisantemi zuppi e altre creature: qualcuno ha pietre al collo e per capigliatura disperate alghe. Cerca qualcosa sul fondo e pare triste, ma\u00a0 pacificato in quest\u2019altro regno dove stanno a mollo costellazioni di stracci e morchie, arcobaleni d\u2019oli esausti e i detergenti spargono crepuscoli ed aurore.<\/p>\n<p>Arriva coi teloni come gobbe di fantasmi e con i fogli di giornale come uccelli dalle ali bagnate, forse rotte e le parole che vanno gi\u00f9 come piombo; con i cavoli ipertrofici, coi tuberi guasti, con altri mostri di verdure e col vapore che si leva sopra l\u2019acqua nera, sopra di me, che non riesco pi\u00f9 ad alzarmi con addosso questo strano morbo.<\/p>\n<p>Arriva e dice: -Le ossa diverranno monde. Niente pi\u00f9 carne n\u00e9 paura- , ed ancora: -Nulla andr\u00e0 perduto poich\u00e9 cos\u00ec \u00e8 scritto nell\u2019acqua-.\u00a0 Sorgeranno prima e pi\u00f9 di bolle d\u2019aria, leggere pi\u00f9 dell\u2019ombre logore dei platani, ripescate come manici di porcellana.<\/p>\n<p>Aver perduta l\u2019anima, averla salva, galleggiare\u2026 Una povera assicella imporra e dondola sui flutti: gli ho messo nome \u201c<em>L\u2019Inaffondabile<\/em>\u201d, cos\u00ec, per gioco\u2026<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cos\u00ec cedono il passo le stagioni nei romanzi, cos\u00ec svaniscono i dolori.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anch\u2019io svanir\u00f2, come s\u2019asciuga la pozzanghera, (quella stessa in cui, bambino, cancellavo il mondo buttandoci una pietra), oppure sar\u00e0 la foce, il mare aperto e l\u2019urto delle onde, il divenire ed il disfarmi\u2026 Dove essere <em>Plancton<\/em>, l\u2019errabondo dei marosi fatalmente mugghianti, irreparabilmente amari, dove i granchi e i polpi provano a stappare le bottiglie dell\u2019oceano, dove si d\u00e0 il vortice e la rapina e senza collera sbianca lo scoglio l\u2019onda, dove gallegger\u00f2 con il messaggio improferibile di una bottiglia, dilettevole come il sughero. Illividiscono e si sfanno i giorni infami, zavorrati a\u00a0 un nome da scordare; l\u2019oceano,\u00a0 gonfio e barcollante lancia a terra corpi masticati ed immaturi figli, variegati mostri di bellezza. La risacca stende le tovaglie e le apparecchia dei suoi molti, mirabili gioielli, poi torna a riprendersi ogni cosa, una volta ancora.\u00a0 Nell\u2019aria l\u2019invito e l\u2019attesa.<\/p>\n<p>L\u2019onda verr\u00e0, verr\u00e0\u2026<\/p>\n<p>L\u2019oceano \u00e8 un mastello di gigante: vi si rimestano le scelte e i giorni, vi si ammucchiano ad ogni confine nazioni di conchiglie e libri di sabbia, detriti del tempo come statue di sale, perch\u00e9 segnino la forma di questa citt\u00e0 altrimenti incalcolabile, perch\u00e9 vi sia una storia, seppur di rovine infami, di cui poter cantare quando sar\u00e0 lontana l\u2019onda.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, forse, ma il destino non lo conosco. Il destino non mi interessa.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Resta di me, ora, meno di un\u2019ombra, qualcosa pi\u00f9 di niente mescolato a un livido e indolente cielo, discendente fra le molli vibrazioni di un canto, sprofondato da oscure carezze nella visione di\u00a0 remoti crepuscoli verdi\u2026<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Scivola il <em>Gran Riverbero<\/em> sul meriggio dorato, dicendo dell\u2019acque senza forma n\u00e9 volto in tutte le lingue del sole, cantando di luci di farfalle sfrigolanti sulla linea del tempo. L\u2019ultimo spettacolo di scienza viaggiante, ma il trucco \u00e8 vecchio come il mondo: immagini mobili , teatralit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019eternit\u00e0 andata in frantumi e tutta la vita davanti per rimetterli assieme.<\/p>\n<p>\u00a0Resta l\u2019elemosina delle parole, con l\u2019acqua fatta a pezzi negli specchi, con le immagini sperdute dei ricordi qui disciolti e tutte le preghiere colate a picco, con <em>quella cosa<\/em> che sempre corrusca, pi\u00f9 in fondo: un orologio od una bussola, un anello, forse una promessa.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non altro tra il silenzio e il mare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6890\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6890\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non c\u2019era nulla fra la notte ed il silenzio quando il fosso mi accolse perch\u00e9 sprofondassi. 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