{"id":6819,"date":"2011-05-31T18:49:21","date_gmt":"2011-05-31T17:49:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6819"},"modified":"2011-05-31T18:49:21","modified_gmt":"2011-05-31T17:49:21","slug":"premio-racconti-per-corti-2011-un-giorno-dautunno-di-marco-imbimbo-e-michele-procaccino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6819","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2011 &#8220;Un giorno d&#8217;autunno&#8221; di Marco Imbimbo e Michele Procaccino"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #333333;\"><span style=\"font-size: medium;\">Era l&#8217;autunno del &#8217;44. La guerra imperversava ed io avevo poco pi\u00f9 di 6 anni. Con la mia famiglia vivevamo in un casolare a pochi chilometri da Camaiore. La mattina i miei si recavano in paese per barattare al mercato nero. Io rimanevo solo a casa con i miei due compiti: non allontanarmi e scappare in soffitta quando arrivavano i soldati. La cosa capitava spesso. Passavo la mattinata a giocare con una palla di pezza, un bel lusso in quel periodo. Lanciavo la palla contro il muro che me la restituiva. Era lui il mio compagno di giochi. Un giorno, mentre eseguivo il primo compito, notai delle divise in lontananza. Era giunto il momento di eseguire anche il secondo, il pi\u00f9 importante. Ero abituato a scappare in soffitta, ma quella volta fu diverso. Come al solito, sorvegliavo tutto da una finestrella nel muro, un buco dove nidificano i colombi. L\u00ec nel cortile, vidi i tre soldati, ma avevano qualcosa di strano. Uno dei tre, forse il comandante, imprecava tenendo in mano una cartina. Dovevano essersi persi. Un altro ascoltava in silenzio. Il terzo, invece, mi colp\u00ec in modo particolare. Non dava peso alle imprecazioni del suo superiore anzi, sembrava interessato alla palla che avevo lasciato gi\u00f9. Guardava con diffidenza quell&#8217;oggetto cos\u00ec diverso dalle pallottole e dalle granate; sembr\u00f2 ravvivarlo e quel suo attimo di titubanza dur\u00f2 poco, il tempo di trasformarla in magia. Quell&#8217;uomo divenne tutt&#8217;uno con il pallone; palleggi\u00f2 come se la palla fosse nata con lui. Era un danzare magico, una passo a due tra lui e la sfera a cui si un\u00ec presto il suo compagno per contendersi la dama. La palla saltava da un soldato all&#8217;altro. Sembrava non avere peso, faceva quello che volevano loro. Era veramente magica e, questa magia, m&#8217;aveva fatto dimenticare la guerra. Per la prima volta, vedevo dei soldati passarsi una palla invece di baionette e granate. L&#8217;unico che non sembrava stregato da tutto ci\u00f2, era il superiore che, indispettito da cos\u00ec poca retorica militare, tolse il pallone ai due. Odiai quell&#8217;uomo, quel soldato vero, che, come tanti altri in quel periodo, aveva infranto il mio momento di felicit\u00e0. Ordin\u00f2 di perlustrare la casa. Entrarono. Rimasero dentro un&#8217;oretta. Forse mangiarono. Quando uscirono, ripresero a giocare, tranne il capitano che si mise a dormire sotto l&#8217;albero. Decisi di scendere per avvicinarmi. Il soldato-capitano dormiva, mi sentivo fuori pericolo. Mi affacciai dalle scale quel tanto che bastava per spiare attraverso la porta. Vedevo lui, ma non l&#8217;altro. Forse anche lui vide me. Mentre giocava la palla fin\u00ec dentro casa. Pensai si fosse trattato di un caso, sbandai, non sapevo cosa fare. Solo allora mi accorsi che m&#8217;ero allontanato dalla scale. Ero sceso ed ero andato vicino la porta. M&#8217;aveva forse trascinato quel clima nuovo, quella magia che avvolgeva la casa? La palla mi rotol\u00f2 sotto i piedi e, istintivamente la colpii. Era la prima volta, da un anno, che qualcuno diverso da mio padre mi tirava la palla. Lui riprese a giocare come se niente fosse. Dopo qualche minuto la palla ritorn\u00f2 sotto i miei piedi e io la rilanciai. Quel mago mi avevo coinvolto nella sua magia. Dur\u00f2 poco. Il capitano-soldato si svegli\u00f2. Grid\u00f2 qualcosa di strano. Non in tedesco, li conoscevo bene. Neanche in francese. La palla cominci\u00f2 a rotolare da sola, priva di vita. La magia era finita. Il soldato-giocatore scomparve nel nulla della montagna, cos\u00ec come era apparso. Rimasi solo con la palla. E un nome scritto sopra: Edson De Souza Faria.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6819\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6819\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era l&#8217;autunno del &#8217;44. 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