{"id":6735,"date":"2011-05-27T18:25:24","date_gmt":"2011-05-27T17:25:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6735"},"modified":"2011-05-27T18:25:24","modified_gmt":"2011-05-27T17:25:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-gimmi-e-le-nuvole-di-raffaele-morelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6735","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Gimmi e le nuvole&#8221; di Raffaele Morelli"},"content":{"rendered":"<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alice era ormai stufa di starsene seduta accanto alla sorella maggiore, in riva al ruscello. Aveva sbirciato un paio di volte fra le pagine del libro che sua sorella stava leggendo, ma non vi aveva scorto ne` illustrazioni, ne` parti dialogate. Doveva dunque essere un libro ben noioso, dal momento che non aveva ne` figure, ne` dialoghi! Cosi` almeno pensava Alice.<\/p>\n<p>Gimmi ascoltava la voce della mamma che aveva iniziato la lettura, con l\u2019attenzione a mezzo. Si sentiva molto stanco e stava fermo nel centro del letto ad osservare le punte dei suoi piedini. Aveva verificato che se muoveva gli alluci in avanti riusciva a captare meglio i messaggi dallo spazio e se li muoveva indietro poteva facilmente comunicare con la Base Luna.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Faceva un gran caldo, e Alice sentiva in testa una gran confusione. Stava in ogni caso pensando se valesse la pena di alzarsi per cogliere margheritine e farne poi una ghirlanda quando vide, con sua grande meraviglia, un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, passarle accanto tutto frettoloso. Un Coniglio che, a differenza di tutti i conigli di questo mondo che camminano sulle quattro zampine, se ne andava ritto su quelle posteriori, vestito con un panciotto!<\/p>\n<p>Faceva fatica a respirare e quando aveva chiesto alla mamma il perch\u00e9 lei gli aveva risposto che alle volte capita che delle nuvole passino dentro di noi e portino un piccolo temporale nel nostro corpo. Cos\u00ec si fa fatica a respirare e ogni tanto lampi e tuoni squassano il petto ma poi alla fine il sole vince sempre ed il sereno ritorna. Gimmi si stava chiedendo se gli amici di Marte avrebbero potuto in qualche modo aiutarlo a vincere la battaglia contro il temporale. Cercava anche una posizione adatta degli alluci che gli consentisse di chiedere aiuto ai marziani ma per quanto si sforzasse di spostare con attenzione gli alluci per captare il segnale giusto non gli era riuscito di comunicare proprio niente. Ne aveva certezza perch\u00e9 da giorni non riusciva a respirare bene e tuoni e fulmini continuavano a farlo sobbalzare. Ma la mamma aveva detto che il sole avrebbe vinto e Gimmi era certo che la mamma avesse ragione. Entr\u00f2 il medico per la visita del pomeriggio. La mamma interruppe il racconto e sent\u00ec la sua voce che gli diceva con dolcezza di stare tranquillo che l\u2019avrebbe ripreso subito. Il dottore lo salut\u00f2 con un sorriso. Si avvicin\u00f2 al suo visino e lo carezz\u00f2. Gimmi sent\u00ec la mano fresca del dottore passare sulla sua pelle bollente. Gli chiese allora, parlando piano ed a fatica, quando sarebbero sparite le nuvole dal suo petto. Quello lo guard\u00f2 sorpreso ma poi rispose che per farle andare via avrebbe dovuto acchiapparne delle altre per la coda e legarci quelle che aveva dentro cos\u00ec che le prime le trascinassero via. Gimmi chiese come avrebbe potuto fare ad acchiapparle e quello disse che avrebbe dovuto chiudere gli occhi ed immaginarle e non appena le avesse viste con gli occhi chiusi avrebbe dovuto cominciare a saltare finch\u00e9 non fosse riuscito a prenderne una per la codina grigia. Allora tutto sarebbe venuto di conseguenza ed anche le nuvole che aveva nel petto sarebbero volate vie con le sorelle. Stranamente Gimmi pens\u00f2 che le nuvole sarebbero andate via ad una ad una come i suoi riccioli biondi che se n\u2019erano andati lasciandogli la testa liscia e gialla come il budino di crema della nonna. Il medico controll\u00f2 quell\u2019ago che aveva nel braccio e usc\u00ec sorridendogli di nuovo. Gli stava simpatico quel dottore. Quando gli aveva infilato l\u2019ago non aveva sentito null\u2019altro che un pizzicorino e poi nessun dolore, proprio come gli aveva detto lui.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Passandole accanto, il Coniglio aveva estratto dal taschino del panciotto un orologio e aveva consultato l&#8217;ora. Poi aveva brontolato:&#8221;Oh, povero me! Oh, povero me! Ho fatto tardi!&#8221;. Curiosa come tutte le ragazzine della sua eta\u2019 e senza riflettere su quanto poteva succederle, Alice salto\u2019 su in piedi e via, dietro al Coniglio che aveva gia\u2019 attraversato il campo vicino ed era poi sparito dietro la siepe, in un grande buco.<\/p>\n<p>La mamma aveva ripreso a leggere e la voce si era rotta un attimo come se avesse il raffreddore ma poi era tornata uguale a sempre. Gimmi continuava ad ascoltare a tratti, a tratti perdeva la sensazione che la mamma fosse accanto a lui. Ma poi la ritrovava con la coda dell\u2019occhio. Gli capitava di pensare che non avrebbe avuto nessuna paura di restare solo ma se, sbirciando, riusciva a vedere la mamma gli cresceva la certezza che, al pi\u00f9 presto, il sole avrebbe vinto la battaglia col temporale. Gli tornarono in mente le parole del dottore. Doveva sbrigarsi a prendere una nuvola per la codina grigia. Aveva voglia di giocare al pallone nello spiazzo dietro casa, da dove poteva vedere le finestre della cucina e sentire la voce della mamma che lo chiamava quando cominciava a fare buio. Chiudeva gli occhi e poi li riapriva ma non gli riusciva di visualizzare le nuvole. La voce della mamma era diventata un morbido cuscino che lo invitava a dormire. Se dormo, pens\u00f2, non riuscir\u00f2 a vedere nulla e nemmeno a saltare. Devo provarci ad occhi chiusi ma senza dormire. Poi pens\u00f2 che non avrebbe potuto saltare comunque perch\u00e9 doveva star fermo per non far spostare l\u2019aghetto che aveva nel braccio. Rest\u00f2 perplesso a ripensare a quello che gli aveva detto il dottore. Se doveva saltare voleva dire che avrebbe potuto farlo anche con l\u2019aghetto ficcato nel braccio. Doveva solo stare pi\u00f9 attento. Si tranquillizz\u00f2. Non sentiva pi\u00f9 la mamma raccontare quella favola. D\u2019improvviso si sent\u00ec muovere dondolando da un lato all\u2019altro come gli era capitato quella volta che suo padre lo aveva portato a pesca oltre gli scogli. Mi verr\u00e0 da vomitare come allora, pens\u00f2. Ma non se ne diede per inteso. Infine, chiudendo gli occhi, vide un cielo grigio pieno di grosse nuvole nere che si muovevano veloci. Si sorprese di quello che vedeva. Mosse il braccio destro per controllare se per caso anche l\u2019ago fosse sparito. Era proprio cos\u00ec. Non aveva pi\u00f9 l\u2019ago a tenerlo fermo. Quel dottore gli aveva detto la verit\u00e0, anzi ancor meglio della verit\u00e0. Adesso poteva saltare senza problemi. Il petto si sollev\u00f2 improvviso e dolente per un inatteso tuono. Doveva correre e prendere una nuvola se no non ce l\u2019avrebbe fatta. Si mise ad osservare attentamente quello che accadeva sopra la sua testa. Il cielo era scuro. Sembrava uno di quei pomeriggi in cui doveva rimanere in casa perch\u00e9 fuori c\u2019era il finimondo. Tempo da lupi diceva allora suo padre con la voce cupa. Sopra la sua testa non c\u2019erano uccelli a svolazzare. Gli sembr\u00f2 strano. Doveva essere proprio un cielo magico se non c\u2019era null\u2019altro che i nuvoloni scuri. Cerc\u00f2 di capire se tra quelle \u00a0che velocemente lo raggiungevano e poi lo superavano ce ne fosse qualcuna pi\u00f9 adatta delle altre. Caspita se andavano veloci. Si gir\u00f2 dall\u2019altro lato. Vide arrivare una nuvola con uno strascico che sembrava una sposa. La punt\u00f2 con lo sguardo. Aspett\u00f2 che fosse a tiro e non appena ebbe valutato che era a portata di salto cominci\u00f2 a correre ed a saltare allungando il braccino per acchiapparla. Niente era troppo veloce perch\u00e9 potesse raggiungerla. Erano tutte troppo veloci. Gli venne in mente di quella volta che suo padre gli aveva raccontato una storia sui leoni e le gazzelle. Gli aveva detto che i leoni non corrono dietro a tutte le gazzelle del branco. Aspettano di trovarne una che sia meno veloce delle altre. Magari malata. Solo allora la inseguono e l\u2019afferrano per mangiarla.\u00a0 Bene avrebbe fatto la stessa cosa anche lui. Ci doveva pur essere una nuvola malata che non era in grado di correre veloce come le altre. Si mise col naso in su ad osservare. Finalmente vide arrivare una nuvoletta che si attardava in coda ad un gruppo di nuvole lunghe e rapide come l\u2019acqua di quel ruscello dove era andato con la scuola a fare la gita. Concentr\u00f2 il suo sguardo su quella ed attese che si avvicinasse. Ci volle un poco perch\u00e9 era davvero lenta rispetto alle altre, ma Gimmi sapeva che non avrebbe potuto sbagliare ancora e cos\u00ec ebbe pazienza. Finalmente la nuvoletta si port\u00f2 a tiro, lentamente prese a scorrergli sulla testa. Acceler\u00f2 il passo cercando di capire come doveva muoversi per starle dietro. Non fu difficile sembrava quasi che la nuvoletta non si fosse accorta di lui che stava l\u00ec in agguato pronto a ghermirla per la codina grigia. Quando le fu proprio sotto spicc\u00f2 un gran salto ed allung\u00f2 il braccio. La sfior\u00f2 con la punta delle dita ed ebbe la sensazione di sfiorare la stoffa di velluto di quella poltrona sulla quale si addormentava suo padre. Strinse il pugno e percep\u00ec come soffice ovatta morbida tra le dita. Si rallegr\u00f2 con se stesso. Era riuscito ad acchiappare una nuvola per la codina. Ora non restava che trovare la maniera di legare a questa i nuvoloni che gli squassavano il petto e il gioco era fatto. Si ricord\u00f2 di quella volta che suo padre per mandare un aquilone ancora pi\u00f9 su aveva comperato dell\u2019altro filo. Quando il primo era terminato aveva fatto un nodo con i fili accoppiati e aveva lasciato salire l\u2019aquilone talmente in alto che faceva fatica a vederlo e poi, quando glie l\u2019aveva lasciato guidare, poco ci mancava che se ne volasse anche lui su nel cielo. Ora mentre ricordava aveva perso tempo a non aveva legato la codina ai nuvoloni. Si era lasciato trascinare dai ricordi e la nuvola lemme lemme si era alzata nel cielo. Gimmi guard\u00f2 in basso. I tetti delle case erano talmente piccoli che si vedevano a malapena. Riconobbe il campetto vicino casa. Osservando meglio vide dei puntini che rincorrevano un pallone. Pens\u00f2 ai suoi amici. Sent\u00ec una piccola fitta nel petto. Quanto gli mancavano Stefy e gli altri. Ormai era cos\u00ec in alto che non riusciva a vedere pi\u00f9 nulla. Ebbe paura. Stava per mettersi a piangere quando le nuvole nere sopra la sua testa scomparvero all\u2019improvviso. Al loro posto uno strano ponte di luce comparve nel cielo azzurro terso e dall\u2019altro capo gli parve di riconoscere sua nonna che a braccia aperte lo aspettava. Quanto tempo che non la vedeva pi\u00f9. Gli avevano detto che era partita con l\u2019aereo per un lungo viaggio, ma trovarsela davanti proprio nel cielo e cos\u00ec all\u2019improvviso gli sembr\u00f2 una splendida novit\u00e0. Si rassicur\u00f2. Prese la codina grigia della nuvoletta anche con l\u2019altra mano e tenendola saldamente si lasci\u00f2 trasportare. Il lungo ponte era ormai sotto di lui. Presto avrebbe riabbracciata la dolce nonnina che aveva vissuto con lui gli anni della sua prima infanzia. Gimmi si sent\u00ec felice e non pens\u00f2 pi\u00f9 a nulla. Solo si sorprese leggero. Gir\u00f2 lo sguardo e si accorse che gli erano spuntate due grandi ali bianche proprio sulla schiena. Ne fu felice. Aveva sempre sognato di poter volare. Ora non avrebbe avuto pi\u00f9 bisogno della nuvoletta. Si lasci\u00f2 andare e l\u2019ultimo pezzettino di strada lo fece da solo. Verso la nonna e la luce. Gimmi salut\u00f2 le nuvole con un sorriso. Il temporale nel petto era passato questo lo sapeva di certo. Appena possibile, si disse, lo avrebbe detto alla mamma.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6735\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6735\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alice era ormai stufa di starsene seduta accanto alla sorella maggiore, in riva al ruscello. 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