{"id":6746,"date":"2011-05-27T19:22:08","date_gmt":"2011-05-27T18:22:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6746"},"modified":"2011-05-27T19:22:08","modified_gmt":"2011-05-27T18:22:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-stella-cometa-di-antonella-gramone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6746","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Stella cometa&#8221; di Antonella Gramone"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Mi devo allontanare da te per vederti tutta intera<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Devo fare finta che non ci sei per scoprire che sei vera (\u2018Stella cometa\u2019, Jovanotti)<\/em><\/p>\n<p>Lo zainetto del ragazzo mi punge nel fianco. Ma non cedo facilmente. Un altro piccolo sforzo, ed eccomi. Conquistato il posto a sedere in metro. Fino a Cascina Gobba posso stare tranquillo, ora. Godermi lo spettacolo. Come in un d\u00e9fil\u00e9 esclusivo osservo chi mi passa di fronte.\u00a0 A volte scorgo delle teste davvero meritevoli. Come questa tipa seduta davanti: fronte spaziosa, bei riccioli scuri fitti fitti, da attorcigliarseli alle dita. Da piantarci dentro le forbici con gusto. Non fraintendetemi. Non sono un assassino. A me interessano solo i capelli delle donne. Meglio se lunghi, lisci. Una distesa infinita da accarezzare col pensiero. Da ammirare da lontano mentre ondeggiano tra la folla.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u2018Caesar, hai finito con la signora Gianasso?\u2019 Come no, le ho appena messo la maschera alla creatina sulle punte. Caesar sono io. Ovviamente il mio nome \u00e8 Cesare, ma sarebbe stato troppo basso profilo per il tono del negozio dove lavoro, \u2018Le rose che non colsi\u2019. Nome patetico. Le mie clienti si son fatte tutte cogliere, eccome, e non solo dai legittimi giardinieri. Basterebbe chiedere a Rocco, il fotografo nella strada qui dietro: quante di loro, dopo essersi ben sciampate e phonate da noi vanno a trovarlo nella pausa pranzo. Tra l\u2019una e le tre inutile cercarlo, mi dice.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La signora Gianasso, per esempio. Proprietaria di tre negozi d\u2019abbigliamento. Tronfia come una gallina platinata alla Marilyn. Mentre le faccio la piega a phon ogni cinque minuti mi devo fermare perch\u00e9 deve ritoccarsi le labbra a ventosa col suo supergloss. O la signora Vitale, Cayenne parcheggiata davanti alla vetrine e quattro peli in testa tinti e ritinti allo sfinimento, e vaglielo a spiegare che pi\u00f9 di cos\u00ec con i suoi capelli fini non \u00e8 possibile. Niente da fare: ogni volta si mette a sbraitare che lei vuole sooolo Tiziano, che preteeende Tiziano, che \u00e8 oootto anni che frequenta il salone ecc, ecc. E ovviamente Tiziano, il titolare, subito accorre. Tiziano il capo. Un altro con l\u2019ego pi\u00f9 grosso del suo cervello e del suo pugno di capelli strizzati in una codina di cavallo bisunta di gel. Il suo set di spazzole, phon e forbici tutto etichettato \u2018Tiziano e basta\u2019, e guai a chi tocca gli attrezzi del Maestro. Per tagliare i capelli fa alzare in piedi la cliente, la squadra da tutte le angolazioni, socchiude un attimo gli occhi e poi mi ingiunge \u2018passami le forbici numero 2\u2019. A me non sembra che tagli un granch\u00e9 meglio dei suoi colleghi. Ma fa sentire la cliente un\u2019opera d\u2019arte, lui, il demiurgo della capoccia. Centoquaranta euro grazie, a rivederci tra quindici giorni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La signora Gianasso ha finito, anche per oggi \u00e8 pronta per andarsene gongolante e laccata tra i maglioni cachemire che vende, dopo aver fatto un pitstop rigenerante da Rocco. Sulla soglia fa ciao ciaoo con la manina a me e a Maricielo che le fa le unghie. Meno male che c\u2019\u00e8 Maricielo, qua dentro. Maricielo \u00e8 brasiliana. Fa le mani delle clienti con l\u2019abilit\u00e0 di un chirurgo plastico, delle French con una riga bianca cos\u00ec precisa che mi verrebbe voglia di farmele fare pure a me. E\u2019 dolcissima e buona, un sorriso che la mattina scalda anche la nebbia pi\u00f9 triste. Eppure la gente non l\u2019apprezza come dovrebbe, soprattutto gli uomini. \u2018Sono l\u2019unica brasiliana sfigata di Milano\u2019, esclama ogni tanto. \u2018E\u2019 perch\u00e9 non sei insellata, sentenzia Rocco. \u2018Brasiliane-cubane-capoverdiane:\u00a0 culo alto e sodo, perfette per cavalcare\u2019.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non mi sento un artista, come Tiziano. Sono un artigiano del pettine, ecco. Riparo, aggiusto teste in disordine, teste che non \u2018funzionano\u2019 per le loro proprietarie. Come in una carrozzeria. Mi piacerebbe aprire un negozio tutto mio. \u2018L\u2019officina dei capelli\u2019 lo chiamerei. Con un bel bancale in legno con tutte le forbici e le spazzole allineate una accanto all\u2019altra. E Maricielo che sorride invece di tenere sempre lo sguardo gi\u00f9 puntato sulle unghie della gente.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi in negozio \u00e8 venuta una cliente nuova. Alta, stivali di cavallino, borsa di gran griffe a tracolla. Si \u00e8 seduta nella poltrona lavatesta, ha abbassato gli occhiali dalle lenti scure che le coprivano mezza faccia, con un gesto rapido ha sciolto la coda: \u2018devo fare la piega\u2019 mi ha detto mentre imbambolato guardavo quella seta bionda allargarsi sulle spalle. Capelli cos\u00ec belli, lucidi, quasi una filigrana d\u2019oro trasparente, non se ne vedono spesso. Ho resistito alla tentazione di accarezzarli piano piano, di sfiorarglieli con la punta delle dita. Prenderli in mano per lavarli, storcerli mentre le mettevo lo shampoo, mi \u00e8 sembrato un sacrilegio. Avrei voluto chiederle un\u2019infinit\u00e0 di cose, ma lei ha subito socchiuso gli occhi. \u2018Trattala bene, mi raccomando\u2019, mi ha sussurrato Tiziano. C\u2019era bisogno di dirmelo? Quando ho finito di stirarle la chioma con la piastra (ma perch\u00e9 torturarli cos\u00ec?) si \u00e8 guardata rapida nello specchio, ha pagato, mi ha accennato un sorriso \u00a0prima di uscire. Per tutto il giorno \u00e8 stato come se una cometa aleggiasse con la sua scia luminosa nel negozio. \u00a0\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oxana, si chiama. Oggi \u00e8 venuta per la piega. Come ogni venerd\u00ec pomeriggio da due mesi a questa parte. Un po\u2019 maldestramente sono riuscito a cavarle qualche informazione. Mi ha detto che si \u00e8 trasferita a Milano da non molto, che \u00e8 lituana, che ha viaggiato parecchio. La vedo ridere per la prima volta quando le dico che non avevo mai sentito un posto di nome Kleipeda. \u2018Oxana venuta da Kleipeda,\u00a0 quando entri tu in negozio, illumini tutto, e quando esci \u00e8 come se avessi lasciato una scia luminosa. Sei come una stella cometa\u2019 le dico. \u2018Che poetico che sei, Cesare\u2019 (mi chiama col mio nome vero!). \u2018A Kleipeda siamo tutte bionde, sai quante stelle comete come me troveresti l\u00ec?\u2019. \u2018A me non importa. Lo sai che c\u2019\u00e8 una canzone che parla di una stella come te?\u2019. Mi faccio coraggio e comincio a canticchiarle \u2018<em>penso a te prima di dormire guardando il sole che fa spazio all\u2019imbrunire\u2026 di ogni viaggio lontano da te sei la meta\/ io re magio tu stella cometa\u2026 <\/em>\u2018Sei una modella?\u2019, le chiedo poi, \u2018Sei cos\u00ec alta\u2019. \u2018Pi\u00f9 o meno\u2019, fa lei, e il suo sguardo azzurro-genziana \u00a0si incupisce di nuovo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luned\u00ec mattina. Oggi ero a fare un giro sui Navigli, dato che il negozio \u00e8 chiuso. D\u2019un tratto l\u2019ho vista&#8230; E\u2019 sbucata all\u2019improvviso da una stradina vicino a un negozio di libri usati e poi lieve e veloce come sempre ha attraversato il ponte. Stavolta non mi sfugge. C\u2019\u00e8 viavai di gente sui Navigli, come al solito, ma non la perdo di vista, con quei capelli d\u2019oro che brillano tra la folla come un segnale da seguire. Compare e scompare, ma riesco sempre a starle dietro. Non \u00e8 forse la mia stella cometa? La vedo infilarsi in un portone di legno scuro. Mi avvicino. Guardo i nomi sui citofoni. Son quasi tutti numeri o iniziali. \u2018Cerca qualcuno?\u2019 mi fa una donna che sta portando fuori il sacco nero. \u2018La signorina Oxana, abita qui vero?\u2019 \u2018Una ragazza bionda, alta\u2019, aggiungo. \u2018La russa, allora?\u2019 \u2018Veramente \u00e8 lituana\u2026\u2019 mi vien da precisare. \u2018Russa, lituana, moldava, fa differenza?\u2019 E fa una piccola smorfia prima di chiudere il portone.<\/p>\n<p>\u00a0Oggi Oxana \u00e8 venuta in negozio. Aveva fretta, si vedeva, \u00a0l\u2019aria stanca. Indossava un dolcevita blu notte che le stava un po\u2019 largo. Quando le ho legato la mantellina attorno al collo perch\u00e9 non si bagnasse il maglione ho visto. Un segno bluastro. Un livido che stonava ancor pi\u00f9 sul suo incarnato pallido da principessa delle nevi&#8230; Quando ho finito di farle la piega l\u2019ho accompagnata al guardaroba e mentre l\u2019aiutavo a infilare il giaccone le ho sussurato: \u2018Oxana, stai bene? Va tutto bene?\u2019 Lei mi ha piantato in faccia quei suoi occhi color genziana, e senza rispondere si \u00e8 girata di scatto ed \u00e8 uscita.<\/p>\n<p>L\u2019ho aspettata sotto casa per tutto il pomeriggio. A Tiziano ho raccontato che dovevo andare a trovare mia sorella ricoverata al San Raffaele. Ringhio improvviso di pneumatici. Una Mercedes SLK rossa si ferma un attimo e poi riparte sgommando rabbiosa. La vedo scendere. La minigonna ancor pi\u00f9 corta del solito, il cellulare in mano. Mi paro davanti a lei, ostruendo il portone: \u2018Oxana, cosa succede?\u2019 Mi scosta bruscamente: \u2018Cesare, ti dico che va tutto bene\u2019. E mentre io rimango un attimo stordito (non avevo mai sentito il tocco leggero delle sue dita su di me, sul mio petto) lei ha gi\u00e0 aperto e si \u00e8 infilata dentro casa. Mi accendo una sigaretta. Quale sar\u00e0 il suo appartamento? Comincio a suonare a caso. Ad un tratto, sgommando, ritorna la Mercedes. Scende un uomo con un giaccone di pelle nera, sbatte la portiera. Mi si avvicina, la sua mano blocca la mia che sta premendo sui campanelli. Mi torce il polso. Sempre pi\u00f9 forte. \u2018Non devi disturbarla, capito?\u2019<\/p>\n<p>\u2018Adrijus, adesso basta. Lascialo stare\u2019. Sento la voce leggera di lei. Oxana ha socchiuso il portone, adesso ha i capelli raccolti, come una cometa a cui avessero tarpato la coda. L\u2019uomo la fissa negli occhi, passa un\u2019ondata di gelo. Poi si gira verso di me, mi fissa a lungo, lentamente mi lascia andare il polso. \u2018Stai attento\u2019 sibila. Risale sulla Mercedes e sgomma via di nuovo. Sento il portone richiudersi. Oxana \u00e8 gia sparita dietro il legno scuro.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Venerd\u00ec. Il giorno in cui Oxana viene a fare la piega. Non si \u00e8 vista oggi. \u2018Tiziano, dooove sei? Lo sai che devo cooorrere ad aprire il negozio\u2026\u2019 Immagino la voce della signora Gianasso, mentre con una mano sfoglia il giornale e con l\u2019altra controlla il cellulare. \u2018Ventiduenne slava trovata sgozzata\u2026\u2019 Una brutta foto in bianco e nero. \u2018Che combinazione, non assomiglia un po\u2019 a quella stangona che si vede qui ogni tanto?\u2019 fa la Gianasso. \u2018Non sembra anche a te, Maricielo? Tutte troie quelle\u2026\u2019 \u2018Non saprei signora, signora, io guardo poco la gente in faccia\u2019, le dice Maricielo, abbassando ancor di pi\u00f9 gli occhi umidi. (\u2018Lascia stare, Cesare. Non metterti di mezzo. E\u2019 gente pericolosa quella\u2026 Oigame, per favore\u2019).<\/p>\n<p>Volevo solo tagliarle la coda, signor commissario. Come a una stella cometa. Cos\u00ec avrebbe potuto volar via leggera leggera, senza che tutti quei brutti porci schifosi continuassero a trattenerla per la chioma\u2026 Per una settimana ho passato tutte le notti davanti a casa sua, nell\u2019ombra, pronto a sgusciare via appena i fari della Mercedes rossa si avvicinavano. (Oigame, Cesare, lasciala stare, ascoltami!) Alla fine sono riuscito a farmi aprire. \u2018Cosa vuoi?\u2019 mi ha detto tra lo sfottente e l\u2019impaurito. \u2018Tagliarti i capelli\u2019 le ho detto e ho tirato fuori le forbici. \u2018Sei impazzito, cosa fai?\u2019 E ha cominciato a urlare. \u2018Non urlare, Oxana\u2026 Ma non capisci, non capisci stupida che solo cosi riuscirai a fuggire via\u2026\u2019 e con una mano cercavo di tenerla ferma e con l\u2019altra di tagliarle la coda. A un certo punto non ho capito pi\u00f9 niente, lei ha preso in mano un portacenere, credo, ho sentito un colpo duro alla tempia. Allora ho spinto con le forbici, mi sembrava di avere una bella ciocca di capelli in mano\u2026 Poi ho sentito qualcosa di caldo che cominciava a bagnare la lama\u2026 Allora sono corso fuori e ho cominciato a correre, a correre, a correre. Una mano stretta nel palt\u00f2 attorno a una ciocca di seta, l\u2019altra che teneva in tasca le forbici rosse\u2026<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Volevo solo tagliarle i capelli, signor commissario. Per liberarla, come una stella. Non sono un assassino. Volevo solo tagliarle i capelli. Son stati quei suoi capelli lunghi, cos\u00ec biondi, che l\u2019hanno imprigionata. Fan perdere la testa agli uomini, capelli cos\u00ec, come un drappo di seta in cui vorrebbero avvolgere le loro facce e i loro corpi schifosi, stringerli come un trofeo del vincitore, sporcarli con la loro sborra fetida. Volevo solo liberarla, signor commissario, lasciarla libera di splendere\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6746\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6746\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Mi devo allontanare da te per vederti tutta intera Devo fare finta che non ci sei per scoprire che sei vera (\u2018Stella cometa\u2019, Jovanotti) Lo zainetto del ragazzo mi punge nel fianco. 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